Tre passi nel delirio (1968)

Pubblicato: 3 novembre 2018 in Horror

tre passi nel delirio

“Orrore e fatalità hanno imperato in ogni tempo. Perchè dunque segnare una data alle storie che devo raccontarvi?”

La visionarietà di Edgar Allan Poe è stata portata sugli schermi cinematografici da molti registi; su tutti va senz’altro citato Roger Corman e il suo ciclo di 7 pellicole (girate tra il 1960 e il 1964), con Vincent price protagonista, ispirate ai celeberrimi racconti del terrore dello scrittore americano. Non c’è dubbio alcuno che la sua produzione così ricca, visionaria (soprattutto quella dell’orrore e del fantastico) e scatenata sia stata fonte preziosissima alla quale abbeverarsi per cineasti di ogni dove (Italia compresa, naturalmente). Oggi noi vogliamo disquisire di una co-produzione italo-francese, una pellicola corale che vede 3 registi confrontarsi con 3 storie di Poe nella classica formula del film ad episodi. La durata media di ogni singolo mediometraggio si attesta intorno ai 40 minuti e a noi interessa particolarmente soffermarci sul terzo segmento, firmato dal nostro Federico Fellini (anche se non è il migliore del lotto), mentre i primi due episodi portano la firma dei due registi francesi Roger Vadim e Louis Malle. Si tratta di un autentico classico che da bambino è stata una delle visioni più belle e frequenti regalate dai canali RAI… Imperdibile.

1° episodio: METZENGERSTEIN (regia Roger Vadim)

“Metzengerstein” fu il primo racconto pubblicato da Poe; immaginiamo quindi che il regista Roger Vadim non l’abbia scelto a caso. Vi si narrano le “prodi” gesta della capricciosissima contessa Frederika di Metzengertein (Jane Fonda), ultima discendente di una nobile casata germanica. Dopo essere divenuta erede universale del patrimonio Metzengerstein, è tornata a vivere nel castello dove aveva trascorso la sua infanzia e ora è dedita ad una vita completamente dissoluta: feudataria viziosa e depravata, ospita continuamente nel suo castello orde di amici pervertiti che trascorrono il tempo tra orge spudorate e gozzoviglie di ogni tipo. Il caso vuole che il suo castello confini con quello della famiglia Berlifitzing, famiglia con la quale i Metzengerstein si erano imparentati e con i quali è in corso una faida sanguinosa da anni. Anche i Berlifitzing hanno un ultimo discendente, il taciturno barone Guglielmo (Peter Fonda), cugino di Frederika, che trascorre le sue giornate in solitudine, curando i suoi cavalli e cacciando nei boschi circostanti. Di tanto in tanto Frederika va a sbeffeggiarlo e insultarlo da lontano ma Guglielmo la ignora. Un giorno, mentre passeggia nel bosco, Frederika resta intrappolata con la caviglia in una tagliola ed è proprio Guglielmo ad aiutarla. La capricciosa fanciulla comincia a nutrire un’attrazione per il cugino e lo invita al suo castello ma Guglielmo rifiuta poichè non ha alcuna intenzione di partecipare alle sue aberrazioni. Respinta, irritata e offesa, la terribile ragazza incarica un suo sgherro di bruciare la scuderia del cugino per vendetta e Guglielmo muore durante l’incendio nel tentativo eroico di portare in salvo i suoi cavalli. Dopo pochi istanti esce dalla scuderia un meraviglioso stallone nero imbizzarrito che galoppa fino al castello di Frederika; nessuno riesce ad avvicinarglisi e a mettergli le mani addosso. Si farà toccare solo da lei…

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2° episodio: WILLIAM WILSON (regia Louis Malle)

Ottimo episodio firmato da Louis Malle, sicuramente il migliore e più coinvolgente del trittico. La coppia Alain Delon / Brigitte Bardot è assolutamente esplosiva: lui è inquietante e luciferino e lei è di una bellezza disarmante. Il lento crescendo che sfocia nella lunga partita a carte (nella quale fanno capolino le mani del “nostro” Tony Binarelli) mantiene sempre alta la tensione e la curiosità dello spettatore…
Un uomo in divisa sta correndo disperato prima di rifugiarsi in una chiesa, come se cercasse di fuggire a qualcuno o qualcosa. Si chiama William Wilson (Alain Delon) e chiede al prete (Renzo Palmer) di confessarsi, pur non essendo cattolico. In realtà Wilson cerca solo qualcuno con cui parlare e con cui condividere la sua allucinante storia. Ed ecco che inizia il suo racconto: fin da ragazzo Wilson era cresciuto da solo, abbandonato dai genitori in un collegio. Ciò aveva sviluppato in lui una forte carica aggressiva che lo aveva reso temutissimo e rispettato da tutti i suoi compagni. Chi si ribellava a lui o non riconosceva la sua “autorità” poteva subire terribili vendette. Un giorno, però, era giunto in collegio un bambino che si chiamava William Wilson come lui e che lo contrastava, minando così le sue certezze e il suo ruolo di potere. Una notte, giunto al culmine dell’ esasperazione, Wilson aveva aggredito il rivale nel sonno e i due erano finiti espulsi. Dopo molti anni, iscrittosi alla facoltà di medicina, Wilson aveva organizzato uno dei suoi terribili “scherzi”: negli anni il suo sadismo si era accentuato e ora aveva rapito una ragazza (Katia Christine) che voleva sottoporre ad una seduta di anatomia, asportandole il cuore… ma da viva. Con la ragazza terrorizzata distesa sul tavolaccio della sala di anatomia e con un pubblico di studenti curiosi era però apparso nuovamente e improvvisamente l'”altro” William Wilson che aveva messo in fuga tutti e salvato la giovane, prima di sparire di nuovo. Infine, arruolatosi nell’armata austriaca, Wilson era ormai diventato tenente e aveva intenzione di dare una lezione a Giuseppina (Brigitte Bardot), una ricca e famosa ragazza amante del gioco delle carte. In una lunga partita di rara tensione durata tutta la notte Wilson prima aveva finto di perdere tutto per poi iniziare a vincere inesorabilmente e costringere la giovane ad umiliazioni di ogni tipo. Ma, ancora una volta, aveva fatto irruzione sul più bello l'”altro” Wilson per dimostrare a tutti che il tenente aveva barato…

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3° episodio: TOBY DAMMIT (regia Federico Fellini)

L’ episodio del regista italiano è sicuramente quello più personale ed originale. Liberamente tratto dal racconto “Mai scommettere la testa col diavolo”, è l’unico segmento ambientato nel presente (la Roma di fine anni ’60), è ricchissimo di spunti allucinati e stravaganti ed è il primo incontro di Fellini con l’horror, genere che attraverserà trasversalmente anche con il successivo “I clowns”. Curiosamente, a metà anni ’70, questo episodio verrà riproposto proprio insieme a “I clowns” andando a formare un nuovo lungometraggio dal titolo “2 Fellini 2”, trasmesso nel 1979 in tv dalla RAI nell’ambito di una rassegna horror intitolata “Sette passi nel fantastico” (ideale seguito della fortunatissima “Sette storie per non dormire” dell’anno prima).
Fellini fa il furbo e strizza l’occhio (usando un eufemismo) a Mario Bava (autentico Maestro di cinema mai troppo lodato) e al suo “Operazione paura”, riproponendo una bambina inquietante vestita di bianco che gioca con una palla e che tormenta l’attore inglese Toby Dammit (Terence Stamp), appena giunto a Roma per girare quello che viene definito il primo “western cattolico”. Ormai incamminato sul viale del tramonto, dispotico, alcolizzato e nevrotico, Dammit ha accettato l’invito del produttore solo perchè gli è stata promessa una Ferrari e osserva stranito e annoiato tutto il circo mediatico che gli ruota intorno. Dopo essersi sottoposto a pedanti interviste in un clima che si fa sempre più delirante e psichedelico, Dammit cede alla sua insofferenza e, dopo aver piantato tutti in asso, sale a bordo dell’agognata autovettura e si lancia nella notte a folle velocità tra le strade di una Roma spettrale e deserta fatta di strade sterrate e polverose, sempre attratto dalla bambina che gioca con la palla che lo condurrà ad un fatale destino… Mitico il tema musicale jazz di Nino Rota.

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Cast principale:

Jane Fonda

Alain Delon

Brigitte Bardot

Terence Stamp

Peter Fonda

Renzo Palmer

Regia: Roger Vadim, Louis Malle, Federico Fellini

Edizioni in dvd: Videa/CDE

Formato video 1,85.1 anamorfico

commenti
  1. Escodiradoeparloancorameno ha detto:

    Concordo all’80%. Per me il primo episodio è sottotono, il secondo con Delon e la Bardot è meraviglioso e il terzo di Fellini (seppur debitore di Bava) è sublime! Concordo invece sui bei tempi della RAI.

    • Gianluca Podda ha detto:

      diciamo che la scena più inquietante l’ha inventata Mario Bava in Operazione Paura, giustamente citato, con la bambina bionda e la palla…Fellini l’ha ripresa tale quale…contestualizzandola, il 90% dell’episodio sta li. Io l’ho trovato molto lento e pesante, se non fosse stato appunto per la bambina vestita di bianco. A proposito di palle, il figlio Lamberto riprenderà 15 anni più tardi quelle (stavolta) da tennis ne “La casa con la scala nel buio”, altro thriller/horror che amo molto. La palla che rimbalza, in un film horror, fa sempre effetto.

  2. Gianluca Podda ha detto:

    William Wilson è senza dubbio l’episodio più suggestivo e intenso fra i 3 (d’altronde l’omonimo racconto di Poe è tra i suoi 4 più belli in assoluto assieme a Il gatto nero, Il cuore rivelatore e Il ritratto ovale)…diciamo pure che offusca totalmente gli altri 2 (mentre la differenza nei romanzi è meno accentuata). L’ultimo episodio di Fellini (Toby Dammit) a me non è piaciuto tanto, molto lento, pesante, con la bambina (anzi il bambino) plagiata di sana pianta dal film di Mario Bava da te citato, Metzengerstein ha un suo perchè, con quelle ambientazioni molto gotiche e l’arazzo fatale. Vorrei spendere due parole sull’episodio con Alain Delon e Brigitte Bardot (entrambi al culmine della loro bellezza), William Wilson in Inghilterra è un po’ come il nostro Mario Rossi….sono il nome e cognome più diffusi, è uno stratagemma narrativo usato da Poe per non essere identificato con le sue vere credenziali….allora si attribuisce questo comunissimo nome (infatti il racconto inizia così “Lasciate che io mi chiami, pel momento, William Wilson. La pagina che mi s’apre bianca dinanzi non dev’essere insudiciata dal mio vero nome il quale è stato troppo spesso oggetto di spregio, d’orrore e d’abbominio per la mia famiglia.”). p.s. la scena in cui viene schiaffeggiato dopo essere stato scoperto a barare a carte dal suo rivale è meravigliosa….non fa una piega. Poe sarebbe stato contentissimo di tale interpretazione!

  3. johntrent70 ha detto:

    Grazie per i tuoi commenti densi di entusiasmo… E’ proprio per quelli come te che esiste questo blog, ovvero per coloro che sanno apprezzare e magari condividere questa stessa passione. E’ la molla che spinge ad andare avanti.
    Grazie davvero!

    • Gianluca Podda ha detto:

      figurati, è sempre un piacere….se leggi i miei commenti significa che il film mi è piaciuto molto ^_^ molti registi negli anni hanno cercato di prendere ispirazione dai suoi racconti, con esiti a volte buoni altre no. D’altronde è stato lui a inventare le regole del perfetto racconto del terrore (una di queste è proprio la brevità del romanzo, un’altra è per es. l’introduzione, che deve incuriosire il lettore sin dal primo rigo…mi viene in mente un racconto dei suoi che inizia proprio così “Io non sono pazzo”, mi pare sia Il cuore rivelatore non vorrei sbagliarmi). Senza dubbio questo William Wilson è uno dei cortometraggi più meritevoli (non ricordo così a memoria altri W.W. nella storia del cinema, magari si sono ispirati indirettamente, cioè in tutti quei casi in cui in una stessa persona albergavano due personalità opposte,in questo caso ce ne sono stati molti). Lo stesso Lucio Fulci si è ispirato indirettamente al Gatto nero per il suo finale con l’idea della donna murata viva…insomma E.A. Poe è sicuramente l’autore di romanzi horror più amato dai registi di tutti tempi, un motivo ci sarà. Tra l’altro proprio Williams Wilson è molto autobiografico, c’è tanto del percorso scolastico giovanile e ribelle di Poe (più che in qualsiasi altro romanzo), in mezzo ai collegi…ricordiamoci che lo scrittore ebbe un’infanzia veramente difficile che lo segnò profondamente per tutta la vita.

  4. Nicola Russo ha detto:

    Sempre puntuali e argute, queste recensioni sono ormai un passaggio obbligato alla scoperta e riscoperta del cinema del cuore.

    • Gianluca Podda ha detto:

      senza mai dimenticare chi è la vera fonte ispiratrice per certi capolavori…tutti conoscono Arancia meccanica ma pochi sanno che Kubrick si è ispirato al libro-capolavoro di Burgess. Tantissimi film, più o meno direttamente, hanno preso spunto da uno dei racconti di E.A. Poe.

  5. johntrent70 ha detto:

    Grazie… Cinema del cuore mi piace molto come definizione 😉

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