Uomini si nasce poliziotti si muore (1976)

Pubblicato: 9 aprile 2017 in Poliziesco

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Un anno dopo il buon successo del thriller “Ondata di piacere” al regista Ruggero Deodato viene data l’ opportunità di cimentarsi con un genere che in Italia stava ormai spadroneggiando: il poliziesco. Siamo nel 1976 e stanno impazzando i commissari di ferro e le città violente; districandosi tra le varie figure di commissari solitari, anticonvenzionali e anticonformisti Deodato propone invece come protagonista una coppia di giovani agenti di una squadra speciale, bellocci e playboy, che scorazza in motocicletta e che più che arrestare i criminali preferisce ammazzarli direttamente. I due sfrontati in questione sono Ray Lovelock e Marc Porel, coppia che indubbiamente funziona egregiamente (ma che, punto di vista personalissimo, non risulta del tutto simpaticissima per qualche sboronaggine di troppo) e che porta una autentica ventata di novità all’ interno del genere. La leggenda narra che la prima stesura della sceneggiatura prevedesse anche una velata componente omosessuale tra i due, idea poi cambiata successivamente. Sceneggiatura, dicevamo, che porta la firma di Fernando Di Leo, regista che non ha bisogno di presentazioni e che nel genere poliziesco/noir ha dato il meglio di sé firmando autentici gioielli nella prima metà degli anni ’70. Il “Di Leo’s touch” è, d’ altronde, facilmente riconoscibile: il film è estremamente violento, i dialoghi sono sempre taglienti e mordaci, il cattivo di turno si serve delle soffiate di un commissario corrotto (idea già portata sullo schermo da Di Leo prima con il Gianni Garko de “Il boss” e poi con il clamoroso Luc Merenda de “Il poliziotto è marcio”) e l’ unica protagonista femminile si lancia in dissertazioni sull’ orgasmo femminile e rivendica la sua emancipazione e libertà sessuale rispetto al maschio complessato e fallocrate (tematica femminista molto cara a Di Leo già affrontata in “Brucia ragazzo brucia” prima di arrivare al futuro capolavoro “Avere vent’anni”). Il buon Deodato, poi, ci mette del suo con una regia sicura e adrenalinica che conferisce al film un grandissimo ritmo partendo già dal clamoroso incipit (un lunghissimo e spericolato inseguimento in moto per le vie di Roma). Il film si caratterizza per essere uno dei più interessanti ma anche più violenti del filone (infatti si beccò il divieto ai minori di 18 anni): basti pensare allo scippo iniziale ai danni di una malcapitata signora, trascinata con la moto, sbattuta con la testa contro un palo e presa pure a calci in faccia (!) oppure alla scena della tortura ai danni del povero Bruno Corazzari cui viene cavato un occhio a mani nude (scena che in origine doveva concludersi con l’ estirpazione del bulbo oculare in primo piano e col successivo schiacciamento sotto un piede ma la censura la bocciò e quindi non si è mai vista e non esiste in nessuna famigerata versione “uncut” di cui ogni tanto si favoleggia, giacchè esclusa proprio dal montaggio e probabilmente perduta per sempre). Nel cast va evidenziata la presenza di Adolfo Celi e Renato Salvatori, oltre ad una sempre bellissima Silvia Dionisio (all’ epoca moglie di Deodato) che però stranamente non si spoglia mai, al contrario di sua sorella Sofia che invece si mostra come mamma l’ ha fatta ed è senz’ altro un bel vedere. Chi si spoglia è anche la stellina svedese Anja Engstrom (meteorina del nostro cinema di genere, da ricordare in “Emanuelle perchè violenza alle donne?” e sui banchi di scuola ne “La liceale nella classe dei ripetenti”). Piccoli ruoli anche per Marino Masè, Alvaro Vitali e Franco Citti (doppiato da Ferruccio Amendola… ma perchè???).
Curiosità: dopo “Ondata di piacere” Deodato aveva pensato nuovamente ad Al Cliver che avrebbe dovuto interpretare uno dei due protagonisti ma l’ attore rifiutò la parte; visto il buonissimo successo di pubblico si pensò anche ad un possibile seguito, mai realizzato (alcuni dicono per presunti dissidi tra Lovelock e Porel sul set, mai confermati ufficialmente).
La colonna sonora funkeggiante è opera di Ubaldo Continiello e il buon Ray Lovelock, che oltre ad essere attore si dilettava anche a fare il cantautore, è presente nella soundtrack con due sue ballate (“Won’t take too long”e “Maggie”, presente sui titoli di testa). Indubbiamente da vedere.

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Roma. Antonio (Marc Porel) e Alfredo (Ray Lovelock) sono due giovani poliziotti dai metodi spicci e brutalissimi e fanno parte di una squadra speciale con una certa libertà di azione che fa capo ad un commissario (Adolfo Celi) che, al termine di ogni loro azione, dapprima li rimbrotta con fare quasi paternalistico e poi, furbescamente, tende a coprire le loro magagne. Spesso, infatti, le “imprese” dei due agenti rampanti si concludono con la morte dei delinquenti con cui si fronteggiano: è il caso, ad esempio, di una coppia di scippatori che, dopo un rocambolesco inseguimento, ci rimette inesorabilmente le penne. Belli e dannati, i due sono anche dei playboy da strapazzo e senza tanti preamboli corteggiano sfacciatamente Norma (Silvia Dionisio), segretaria dalle spiccate idee femministe che però rimanda sempre al mittente ogni tipo di avance. La missione principale della squadra speciale consiste nel mettere il sale sulla coda al latitante Pasquini (Renato Salvatori) che si occupa principalmente di speculazioni edilizie ed è proprietario di quasi tutte le bische clandestine sul territorio romano. Praticamente inafferrabile, Pasquini raccoglie informazioni servendosi di un commissario corrotto (Daniele Dublino) e fa uccidere Guido (Marino Masè), altro componente della squadra speciale. Antonio e Alfredo, non riuscendo a catturarlo, decidono di fargli uno scherzetto: una sera danno alle fiamme tutte le auto dei clienti all’ esterno di un parcheggio di una sua bisca (circa una trentina, per la maggior parte macchine di gran lusso). Continuando nelle indagini i due si recano ad interrogare la giovane sorella di Pasquini (Sofia Dionisio), l’ unica persona che potrebbe condurli a lui; la ragazza, piacente e ninfomane, vive in una sorta di clausura insieme ad una cameriera e, quando i due aitanti sbirri irrompono in casa, li “accontenta” entrambi e con grande soddisfazione. Le indagini sembrano ad un punto morto e i due scampano per miracolo ad una mortale imboscata all’ interno di una cava dove andavano a sparare per allenarsi (inutile dire che i quattro killer che volevano far loro la festa vengono uccisi tutti). In pochi sapevano di quel luogo abbandonato utilizzato come poligono e quindi i sospetti che all’ interno della polizia ci sia qualche elemento corrotto che fa le soffiate a Pasquini diventa una certezza. Soffiata per soffiata Antonio e Alfredo decidono di torchiare un tossicodipendente (Bruno Corazzari) che Pasquini aveva reso guercio perchè parlava troppo, sperando nel suo desiderio di vendetta: e qualcosa si muove…

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Cast principale:

Ray Lovelock

Marc Porel

Silvia Dionisio

Adolfo Celi

Renato Salvatori

Sofia Dionisio

Regia: Ruggero Deodato

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: Rarovideo

Formato video 1,85:1 letterbox

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