Ligabue (1977)

Pubblicato: 20 ottobre 2018 in Drammatico, Televisione

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Questo sceneggiato televisivo del 1977 suddiviso in 3 puntate della durata di circa un’ora ciascuna, ispirato alla vita e alle opere del pittore italiano Antonio Ligabue, porta la firma in sceneggiatura di Arnaldo Bagnasco e, soprattutto, di Cesare Zavattini, pittore ma anche scrittore e poeta; non a caso è proprio da un suo poemetto (“Toni Ligabue” del 1967), dedicato all’artista, che nasce l’idea di portare sullo schermo la storia di Ligabue.
Premessa: per chi scrive, da sempre, l’unico e solo Ligabue degno di nota è il pittore e non il cantante Luciano da Correggio, assurto al successo dagli anni ’90…
Ora torniamo alle cose serie: leggendo le cronache e la biografia di Ligabue va detto che l’impresa di farne una riduzione televisiva non deve essere stata facile, vuoi per il periodo storico piuttosto lungo che abbraccia (dal 1920 al 1965), vuoi per la difficoltà di trasporre sullo schermo un personaggio così complesso. E qui entra in ballo la capacità recitativa dello strepitoso attore protagonista Flavio Bucci che si dimostra un autentico e clamoroso mostro di bravura: Bucci, infatti, si trasfigura completamente e fornisce un’interpretazione incredibile che lascia semplicemente stupefatti. Al di là della trasformazione e di una certa somiglianza anche fisica con l’originale (certamente il trucco ha la sua importanza), ciò che colpisce è la sua immedesimazione nell’universo folle del bizzarro pittore. Ma quanti premi avrebbe meritato?! Oltre a non aver mai visto niente del genere riteniamo che nessuno potrà mai uguagliare tale unicità e grandezza.
Una versione “corta” dello sceneggiato è stata anche presentata nel 1977 al “Festival del film nel mondo” di Montreal, dove Bucci vinse il premio per la migliore interpretazione maschile (e vorrei vedere!), mentre invece in Italia l’attore torinese non ha ricevuto nemmeno la lontana ombra di un riconoscimento… Anzi, proprio sull’onda di quel successo, la versione corta è circolata brevemente anche nei nostri cinema.
Ottima anche la regia di Salvatore Nocita, dal taglio volutamente quasi documentaristico; il suo più grande merito è quello di aver lasciato andare a briglia sciolta il talento scatenato del grande Bucci, qui nel ruolo della vita senza dubbio alcuno (a tratti sembra davvero posseduto dallo spirito di Ligabue). E ottime anche le musiche del maestro Armando Trovajoli, con un sigla iniziale cult talmente inquietante che da bambino è riuscita a regalarmi qualche notte insonne…
Il cast è piuttosto notevole, con nomi del calibro di Alessandro Haber, Giuseppe Pambieri, Pamela Villoresi, Andrea Ferreol e Renzo Palmer più altri caratteristi come Enzo Robutti, Franco Odoardi e una giovane Marisa Laurito. Inutile dire che vengono tutti spazzati via dal mostruoso Bucci, strabiliante mattatore a tutto campo. Dopo averlo visto non lo dimenticherete mai più. Imperdibile.

1° PUNTATA:

1919. Il ventenne orfano Antonio (Flavio Bucci), espulso dalla Svizzera dopo una denuncia da parte della sua famiglia affidataria, viene condotto a Gualtieri, paesino del basso reggiano e luogo d’origine del suo patrigno, Bonfiglio Laccabue. Antonio lo odia in quanto lo ritiene colpevole della morte di sua madre (cui avrebbe dato da mangiare carne guasta) e pertanto pretende di farsi chiamare Ligabue e non Laccabue. Antonio parla poco l’italiano e, dopo aver visto il ricovero per vecchi dove avrebbe dovuto alloggiare, scappa per tentare di tornare in Svizzera; dopo aver percorso qualche km seguendo le rotaie del treno desiste dal suo intento ed inizia ad inserirsi nel paese lavorando come operaio e muratore. Purtroppo il suo carattere introverso e i suoi atteggiamenti strambi lo rendono lo zimbello dei compagni di lavoro; solo uno di loro, Cachi (Alessandro Haber), lo tratta come un vero amico e persona normale. Gli altri, invece, gli fanno terribili scherzi e arrivano perfino a nascondergli degli escrementi nella minestra. Dopo questo episodio Ligabue lascia il lavoro e si ritira in una capanna sul fiume Po, vivendo immerso nella natura e nei boschi. Di tanto in tanto sbuca fuori per spiare le lavandaie (che lo chiamano “il tedesch”) che fuggono spaventate ma anche divertite: Toni (tutti ormai lo chiamano così) è considerato un matto ma non pericoloso.
Sono passati 7 anni. Un cercatore di tartufi (Fausto Tommei) è il primo in assoluto a cogliere il talento di Ligabue, avendo visto alcuni alberi da lui dipinti e decorati: in città è giunto un circo e il proprietario è alla ricerca di qualcuno che esegua un ritratto del suo leopardo da esporre sul tendone. Ligabue esegue il lavoro e viene molto apprezzato…

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2° PUNTATA:

Una notte Ligabue si reca in paese, dà fuoco a degli sterpi per riscaldarsi e con la carbonella dipinge sui muri delle scrofe con al centro il suo autoritratto. La cosa viene notata dal pittore Marino Mazzacurati (Giuseppe Pambieri) che va a fargli visita alla capanna e gli porta una tavolozza, dei pennelli e dei colori. Mazzacurati vede in lui un grande talento e lo esorta a tirarlo fuori, invitandolo a casa sua a pitturare e mettendogli a disposizione tutto l’occorrente (olii, tempere, pastelli e quant’altro). Dopo l’iniziale e scontroso rifiuto, Ligabue si reca a casa del pittore e tra i due si crea una sincera amicizia.
Vista la sua propensione alla solitudine, a Toni viene data sistemazione all’interno di una serra nei pressi dell’abitazione di Mazzacurati; è il luogo perfetto dove lo strampalato artista è libero di esprimere il suo talento. Di tanto in tanto i bambini vanno a spiarlo dietro le vetrate trasparenti e, una volta sorpresi, scappano via. Solo una bambina, Elba, sembra non aver paura di lui. Fatalità: proprio Elba morirà in seguito ad un incidente domestico (le si rovescerà addosso il paiolo della polenta provocandole gravissime ustioni). Toni, colpito dalla tragedia, farà un bellissimo ritratto di Elba e lo regalerà a sua madre.
Mazzacurati, intanto, convola a giuste nozze con la fidanzata Pia (Pamela Villoresi); Toni, invitato al matrimonio, declina l’invito ma spia da lontano gli sposi all’uscita dalla chiesa.
L’incontro fortuito con il patrigno Bonfiglio, anch’egli rimpatriato dalla Svizzera e destinato al ricovero per anziani dove inizialmente doveva finire anche lui, scuote Toni e lo spinge a comportamenti folli che portano ad un suo ricovero in manicomio…

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3° PUNTATA:

A Toni, una volta dimesso dal manicomio, viene consigliato un soggiorno a Guastalla, dove continua a dipingere e dove i suoi quadri vengono notati e apprezzati sempre di più. Dopo un diverbio con un acquirente (Franco Odoardi) che, invece di pagarlo in moneta, lo aveva portato in una casa di tolleranza per farlo andare con una donna (Toni era andato via furibondo perchè la prostituta – Marisa Laurito – lo aveva invitato a lavarsi prima di “consumare”), Ligabue torna nella sua capanna alla foce del Po.
Un altro diverbio con un soldato tedesco (Max Turilli) che non gradiva il ritratto fattogli da Toni (diverbio conclusosi con la rottura di una bottiglia sulla testa del soldato) lo fa finire nuovamente al manicomio; ne uscirà nel 1943, con la caduta di Mussolini.
Un giorno Cachi comunica all’ignaro Ligabue che ha vinto un premio ad una mostra a Reggio Emilia: alla premiazione Toni riceve una medaglia d’oro. Ed è solo l’inizio: i giornali iniziano a parlare di lui e del suo notevole talento pittorico e i suoi quadri aumentano di valore in maniera esponenziale. La critica si divide: è un semplice pittore naif o un artista più importante?
Nel 1957 una piena del fiume Po rende inagibile la sua capanna ma ormai il nostro sta iniziando a guadagnare bene con i suoi quadri e può permettersi di alloggiare in un piccolo alberghetto: compra vestiti nuovi, una moto e anche un automobile con autista. Sembra che la vita lo stia ripagando di tutte le amarezze e Toni trova anche il coraggio di chiedere la mano della figlia dell’albergatrice, Cesarina (Andrea Ferreol), che però lo respinge.
Dopo aver presenziato ad un’altra mostra dei suoi quadri, ormai quotatissimi, Ligabue viene colto da una paralisi al braccio destro, quello “buono” che utilizzava per dipingere; finirà la sua vita in un letto di ospedale nel 1965 con accanto il fedele amico di sempre, Cachi. Il funerale in pompa magna, con tanto di commosso ed ipocrita discorso del sindaco di Gualtieri (Renzo Palmer), consacrerà Ligabue come artista finito ed eccellenza del paese.

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Cast principale:

Flavio Bucci

Giuseppe Pambieri

Pamela Villoresi

Alessandro Haber

Andrea Ferreol

Renzo Palmer

Regia: Salvatore Nocita

Edizioni in dvd: Rai Trade

Formato video 1,33:1 full frame

commenti
  1. Francesco ha detto:

    Salvatore nocita ha lavorato soprattutto come documentarista in televisione. Oltre Ligabue resta però un altra sua perla indimenticabile: I Promessi Sposi più belli di sempre. Trasposizione storica e scenica eccellente e con un cast stellare:SORDI,LANCASTER,NERO ABRAHAM MURRAY,CARY CADY, DANNY QUINN e colonna sonora di Morricone. Indimenticabile

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