Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972)

Pubblicato: 1 maggio 2016 in Commedia

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Clamoroso successo di pubblico e critica per questo piccolo gioiello di Lina Wertmuller che segna l’ inizio di una fortunatissima collaborazione con l’ attore Giancarlo Giannini e propone per la prima volta sul grande schermo la coppia formata dallo stesso Giannini e Mariangela Melato (coppia che ritornerà in seguito in altre 2 pellicole della regista romana). I 2 attori protagonisti fanno incetta di premi (Nastro d’ argento e David di Donatello 1972 ad entrambi, tanto per dire) ed è soprattutto Giannini a fornire un’ interpretazione notevole e intensa che lo lancia definitivamente nell’ Olimpo degli attori top del cinema italiano anni ’70 (e non solo). La storia, grottesca e ironica e con qualche velleità autoriale (le morti bianche, la lotta politica, il comunismo ideologico) offre, in una sapiente alternanza di situazioni comico-grottesche e pseudo-drammatiche, una serie di stereotipi dell’ Italietta anni ’70 piuttosto radicati: la mafia in Sicilia, l’ emigrazione, la Torino industriale che offre lavoro, la finta emancipazione e il disonore delle corna. Il tutto viene sapientemente mischiato e il collante perfetto è la mimica facciale di un Giannini semplicemente strepitoso nel caratterizzare il suo (fondamentalmente) ipocrita personaggio. Nel cast spiccano anche una ottima Agostina Belli, truccata da pseudoracchia (e ce ne vuole!) e appesantita da lunghi e neri scialli, e una magnifica Elena Fiore che, nell’ ultimo quarto d’ ora del film, si presta ad una delle scene più incredibili mai viste nella storia del cinema italiano: immagino nel 1972 le facce degli spettatori al cinema allorquando un clamoroso, enorme e cellulitico culone femminile nudo, evidenziato da un sapiente grandangolo, riempiva lo schermo intero e si stagliava fiero in primissimo piano… I tagli del montaggio sembrano tuttavia rivelare che la Fiore fosse controfigurata (in queste inquadrature scottanti non si vede mai il suo volto) ma comunque lo shock rimane! Ah, bisogna citare anche la partecipazione straordinaria di un camaleontico Turi Ferro che impersona una dozzina di personaggi mafiosi diversi appartenenti alla stessa famiglia e tutti caratterizzati dalla presenza di 3 nei sulla guancia destra che formano un triangolo simboleggiante la Trinacria: bravissimo. Infine le musiche di Piero Piccioni, sempre eleganti e misurate, accompagnano adeguatamente le scene ed entrano anche loro nella sfera del cult (il fischietto del tema principale è semplicemente sublime). Assolutamente da vedere.

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Catania. Siamo in prossimità delle elezioni e l’ operaio siciliano Carmelo Mardocheo (Giancarlo Giannini), che ha sempre sbandierato ai quattro venti la sua ideologia comunista, decide di non dare il proprio voto a Cannamozza, un mafioso locale. Poichè tutta la sua famiglia si era invece impegnata a votarlo, Carmelo, che ha tradito, è praticamente costretto a lasciare la città, abbandonando la giovane moglie Rosalia (Agostina Belli). Parte quindi in cerca di fortuna per Torino, dove viene reclutato da un losco faccendiere siciliano (Turi Ferro) che gestisce il “traffico” dei meridionali emigranti e li sfrutta come muratori, facendoli lavorare in condizioni precarie e di scarsa sicurezza. Un drammatico incidente sul lavoro (un operaio precipita nel vuoto da un’ impalcatura) ed il conseguente tentativo di occultarne il cadavere vede testimone oculare proprio Mimì che, per non essere ucciso a sua volta, finge lontani legami di parentela con un boss di Corleone. Ciò gli vale una “promozione” in fabbrica, dove viene assunto come operaio metalmeccanico. Le cose, ora, per lui vanno a gonfie vele: si iscrive al sindacato e al PC e incontra Fiore (Mariangela Melato), una giovane proletaria di origini lombarde, della quale si innamora. Passano i mesi: dalla Sicilia la moglie Rosalia gli scrive lettere accorate nelle quali lo aggiorna della sua “emancipazione” (lavora come lavandaia e ha preso persino la patente!) ma Mimì non ha nessuna intenzione di tornare a casa, anche perchè intanto Fiore lo ha reso padre di un maschietto. Dopo circa un anno e mezzo, inaspettatamente, Mimì viene trasferito a Catania come caposquadra e quindi si porta dietro concubina e figlio che, inizialmente, tiene nascosti a tutti. Fiore è reticente all’ idea che Mimì si ripresenti a casa dalla moglie legittima ma, dopo un po’, se ne convince e lo spinge al ritorno. Mimì ,però, non vuole più avere rapporti carnali con Rosalia e quindi finge un esaurimento nervoso per sfuggire ai suoi doveri coniugali. Di conseguenza inizia a circolare il pettegolezzo che Mimì sia impotente o possa essere addirittura omosessuale: in un impeto di orgoglio Mimì, che si vanta di essere uomo moderno e di ampie vedute, rivela ai suoi amici più intimi di avere un’ amante e un figlio e ciò gli vale rispetto e ammirazione. L’ unica a non sapere la verità è sua moglie. Dopo qualche tempo esplode la bomba: Mimì viene a sapere che Rosalia è incinta… Accecato dalla gelosia, non sopporta l’ affronto del tradimento e vuole lavare l’ offesa col sangue: minaccia di ucciderla con un coltellaccio e la costringe a confessare tutto. La donna gli rivela di aver avuto una relazione occasionale con un brigadiere napoletano della finanza, tale Amilcare (Gianfranco Barra), sposato e con 5 figli. Quando Rosalia gli rivela anche di essersi sfogata con il suo amante in merito alla poca prestanza fisica di Mimì degli ultimi tempi, Mimì spiffera tutto su Fiore e sul figlio e, a questo punto, è Rosalia che tenta di ammazzarlo… L’ ingarbugliata matassa finisce davanti ad un avvocato e qui Rosalia dichiara le sue intenzioni: il figlio che ha in grembo porterà il cognome di Mimì e lei lo chiamerà Amilcare, come il padre… L’ offesa è troppo grande e Mimì medita la vendetta: inizia a corteggiare serratamente la moglie del finanziere, Amalia (Elena Fiore), una donna brutta, sgraziata e grassona, per ripagarlo con la stessa moneta. La donna dapprima resiste ma poi cede… Quando viene fuori la verità Amalia si rende complice della vendetta e si fa ingravidare da Mimì per svergognare il marito. Le conseguenze saranno tragiche…

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Cast principale:

Giancarlo Giannini

Mariangela Melato

Agostina Belli

Elena Fiore

Turi Ferro

Regia: Lina Wertmuller

Edizioni in dvd: Minerva

Formato video 1,85:1 anamorfico

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