I ragazzi del massacro (1969)

Pubblicato: 9 giugno 2018 in Thriller

i ragazzi del massacro

Tratto dal terzo romanzo di una quadrilogia di Giorgio Scerbanenco incentrata sulla figura di Duca Lamberti, “I ragazzi del massacro” è il primo film del genere noir/thriller diretto da Fernando Di Leo. Scerbanenco ha, in un certo senso, fatto la fortuna del compianto regista pugliese: infatti è nei suoi romanzi che Di Leo ha colto l’ispirazione per descrivere la Milano nera che così tanto e meritato successo gli ha poi fruttato al cinema (“Milano calibro 9” ne è l’esempio più eclatante).
Duca Lamberti: personaggio difficile e controverso, ex medico radiato dall’ordine per un’eutanasia non autorizzata, affianca la polizia milanese come investigatore privato e da Di Leo viene trasformato sullo schermo direttamente in commissario di polizia. In seguito ci saranno altri due film che lo vedranno protagonista (“Il caso Venere Privata” di Yves Boisset e “La morte risale a ieri sera” di Duccio Tessari). La riuscita di questo film sta, oltre che nella ferrea sceneggiatura scritta dallo stesso Di Leo con l’ausilio di Nino Latino e Andrea Maggiore, nell’ottima interpretazione di Pier Paolo Capponi proprio nei panni di Lamberti: il suo è un commissario spigoloso, cinico, pratico, che utilizza nelle indagini anche metodi poco convenzionali ma che si mostra anche aperto al dialogo e che, sotto la sua scorza dura, nasconde un’umanità poco comune che viene abilmente portata a galla da una bellissima Susan Scott (che qui fa sfoggio di eleganza e classe strabilianti) nei panni di un’assistente sociale. In una vecchia intervista a Capponi ho avuto modo di apprendere che gli era stata offerta la parte di Lamberti anche nel successivo e già citato “La morte risale a ieri sera” ma che egli l’aveva rifiutata per evitare di rimanere prigioniero del personaggio e, più in generale, della figura del commissario di polizia (Di Leo l’avrebbe voluto, sempre come commissario, anche in “Milano calibro 9”); alla fine sarà Frank Wolff a vestire i panni di Lamberti nel film di Tessari e la sua prova convincente lo porterà ad essere il commissario anche in “Milano calibro 9”. Certo non sta a me dire se la scelta di Capponi sia stata giusta; posso solo notare che, in quegli stessi anni, ha interpretato il commissario Spini ne “Il gatto a nove code” e il commissario Vismara in “Sette orchidee macchiate di rosso”
La grandezza del film è tutta nei dialoghi: Di Leo dosa sapientemente l’atmosfera dopo il pugno nello stomaco iniziale della sequenza dell’omicidio e il film si regge praticamente tutto sugli interrogatori, senza mai annoiare e tenendo sempre lo spettatore sulla corda. Interessanti e ben dosate anche le musiche di Silvano Spadaccino: il tema principale è molto romantico e sono davvero geniali gli stacchetti orchestrali sul volto dei ragazzi sospettati quando vengono convocati, uno alla volta, nell’ufficio del commissario. Da vedere.

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La sequenza iniziale del film è davvero sgradevole e quasi insostenibile: in una scuola serale di Milano, frequentata per lo più da delinquentelli e disadattati sociali con un età che varia dai 12 ai 18 anni, assistiamo all’aggressione e al massacro di una maestra da parte dei suoi stessi allievi. Il movente appare inspiegabile: una decina di ragazzi si sono scagliati senza motivo su di lei, stuprandola ed infine soffocandola, in una sorta di orgia alcolica. Già: l’unico dato certo e incontrovertibile è che i ragazzi erano tutti palesemente ubriachi in quanto avevano ingerito dell’anice lattescente, un liquore ad altissimo tasso alcolico (si parla di 85 gradi) del quale viene ritrovata una bottiglia vuota sulla scena del crimine. Ma chi ha portato la bottiglia in classe? Come è possibile che dei ragazzi, seppur sbandati, potessero maneggiare con tanta facilità un super alcolico di quella portata? Secondo il medico legale gli effetti dell’anice lattescente sono devastanti: già difficile da reggere per un bevitore abituale, è causa di sbornia quasi immediata e genera anche una forte carica aggressiva solo nel respirarne gli effluvi o bagnandosene appena le labbra. Il commissario Duca Lamberti (Pier Paolo Capponi) indaga sul caso e comincia a “torchiare” a modo suo i ragazzi: ovviamente non può mettergli le mani addosso ma tenta di ricreare la situazione respirata nell’aula al momento del delitto e quindi rovescia per terra una bottiglia del famigerato liquore e interroga i giovani con un linguaggio duro e diretto, cercando di scatenare in loro qualche reazione. Purtroppo nessuno sembra voler collaborare, tutti affermano di non ricordare niente e indirizzano le accuse verso Fiorello Grassi, un loro compagno (casualmente, è quello con la fedina più pulita). Lamberti, con l’aiuto di un’assistente sociale (Susan Scott), si guadagna la fiducia di Fiorello che comincia a fare qualche ammissione e le indagini si allargano: alcuni ragazzi più grandi si recavano nella vicina Svizzera per contrabbandare stupefacenti e sigarette e giravano molti soldi. Il delitto della maestra è stato ordito da qualcuno che si è servito di loro…

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Cast principale:

Pier Paolo Capponi

Susan Scott

Enzo Liberti

Marzio Margine

Giuliano Manetti

Regia: Fernando Di Leo

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: Rarovideo

Formato video 1,85:1 anamorfico

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