La mano spietata della legge (1973)

Pubblicato: 16 giugno 2018 in Poliziesco

la mano spietata della legge

W l’Italia e W gli anni ’70. Negli USA hanno “Il braccio violento della legge”? E allora noi rispondiamo con “La mano spietata della legge”! In verità il titolo italiano del pluripremiato film di William Friedkin è una forzatura dei distributori nostrani (il titolo originale era ed  è “The French connection”) ma non stiamo a guardare il capello… Ovviamente con questo film siamo ben lontani dai mirabolanti fasti del quasi omologo americano ma non si può certamente negare che il buon Mario Gariazzo, qui nelle vesti di deus ex machina (regista e autore di soggetto e sceneggiatura), abbia tentato il richiamo del titolo affine per far presa sul pubblico. Il risultato è un poliziesco all’italiana ancora seminale (nel 1973 il filone non era ancora esploso definitivamente) che, all’interno del genere, si mostra indubbiamente coraggioso per la quantità di violenza che snocciola senza andare tanto per il sottile.
La mano spietata del titolo è quella del commissario di ferro Philippe Leroy (in questo senz’altro precursore dei vari Maurizio Merli, Tomas Milian, Luc Merenda, Franco Gasparri, Leonard Mann etc.) che, per condurre in porto le sue indagini, adora ricorrere alle maniere forti e, durante i suoi interrogatori, elargisce senza remore selvaggi e sonori cazzottoni ai delinquenti di turno (probabilmente una simile violenza nei pestaggi resta un unicum all’interno dell’intero filone poliziesco italiano). Lo stile di Gariazzo è crudo e asciutto e la violenza non si ferma ai pugni di Leroy, soprattutto nei confronti delle donne: tre personaggi femminili e tutti e tre uccisi… Di forte impatto sono le scene dell’omicidio di Denise O’Hara, soffocata nel bagno da Klaus Kinski, e, soprattutto, la punizione ai danni del maniaco sessuale Luciano Rossi che sempre il buon Kinski castra brutalmente con l’utilizzo di una fiamma ossidrica (vedere per credere)!
Già… Klaus Kinski, signori: la sua presenza impreziosisce notevolmente la pellicola perchè la sua espressione glaciale e il suo sguardo torvo si adattano perfettamente al ruolo di killer spietato e inesorabile cucito su di lui dal regista. Curiosamente, in tutto il film, non vediamo Kinski recitare nemmeno una battuta: in sole due occasioni lo sentiamo parlare al telefono ma la sua voce è fuori campo mentre l’inquadratura è sull’altra persona con cui sta parlando. Una scelta stilistica alquanto particolare. Altra curiosità divertente: apprendiamo dagli extra contenuti nel dvd italiano che il nome del personaggio interpretato da Leroy (Gianni De Carmine) è nato per caso grazie all’attrice Silvia Monti che interpretava sua moglie. All’epoca la Monti aveva stretti rapporti con un amico di nome Gianni e, quando si ritrovava a girare, ripeteva spesso questo nome rivolgendosi a Leroy; ciò spinse il regista a chiamarlo proprio così per evitare di dover fermare ogni volta le riprese per rigirare le scene…
Accanto a Leroy e Kinski abbiamo una serie di facce “di genere” da leccarsi i baffi: Tony Norton, Guido Alberti, Fausto Tozzi, Marino Masè, il già citato Luciano Rossi, Stelio Candelli, Cyril Cusack… Un tripudio. Sul versante femminile invece segnaliamo, oltre Denise O’Hara, Pia Giancaro e la già citata Silvia Monti. La colonna sonora è affidata a Stelvio Cipriani, garanzia di qualità. Concludendo: gli amanti del poliziesco (ma non soltanto loro) avranno di che divertirsi…

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Roma. All’aeroporto di Fiumicino giunge dagli USA un killer, Joe Gambino (Lincoln Tate), col precipuo compito di uccidere un boss italo-americano ricoverato in una clinica. Travestitosi da carabiniere, il killer penetra agevolmente nelle maglie della sorveglianza e uccide il boss per poi tornarsene tranquillo tranquillo negli States. Un’impiegata dell’aeroporto, Elsa (Denise O’Hara), appresa la notizia dell’omicidio del boss dai giornali, riconosce il killer Gambino che aveva notato insieme ad un complice e si confida con la collega hostess e coinquilina Lilly (Pia Giancaro); ne parla alla polizia e la voce giunge a chi di dovere che pensa bene di farla eliminare. Lilly viene agganciata da un uomo aitante e belloccio (Marino Masè) che, dopo averla portata in un night, approfitta di un suo momento di distrazione per sfilarle le chiavi di casa dalla borsa e consegnarle al killer Vito Quattroni (Klaus Kinski). L’assassino attende il ritorno a casa di Elsa nascondendosi nel bagno e la uccide soffocandola per poi tornare al night e riconsegnare le chiavi dell’appartamento che ritornano nella borsa di Lilly senza che la donna si sia accorta di nulla. Il commissario Gianni De Carmine (Philippe Leroy), uomo dai metodi violenti e brutali, si sente imbrigliato dalla burocrazia e la sua frustrazione aumenta esponenzialmente allorquando anche Lilly viene ritrovata morta e il suo aitante accompagnatore viene spinto da Venturi (Stelio Candelli), un poliziotto corrotto, sotto un auto guidata dal solito ineffabile Quattroni. Dopo un serrato colloquio con il giudice (Cyril Cusack) che segue l’inchiesta, De Carmine ottiene ampio mandato e può finalmente utilizzare metodi più convincenti e le armi che più predilige: le mani. Mette sotto torchio Venturi pestandolo con violenza e ottiene finalmente il nome di Quattroni; l’uomo non ha la possibilità di dire altro poichè muore poco dopo, avvelenato da un caffè fattogli avere dal commissario D’Amico (Tony Norton), anch’egli corrotto… De Carmine ha ormai scoperchiato il pentolone: dietro questa catena di omicidi di testimoni scomodi si nasconde una sorta di racket delle speculazioni finanziarie in sinergia tra agenti di borsa italiani e di Wall Street. Il nostro commissario, dopo aver arrestato il collega D’Amico e lo spietato Quattroni, è sulla pista giusta ma la scia di sangue non si ferma ancora…

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Cast principale:

Philippe Leroy

Klaus Kinsky

Silvia Monti

Pia Giancaro

Cyril Cusack

Tony Norton

Regia: Mario Gariazzo

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: Shendene

Formato video 2,35:1 letterbox

commenti
  1. TheBlueShadow ha detto:

    Filmaccio (nel senso buono), bello teso. Il dvd della benemerita Shendene si vede bene ma ci vorrebbe proprio una nuova edizione

  2. Alessandro Molinari ha detto:

    Altro titolo suggeritomi e invogliatomi grazie alle tue appassionate recensioni. Un po’ grezzo secondo me, non ha la caratura e la fattura di certi polizieschi degli anni a venire. Però mi è piaciuto davvero, specie il ritmo che prende verso metà, e la sempre ammirevole bravura di Philippe Leroy.

  3. johntrent70 ha detto:

    Concordo sul grezzo, in fondo è un poliziesco seminale, il genere si stava codificando… Comunque il Leroy potentissimo ed incazzatissimo che picchia come non mai è un bel commissario. 😉

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