Paura nella città dei morti viventi (1980)

Pubblicato: 7 luglio 2018 in Horror

paura nella città dei morti viventi

“L’anima che anela all’eternità deve sottrarsi al giogo della morte. Tu, o viandante alle soglie delle tenebre, vieni… Dunwich”

Il clamoroso successo internazionale di Zombi 2″ “costringe” Lucio Fulci a dirigere un altro horror: glielo chiede il pubblico, glielo chiedono i produttori. Da qui partirà, in un certo senso, la sua “maledizione” e la sua fortuna, quella che lo porterà, da questo momento in poi della carriera, ad essere quasi esclusivamente confinato nel genere (e con risultati eccelsi). Con “Paura nella città dei morti viventi”, che inizialmente si chiamava semplicemente “La paura” ma che poi fu cambiato forzosamente dai distributori per sfruttare il nome di Fulci associato agli zombi, inizia il definitivo viaggio senza ritorno del regista romano nella galassia orrorifica e si inaugura una fenomenale trilogia interpretata dall’attrice inglese Katherine MacColl (composta da “Paura…”“L’aldilà”“Quella villa accanto al cimitero”) che lo porterà ad essere considerato, con giusta ragione, il “godfather of gore”.
La nuova frontiera horror degli anni ’80 sta iniziando ad indirizzarsi verso lo splatter, con frequente esposizione di interiora umane e utilizzo abbondante di sangue che schizza a profusione per shockare lo spettatore; ebbene, Fulci non si fa certo pregare e ci va giù durissimo, in una sorta di crescendo rossiniano di pellicola in pellicola, con effetti speciali clamorosi che puntano ad osare oltre l’ inosabile e a mostrare al pubblico cose mai viste prima… Chi si avvicina agli horror di Fulci si prepari quindi ad un clamoroso salto senza rete in quella che sarà una autentica girandola di morti allucinanti e spaventose. In “Paura…” la causa scatenante del delirio è il suicidio di un prete che, con la sua morte, rinnega la sua fede scatenando così il caos e l’apertura delle porte dell’inferno nella notte di Ognissanti: un’idea ambiziosa ben resa da Fulci che pesca da Lovecraft (la città immaginaria di Dunwich) e precipita con un ritmo lento e cadenzato gli spettatori nell’incubo. Curiosità: il personaggio principale interpretato da Katherine MacColl si chiama Mary Woodhouse (come la protagonista di “Rosemary’ s baby” di Polansky). Questo, inoltre, è anche il primo film nel quale l’attrice Daniela Doria inaugura la serie delle sue morti bizzarre e truculente nel cinema fulciano: sicuramente era la sua vittima preferita… Da vedere.

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Dunwich. Padre Thomas (Fabrizio Jovine) vaga tra le tombe di un cimitero e si impicca al ramo di un albero. Contemporaneamente, a New York, la medium Mary Woodhouse (Katherine MacColl), mentre è nel bel mezzo di una seduta spiritica, ha una visione di padre Thomas penzolante dall’albero e, dopo aver urlato in preda al terrore, muore sul colpo. O così sembra… Theresa (Adelaide Aste), una occultista che partecipava alla seduta, tenta di convincere lo sceriffo Russell (Robert Sampson), incaricato delle indagini, che nella morte di Mary c’è qualcosa di misterioso ma il poliziotto minimizza, ipotizzando l’utilizzo di sostanze stupefacenti da parte della donna. Anche il reporter Peter Bell (Christopher George) indaga su questi strani avvenimenti e, una volta constatata l’impossibilità di poter entrare in casa della medium perchè piantonata dalla polizia, si reca al cimitero dove la bara contenente il corpo di Mary sta per essere calata nella fossa. Un improvviso sciopero a singhiozzo degli impiegati del cimitero fa sì che la bara di Mary non venga sepolta interamente e mentre Peter si aggira tra le tombe ode dei flebili lamenti che successivamente diventano urla soffocate di terrore: Mary è ancora viva e sta urlando disperatamente. Impugnato un piccone, Peter sfonda la bara (la punta del piccone sfiora il volto di Mary più volte) e riesce a tirarla fuori…
Mary e Peter si recano dunque a casa di Theresa in cerca di risposte e Mary racconta alcuni dettagli della visione terribile che ha causato la sua morte apparente: il prete impiccato, una scritta ammonitrice su una lapide e il nome della città di Dunwich. Theresa spiega loro con sgomento che si tratta di un presagio già annunciato in un libro risalente a 4.000 anni prima: il libro di Enoch. In questo libro si annuncia l’invasione della terra ad opera dei morti che ritorneranno in vita, liberati da un evento che rappresenta la negazione della fede (il suicidio del prete, appunto); la profezia dovrebbe avverarsi nella notte di Ognissanti e mancano ormai poche ore.
Peter e Mary partono subito per Dunwich ma lì stanno già iniziando i primi strani avvenimenti: una coppia di fidanzatini (Michele Soavi e Daniela Doria) che si era appartata all’interno di una jeep è vittima di una morte orribile e bizzarra. La ragazza, dopo che le è apparsa l’immagine del cadavere impiccato di padre Thomas, inizia a piangere sangue prima di vomitare tutto il suo apparato digerente (stomaco, esofago, intestini, tutto!); il ragazzo, terrorizzato, dapprima assiste a tutta la scena cercando di fuggire dall’auto (le sicure ovviamente sono bloccate) e poi viene agguantato dalla mano di padre Thomas che gli sfonda il cranio e ne estrae il cervello…
Bob (Giovanni Lombardo Radice), un giovane disadattato con problemi mentali che conduce una vita solitaria e che sembra quasi sempre in fuga dalla realtà, deve incontrarsi con Emily (Antonella Interlenghi), una giovane ragazza che ha preso a cuore la sua situazione e vuole fargli compagnia; all’appuntamento fissato in un garage abbandonato Bob si presenta ma poi scappa via poco prima che appaia anche ad Emily l’immagine dell’onnipresente padre Thomas. Il diabolico prete uccide la ragazza spalmandole in volto una manciata di vermi… Il medico legale sosterrà che la ragazza sia morta “di paura”.
Altri avvenimenti inspiegabili continuano a verificarsi: il fratellino di Emily vede sua sorella con il volto putrefatto che lo fissa dalla finestra della sua cameretta mentre lo psichiatra Jerry (Carlo De Mejo) vede una finestra andare in frantumi e una parete sanguinare. L’ incubo di Dunwich è appena iniziato…

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Ad occuparsi della colonna sonora troviamo nuovamente Fabio Frizzi, un fedelissimo di Fulci. Se per la colonna sonora di “Zombi 2” (film originale ma indiscutibilmente legato sin dal titolo al capostipite “Zombi” di Romero) il compositore aveva composto uno score che nel sound non richiamava affatto il film del regista americano, stavolta il nostro cade in tentazione e produce un tema principale che ricalca fin troppo quello di “Zombi”. Sfido chiunque ad affermare il contrario: basta ascoltare il brano “Introduzione, paura, liberazione” di Frizzi e confrontarlo con “L’ alba dei morti viventi”, scritto dai Goblin nel 1978 per “Zombi”. Siamo praticamente ai limiti del plagio… Il resto della soundtrack, invece, è davvero molto buono e conferma Frizzi come ottimo autore di colonne sonore horror, in attesa di quello che sarà il suo capolavoro l’anno successivo: “L’aldilà”

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Cast principale:

Katherine MacColl

Christopher George

Carlo De Mejo

Giovanni Lombardo Radice

Janet Agren

Venantino Venantini

Regia: Lucio Fulci

Edizioni in vhs: Avo e Number One

Edizioni in dvd: NoShame

Formato video 1,85:1 anamorfico

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