In nome del popolo italiano (1971)

Pubblicato: 9 dicembre 2018 in Drammatico

in nome del popolo italiano

Triste riflessione sulla giustizia italiana e sul nostro paese in generale, questo gioiello firmato da Dino Risi è un’amara denuncia sociale che, dietro una apparente patina di commedia (visto che ci sono due mostri sacri come Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman), mostra tutta la sua drammaticità e anticipa temi ancora oggi spaventosamente attualissimi; è incredibile che un film del genere abbia sul groppone 47 anni…
E’ fin troppo chiaro che la premiata coppia di sceneggiatori Age e Scarpelli mostri molta poca fiducia nella giustizia italiana che non solo non è uguale per tutti ma è alquanto scalcinata e traballante: non a caso il palazzo di giustizia viene sgomberato in quanto pericolante e gli uffici devono trovare ospitalità presso le caserme… In un clima di degenerazione dominato da corruzione e intrallazzi di ogni tipo si muovono i due mondi contrapposti rappresentati da Tognazzi e Gassman: il primo, giudice severo e inflessibile, e il secondo, industriale potente e arrogante che agisce sempre in totale spregio alla legge. Il punto di partenza è l’omicidio di Ely Galleani, giovane studentessa di 19 anni che si manteneva agli studi facendo mercimonio del suo corpo per clienti importanti e facoltosi. Poichè c’è un collegamento strettissimo tra la vittima e l’industriale il magistrato cerca di incriminarlo ad ogni costo, giacchè egli incarna agli occhi del giudice tutto ciò che di marcio c’è nel paese. Un paese ormai in stato di decomposizione che si arrabatta, sguazza nel marciume e trova unità solo in occasione delle partite di calcio della Nazionale..
Il calcio oppio dei popoli? Probabilmente sì, visto che, nel memorabile finale, tutti si riversano nelle strade della capitale per festeggiare la vittoria dell’Italia contro l’Inghilterra e il giudice Tognazzi, ossessionato dalla colpevolezza di Gassman, immagina di vederlo ovunque (nei panni di un prete, di un vecchio nostalgico del ventennio fascista, di un militare, di un teppista e perfino di una donna)…
La sceneggiatura oscilla tra la commedia nera e il giallo bilanciando in maniera perfetta i toni ironici e quelli drammatici legati all’indagine sul delitto e abbiamo colto anche uno sberleffo nemmeno tanto sottile nei confronti dei film gialli italiani, molto in voga in quel periodo: in una scena assistiamo alla premiazione di tale Doris Darrill (Franca Ridolfi) che altri non è che una sciacquetta con un evidente difetto fisico alla dentatura, premiata come miglior attrice per l’immaginario film “La civetta dagli occhi di fuoco” (evidente il riferimento ai nomi degli animali inseriti nei titoli dei coevi film gialli) e lavora per un’agenzia di public relations che gestisce un giro di squillo di lusso. In un colpo solo smontati sia i film gialli sia le loro protagoniste femminili!
Da segnalare nel cast la presenza di Simonetta Stefanelli, di lì a poco futura moglie di Al Pacino ne “Il padrino”, di Yvonne Furneaux e di una serie di caratteristi tra cui spiccano Enrico Ragusa (doppiato da Corrado Gaipa), Pietro Tordi, Renato Baldini e l’onnipresente Franca Scagnetti.
Belle anche le musiche di Carlo Rustichelli, dallo stile “felliniano” (licenza poetica). Del film esiste in Italia un pessimo dvd che altri non è che il riversamento della vhs Number One, chiaramente full screen e in formato 4:3. Pessima anche la confezione, con la fascetta che recita “Gasmann” (orrore!) e la presenza di Agostina Belli (che nel film non c’è proprio!)… Segnaliamo invece che in Spagna è uscito da tempo un ottimo dvd nel corretto formato 1,85:1 anamorfico, di ottima qualità e con audio italiano. Siamo sempre indietro…

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Roma. Il magistrato Mariano Bonifazi (Ugo Tognazzi) è un uomo tutto d’un pezzo che persegue un suo ferreo ideale di giustizia a tutti i costi. Incorruttibile e deciso, non è amato per questo da molti suoi colleghi che invece cedono sovente al fascino delle bustarelle e non vanno a colpire i potenti di turno. Bonifazi sta indagando sulla morte di una ragazza appena maggiorenne, Silvana Lazzorini (Ely Galleani), ritrovata morta nel suo letto con varie ecchimosi e contusioni sul corpo riconducibili a percosse. Bonifazi convoca i genitori della ragazza (Maria Teresa Albano e Gianfilippo Carcano) e capisce dai loro deliranti discorsi e da qualche mezza ammissione che la loro figlia era dedita alla prostituzione in ambienti importanti con uomini d’affari e passava loro anche molti dei suoi proventi economici… Tra gli effetti personali della giovane vittima viene ritrovata una piccola agenda contenente i nomi e i numeri di telefono di alcuni clienti; tra questi spicca il nome che fa saltare la mosca al naso al solerte giudice, quello di Lorenzo Santenocito (Vittorio Gassman). Santenocito è, infatti, un nome molto noto: industriale arraffatore e inquinatore, titolare di una fabbrica di plastica, costruttore e speculatore edilizio, è il tipico personaggio influente e intoccabile che Bonifazi sbatterebbe più che volentieri dietro le sbarre. Lo convoca per ben due volte per interrogarlo ma Santenocito, seccato dalla perdita di tempo, non si presenta. La terza volta lo fa prelevare forzosamente dai carabinieri ad una festa in costume. Già durante questo primo incontro le posizioni si mostrano chiare: Bonifazi non sopporta Santenocito e farà di tutto per provare il suo coinvolgimento nella morte della giovane. Inizialmente l’industriale sottovaluta la cosa e nega di conoscere la vittima. Poi, però, pensa che sia il caso di fornire comunque un alibi per la sera della sua morte e dichiara di aver giocato a carte tutta la notte con l’anziano padre (Enrico Ragusa) che vive con lui. Una volta tornato a casa, decide di accertarsi che il padre abbia ricordi nitidi di quella sera e cerca di fargli “ricordare” di aver giocato a scopetta con lui fino a tardi; in realtà il vecchietto, che è un po’ arteriosclerotico ma gode anche di alcuni sprazzi di lucidità, ricorda di aver giocato sì, ma solo fino alle 22:30. e ricorda anche che dopo suo figlio era uscito di casa… A questo punto, per evitare che il padre possa confermare queste dichiarazioni al giudice, Santenocito lo fa internare in manicomio in quanto incapace di intendere e di volere, con agghiacciante cinismo e perfidia. Con perfetto tempismo, subito dopo che l’ambulanza lo ha portato via, bussa alla porta Bonifazi che voleva giusto interrogarlo…
Santenocito ha capito che il giudice è un osso duro e che non molla la presa; tenta quindi di corromperlo, tra una chiacchiera e l’altra, offrendogli un passaggio in auto e un pranzo al ristorante, ma ovviamente fa un buco nell’acqua. Indagando nell’ambiente della ragazza viene messo sotto torchio il direttore di un’agenzia di pubbliche relazioni (Giò Stajano) che dispone di un vero e proprio catalogo di baby prostitute; anche qui c’è un riscontro in quanto la giovane era nella sua “scuderia” e saltano fuori delle fotocopie di assegni di Santenocito intestati all’agenzia e poi girati alla ragazza. A questo punto l’uomo ammette di aver conosciuto la Lazzorini e di essersi servito, tramite quell’agenzia, delle sue “prestazioni” in alcune cene di lavoro con ospiti stranieri; ammette anche di aver avuto degli incontri sessuali con lei ma si dichiara comunque estraneo al delitto. Sentendosi braccato, insiste nel volersi comunque costruire un alibi fasullo e si serve dell’aiuto di un suo amico industriale sull’orlo del fallimento: in cambio di un forte corrispettivo economico l’uomo dichiarerà di aver passato tutta la notte insieme a Santenocito nella sua villa, cucinando spaghetti alle 2 di notte. Purtroppo il cameriere smentirà queste dichiarazioni…
Bonifazi non ha più dubbi e arresta Santenocito per aver mentito sull’alibi e per la sua conoscenza con la vittima. Gli esami autoptici appurano che la giovane era imbottita di oppiacei e che nel suo sangue vi erano anche tracce di Ruinol, un medicinale tedesco che Santenocito avrebbe potuto facilmente procurarsi, visti i suoi frequenti viaggi di lavoro a Berlino. Mancherebbe solo il movente.
La scoperta di una prova decisiva, però, rimette in gioco tutto: la scuola di inglese frequentata da Silvana mette a disposizione del magistrato una serie di quaderni, uno dei quali veniva utilizzato come diario segreto. In questo quaderno è tutto chiarito. La ragazza voleva smettere con la prostituzione (e in questo era frenata addirittura dai genitori, che la spingevano a proseguire vedendo venir meno una fonte di guadagno). Aveva avuto un incidente stradale il giorno in cui è morta, incidente che le aveva procurato vari segni sul corpo (dunque le varie ecchimosi non erano dovute a percosse). Aveva avuto una fortissima delusione d’amore e pensava solo al suo ex fidanzato. Voleva farla finita servendosi del Ruinol: insomma, si è tolta la vita.
Ora Bonifazi è a un bivio: scagionare Santenocito in quanto non ha mai commesso il delitto o lasciarlo in galera affinchè paghi comunque per tutti gli altri crimini di cui si è macchiato?

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Cast principale:

Ugo Tognazzi

Vittorio Gassman

Ely Galleani

Yvonne Furneaux

Simonetta Stefanelli

Regia: Dino Risi

Edizioni in dvd:

Legocart: formato video 1,33:1 full frame

Regia Films (Spagna): formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Alessandro Molinari ha detto:

    Un film grandioso, del quale spicca l’attualità dei contenuti. I due “mostri” Gassman e Tognazzi sono incredibilmente bravi, e il finale è drammatico e amarissimo.

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