Tenebre (1982)

Pubblicato: 27 ottobre 2018 in Giallo

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“L’impulso era diventato irresistibile. C’era una sola risposta alla furia che lo torturava. E così commise il suo primo assassinio. Aveva infranto il più profondo tabù e non si sentiva colpevole né provava ansia o paura, ma libertà. Ogni ostacolo umano, ogni umiliazione che gli sbarrava la strada poteva essere spazzato via da questo semplice atto di annientamento: l’OMICIDIO.”

Dopo essersi tuffato a capofitto nell’horror puro e scatenato di due capolavori come “Suspiria” e “Inferno” (un perfetto dittico orrorifico stregonesco-alchemico che in seguito si è voluto trasformare in trilogia aggiungendovi un deprecabile e inutile terzo capitolo uscito nelle sale nel 2007), Dario Argento ritorna al thriller, genere cui egli stesso aveva donato nuova linfa all’inizio degli anni ’70. Non si tratta però di un banale ritorno all’antico: “Tenebre” è una pellicola incredibilmente moderna che fonde gli stilemi gialli “classici” argentiani (l’assassino con guanti neri di pelle, le immagini in soggettiva, i respiri affannosi, le telefonate minatorie con voci camuffate, il trauma sepolto nel passato che scatena la follia) con la tendenza horror che il regista romano aveva sviluppato nei suoi 2 ultimi lavori, ovvero quella dello splatter. Si tratta quindi di un thriller iperviolento nel quale i delitti diventano delle verie e proprie feste di morte, coreografate nei minimi dettagli e con il sangue che schizza copioso (le armi utilizzate dal killer sono un rasoio e un’ascia e il body count si ferma a ben 11 vittime). Inoltre, per una precisa scelta stilistica, il film, a dispetto del titolo, è incredibilmente luminoso (e qui Luciano Tovoli si conferma un direttore della fotografia straordinario) e quasi tutti gli omicidi avvengono in situazioni estremamente illuminate (uno addirittura in pieno giorno in una piazza affollata!). Le tenebre cui si allude nel titolo sono in realtà quelle interiori dell’animo umano, in particolare quelle dello psicopatico assassino che tenta di eliminare i comportamenti devianti e la perversione umana erigendosi a giustiziere moralizzatore ed eliminando alcune categorie di persone che egli ritiene corrotte (cleptomani, lesbiche, prostitute)…
Argento si diverte con il pubblico seminando, nella prima parte, tracce e indizi che potrebbero facilmente condurre all’identificazione del colpevole ma poi sovverte tutto nella seconda parte con un epilogo che onestamente pochi possono prevedere, regalandoci perfino un doppio finalone da brivido (copiatissimo in seguito da Brian De Palma nel suo “Raising Cain (Doppia personalità)”.
L’incipit è un chiaro omaggio al film di Mario Bava “Gli orrori del castello di Norimberga”: anche lì abbiamo un signore che si chiama Peter (lì era Kleist, qui è Neal) che arriva in aeroporto con una borsa da viaggio e che viene chiamato al banco informazioni (i dialoghi sono identici!). Girato prevalentemente a Roma, il film si avvale (una tantum!) di una sceneggiatura di ferro che inchioda alla poltrona, di un ottimo cast internazionale (ricordiamo un ottimo Anthony Franciosa, il sempre cinico John Saxon e il gelido John Steiner) e della compartecipazione di alcuni attori italiani di buon livello (Daria Nicolodi, divenuta ormai presenza fissa nei film del marito, le emergenti Ania Pieroni e Veronica Lario e soprattutto il bravissimo Giuliano Gemma). Bellissimo.

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Lo scrittore americano di romanzi gialli Peter Neal (Anthony Franciosa) è in partenza da New York per Roma per siglare un importante contratto e per una serie di interviste; in Italia è molto amato e il suo ultimo libro, “Tenebrae”, sta letteralmente spopolando ed è in vetta alle classifiche di vendita da 6 settimane. Purtroppo tra i suoi estimatori ce n’è uno un po’ particolare, ovvero un pericoloso maniaco assassino. La sua prima vittima è una cleptomane (Ania Pieroni) che aveva collezionato una serie di condanne per furti in grandi magazzini e che aveva rubato proprio una copia di “Tenebrae”: la poveretta, per punizione, viene sgozzata e soffocata con alcune pagine del libro. All’arrivo nella sua residenza romana Peter Neal trova ad attenderlo il capitano di polizia Germani (Giuliano Gemma), anch’egli suo ammiratore e appassionato di libri gialli, che indaga sull’omicidio della ragazza avvenuto poche ore prima; Peter non conosce la vittima e non sa spiegarsi il motivo che abbia spinto il folle ad utilizzare in quel modo improprio il suo libro. Sul pavimento dell’appartamento viene anche ritrovata una lettera anonima fatta passare sotto la porta proprio dal maniaco; nella lettera c’è una frase tratta da “Tenebrae” e, dopo qualche minuto, l’assassino stabilisce un contatto ancora più diretto con Neal telefonandogli da una cabina telefonica situata di fronte al palazzo, utilizzando una voce artefatta. Precipitatosi in strada, il capitano Germani non riesce a bloccarlo.
Peter inizia a partecipare ad una serie di incontri con la stampa romana ed è anche ospite di una trasmissione televisiva condotta dal critico Cristiano Berti (John Steiner) che di dichiara un suo fervente ammiratore e si confronta con Peter su argomenti complessi ponendo ossessivamente l’accento sui comportamenti deviati e aberranti che possono scuotere la società. Intanto l’assassino torna a colpire: sotto le sue implacabili rasoiate stavolta finiscono due giovani lesbiche, sorprese all’interno della loro abitazione. Anche dopo questo delitto viene recapitata a Peter una lettera anonima (con la frase “Sic transit gloria lesbi”). La terza vittima è una prostituta, anzi dovrebbe esserlo; mentre, nella notte fatale, il killer sta per adescarla si ricorda di aver lasciato le chiavi di casa attaccate ad una porticina sul retro della sua villa e torna indietro. Nel frattempo la giovane Maria (Lara Wendel), figlia del portiere dello stabile in cui abita Neal, sta tornando a casa a piedi dopo un litigio col fidanzato ma viene inseguita da un ferocissimo dobermann che tenta di aggredirla e quindi, dopo aver scavalcato un cancello, si rifugia proprio in casa dell’assassino. La giovane, una volta dentro, trova le prove dei crimini commessi (foto delle vittime, archivi personali e quant’altro) ma si trova anche di fronte al maniaco che, frattanto, era rincasato precipitosamente. La poveretta finirà uccisa a colpi d’ascia e il suo corpo sarà ritrovato in zona Eur, a pochi isolati di distanza.
Neal, che si sente sempre più coinvolto nella vicenda, cerca di raccogliere tutte le informazioni possibili e si diletta a fare il detective: spigolando tra i nomi della sua agenda insieme alla sua segretaria Anne (Daria Nicolodi) e al giovane Gianni (Christian Borromeo), un autista messogli a disposizione dal suo agente (John Saxon), scopre che il critico Cristiano Berti abita anch’egli all’Eur…

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Argento, dopo lo strepitoso intermezzo di Keith Emerson in “Inferno”, pensa di affidare nuovamente la colonna sonora di un suo lavoro ai Goblin che tanta fortuna gli avevano portato sia in “Profondo rosso” che in “Suspiria”. In quel momento dei Goblin però era rimasto ben poco: il tastierista Claudio Simonetti e il chitarrista Massimo Morante avevano intrapreso carriere soliste e il batterista Antonio Marangolo era attivo come session man e suonava stabilmente con i New Perigeo, con Pino Daniele e altri artisti. Restava soltanto lo storico bassista Fabio Pignatelli che aveva tenuto il nome e il marchio Goblin ma in pratica aveva fondato una band nuova di zecca con la quale aveva inciso l’album “Volo”. Argento però vuole i Goblin nella loro formazione originaria e, grazie alla sua amicizia con Claudio Simonetti, riesce a coinvolgere nel progetto prima Fabio Pignatelli e poi Massimo Morante; messe da parte le incomprensioni personali e professionali i tre tornano a lavorare nuovamente insieme e, per evitare beghe legali con la nuova casa discografica di Morante, firmano la colonna sonora non come Goblin ma con i loro 3 cognomi (Simonetti, Pignatelli, Morante). Manca il batterista Marangolo e la sua assenza si nota indubbiamente ma Simonetti tenta di sopperirvi con le percussioni delle sue tastiere elettroniche e il risultato è comunque soddisfacente. La soundtrack è senz’altro riuscita e interessante e rappresenta un intelligente punto d’incontro tra le sonorità classiche e rockeggianti di Pignatelli e Morante e la dance elettronica che caratterizzava Simonetti in quel periodo: il tema principale, con la voce distorta dal vocoder che ripete continuamente “pau-u-ra, pau-u-ra” diventerà addirittura una hit da discoteca!

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Cast principale:

Anthony Franciosa

Daria Nicolodi

John Steiner

John Saxon

Veronica Lario

Giuliano Gemma

Ania Pieroni

Lara Wendel

Regia: Dario Argento

Edizioni in super 8: pirata (6 bobine da 180 mt)

Edizioni in vhs: Mondadori

Edizioni in dvd:

Anchor Bay (USA): formato video 1,85.1 letterbox

Medusa: formato video 1,85:1 anamorfico

Edizioni in blu-ray: Arrow (UK)

Formato video 1,85.1 anamorfico

 

commenti
  1. Sep ha detto:

    Mah, non mi e’ mai piaciuto. Forzato, ripetitivo, colonna sonora scadente. Bellissimo invece il contesto cittadino.
    Tutto IMHO ovviamente.

    • Gianluca Podda ha detto:

      proprio la colonna sonora non direi….è una delle migliori di Simonetti (assieme a quella di Morirai a mezzanotte del regista Lamberto Bava), seconda solo a quella di Profondo rosso…una musica che ti entra dentro, la ascolti una volta e non te la dimentichi più.

  2. johntrent70 ha detto:

    Ripetitivo proprio non direi: già solo l’idea del finale… Allora De Palma (che pure adoro) cos’è?
    Stiamo parlando di Argento nel pieno della creatività e di uno dei suoi titoli più riusciti. Non scherziamo. 😉

    • Gianluca Podda ha detto:

      il motivetto pauura ci ho misi un po’ a interpretarlo, non fu facile…sentivo solo a-u-u-u-a a-u-u-u-a

    • Sep ha detto:

      Imho, con Tenebre inizia l’inarrestabile fine artistica di Argento,che prova ad impegnarsi in un thriller pieno di cliche” tentando di depistare i fan dopo il fantastico delirio di Suspiria (e Inferno, ma che sembra un’opera a se..). A partire dai protagonisti, che appaiono piuttosto ridicoli nel loro essere stereotipi del tempo fino troppo marcati. E, aggiungo, effetto voluto dallo stesso Argento come piu’ volte dichiarato dallo stesso. Io, e ripeto IO, l’ho sempre trovato appunto banale, scontato, e per nulla originale. Forse gli omicidi si salvano. Cosi’ come il fantastico ensamble cittadino. Ma nulla di piu’. E aggiungo ancora, per rispondere a Gianluca, che l’OST e’ veramente scadente. Il main theme e’ un motivetto da danceflorr di quegli anni che Moroder l’avrebbe reso da Oscar. Sempre e ovviamente, IMHO 🙂

  3. Gianluca Podda ha detto:

    quante volte avrò visto questp film? ^_^ il leit motiv pau-u-ra pau-u-ra che accompagna la macchina da presa mentre l’assassino cerca di trovare un varco per entrare nel caseggiato ed uccidere le due lesbiche è entrato nella leggenda del cinema giallo…e che dire del barman che gli mette sul banco (come se nulla fosse) la pastiglia? O di John Saxon che gli sorride in piazza in mezzo alla gente prima di venire pugnalato tra la folla? O delle mitiche scarpette rosse? (qui Argento ha ripreso un po’ la scena de L’etrusco di Crispino, quando la donna gli scaraventa addosso una scarpa, scena enfatizzata da una ottima soggettiva)

    • johntrent70 ha detto:

      Le innumerevoli re-visioni non si contano…. La scena con la camera Louma che, senza stacchi di montaggio, sale dal piano terra della villa e va su in alto per ridiscendere dall’altro lato per mostrarci l’assassino che sta forzando la serranda per entrare è clamorosa per la sua bellezza: tensione che cresce e musica del trio Pignatelli/Morante/Simonetti a tutto volume… Hai notato il dettaglio delle scarpe rosse che pochi hanno colto (“L’etrusco uccide ancora” è bellissimo). 😉

  4. Gianluca Podda ha detto:

    e la scena del dobermann che insegue la ragazza….o della ex moglie di Berlusconi che perde il braccio (amputato) mentre aspetta l’assassino vicino alla finestra con la pistola in mano….o dell’alibi che si crea dandosi la pietrata in testa da solo….gran film insomma, nella mia personalissiima classifica dei film di Argento lo metto al 4° posto (conteso da Suspiria) dopo profondo rosso, le 4 mosche e l’uccello….

  5. Gianluca Podda ha detto:

    molto suggestiva anche la scena chiave della spiaggia (con l’allora celebre Eva Robins)….con quella bella e delicata melodia. La scena iniziale in cui lui legge le prime pagine del suo libro si ispira molto a quella di Giornata nera per l’ariete, film di 11 anni prima (in cui l’assassino registra su un nastro i suoi folli pensieri)

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