Roma bene (1971)

Pubblicato: 25 luglio 2016 in Drammatico

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Spietato e grottesco ritratto dell’ aristocrazia romana che si dimena tra ricchezze, corruzioni e frivolezze di ogni tipo. In un contesto del genere si può davvero dire che il più pulito ha la rogna e quindi il regista Carlo Lizzani ci va giù duro strizzando un occhio a Pietro Germi (e a quel capolavoro che risponde al nome di “Signore & signori”) e un altro a Fellini (“Il bidone”), imbastendo tante piccole sotto-trame e condendo il tutto con un humour nero estremamente raffinato. I personaggi sono davvero tantissimi ed il cast è stellare e variegato: si va da uno strepitoso Nino Manfredi a Philippe Leroy, da Umberto Orsini a Gigi Ballista, da Vittorio Caprioli a Gastone Moschin senza dimenticare il robusto comparto femminile composto da Senta Berger (autentica icona del film è la sua immagine nuda a pancia sotto, sdraiata sul letto), Virna Lisi, Irene Papas, Michele Mercier, Annabella Incontrera, Ely Galleani. Piccoli ruoli anche per Minnie Minoprio, Maria Pia Giancaro e perfino Antonia Santilli che si vede, quasi di sfuggita, nel finale sulla barca… Da leccarsi i baffi! Lizzani descrive un microcosmo di personaggi gretti e squallidi che, dietro un’ impeccabile facciata di perbenismo, sguazza nel denaro e negli stravizi incurante del rispetto di ogni regola, si dibatte tra nobiltà decaduta, feste mondane, arrivismo, bramosia di potere, tradimenti, ricatti e intrallazzi di ogni tipo e, per una sorta di divino contrappasso, andrà incontro ad un tragico epilogo. Non a caso il flano d’ epoca ammoniva categoricamente che l’ ingresso in sala sarebbe stato vietato negli ultimi 15 minuti di proiezione (ove mai qualche folle avesse avuto intenzione di vedersi prima il finale e poi il film dall’ inizio). Assolutamente geniale è l’ idea di mantenere un tono generale da commedia nera per poi mutare drasticamente registro con un finale feroce e spiazzante che non si dimentica. Da vedere.

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Quintilio Tartamella (Nino Manfredi) è un uomo dalla lingua tagliente che ama citare la Divina Commedia ed è commissario di zona nel cosiddetto “quartiere dei ricchi” di Roma. Caustico e mordace, detesta l’ ambiente in cui è costretto ad operare e si lancia sovente in feroci analisi critiche e sociali con l’ appuntato Tognon (un Enzo Cannavale insolitamente doppiato in veneto). Tra un evento mondano e l’ altro è chiamato a risolvere un caso spinoso: in una festa nella villa della duchessa Santi (Virna Lisi), sposata ad un ricchissimo ingegnere (Philippe Leroy), scompare un orecchino di smeraldo dopo un ballo con lo spiantato barone De Vitis (Vittorio Caprioli), nobile decaduto ormai in disgrazia che rubacchia a destra e a sinistra e che le aveva sottratto il prezioso pendente mentre la baciava sul collo per poi…  inghiottirlo. In seguito alla formale denuncia della duchessa il commissario recupererà il corpo del reato somministrando una purga al barone… Ospiti alla festa nella villa della duchessa ci sono anche Dedé (Senta Berger) e suo marito Rubio (Umberto Orsini), proprietari di appartamenti in mezzo Lazio che si stanno lanciando in una selvaggia opera di lottizzazione che vede corruzione ai massimi livelli spalleggiata, tra gli altri, anche da un prelato (Gastone Moschin). Questa corruzione prevede che svariate persone finiscano nel letto di Dedè e pazienza se un onorevole ha invece tendenze omosessuali e preferisce andare a letto con Rubio… Il caso dell’ orecchino non è l’ unico che il commissario Tartamella è chiamato a risolvere: i due figli ventenni della duchessa vengono rapiti ed il riscatto chiesto dai rapitori ammonta a 300 milioni. Peccato che in realtà sia tutta una messinscena organizzata dalla madre con i figli (entrambi di padri diversi e ignoti) per spartirsi 100 milioni a testa in barba al buon Ing. Santi. Ingegnere che, dal canto suo, non disdegna la frequentazione di un bordello con squillo di alto bordo insieme al suo amico Nino (Franco Fabrizi); costui, un giorno, scoprirà che di questo bordello sua moglie (Michele Mercier) è una delle professioniste più quotate e apprezzate… In questo bell’ ambientino non va di certo dimenticata Elena Teopulos (Irene Papas), sposata ad un ricchissimo armatore greco, che sogna di emulare le gesta della madre (rimasta vedova ben 5 volte!) ma che, nonostante i vari attentati mortali, non è ancora riuscita ad uccidere il marito. Alla fine, per ottenere lo scopo, si servirà proprio dell’ aiuto della madre che farà scivolare nella vasca una radio accesa, folgorando quindi il povero Teopulos che stava facendo il bagno. Il commissario Tartamella scopre però che la vittima aveva dei tappi nelle orecchie e quindi di certo non ascoltava la radio prima di morire; decide quindi di incriminare la vedova per omicidio ma viene d’ incanto promosso ispettore e l’ indagine viene insabbiata. Un giorno tutta l’ allegra combriccola si trova ospite del lussuosissimo yacht del commendator Vitozzi (Gigi Ballista) e qui accade l’ imponderabile: mentre la barca è in mare aperto tutti decidono di fare un tuffo ristoratore ma nessuno pensa di calare l’ ancora e, soprattutto, la scaletta per risalire a bordo…

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Il cinema di genere italiano anni ’70 regala sempre grosse sorprese e curiosità anche nel campo delle musiche e delle colonne sonore. Qui la soundtrack è firmata dal grandissimo Luis Enriquez Bacalov che procede nei suoi esperimenti e nelle sue contaminazioni affidando l’ esecuzione delle sue composizioni a gruppi italiani di rock progressive. Il “Concerto grosso per i New Trolls” aveva già marchiato a fuoco in maniera incredibile un gioiellino come “La vittima designata” e un anno dopo le note di “Milano calibro 9” vedono protagonista il gruppo napoletano degli Osanna ma tra l ‘uno e l’ altro il compositore argentino tiene anche a battesimo, per questo film, un gruppo semisconosciuto (i Godfather) che come voce solista presenta un giovane nato a Saigon che in futuro diventerà qualcuno: un certo Riccardo Cocciante!…

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Cast principale:

Nino Manfredi

Philippe Leroy

Virna Lisi

Irene Papas

Senta Berger

Michele Mercier

Vittorio Caprioli

Gastone Moschin

Regia: Carlo Lizzani

Edizioni in dvd: A & R Productions

Formato video 1,85:1 letterbox

commenti
  1. Ho un giudizio personale più che positivo per questa pellicola che, hai così bene recensito, supportato una volta di più dalla tua frizzante e palpabile passione per il genere. Attori veramente bravi, ambientazione splendida e musiche dal sound tipicamente settantiano. Rammento qualche piccolo scivolamento nel grottesco, con il finale però che ti lascia veramente di stucco.

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