L’iguana dalla lingua di fuoco (1971)

Pubblicato: 31 marzo 2018 in Giallo

l'iguana dalla lingua di fuoco

Anche Riccardo Freda (che qui si firma con l’improbabile pseudonimo Willy Pareto) va ad aggiungersi alla folta schiera di registi frequentatori del cosiddetto giallo all’italiana portato in auge ad inizio anni ’70 dalla poderosa spinta impressa da Dario Argento. Il film di Freda si può definire “argentiano” nelle intenzioni perchè si parte fondamentalmente dall’animale inserito forzosamente nel titolo (in questo caso l’iguana) però presenta qualche novità poichè inserisce alcuni elementi sadici e una violenza sanguinaria che in Argento ancora non si erano visti e che in futuro diventeranno il suo marchio di fabbrica, ovvero la coreografia dei delitti: ci riferiamo principalmente alla ferocia degli omicidi che presentano dettagli splatter piuttosto insistiti (sgozzamenti con copiosa uscita di sangue, volti deturpati dall’acido, un cervello che schizza sul muro dopo una pistolettata e cose così). Freda si avvale di una faccia “di genere” notevolissima come quella di Luigi Pistilli, qui protagonista principale, che, con il suo volto sgualcito e il suo passato violento e tormentato, viene chiamato a risolvere l’enigma e smascherare l’assassino. Le vittime sono quasi sempre donne (e qui l’elemento misogino non può non balzare all’occhio) e nel cast spiccano starlettes come Dominique Boschero e Dagmar Lassander. C’è anche una elegante, more solito, Valentina Cortese e un giovane Werner Pochath che continua ad interpretare ruoli “ambigui” (impossibile non ricordarlo nei panni del giovane omosessuale Manuel nel coevo “Il gatto a nove code”). Freda dirige con stile e la soluzione del giallo non è poi così scontatissima, cosa che, a nostro avviso, colloca la sua iguana in una ottima posizione in una ideale classifica dei migliori gialli italiani anni ’70 (anche se, stranamente, viene quasi sempre snobbata e/o dimenticata). E poi, ad impreziosire il tutto, c’è una ottima colonna sonora del solito immenso Stelvio Cipriani…

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Dublino. Una giovane donna viene sgozzata dopo essere stata sfigurata in viso con del vetriolo e il suo cadavere viene ritrovato nel bagagliaio della Rolls Royce dell’ambasciatore svizzero Sobiesky (Anton Diffring). I primi sospetti si indirizzano verso lo chauffer Mandel (Renato Romano) ma anche verso l’ambasciatore stesso: la vittima era infatti di origini olandesi e l’ambasciatore vanta un passato trascorso a L’Aia, anche se non si trovano collegamenti tra lui e la vittima… Naturalmente il caso è molto delicato e, per non rischiare incidenti diplomatici, l’ispettore Lawrence (Arthur O’ Sullivan) decide di svolgere le indagini in modo “alternativo”. Entra dunque in scena l’ex ispettore John Norton (Luigi Pistilli), un uomo violento e rabbioso che aveva lasciato la polizia dopo che, durante un brutale interrogatorio con annesso pestaggio, un detenuto si era tolto la vita approfittando di un suo momento di distrazione nel quale gli aveva sottratto la pistola d’ordinanza per poi spararsi in testa. Norton è vedovo e vive con l’anziana madre e la giovane figlia minorenne ma, nonostante gli anni trascorsi, non è cambiato e i suoi metodi spicci possono tornare utili per allargare quelle maglie in cui la polizia non può penetrare.
Norton aggancia in un locale Helen (Dagmar Lassander), la figlia dell’ambasciatore, ed intreccia con lei una relazione per poter seguire da vicino i movimenti di suo padre. Primo colpo di scena: nello stesso locale dove i due si conoscono si esibisce una cantante e pianista (Dominique Boschero) che è anche l’amante dell’ambasciatore. La malcapitata viene anch’essa uccisa e con le stesse modalità della prima vittima (acido + rasoiata alla gola)…
La tensione in casa Sobiesky è alle stelle: la moglie (Valentina Cortese) inveisce contro il marito rimproverandogli i continui tradimenti e lui, dal canto suo, le rinfaccia il dover mantenere Helen e anche l’altro figlio della donna Marc (Werner Pochath) che vive in Svizzera e chiede continuamente soldi. Marc, dal canto suo, è un ragazzo alquanto ambiguo e spesso si intrattiene intimamente con il segretario dell’ambasciatore…
Anche lo chaffeur Mandel sembra nascondere qualcosa e viene torchiato da John ma con scarsi risultati. L’assassino armato di acido e rasoio continuerà a colpire prima che una squallida e morbosa storia di ricatti venga alla luce…

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Cast principale:

Luigi Pistilli

Dagmar Lassander

Anton Diffring

Valentina Cortese

Dominique Boschero

Werner Pochath

Regia: Willy Pareto (Riccardo Freda)

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: New Entertainment World (Germania)

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Gianluca Podda ha detto:

    Luigi Pistilli io me lo ricorderò sempre come Grogghy di Per qualche dollaro in più e Renato Romano come il professore di ornitologia de L’uccello dalle piume di cristallo…questo film è uno dei pochi gialli in stile argentiano anni ’70 che non ho ancora visto…grazie per la segnalazione, cercherò di rimediare presto.

  2. Gianluca Podda ha detto:

    Renato Romano l’ho subito riconosciuto dal fotogramma sopra, tra l’altro ne L’uccello aveva un ruolo che sembrava quasi marginale all’inizio ma che poi alla fine si è rivelato fondamentale per la scoperta dell’assassino, dato che senza la sua “scoperta” il colpevole non sarebbe mai stato smascherato…

  3. johntrent70 ha detto:

    Su Renato Romano concordo pienamente (e, già che ci sei, se non l’hai già fatto getta un occhio anche a “Sette orchidee macchiate di rosso”)…
    Che dire, stranamente “L’iguana dalla lingua di fuoco” viene sempre poco citato (a torto) tra i gialli anni ’70 di ispirazione argentiana. Io l’ho sempre trovato molto carino e lo consiglio. 😉

  4. Gianluca Podda ha detto:

    avevo già visto 7 orchidee di Lenzi (per me uno dei gialli più belli in assoluto, considerata l’originalità del movente e la dinamica degli omicidi) e mi hai fatto ricordare il ruolo importantissimo di Romano… non c’è stato bisogno di andare a controllare mi sono subito ricordato grazie al tuo accenno che ruolo ha interpretato 🙂

  5. Gianluca P. ha detto:

    appena visto! buone le musiche di Cipriani (anche se siamo lontanissimi dalle vette raggiunte in Tentacoli per es.), movente abbastanza scontato e poco originale, per un attimo ho davvero pensato che l’assassino fosse quello indicato insistentemente dalla madre dell’ispettore 🙂 non si capisce il perchè della scelta del vetriolo nel primo omicidio (che poi sarà ripreso dal secondo assassino per i seguenti delitti), tra l’altro due uomini sono stati uccisi senza uso del vetriolo quindi resta questo buco di sceneggiatura…e ovviamente per quanto l’iguana del titolo, come si aspettavo, si trattava solo di una metafora (come i vari La volpe dalla coda di velluto, Il gatto a 9 code, la coda dello scorpione et similia), sarebbe stato più interessante se si fosse trattato di un elemento tangibile funzionale alla soluzione dell’enigma (conm ne L’uccello dalle piume di cristallo, 4 mosche di velluto grigio, 7 orchidee macchiate di rosso, Una farfalla con le ali insaguinate etc.) Comunque, ti ringrazio per avermi segnalato questo film, adesso veramente li ho visti quasi tutti. Un’ultima cosa: ho percepito da parte del regista un tentativo di carpire la dinamica degli omicidi da un altro famoso film sempre dello stesso anno (1971) di Duccio Tessari, “Una farfalla con le ali insaguinate” nel senso che anche qui abbiamo un assassino che compie il primo delitto e poi subentra il secondo assassino, però qui manca il colpo di genio della Farfalla (il secondo killer che con lo stesso modus operandi scagiona, deliberatamente, il primo). Tu nel commento precedente hai citato Le 7 orchidee di Lenzi, beh diciamo che questo film sta due spanne abbondanti sotto. Ma anche rispetto ad altri come per es. Spasmo, Gatti rossi in un labirinto di vetro etc.

  6. Al contrario di altre tue segnalazioni in materia, questo film mi ha un po’ deluso. Va bene l’ambientazione anni 70, le musiche sempre piacevoli e congeniali del bravo Cipriani, e Pistilli e la Lassander che non sono mai male. Il prodotto però, secondo il mio modesto avviso, è molto confuso e raffazzonato alla bell’e meglio. Quasi manca un filo logico, e salta di palo in frasca anche quanto ad ambientazioni. Non ho trovato grande gusto e impegno a livello di regia, con una sceneggiatura che, fosse stata trattata da un Mario Bava o un Sergio Martino, ne vrabbe prodotto una pellicola di maggior valore e caratura.

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