Black cat – Gatto nero (1981)

Pubblicato: 14 luglio 2018 in Horror

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Dopo aver girato due horror decisamente estremi e ricchi di sangue come “Zombi 2” e “Paura nella città dei morti viventi”, che avevano già fatto di Fulci un riconosciuto e apprezzato conoscitore del gore, il regista romano spiazza tutti e dirige un’altra pellicola orrorifica che però si discosta nettamente dalle due precedenti in quanto di sangue e di gore ce n’è davvero pochissimo e si punta tutto sull’atmosfera e sulla tecnica registica (qui davvero ad altissimi livelli). Il punto di partenza è il racconto “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe, completamente rivisitato dallo sceneggiatore Biagio Proietti che ne propone una rilettura totalmente diversa rispetto all’originale (l’unica cosa fedele al racconto possiamo dire che è solo il finale). La sceneggiatura piace molto a Fulci proprio per questa sua diversità e il progetto prende corpo dopo due mesi dal termine delle riprese di “Paura…”. Purtroppo il grande pubblico non apprezzerà questa inversione di rotta di Fulci, costringendolo in pratica a ritornare agli horror più truculenti già a partire dal successivo, incredibile, “L’aldilà”, ed è un vero peccato perchè il suo gatto nero è un’opera dalla splendida atmosfera, ricca di spunti originali e trasuda pura tecnica cinematografica ad ogni fotogramma (splendida la fotografia del fido Sergio Salvati), con acrobazie incredibili della macchina da presa (su tutte le soggettive del gattone riprese dal basso) che andrebbero studiate nelle scuole di cinema. Molto interessante è il rovesciamento della prospettiva rispetto al racconto originale legata al rapporto di odio che lega il padrone al suo gatto, gatto che qui diventa strumento del male al suo servizio per compiere omicidi dei quali nessuno lo sospetterà…
Protagonisti principali sono l’algida Mimsy Farmer, sempre a suo agio nei panni di donna perseguitata (da “4 mosche di velluto grigio” a “Il profumo della signora in nero” a “Macchie solari”) e indubbiamente icona del thrilling italico anni ’70 cui si aggiunge, soprattutto, un incredibile Patrick Magee che, nonostante i vari ostacoli durante la lavorazione del film dovuti ai suoi noti problemi di alcolismo che spesso lo riducevano in condizioni impresentabili, spiana completamente il resto del cast. Cast che viene completato da altre facce “di genere” care a Fulci (e ricorrenti) come Al Cliver, David Warbeck, Dagmar Lassander e Daniela Doria (che dopo l’atroce fine di “Paura…” continuerà ad essere la vittima preferita negli horror fulciani, finendo uccisa e straziata nei modi più brutali possibili).
A conferire l’ultimo tocco di pura classe al film entra in scena in maniera determinante la magnifica colonna sonora di Pino Donaggio (sempre al top), soundtrack, purtroppo, ancora oggi inedita (ma perchè?!). Da vedere.

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In un piccolo villaggio inglese vive il dottor Miles (Patrick Magee), un anziano medium piuttosto strampalato che la popolazione del posto ha del tutto emarginato. L’uomo, con una serie di apparecchi e registratori, si reca spesso di notte al cimitero e, ponendo un microfono sulle tombe, registra le voci dei morti che poi decifra nella solitudine della sua enorme villa dove vive insieme al suo gatto nero. La fotografa americana Jill Travers (Mimsy Farmer) sta completando un servizio fotografico sulle antiche tombe di un cimitero sotterraneo e trova un microfono su una tomba; parlando dell’accaduto in un pub le viene rivelato da un uomo ubriaco (Bruno Corazzari) che il microfono non può che appartenere al prof. Miles e la donna fa a fargli visita. Affascinata dalla figura di quest’uomo che le parla del bene e del male e del potere della mente, subisce un tentativo di ipnosi che viene però interrotto dal gatto nero che aggredisce il suo padrone graffiandolo in modo importante.
Intanto il villaggio è scosso dalla scomparsa di una coppia di fidanzati, Stan e Maureen (Daniela Doria); ad indagare sull’accaduto giunge l’ispettore Gorley (David Warbeck) di Scotland Yard, uomo brillante che sfreccia a tutta velocità a bordo di una potente moto e si becca come benvenuto una multa per eccesso di velocità ad opera di un solerte sergente di polizia (Al Cliver). La polizia non cava un ragno dal buco e allora la madre di Maureen (Dagmar Lassander), che un tempo era stata amante di Miles, chiede all’uomo di utilizzare le sue doti medianiche per ritrovare la figlia. Miles si concentra stringendo in mano un anello di Maureen e indica il luogo dove si trovano i due ragazzi, ormai morti: si tratta di una rimessa per le barche con una camera a tenuta stagna situata su un lago dove i due giovani si erano appartati. La chiave viene ritrovata all’esterno, sul telone di una barca; chi poteva essere così piccolo da introdursi nella stanza (c’è una piccola rottura in un angolo di una grata) e portare fuori la chiave dopo aver tranciato i cavi dove passava l’ossigeno, condannando così a morte la coppietta per soffocamento? Nel condotto dell’aria si notano le impronte di un gatto…
Ma gli omicidi non sono terminati: l’uomo che aveva parlato a Jill del microfono di Miles viene inseguito dal gatto nero e muore dopo essere stato spinto dal malefico felino su un asse sospesa nel vuoto dalla quale poi precipita su alcuni spuntoni di ferro acuminati… La madre di Maureen muore nell’incendio della sua casa, provocato dal gatto, e l’ispettore Gorley viene anch’egli aggredito dal temibile micione…

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Cast principale:

Mimsy Farmer

Patrick Magee

David Warbeck

Dagmar Lassander

Al Cliver

Regia: Lucio Fulci

Edizioni in vhs: Domovideo

Edizioni in dvd: I.I.F. e Arrow (UK)

Edizioni in blu-ray: Arrow (UK)

Formato video 2,35:1 a anamorfico

commenti
  1. Givannagio Pagliarulo ha detto:

    Interessante… e questo lo devo vedere subito 😬

  2. Escodiradoeparloancorameno ha detto:

    Vhs Domovideo e ricordi d’infanzia che riaffiorano. Questo è stato Il mio primo horror fulciano, da amare e basta. Concordo sulla colonna sonora di Pino Donaggio: la cerco da sempre ma è una chimera.

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