Corruzione al palazzo di giustizia (1974)

Pubblicato: 13 agosto 2017 in Drammatico

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Ottima trasposizione cinematografica che si ispira ad un lavoro teatrale di Ugo Betti del 1944 che si era anche visto in versione sceneggiato Rai nel 1966 (con un cast di attori di grido tipo Tino Buazzelli, Glauco Mauri e Nando Gazzolo) e viene attualizzata e trasportata 30 anni avanti (l’originale era ambientato in pieno regime fascista). Il regista Marcello Aliprandi decide anch’egli di affidarsi ad un cast di prim’ordine: Franco Nero (inizialmente un po’ dimesso ma che finisce in crescendo), Fernando Rey (crepuscolare), Umberto Orsini (caricaturale, con retina in testa, pizzetto improbabile e chewing gum d’ordinanza), Umberto D’Orsi (potente corruttore) e Martin Balsam (turpe e impunito). Su tutti svetta un bravissimo Gabriele Ferzetti, gigione e sopra le righe, assolutamente fenomenale. Sul versante femminile, invece, si segnalano le anonime stelline Mara Danaud e Giovanna Benedetto.
La grandezza del cast sopperisce a qualche caduta di ritmo della sceneggiatura (soprattutto nella parte centrale, dove si evidenzia la natura teatrale del soggetto) ma l’ultimo quarto d’ora che vede protagonista il duetto Nero/Ferzetti è davvero strepitoso e risolleva l’intero film, conducendo lo spettatore verso un finale inatteso. Consigliato.

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Roma. Per dare un segnale forte al paese il ministro di grazia e giustizia incontra il giudice Vanini (Fernando Rey), presidente del palazzo di giustizia, e gli annuncia una imminente perquisizione ai danni di un industriale senza scrupoli, Carlo Goja (Martin Balsam). L’archivio segreto di Goja, nascosto nelle cantine di un ospizio, è ricchissimo di informazioni e la sua scoperta è destinata a scoperchiare un enorme giro di corruzione ad altissimi livelli, coinvolgendo nomi e personalità molto importanti. Qualcuno però fa una soffiata e l’archivio viene dato alle fiamme prima che arrivino i magistrati. Chi ha avvertito Goja? I primi sospetti confluiscono proprio sul giudice Vanini, segretamente legato all’industriale da un’amicizia di lunga data: per anni Goja ha aiutato Vanini a sostenere le spese mediche per gli studi e le cure mediche della figlia, malata di diabete, e in cambio Vanini ha occultato un compromettentissimo dossier ai suoi danni, facendolo sparire dall’archivio e nascondendolo nella cassaforte del suo ufficio.
L’istruttoria è condotta dal giudice Erzi (Umberto D’Orsi) che sospetta di Vanini ma non riesce a trovare prove a suo carico e, soprattutto, non trova il famigerato dossier. Chiede pertanto aiuto ad una delle persone più vicine al presidente, il giudice Dani (Franco Nero), che si prodiga nella ricerca del fascicolo. Sullo sfondo della vicenda si staglia anche l’ambigua figura del giudice Prandò (Gabriele Ferzetti), malandato e semialcolizzato, che sembra sapere molto più di quanto dia ad intendere… Poco chiara è anche la figura della giovane Flavia (Mara Danaud), amante storica di Goja che però segretamente flirta anche con Vanini…
La domanda è: se Goja fosse stato avvertito non da Vanini ma da qualche altro giudice con lo scopo di screditare il presidente e farlo rimuovere dall’incarico? La connivenza tra i due era acclarata e facilmente dimostrabile e quindi, una volta fatto fuori Vanini, sarebbe bastato trovare il dossier e consegnarlo nelle mani giuste per evitare scandali, previa promozione al posto di presidente del palazzo di giustizia…

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In tema anche le musiche di un Pino Donaggio (qui alla sua seconda soundtrack) che ormai inizia ad avviarsi alla seconda (e fortunatissima) stagione della sua carriera che lo vede passare da cantautore a compositore di colonne sonore. Notevole, soprattutto, il tema di Goja che ricorre spesso durante il film e che, in una scena in un cabaret, viene proposto in una versione cantata decisamente ironica.

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Cast principale:

Franco Nero

Martin Balsam

Fernando Rey

Umberto Orsini

Gabriele Ferzetti

Mara Danaud

Regia: Marcello Aliprandi

Edizioni in dvd: General Video

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Il calssico film “di denuncia” anni 70. Bello da vedere, non c’è dubbio, ma con contenuti oramai ampiamente trasmessi e assimilati dalla massa. All’epoca, sicuramente faceva molto scalpore.

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