La resa dei conti (1967)

Pubblicato: 2 febbraio 2019 in Western

la resa dei conti

Magnifico esempio di western all’italiana targato Sergio Sollima, qui alla sua prima (e che prima!) esperienza nel genere. Partendo da un plot estremamente semplice (una caccia all’uomo senza quartiere) Sollima dirige una storia ricca di colpi di scena e ha il merito fondamentale di scegliere Tomas Milian per il ruolo del peone messicano Cuchillo Sanchez. Milian, per la prima volta impiegato in un western, si esibisce in una interpretazione eccezionale e caratterizza il suo personaggio in maniera incredibile, conquistando pubblico e critica e diventando, da quel momento in poi, uno dei volti più famosi e importanti del western tricolore. Furbo, scaltro e con una autentica faccia da schiaffi, Cuchillo (ovvero “coltello”) è un ladruncolo, un furfante di mezza tacca che non sa maneggiare la pistola (considerata un’arma da ricchi) ma è invece abilissimo e sveltissimo con il coltello (da qui il suo soprannome), l’arma dei poveri subproletari che, in un certo senso, rappresenta. Ciò fara di lui, quasi fatalmente, una vera e propria icona contestataria sessantottina…Nonostante venga accusato di un atroce crimine (lo stupro e l’omicidio di una bambina di 12 anni) il pubblico non può che parteggiare per lui: nessuno degli spettatori crede realmente che si sia potuto macchiare di un crimine così orrendo! Chi invece cade nella trappola è l’ineffabile e spietato bounty killer Lee Van Cleef che, vestito in maniera elegantissima e inappuntabile, ha una lunga collezione di taglie alle spalle e viene spedito sulle tracce del messicano per ucciderlo ma si dimostra ingenuo come non mai e viene puntualmente gabbato da Cuchillo nei modi più bizzarri. Il peone viene catturato ben 5 volte ma in ogni occasione riesce a dileguarsi allontanandosi a cavallo e urlando la sua frase cult che resterà per sempre scolpita nella pietra:
“Non mi prenderai mai! Cuchillo se ne vaaaaa!”.
Sollima regala inoltre un duello epico e inedito nello spaghetti-western: in “Per un pugno di dollari” Gian Maria Volontè si rivolgeva a Clint Eastwood dicendogli che quando un uomo con la pistola incontrava un uomo col fucile, quello con la pistola era un uomo morto… Ebbene, stavolta non assistiamo al duello fucile/pistola ma all’ancora più improbabile duello coltello/pistola con Cuchillo che sfida il vero colpevole del crimine del quale è accusato… Bellissimo.

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Jonathan Corbett (Lee van Cleef) è il bounty killer più famoso del Texas. Dopo aver ripulito la regione da fuorilegge e criminali di ogni risma sta meditando il ritiro e sta anche valutando una ipotetica candidatura al senato. Durante il ricevimento nuziale della figlia di Brokston (Walter Barnes), Corbett riceve da quest’ultimo una proposta allettante: Brokston, famoso latifondista, aiuterebbe Corbett a salire al senato lanciando una campagna elettorale in grande stile in cambio dell’appoggio politico di quest’ultimo nella costruzione di una ferrovia che unisca Usa e Messico atttraverso il Texas. E’ un affare di svariati milioni e Corbett si prende del tempo per decidere. Nel corso della festa giungono due uomini che cercano lo sceriffo: una bambina di 12 anni è stata violentata e uccisa a coltellate e il colpevole è un messicano, Cuchillo Sanchez (Tomas Milian). Per fargli ottenere maggiori consensi Brokston consiglia a Corbett di occuparsi del messicano come suo ultimo incarico prima di intraprendere la carriera politica. Corbett accetta e si mette sulle tracce di Cuchillo.
Il messicano viene pizzicato una prima volta in un villaggio dove si sta facendo fare la barba ma riesce a scappare rubando il cavallo di Corbett. Unitosi ad una carovana di mormoni, riesce nuovamente a sfuggire a Corbett che viene colpito ad una spalla da una fucilata a tradimento; a sparargli è proprio la giovane mormona di 13 anni che Corbett credeva di salvare dalle grinfie dell’ “orco” Cuchillo. Ripresosi dalla ferita, Corbett ritrova nuovamente Cuchillo in una sperduta fattoria tra le montagne di proprietà di una vedova (Susan Scott); i suoi sgherri lo stanno frustando e irridendo. La vedova, attratta dal fascino di Corbett, promette che gli consegnerà il messicano ed intanto lo invita a bere qualcosa in casa. Cuchillo ne approfitta per sobillare i suoi carcerieri contro Corbett, facendogli credere che si sarebbe sicuramente installato in casa a consolare la vedova, che sarebbe diventato il loro nuovo padrone e che li avrebbe cacciati via. Di lì a poco si scatena una sparatoria e, approfittando di questo quarto d’ora di fuoco, Cuchillo fugge di nuovo. Viene tuttavia ripreso da Corbett nei pressi di un pozzo ma anche stavolta l’astuzia del peone messicano è proverbiale: dapprima punge Corbett alla schiena con la punta di un cactus facendogli credere che l’abbia morso un serpentello e poi, dopo avergli preso la pistola, gli ruba di nuovo il cavallo e oltrepassa i confini del Messico. Corbett non si arrende e, giunto anch’egli in Messico, chiede aiuto all’autorità locale, in particolare al capitano Segura (Fernando Sancho); purtroppo per lui non trova l’appoggio sperato ma viene a sapere che Cuchillo ha una moglie (Mara Granada) che lavora in un bordello. Ivi giunto, cerca di farsi dire dalla donna dove si nasconde il marito ma costei fa scoppiare una rissa urlando di aver subito un tentativo di violenza e Corbett viene arrestato per aver causato i disordini. Di lì a poco lo segue in cella anche Cuchillo, arrestato per un’altra rissa. I due si ritrovano quindi nuovamente faccia a faccia ed è qui che Cuchillo, prima di evadere, confessa a Corbett di non aver mai violentato e ucciso nessuna bambina ma, anzi, di essere stato testimone dell’atroce delitto.
Di lì a poco arriva anche Brokston in persona per affiancare Corbett nella caccia al messicano e si porta dietro una masnada di tirapiedi reclutati da un suo collega d’affari, unitamente al barone austriaco Von Schulenberg (Gerard Herter), un fanatico abilissimo con la pistola, e al genero Chet Miller (Angel Del Pozo). Il fatto che Brokston abbia preso così a cuore la faccenda al punto da spingersi fino in Messico convince Corbett dell’innocenza di Cuchillo: in realtà l’assassino è proprio il genero di Brokston, che aveva ucciso la bambina insieme ai 2 uomini che erano poi giunti alla festa a dare la terribile notizia e che avevano poi scaricato la colpa su Cuchillo (testimone del fattaccio)… Il peone messicano, braccato come un cane da un vero e propro esercito, troverà proprio in Corbett un inaspettato alleato…

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Fondamentale contributo alla riuscita del film è dato dalla colonna sonora monumentale di Ennio Morricone che, da Sergio Leone in poi, era praticamente (e a ragione!) diventato il guru musicale del western all’italiana. Di culto il duello finale tra Corbett e il barone Von Schulenberg sulle note classiche di “Per Elisa” di Beethoven (tema ripreso da Quentin Tarantino in “Bastardi senza gloria”) e notevole anche la canzone dei titoli di testa (con voce solista di tale Christy accompagnata dai cori dei Cantori moderni di Alessandroni) dal titolo “Run man run”. Non a caso Sollima dirigerà l’anno dopo un secondo capitolo con protagonista il messicano Cuchillo (sempre interpretato da Tomas Milian) che si intitolerà proprio “Corri uomo corri”.

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Cast principale:

Lee Van Cleef

Tomas Milian

Walter Barnes

Susan Scott (Nieves Navarro)

Maria Granada

Regia: Sergio Sollima

Edizioni in vhs: CVC

Edizioni in dvd: CDE

Formato video 2,35:1 anamorfico

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