Le amanti del mostro (1974)

Pubblicato: 12 maggio 2018 in Horror

le amanti del mostro

Quando si combinano in maniera eccellente la genialità e l’arte di arrangiarsi con budget piuttosto risicati nascono e si realizzano progetti stupefacenti come il film di cui andiamo a parlare oggi. Protagonista di quanto affermiamo è il regista Sergio Garrone (autore interessante ma purtroppo poco prolifico) che nel 1974 mette in piedi una co-produzione con la Turchia per girare un horror gotico a Istanbul. Dal versante turco viene messo a disposizione di Garrone l’attore Ayhan Isik (acclamatissimo in patria ma pressoché sconosciuto nel resto del mondo) mentre la produzione italiana, dal canto suo, ingaggia un volto imperiale come quello di Klaus Kinski. A questo punto Garrone, autore di soggetto e sceneggiatura, propone alla produzione di trattenere la troupe per 6 settimane invece delle previste 4 di lavorazione e di fare due film anziché uno utilizzando gli stessi attori e le stesse locations. Prende corpo quindi l’idea di girare due film praticamente back to back con gli attori che, senza nemmeno cambiarsi d’abito, giravano prima le scene di uno e poi dell’altro a seconda dei casi; in alcuni frangenti Garrone arriva addirittura ad utilizzare le stesse scene per entrambi i film, servendosi di alcuni ciak scartati o semplicemente modificando il doppiaggio (assolutamente sublime è la voce di Sergio Graziani che doppia Kinski in maniera magistrale). Se non è genio questo allora non lo so…
Prende così corpo il progetto che porta ai due film gemelli “Le amanti del mostro” e “La mano che nutre la morte”. Poichè è pressochè impossibile stabilire quale dei due fosse il film iniziale che poi si è trascinato dietro anche l’altro (nessuna fonte ha mai fatto chiarezza in questo) prendiamo per buoni i dati dell’archivio Anica consultabile nel web che affida il visto censura 64152 a “Le amanti del mostro” e il 64190 a “La mano che nutre la morte”.
Accanto a Kinski troviamo la bellissima Katia Christine (qui anche nuda, a differenza dell’altro film) e due starlette niente male come Marzia Damon e Stella Calderoni (sorella di Rita, musa polselliana) mentre il gruppo dei caratteristi è composto da Osiride Peverello, Amedeo Timpani e Alessandro Perrella. Le musiche (orchestrali, interessanti e mai banali) sono affidate alla coppia composta da Stefano Liberati ed Elio Maestosi e gli effetti speciali sono opera di Carlo Rambaldi. Piccola curiosità: anche nei titoli di testa i due film si rivelano gemelli. Se nelle preistoriche versioni in vhs (della benemerita CVR) i titoli di testa appaiono bianchi su sfondo nero nelle versioni in dvd sono invece sovraimpressi ad alcune immagini in negativo colorate di rosso e di blu, identiche per entrambi i film, nelle quali è riconoscibile il volto di Kinski.
Dicevamo del genio di Garrone: ad un certo punto, per motivi non chiari (anche qui le fonti ufficiali latitano), la co-produzione con la Turchia salta (o semplicemente finiscono i soldi, chissà) e la lavorazione viene interrotta. Garrone porta comunque ugualmente a termine i film in Italia girando alcune scene in interno ma poichè intanto Kinski era già impegnato su altri set e non poteva essere richiamato utilizza al suo posto una controfigura inquadrata sempre di schiena e, al montaggio, alterna le scene girate con la controfigura con alcuni primi piani strettissimi sugli occhi spiritati dell’attore. Tutti in piedi, signori.
L’idea di girare due film in contemporanea piacerà a Garrone così tanto che ripeterà l’esperimento tre anni dopo firmando due pellicole gemelle come “Lager SSadis kastrat kommandatur” e “SS lager 5 – l’inferno delle donne”, ascrivibili al terribile filone italiano settantiano dei film shock sui campi di concentramento nazisti ispirati a “Ilsa la belva del deserto”. Ma questa e un’altra storia.
“Le amanti del mostro” differisce dal film gemello in molti aspetti, in primis il gore e lo splatter che qui sono ridotti ai minimi termini (si segnala solo l’operazione su un cagnolino morto con conseguente squartamento nel tentativo di… resuscitarlo) mentre ne “La mano che nutre la morte” le sequenze shock degli squoiamenti (soprattutto del bellissimo volto di Katia Christine) sono un bel pugno nello stomaco. Nel complesso il film risulta più debole rispetto al gemello e si regge quasi esclusivamente sulla maschera folle di Kinski che sbrocca di brutto (la specialità della casa). Tuttavia la Christine qui si vede nuda e lì no; magari a qualcuno può interessare questo dettaglio…

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Siamo nella Russia dell’800. Anjeska (Katia Christine) e suo marito, il dottor Alex Nijnsky (Klaus Kinski), si trasferiscono nella enorme villa di famiglia del padre di lei, il barone Rassimov, morto in seguito ad un fatale incidente. La coppia mostra qualche problema (i due dormono in camere separate) e sembra che, per dare il colpo decisivo a questa crisi coniugale, intervenga la conoscenza di Anjeska con il medico del villaggio Igor Walenski (Ayhan Isik) che inizia a corteggiarla in modo discreto ma piuttosto deciso. Nijnsky, uomo tormentato che soffre per il suo matrimonio infelice, scopre il diario segreto del barone Rassimov ed inizia a leggerlo: le deliranti teorie scientifiche del barone, che immaginava di poter ricreare la vita mediante un complesso sistema di scariche elettriche messo in piedi nel suo laboratorio, iniziano a sconvolgere la mente di Nijinsky. E così, dopo aver scoperto nei sotterranei il laboratorio segreto di Rassimov, lo rimette in funzione e la sua pazzia esplode definitivamente, trasformandolo in una sorta di mostro delirante che vaga per i boschi del circondario uccidendo giovani donne…

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Cast principale:

Klaus Kinski

Katia Christine

Marzia Damon

Stella Calderoni

Ayhan Isik

Osiride Pevarello

Regia: Sergio Garrone

Edizioni in dvd: Cecchi Gori

Formato video 1,85:1 anamorfico

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