Il figlio dello sceicco (1978)

Pubblicato: 10 aprile 2016 in Commedia

il figlio dello sceicco

Il triennio 1975-1978 è un periodo fortunatissimo ed iperproduttivo per il grandissimo Tomas Milian che si barcamena in almeno una quindicina di pellicole e si sdoppia, si triplica e si quadruplica tra il western, il poliziesco e la commedia modificando continuamente il suo aspetto fisico. D’ altronde la sua versatilità è universalmente riconosciuta e non siamo noi a scoprirla oggi. Nel 1978 sono già stati girati 3 capitoli della fortunatissima serie commedio-poliziesca che vede protagonista il maresciallo di polizia Nico Giraldi (e che alla fine toccherà quota 11 pellicole) e 3 film polizieschi con il ladro “Monnezza”. Milian si è ormai consacrato nel ruolo del borgataro romano dalla parolaccia facile (e con il doppiaggio fondamentale di Ferruccio Amendola) e, di tanto in tanto, si cimenta in qualche variazione sul tema. Una di queste è proprio “Il figlio dello sceicco”, diretta da Bruno Corbucci (regista di tutti i film con protagonista Nico Giraldi), pellicola completamente avulsa da qualunque serie ma che alcuni ascrivono erroneamente al filone del “Monnezza”. E qui va fatta chiarezza: il vero “Monnezza” è Sergio Marazzi, ladruncolo protagonista di soli 3 film (“Il trucido e lo sbirro”, “La banda del trucido” e “La banda del gobbo”). Tuttavia altri personaggi coevi interpretati da Milian sono spesso confusi dal pubblico e anche da qualche critico superficiale con il “Monnezza”: tra questi c’ è perfino il maresciallo Giraldi (che ne dovrebbe essere l’ antitesi giacchè l’ uno è un ladro e l’ altro un poliziotto), visto che il look è pressochè identico (tuta da metalmeccanico, barba incolta, capelli ricci e scarpe da ginnastica bianche), per non parlare del linguaggio sboccato. Anche stavolta le similitudini sono moltissime e nel caso specifico de “Il figlio dello sceicco”, però, va detto che qui gli autori hanno giocato un po’ sporco dal momento che in una scena d’ amore con la stangona Kirsten Gille (meteorina americana del cinema di genere italiano anni ’70) è lo stesso Milian, che qui si chiama Gino Panacchioni, a dirle: “Chiamame Monnezza…”  Altro riferimento al Monnezza lo si ha in una scena ambientata nel deserto arabo, allorquando Milian dialoga con un cammello e, disquisendo sulle sue gobbe, cita la banda del gobbo… Terminato questo breve excursus “monnezzaro” dobbiamo dire che la pellicola diretta da Corbucci è piuttosto divertente, anche se forse meno brillante rispetto ad altri titoli con Milian. In ogni caso i film con Tomas sono sempre e comunque da vedere.

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Gino Panacchioni (Tomas Milian), disoccupato romano con piccoli precedenti, vorrebbe aprire una pompa di benzina ma non riesce mai ad ottenere i permessi necessari dal Comune. Vive ancora con la mamma Ines (Vanda Tuzi), ex cameriera di un Hotel di lusso ormai in pensione, non ha mai conosciuto suo padre e non sa di essere il frutto dell’ unione tra la mamma ed un facoltoso sceicco arabo, all’ epoca cliente dell’ albergo e poi sparito nel nulla. Intanto, nel lontano emirato del Kundar sul Golfo persico, si trama nell’ ombra con 2 enormi multinazionali che mirano a firmare un accordo con l’ emiro (Mimmo Poli) per le concessioni petrolifere. L’ emiro è stanco, malato e acciaccato e si danna per non avere mai avuto un figlio maschio al quale tramandare il suo trono; così facendo l’ erede designato dovrebbe essere suo fratello, il perfido Scioltan (Andrea Aureli), che è artefice delle sue sofferenze perchè lo sta lentamente avvelenando di nascosto e sponsorizza una compagnia capitanata da Burger, un ex agente della CIA (Bo Svensson). Alla corte dell’ emiro c’ è però chi vorrebbe opporsi al futuro dominio di Scioltan ed è al corrente dell’ esistenza dell’ unico figlio maschio dello sceicco. Viene quindi inviato a Roma un agente segreto sotto copertura, Rita Kolman (Kirsten Gille), che aggancia Gino e lo convince a seguirla fino in Kundar facendogli credere di dover partecipare ad una riunione di grandi gestori petroliferi che dovranno decidere le sorti della sua pompa di benzina tanto agognata. Burger, che ha piazzato delle microspie, scopre la verità e decide di eliminare l’ ignaro figlio dello sceicco ma Gino, fortunosamente, riesce a scampare ad almeno una dozzina di agguati mortali…

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Le musiche “orientaleggianti” sono opera dei magnifici fratelloni del cinema italiano, gli immarcescibili Guido & Maurizio De angelis, e in una scena si sentono riecheggiare in sottofondo le note della immortale “E nun ce vojo sta” di Alberto Griso, tema portante di “Squadra antifurto”. Una curiosità sul formato nel quale il film è stato girato: si tratta del Todd-AO 35 mm, una scelta stilistica piuttosto particolare per il regista Bruno Corbucci che nei suoi film ha raramente usato il formato panoramico. Ebbene qui ha addirittura esagerato, utilizzando un formato widescreen piuttosto inconsueto. Dopo che per tantissimi anni il film è rimasto pressoché invisibile (e uno dei più ricercati tra quelli interpretati da Tomas Milian) è uscita da un bel po’ un’ edizione italiana in dvd che ha però proposto al pubblico un master croppato 1,85:1 e per giunta letterbox. Meglio che niente, certo. Però così si mortifica il cinema…

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Cast principale:

Tomas Milian

Bo Svensson

Kirsten Gille

Andrea Aureli

Mimmo Poli

Regia: Bruno Corbucci

Edizioni in dvd: 01

Formato video 1,85:1 letterbox

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