Delirio caldo (1972)

Pubblicato: 19 novembre 2017 in Giallo

delirio caldo

Il titolo dice già tutto: siamo di fronte ad un delirio dal folle e indiscutibile fascino, firmato dall’ineffabile Ralph Brown (al secolo Renato Polselli). Proprio in quegli anni i registi facevano a gara nel cimentarsi nel giallo di derivazione “argentiana” ma Polselli ha le sue idee e le porta avanti con estrema coerenza: il suo cinema psicotronico ha un tocco inconfondibile, è un marchio di fabbrica riconoscibilissimo e anche se qui siamo dalle parti del giallo/thriller è sempre, comunque e chiaramente identificabile. Gli incubi di Rita Calderoni (con schiave nude e incatenate illuminate da colori rosso porpora), le camicie hawaiane e assurde indossate da Raoul Lovecchio, i primi piani estenuanti del volto allucinato di Mickey Hargitay, le immancabili scene di sesso (di quelle Polselli proprio non poteva farne a meno): un delirio, appunto. Un guazzabuglio di situazioni incredibili con un assassino neroguantato inafferrabile che viene ricercato dalla polizia con metodi alquanto discutibili (su tutti vince l’indagine psichiatrica a carattere metereopatico!), vittime che si susseguono a go-gò, incesti, lesbismo e chi più ne ha più ne metta: ce n’è più che a sufficienza per mandare in sollucchero il palato degli amanti del cinema di genere italiano.
Polselli firma qui, probabilmente, il suo capolavoro: c’è più rigore logico (e pazienza se c’è comunque qualche passaggio a vuoto visto che la logica ferrea non è propriamente il suo forte) e con questo film si piazza tranquillamente, senza sfigurare più di tanto, accanto ad altri registi “importanti” che hanno fatto la storia del giallo all’italiana. Notevoli anche le bellissime musiche di Gian Franco Reverberi e il tema principale cantato da Raoul Lovecchio.
Sì, lo so che la storia dovrebbe essere ambientata in Inghilterra e che invece tutte le macchine del film non hanno la guida a destra e i protagonisti telefonano con i telefoni della Sip ma che volete….. Questo è Polselli.

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L’illustre psichiatra Herbert Lyutak (Mickey Hargitay) è consulente della polizia in un’indagine condotta dall’ispettore Edwards (Raoul Lovecchio), volta a rintracciare un serial killer che uccide giovani ragazze. In realtà l’assassino è proprio il dottore: ha problemi di impotenza sessuale e sfoga così la sua frustrazione. La moglie Marzia (Rita Calderoni), innamoratissima e completamente dedita a lui, soffre e si danna l’anima: in un cofanetto ha ritrovato i suoi vestiti insanguinati e alcuni oggetti appartenenti alle vittime… L’ultima (Stefania Fassio) era stata agganciata dallo psichiatra in un bar dove lui si era offerto di darle un passaggio fino ad un locale da ballo. Il barista (Marcello Bonini Olas) però aveva visto tutta la scena e riconosce Lyutak al commissariato: da consulente a indiziato di omicidio il passo sarebbe breve ma, proprio in quello stesso frangente, un’altra donna viene uccisa e stavolta l’assassino non può essere certo Lyutak! I sospetti convergono allora su un parcheggiatore abusivo (Tano Cimarosa) che viene fermato nei dintorni del luogo del delitto e che lavora proprio davanti al locale dove doveva recarsi la ragazza rimorchiata da Lyutak nel bar; tuttavia, non essendoci prove a suo carico, l’uomo viene rilasciato.
Lyutak, dopo aver scampato il pericolo, decide comunque di consegnarsi alla polizia: telefona all’ispettore Edwards confidandogli di aver svolto un’indagine metereopsichica (che meraviglia!) e gli indica luogo (un parco) e ora (la sera tardi) dove il killer colpirà nuovamente. La polizia piazza come esca la signorina Heindrich (Katia Cardinali), da tempo collaboratrice di Edwards nonchè ex allieva proprio del Dr. Lyutak ad un corso di psicologia all’università. Mentre sono tutti appostati in attesa dell’arrivo del killer e Lyutak è quasi pronto a farsi cogliere sul fatto alcune urla agghiaccianti risuonano lì vicino: un’altra donna è stata uccisa, colpita a pugnalate. Giunti sul posto, la Heindrich raccoglie da terra qualcosa senza che nessuno (o quasi) se ne accorga: è l’arma del delitto, persa dall’assassino nel tentativo di mettersi in fuga. Si tratta di un pugnale che ella stessa aveva regalato al Dr. Lyutak a fine corso, pugnale che da allora è sempre stato sulla scrivania dello psichiatra. Legata a Lyutak da profonda stima, la ragazza gli telefona a casa e parla con sua moglie spiegandole la situazione: non ha intenzione di denunciarlo ma le spiega le sue perplessità. Di lì a poco la sventurata riceve una visita a casa e viene uccisa; l’assassino si porta via il pugnale…
L’ispettore Edwards si era però accorto che la giovane aveva raccolto qualcosa sulla scena del delitto ma arriva troppo tardi e la trova già morta. E’ fin troppo evidente che l’autore degli ultimi omicidi (la donna uccisa mentre lo psichiatra era al commissariato + quella nel parco + la Heindrich) sia Marzia Lyutak che tenta di coprire il marito uccidendo col suo stesso modus operandi mentre lui è con la polizia, fornendogli così un alibi di ferro. Il dottore, intanto, è sempre più tormentato: sta per uccidere un’altra giovane studentessa ma ha un ripensamento e la lascia andare.
La situazione si complica: la cameriera di casa Lyutak (Cristina Perrier) ha scoperto qualcosa e Marzia tenta di ucciderla con il gas, complice la nipote Joaquine (Christa Barrymore) che da sempre è innamorata di lei e sogna che lei lasci il marito assassino o che lo stesso venga assicurato alla giustizia per poi averla tutta per sé… L’inaspettato intervento del parcheggiatore abusivo (che era anche il fidanzato della prima ragazza uccisa da Marzia) darà una svolta alla storia…

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Estremamente curioso è scoprire che la versione italiana del film è completamente diversa da quella uscita per il mercato americano. Quando, molti anni orsono, vidi per la prima volta in dvd questo film fu proprio grazie ad una etichetta americana che editò sullo stesso dischetto entrambe le versioni. Ebbene, le differenze sono sostanziali: il corpo centrale del film è pressochè lo stesso ma cambiano radicalmente l’inizio e la fine mentre la versione americana è più corta ma mostra sesso e sangue in più. Polselli girò appositamente alcune scene aggiuntive: si tratta di un prologo che mostra i protagonisti Mickey Hargitay, Raoul Lovecchio e Rita Calderoni durante la guerra del Vietnam… Polselli le girò nel giardino di casa sua (ad Arce, provincia di Frosinone!) inframezzandole con scene autentiche di repertorio del conflitto vietnamita e dà una nuova chiave di lettura a tutto il film: Lyutak (Hargitay) e Edwards (Lovecchio) sono due soldati che combattono fianco a fianco. Lyutak viene ferito mortalmente e le cure gli vengono prestate da un’infermiera sul campo di battaglia (la Calderoni). La ferita alla testa è grave e l’uomo inizia a delirare immaginando di vedersi, in un ipotetico futuro, come psichiatra. Da qui parte lo scheletro del film originario con la storia che conosciamo ma con alcune difformità: molti dialoghi sono accorciati, le scene di sesso sono più spinte e l’ultima studentessa che Lyutak aggancia (ma che nella versione italiana decide di risparmiare) viene invece uccisa. Inoltre c’è un nuovo personaggio totalmente assente nella versione italiana, ovvero Bonita (Carmen Young), sorella della nipote lesbica Joaquine: verrà uccisa dallo psichiatra, soffocata con la testa in una busta di plastica. Da questo omicidio deriverà poi l’odio di Joaquine nei confronti dello zio (e quindi non dall’amore nei confronti della zia)… Anche il finale cambia (ma non lo sveliamo), per poi tornare nuovamente in Vietnam e a Lyutak definitivamente impazzito…
Siamo nel 1972. 18 anni dopo verrà “Jacob’s ladder” (in italiano “Allucinazione perversa”) di Adrian Lyne…

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Cast principale:

Mickey Hargitay

Rita Calderoni

Raoul Lovecchio

Christa Barrymore

Tano Cimarosa

Cristina Perrier

Regia: Ralph Brown (Renato Polselli)

Edizioni in dvd: Anchor Bay (USA)

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. benez256 ha detto:

    Un film davvero delirante, come d’altronde altri di Polselli come “Riti, Magie Nere e Segrete Orge nel Trecento…” Sono impossibili da seguire ma non si può fare a meno di guardarli…

  2. Mental Trotter ha detto:

    Bell’articolo. Complimenti.
    Posso consigliare, visto il filo conduttore con Polselli, una piccola analisi biografica su un suo “muso”… Steven Tedd, alias Giuseppe Cardillo.
    Attore misconosciuto e a quanto si dice, morto prematuramente. Meriterebbe un memore articolo.

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