Vieni avanti cretino (1982)

Pubblicato: 19 gennaio 2019 in Commedia

vieni avanti cretino

Luciano Salce incontra Lino Banfi… ed è una miscela esplosiva! In un momento in cui il comico pugliese è senza dubbio all’apice del successo Salce lo erige a protagonista assoluto e Banfi lo ripaga con una performance assolutamente incredibile: sicuramente non si rivedrà mai più un Banfi così mattatore, scatenato e irresistibile. Il film, come si intuisce già dal titolo, è una sorta di tributo alla comicità di avanspettacolo degli anni ’30 – ’40 (la frase “Vieni avanti, cretino!” introduceva gli sketch dei fratelli De Rege e fu ripresa, in seguito, anche da Carlo Campanini e Walter Chiari) e si sviluppa attraverso una serie di scenette comiche in stile avanspettacolo, appunto, che vedono coinvolti, di volta in volta, Banfi e una “spalla” diversa (Franco Bracardi, Gigi Reder, Dino Cassio, Alfonso Tomas). Il “fil rouge” che lega le varie gag è rappresentato dai vari lavori che procaccia Franco Bracardi, impiegato del collocamento, al cugino Banfi, fresco ex detenuto che finirà col combinare ogni volta dei pasticci assurdi. Il risultato è un film assolutamente memorabile dall’enorme successo popolare che diverte dall’inizio alla fine e che si è meritato, negli anni, la fama di autentico culto.
Naturalmente non manca nemmeno il momento sexy, affidato alla delicata e rovente bellezza di Michela Miti (fresca reduce dai due Pierini con Alvaro Vitali) che regala un topless da mozzare il fiato. Va inoltre anche segnalata, a puro titolo di curiosità, la breve apparizione di una ventenne Moana Pozzi nei panni di una ipertecnologica impiegata di una fabbrica cibernetica (insieme a Francesca Viscardi). E, per concludere in bellezza, l’happy ending di una love story del nostro con… Luciana Turina! Irrinunciabile.

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Dopo 2 anni di carcere Pasquale Baudaffi (Lino Banfi) ritrova la libertà. Ad attenderlo all’esterno di Regina Coeli c’è suo cugino Gaetano (Franco Bracardi), impiegato all’ufficio di collocamento. Dopo un’abbondante colazione in un bar (con un juke-box che diffonde le note di “There’s no matter” cantata da Linda Lee) Pasquale si fa prestare dal cugino 100.000 lire che ha intenzione di spendere in una casa d’appuntamento, visti i suoi 2 anni di astinenza sessuale forzata; il tapino non sa che, nel frattempo, quel luogo di piacere è stato chiuso e sostituito da uno studio dentistico. Ne scaturirà una scena favolosa con un paziente (Gigi Reder), basata su equivoci e doppi sensi.
Dopo l’incontro con Don Peppino (l’ex Brutos Dino Cassio) nei pressi del colosseo, Pasquale comincia a cimentarsi nei lavori più svariati: dapprima tenta un colloquio come guardiacaccia comunale ma, nonostante una forte raccomandazione, non supera il test di ammissione per colpa di una severissima esaminatrice (Annabella Schiavone). Poi si inventa garagista e, durante il suo turno di notte, viene sedotto da una giovane e bella figliola (Michela Miti): la signorina si spoglia con nonchalance e seduce Pasquale ma, al contempo, lo terrorizza parlandogli dei suoi terribili 10 fratelli siciliani gelosissimi che la cercano per preservare la sua illibatezza. Quando Pasquale li vede sopraggiungere si nasconde in una botola e i suddetti ne approfittano per rubare tutte le auto.
In seguito il nostro viene assunto come garzone in un bar alle dipendenze del terribile Salvatore Gargiulo (Nello Pazzafini): ne scaturirà una scenetta fantastica con 2 clienti (Adriana Russo e Mireno Scali) e tanti, tanti caffè sprecati… Dopo questa serie di fallimenti il cugino decide di tenerlo in ufficio a lavorare con lui ma i pasticci sono sempre dietro l’angolo; il mega-direttore (il cui ruolo calza sempre a pennello a Paolo Paoloni) è un bigotto moralista che detesta gli omosessuali e finirà con il cacciar via Pasquale dopo averlo scambiato per uno di essi.
L’ultimo tentativo di reinserimento nel mondo del lavoro da parte di Gaetano nei confronti del cugino combinaguai consiste in un posto da cameriere presso la villa della contessa Esteril di Torre di Siviglia (Maria tedeschi): ivi giunto, Pasquale deve presentarsi come “cugino di Gaetano” ma viene scambiato per “el gitano” e si improvvisa cantante iberico-pugliese esibendosi nella memorabile “Filomenha”.
Dopo aver risposto ad un annuncio viene assunto presso una fabbrica cibernetica dove un direttore schizzatissimo gli affida via via compiti sempre più complessi finendo col farlo impazzire: è indubbiamente uno dei momenti più esilaranti del film con un superbo Alfonso Tomas che, con i suoi tic da esaurito, strappa risate a crepapelle.
Dopo essere stato cacciato anche dalla fabbrica Pasquale è ormai un barbone ridotto a dormire sulle panchine dei parchi pubblici; riconosce un barboncino smarrito che la sua corpulenta e disperata padrona (Luciana Turina) sta cercando disperatamente anche tramite un appello sui giornali e glielo riporta dietro la promessa di una lauta ricompensa (che però non sarà in denaro ma in natura)…

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Questa sorta di “One Man Show” inizia e finisce con due momenti esilaranti di metacinema. Il primo è il prologo iniziale: c’è una carrellata sulle porte di 3 lussuosissimi camerini hollywoodiani con i nomi degli attori stampati su targhe dorate (uno di John Travolta, uno di Marlon Brando e uno di Bo Derek) e, accanto ad essi, la porticina del camerino di Lino Banfi con il suo nome scritto con un pennarello su un foglio di quaderno mezzo stracciato. Quando si apre la porta ci appare un elegantissimo Banfi in smoking che sorseggia scotch e si dichiara felice perchè girerà un film con questi 3 grandissimi attori, salvo cambiare idea quando una telefonata gli comunica la mancata presenza dei 3 per svariati motivi. Poco male, è lui la vera star del film! A questo punto l’inquadratura si allarga, scopriamo che il suo camerino è in realtà un gabinetto e parte il film vero e proprio dopo che il regista Salce lo ha chiamato con il celeberrimo tormentone: “Vieni avanti, cretino!”
Poi, nel finale, il comico pugliese riappare di nuovo nei panni di se stesso e, mentre passeggia con Salce, gli chiede un giudizio critico sul film che hanno girato insieme; come risposta il regista chiama un plotone di esecuzione e lo fa giustiziare con una fucilazione a base di torte in faccia…
Simpatiche anche le musiche originali di Fabio Frizzi e notevolissima la canzoncina cantata da Banfi sui titoli di testa e coda, motivetto trainante dell’intero film.

Il Padreterno quando fece il mondo
lo disegnò quadreto però gli venne tondo
e poi sbagliò dell’uomo il modellino:
il primo venne dritto ma l’altro un po’ cretino…
“Se tu sei cretino lo sei solo tu:
quando uno è scemo è scemo pure nel Perù!”
Il Padreterno allora, un po’ sudeto,
si tolse uno stivale e fece il nostro stato
ed erano 800 cittadini:
600 deputeti e 200 cretini!
Lo dice il padrone al contadino:
“Vieni avanti cretino!”
Risponde l’operaio al suo padrone:
“Vieni avanti frescone!”
Sì, sì, è proprio così!
Oh yes, ja, mais oui!
Sì, sì, è proprio così!
Oh yes, mais oui!
Lo dice Pippo a Pluto e Topolino:
“Vieni avanti cretino!”
Risponde Paperino a Paperone:
“Vieni avanti frescone!”
“Se tu sei cretino lo sei solo tu:
quando uno è scemo è scemo pure nel Perù!
C’è un cretino a Siracusa e uno a Timbuktu,
uno in mezzo ai piemontesi, uno fra gli Indù!”
Il Padreterno allora, un po’ sudeto,
si tolse uno stivale e fece il nostro stato
ed erano 800 cittadini:
600 deputeti e 200 cretini!
Lo dice il capoccione al cittadino:
“Vieni avanti cretino!”
Risponde il cittadino al capoccione:
“Vieni avanti frescone!”
Sì, sì, è proprio così!
Oh yes, ja, mais oui!
Sì, sì, è proprio così!
Oh yes, mais oui!
Lo dice il fratellone al fratellino:
“Vieni avanti cretino!”
Risponde il fratellino al fratellone:
“Vieni avanti frescone!”
“Se tu sei cretino lo sei solo tu:
quando uno è scemo è scemo pure nel Perù!
C’è un cretino a Siracusa e uno a Timbuktu,
uno in mezzo ai piemontesi, uno fra gli Indù!
Vieni avanti cretino,
vieni avanti cretino,
vieni avanti, vieni avanti,
vieni avanti cretino!”
E sto arrivando, che maniere!
You never know…

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Cast principale:

Lino Banfi

Franco Bracardi

Gigi Reder

Michela Miti

Adriana Russo

Alfonso Tomas

Luciana Turina

Regia: Luciano Salce

Edizioni in dvd: Federal

Formato video 1,66:1 anamorfico

commenti
  1. Gianluca Podda ha detto:

    quanto è divertente questo film ragazzi….!!! penso che assieme al Bar dello sport e Cornetti alla crema sia da podio per quanto riguarda Lino Banfi (anche se a me è piaciuto tantissimo anche La dottoressa ci sta col “coglionniello”, così come lo apostrofava affettuosamente Nadia Cassini :-). Il duetto con Gigi Reder (che attore!) dal dentista (ex bordello) è l’apice dell’apoteosi del festival dei doppi sensi, il manuale paticamente. Non voglio stare a ricordare le singole battute (le conosco a memoria), bisogna ascoltarle e basta. Ma anche la scena finale nel laboratorio futuristico di Mr. Z è da schiantarsi dalle risate. L’unica parentesi che diciamo è un po’ anonima è quella nell’officina meccanica con Michela Miti, dove gli mostra le tette, ma per il resto è qualcosa di spettacolare, ripeto Gigi Reder da un valore aggiunto mostruoso a questo film. Bellissima anche la scena in cui la moglie del cugino gli fa l’interrogatorio per verificare dove stavano veramente la sera precedente lui e il marito ahahahah. Insomma, un MUST, non solo per quanto riguarda gli appassionati di Lino Banfi ma anche del cinema comico in generale! Per gli amanti di Gigi Reder consiglio anche di andarsi a vedere Il….Belpaese (con Paolo Villaggio) e ovviamente anche tutti i film di Fantozzi (soprattutto i primi, sempre con Paolo Villaggio).

  2. Sep ha detto:

    i puristi si possano pure fottere, questo rimane un piccolo capolavoro

    bell’articolo, grazie!

  3. johntrent70 ha detto:

    Visto al cinema… Ricordo la gente ridere fino alle lacrime, soprattutto nella scena di Alfonso Tomas e i suoi tic. Capolavoro assoluto.

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