L’ultima neve di primavera (1973)

Pubblicato: 27 marzo 2016 in Drammatico

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“Noi possiamo dimenticare e quindi riaddormentarci… Risvegliarci, soffire, invecchiare… Addormentarci ancora… Sognare la morte, svegliarci, sorridere e ridere… E ringiovanire… Il nostro amore è là: testardo come un asino, vivo come il desiderio, crudele come la memoria, sciocco come i rimpianti, tenero come il ricordo, freddo come il marmo, bello come il giorno, fragile come un bambino… Ci guarda sorridendo e ci parla senza dir nulla… Ed io, tremante, l’ ascolto e grido… Grido per te…” (Jacques Prévert) 

Come vado spesso ripetendo (ed è uno dei motivi per cui amo questo decennio) gli anni ’70 sono stati per il cinema italiano un coacervo, una fucina di idee, intuizioni e sperimentazioni incredibile. Quando si parla di “Lacrima Movies” (definizione geniale coniata da non so chi e con il quale mi scuso per non poterlo citare) andiamo ad analizzare quel piccolo sotto-genere drammatico tutto italiano al quale darà nuova linfa (dopo il clamoroso “Incompreso” di Comencini della metà degli anni ’60) il regista Raimondo Del Balzo con un titolo particolare che tutti conoscono: “L’ultima neve di primavera”. Gli ingredienti del successo sono semplici: un bambino che viene colto da un male incurabile e quindi destinato a morire alla fine del film, una famiglia spaccata con genitori assenti (o meglio ancora con uno dei due passato a miglior vita), sofferenza sparsa qua e là, sconcerto e sgomento quando si apprende della malattia del piccolo della quale nessuno si era accorto ed infine strazio e conclusione ineluttabile alla quale il pubblico va incontro già consapevole di ciò che lo attende. E, naturalmente, giù lacrimoni a profusione… Sembra tutto così banale ma il film riscuote un clamoroso successo di pubblico (anche internazionale), lancia un nuovo filone e praticamente condanna il piccolo Renato Cestiè (il bimbo protagonista) ad essere etichettato come “il bambino biondo che muore nei film”, replicando la storiella con qualche piccola variazione sul tema. Ed è anche giusto che sia così, visto che il successo viene riproposto negli anni a venire con risultati un po’ altalenanti ma che sfociano in quel clamoroso e inarrivabile capolavoro che è “Il venditore di palloncini” di Mario Gariazzo (anche autore del soggetto di questo film, e non a caso). Protagonisti della pellicola, oltre il piccolo Cestiè, sono Bekim Fehmiu (noto al pubblico italiano per essere stato l’ Ulisse dello sceneggiato tv “L’ odissea” nel 1968) e la bellissima Agostina Belli.

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Perugia. Il piccolo Luca (Renato Cestiè), dell’ età di 10 anni, è orfano di madre, studia in un collegio e riesce a vedere il papà Roberto (Bekim Fehmiu) soltanto durante le vacanze. Dopo Natale è finalmente giunta Pasqua ma il padre, che è un importante avvocato, sembra sempre avere poco tempo da dedicargli. Oltretutto ha una nuova compagna, la giovane Veronica (Agostina Belli), e ciò sottrae ancor più tempo al suo bambino. Luca si sente molto solo ed esprime al padre il desiderio di andare qualche giorno al mare; il papà lo accontenta ma decide di portarsi dietro anche la sua nuova donna e Luca non prende molto bene la cosa. Dopo la diffidenza iniziale il bambino inizia a legare con Veronica ma teme sempre che lei possa portargli via definitivamente un papà che già vede assai poco. Veronica pungola Roberto a trascorrere più tempo con il figlio e allora lui decide di portarlo sulla neve per una settimana bianca. Una banale caduta da uno slittino conduce Luca in ospedale per degli accertamenti e qui i medici fanno l’ atroce scoperta: il bambino, che sovente soffriva di epistassi ma non aveva mai detto niente a nessuno, è affetto da una forma acuta di leucemia midollare e non ha speranze di salvarsi…

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Anche la colonna sonora, affidata al grande Franco Micalizzi, è efficace e struggente e ancora oggi famosa (non esagero) in tutto il mondo, al pari di quella di Trinità: il 45 giri staziona ai primi posti della Hit Parade italiana per molte settimane e anche all’ estero riscuote enormi consensi. E così il fenomeno “Lacrima Movie” prende il via… Seppure in tanti si interroghino sul valore reale di questi film e sul loro successo, da questo embrione nascono prodotti che non vanno sottovalutati. E non mi spiego come non esista ancora un’ edizione in dvd di questo film: siamo ancora fermi alla versione Super 8 di fine anni ’70 e alla vhs…

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Cast principale:

Bekim Fehmiu

Agostina Belli

Renato Cestiè

Margherita Horowitz

Regia: Raimondo Del Balzo

Edizioni in vhs: Video Ciak

commenti
  1. I dibattiti e le tensioni sociali, ruotanti attorno al divorzio e all’aborto, che tanto frastornarono quelli anni, devono aver pesato anche sulla cinematografia e sulla musica. Non solo questo film, ma anche canzoncine strappalacrime che andavano a toccare questi temi così intimi e delicati. Un prodotto del suo tempo a parer mio, strettamente connesso con quelle lontane vicende, di cui non riesco davvero a trovare chissà quale genialità sperimentale o particolarmente artistica.

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