Inferno (1980)

Pubblicato: 23 giugno 2018 in Horror

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“Non so quanto mi costerà rompere ciò che noi alchimisti abbiamo sempre chiamato silentium; l’esperienza dei nostri confratelli ci ammonisce a non turbare le menti profane con la nostra sapienza. Io, Varelli, architetto in Londra, ho conosciuto le tre Madri e per loro ho creato e costruito tre dimore: una a Roma, una a New York e l’altra a Friburgo, in Germania. Solo troppo tardi scoprii che da questi tre punti esse dominano il mondo con il dolore, con le lacrime e con le tenebre. Mater Suspiriorum, Madre dei Sospiri, la più anziana delle tre, abita a Friburgo. Mater Lacrimarum, Madre delle Lacrime, la più bella, governa a Roma. Mater Tenebrarum, la più giovane e la più crudele, impera su New York. E io ho costruito le loro sedi oscene, scrigni dei loro segreti. Madri, matrigne che non partoriscono la vita, sorelle, signore degli orrori della nostra umanità…
Gli uomini, cadendo in errore, le chiamano con un unico, tremendo nome. Ma in principio tre erano le Madri, come tre erano le Sorelle, tre le Muse, tre le Grazie, tre le Parche, tre le Furie. La terra dove le case sono costruite diviene mortifera e pestilenziale così che gli edifici intorno, e a volte l’intero quartiere, ne maleodorano. Questa è la prima chiave per aprire il loro segreto, questa è la prima chiave. La seconda chiave per scoprire il benefico segreto delle tre sorelle è occultata nei sotterranei delle loro dimore; lì troverai l’ immagine dell’ abitante della casa. Lì è la seconda chiave. La terza è sotto la suola delle tue scarpe… Lì è la terza chiave…”

Dopo il tuffo definitivo nell’ horror puro di “Suspiria” Dario Argento si libera completamente di ogni logica narrativa e dà spazio alla sua visionarietà delirante e scatenata firmando il suo capolavoro horror e il miglior horror italiano degli anni ’80 (se non di tutti i tempi). Con stile magniloquente e barocco, Argento conduce per mano il pubblico in un autentico incubo fatto di immagini uniche e indimenticabili. Il prologo iniziale, con la voce fuori campo, introduce l’ idea di un mondo governato dal dolore, dalle lacrime e dalle tenebre impersonificate da tre Madri: lo spunto proviene da “Levana e le Nostre Signore del Dolore”, una sezione del “Suspiria de profundis” di Thomas de Quincey. In questa specifica sezione si asserisce che, oltre alle tre Parche e alle tre Grazie, esistono anche tre Dolori. Questi ultimi sono Mater Lacrimarum (Nostra Signora delle Lacrime), Mater Suspiriorum (Nostra Signora dei Sospiri), e Mater Tenebrarum (Nostra Signora delle Tenebre). Argento riprende, in un certo qual modo, il discorso di “Suspiria” ma ampliandolo e sublimandolo: alcune magie cromatiche del direttore della fotografia Luciano Tovoli (inarrivabili) vengono qui riproposte anche da Romano Albani (vedasi ad esempio i sotterranei o la scena del taxi, con il taxista che, tra l’ altro, è sempre lo stesso e cioè l’ attore-feticcio argentiano Fulvio Mingozzi) e il progetto è davvero ambizioso. Se in “Suspiria” il Male agiva a Friburgo ora l’ azione delle altre Due Madri si svolge tra Roma e New York e gli omicidi sono, se possibile, ancor più fantasiosi e spietati. Agli effetti speciali collabora Sua Maestà Mario Bava mentre il figlio Lamberto è aiuto regista, e scusate se è poco. Del cast, poi, non possiamo che dire meraviglie: si va da Eleonora Giorgi a Gabriele Lavia (che ritrova Argento dopo “Profondo rosso”), da Alida Valli (anch’ essa reduce da “Suspiria”) a Veronica Lazar, da uno spiritato Leopoldo Mastelloni ad un inquietante Sacha Pitoeff, senza dimenticare Irene Miracle e Daria Nicolodi che inizia ormai a diventare presenza fissa nei film di Argento. Forse l’ unico appunto lo si può fare sull’attore protagonista, un Leigh McKloskey piuttosto scialbo, ma nel contesto generale dell’ opera è, tutto sommato, un peccato veniale perchè le invenzioni di Argento lasciano stupefatti: una donna che si cala in apnea in un appartamento nascosto in un sotterraneo e sommerso dall’acqua con cadaveri che improvvisamente riaffiorano, una biblioteca dove un rilegatore malefico armeggia tra pignatte ricolme di colla bollente, il vetro di una porta che diventa una letale ghigliottina, uno sciancato che di notte se ne va in giro per Central Park ad affogare gatti vivi rinchiusi in un sacco di juta nei pressi degli scarichi fognari per poi cadere ed essere letteralmente divorato da orde di topi famelici prima di essere giustiziato, a ritmo di tarantella, da un improvvisato killer… Tutto questo, e molto altro ancora, è “Inferno”

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New York. Rose Elliott (Irene Miracle), una giovane poetessa americana, sta leggendo un libro scritto in latino da un misterioso alchimista scomparso nel nulla: “Le tre Madri”. Nel libro l’ autore narra di aver ideato e costruito 3 dimore maledette in 3 città diverse (Friburgo, Roma e New York) e da questi 3 punti strategici le 3 Madri, antichissime entità malefiche, dominerebbero il mondo con la loro malvagità (Mater Suspiriorum a Friburgo, Mater Lacrimarum a Roma e Mater Tenebrarum a New York). L’ autore sparge anche degli indizi su come riconoscere i luoghi dove le 3 madri opererebbero (odore nauseante e dolciastro che permea l’ intero quartiere, sotterranei che nascondono l’ immagine dell’ abitante della casa e altro) e Rose, estremamente incuriosita e spaventata, sospetta di abitare in un palazzo che potrebbe proprio rispondere ai requisiti indicati nel libro. Scrive dunque una lettera al fratello Mark (Leigh McKloskey), che si trova a Roma per studiare musica, e lo invita a raggiungerla. Si confronta con il bizzarro antiquario Kazanian (Sacha Pitoeff), uno sciancato dall’aspetto spettrale che le ha venduto il libro, ma costui minimizza e la rassicura. Sempre più intrigata da questa storia, Rose si spinge nei sotterranei del palazzo ma il mazzo delle chiavi di casa le cade dalla tasca in una pozza d’acqua alquanto profonda; con estremo coraggio la ragazza si immerge per recuperarlo e per poco non ci lascia la pelle per lo spavento poichè lì sotto c’è un appartamento sommerso con almeno 2 cadaveri scarnificati che riaffiorano e l’immagine di un quadro con la scritta Mater Tenebrarum. Rientrata miracolosamente in casa, tenta di chiamare il fratello al telefono ma la linea è disturbata; inoltre qualcuno sta cercando di introdursi nell’appartamento… Rose fugge e, dopo aver aperto una porta, si trova in un ambiente disabitato dove viene sorpresa alle spalle da qualcuno con 2 grosse mani raggrinzite e artigliate che la decapita con il vetro di una finestra.
Frattanto, a Roma, Mark riceve la lettera della sorella ma, durante la lezione al conservatorio, non riesce a leggerla perchè attratto da una misteriosa e bellissima ragazza (Ania Pieroni) che sembra sussurrargli qualcosa e gli produce una sorta di stordimento. Terminata la lezione la ragazza sembra sparita e Mark, nel tentativo di raggiungerla, dimentica la lettera di Rose. La sua compagna di banco Sara (Eleonora Giorgi) la raccoglie e la legge, rimanendo atterrita. Ormai è sera e, sotto una pioggia torrenziale, Sara si reca in taxi in biblioteca per tentare di leggere il libro delle 3 Madri. Dopo averlo trovato sente qualcuno che la chiama alle spalle… E’ ormai ora di chiusura e Sara cerca di portarsi il libro a casa di nascosto ma, mentre sta cercando l’ uscita, si imbatte nei sotterranei in un misterioso figuro (anch’ egli dalle mani vecchie, enormi e artigliate) che la aggredisce e la costringe a lasciare lì il libro. Terrorizzata, Sara rientra a casa e in ascensore fa amicizia con Carlo (Gabriele Lavia), un giornalista sportivo al quale chiede compagnia. Carlo immagina si possa prospettare una serata interessante ed accetta l’ invito di Sara di andare a casa sua. Mentre Sara sta avvisando telefonicamente Mark di essere in possesso della lettera della sorella la comunicazione si interrompe, salta la corrente elettrica e Sara e Carlo vengono barbaramente assassinati con un coltellaccio. Al suo arrivo Mark troverà nell’appartamento solo i due cadaveri ed alcuni brandelli della lettera di Rose nei quali si legge il nome del vecchio Kazanian che le aveva venduto il libro. Mark si reca dunque a New York e qui inizia la sua discesa… all’inferno…

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“Mater Suspiriorum, Mater Lacrimarum, Mater Tenebrarum…
Domine, domine dominorum tenebrae tenebrae…
Ignis vestri imagine inferorum recipiunt, animi mei delitiarum.”

Come da tradizione ormai consolidata del cinema argentiano l’uso della musica è fondamentale e, stavolta, oserei dire clamoroso. C’è un utilizzo geniale del “Và pensiero” di Giuseppe Verdi e, soprattutto, una strepitosa colonna sonora scritta da Keith Emerson. La leggenda narra che Argento, grande fan del gruppo Emerson, Lake & Palmer, abbia contattato il geniale tastierista dopo aver visto un concerto nel quale l’artista conficcava robusti coltelli tra i tasti del suo organo Hammond creando dei suoni particolarissimi. Altra leggenda metropolitana è quella secondo la quale il buon Keith, qui davvero in stato di grazia assoluto, abbia composto le sue musiche guardando le immagini del film che scorrevano in moviola. Il risultato è un connubio inscindibile tra musiche e film e chiunque conosca l’intera soundtrack non può non notare che nel disco tutti i temi del film sono in ordine rigorosamente cronologico e seguono di pari passo il montaggio temporale delle scene all’interno della pellicola. Il tema principale, composto da una melodia per solo pianoforte che poi sfocia in una mastodontica orchestrazione (con lo zampino di Godfrey Salmon) è magico e malinconico e la partitura è diventata oggetto di studio nei conservatori. Poi ci sono svariate variazioni sul tema e un brano (“Taxi ride”) che rielabora il “Và pensiero” in chiave rock prog elettronica poco dopo che lo stesso era stato ascoltato nella sua versione originale durante una lezione di musica. Non possiamo poi non ricordare il brano “Mater Tenebrarum”, dove lo stile inconfondibile di Emerson deflagra in tutta la sua potenza, con un organo da chiesa ed un coro in latino dove spicca la voce solista di Rossana Barbieri (nota anche come Linda Lee), esponente del gruppo cult Daniel Sentacruz Ensemble. Da segnalare nella colonna sonora originale la presenza di un brano (“Cigarettes, ices, etc.”) non presente nel film e, presumibilmente, scritto da Emerson per i titoli di coda (come sembrerebbe indicare il titolo: sigarette, gelati, insomma il film è finito…). In fase di mixage presumiamo che Argento abbia optato per la ripetizione della “hit” “Mater Tenebrarum”, già ascoltata durante la scoperta di Mark del segreto nascosto sotto la suola delle sue scarpe… Sublime.

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Cast principale:

Leigh McCloskey

Veronica Lazar

Sacha Pitoeff

Eleonora Giorgi

Irene Miracle

Daria Nicolodi

Gabriele Lavia

Regia: Dario Argento

Edizioni in vhs: Domovideo e CBS/Fox

Edizioni in dvd: Fox e Koch Media (Germania)

Formato video 1,85:1 anamorfico

Edizioni in blu-ray: Arrow (UK) e Koch Media (Germania)

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Escodiradoeparloancorameno ha detto:

    Il sogno (o l’incubo, se preferite) totale! Le musiche di Keith Emerson sono quanto di più bello mai scritto per un horror. Capolavoro indiscutibile!

  2. johntrent70 ha detto:

    Argento non lo sa ma con questo film ha coronato un mio sogno: vedere un suo film con le musiche di Keith Emerson. Per me l’idea che si siano sposate le immagini di un mio regista di culto assoluto con le musiche del mio compositore di culto (insieme a Mike Oldfield) rappresenta qualcosa di eccezionale… Scoprii Emerson nel 1976 con le sigle del rotocalco di RaiDue Odeon (“Honky tonk train blues” e “Maple leaf rag”), consumando letteralmente entrambi i 45 giri. Poi andai a ritroso alla riscoperta dei suoi album incisi con Lake e Palmer, album che custodisco gelosamente…
    “Inferno” è uno dei miei film preferiti di sempre anche per questo.

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