Ricomincio da tre (1981)

Pubblicato: 16 febbraio 2019 in Commedia

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Dopo i consensi riscossi sul finire degli anni ’70 nel trio cabarettistico “La smorfia” (insieme a Enzo Decaro e Lello Arena) in quella autentica palestra di talenti comici che era il programma televisivo “Non stop” anche Massimo Troisi (dopo Carlo Verdone e i Gatti di Vicolo Miracoli) tenta la via del cinema. La sua opera prima è una ventata di freschezza che scuote il cinema italiano, da nord a sud. Il suo modo di esprimersi in dialetto napoletano (unico e inimitabile, inutilmente scimmiottato ai giorni nostri da tristi e anonimi emulatori che non hanno un briciolo del suo talento, leggasi Alessandro Siani), la sua simpatia e la sua timidezza “non ancora irrigidita dai fallimenti” (come recita Fiorenza Marchegiani in una scena cardine) fanno sì che il film sia un clamoroso successo di pubblico e faccia incetta di premi. E pazienza se non tutte le sue fulminanti battute vengono recepite allo stesso modo in tutte le parti d’Italia (in questo i napoletani sono senz’altro avvantaggiati): il messaggio e la forza comunicativa di Troisi vanno oltre le semplici espressioni dialettali e la sua maschera, ironica ma al contempo anche lievemente triste e malinconica, rappresenta al 100% l’espressione più genuina di quella napoletanità (termine oggi inflazionatissimo) di cui si può e si deve andar fieri, in barba a tutti i luoghi comuni che lo stesso Troisi cerca di abbattere (“Ccà pare che ‘o napulitano nun pò viaggià: pò sulamente emigrà!”).
Le battute e le gag sono talmente tante che è impossibile contarle e Troisi è davvero un fiume in piena; su tutte resta scolpita nella pietra la citazione di Montaigne (“Chi parte sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca”) che il nostro spaccia per sua dopo averla ascoltata da Lello Arena (anch’egli trasmigrato sul grande schermo insieme all’amico e collega componente de “La smorfia”), un autentico monito che le nuove generazioni dei colti citazionisti che oggi pullulano sui social network dovrebbero tenere bene a mente.
Naturalmente la regia di Troisi è piuttosto elementare, come è anche giusto che sia (d’altronde non parliamo di un fine tecnico dell’arte cinematografica): non si va oltre i campi e i controcampi e il film è girato in presa diretta, cosa che gli consente anche di improvvisare spesso e volentieri. L’unica scena tecnicamente più “impegnativa” è quella nella quale Troisi fa il giro dell’isolato di corsa per fingere di incontrare casualmente (e col fiatone) Fiorenza Marchegiani, protagonista femminile che avrà con lui una love story (scena questa che il suo amico Roberto Benigni riproporrà pressochè identica, 16 anni dopo, nel suo “La vita è bella”)
Magnifiche sono le musiche originali in stile blues composte per il film da Pino Daniele (reduce dall’enorme successo del suo disco “Nero a metà” e grande amico di Troisi), incredibilmente mai stampate in vinile o cd. Una scelta francamente incomprensibile alla quale, dopo 38 anni, non è stato ancora posto rimedio. Una cosa è certa: sia Massimo Troisi che Pino Daniele mancano maledettamente…

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In una provincia napoletana che mostra ancora le tragiche ferite del terremoto del 1980 (la prima inquadratura sui titoli di testa è quella di un palazzo puntellato e pericolante) assistiamo ai turbamenti esistenziali del 26enne Gaetano (Massimo Troisi), un ragazzo timido che trascorre le sue giornate dividendosi tra la famiglia e un gruppo di amici che però non trova più stimolante. Suo padre (Lino Troisi), in seguito ad un incidente, ha perduto una mano ed ogni sera invoca il miracolo della sua ricrescita pregando la Madonna, suo fratello e sua sorella non colgono il suo disagio e le uscite con la comitiva sono diventate sempre più noiose, soprattutto per “merito” del suo amico Lello Sodano (Lello Arena), un po’ troppo appiccicoso e invadente. Gaetano decide quindi di lasciare la sua San Giorgio a Cremano e trasferirsi per qualche tempo a Firenze, ospite di una zia (Marina Pagano). Facendo l’autostop viene caricato a bordo da un uomo con problemi psichici e tendenze suicide (Michele Mirabella) che minaccia di uccidersi simulando un incidente automobilistico e lo terrorizza a morte ma, fortunatamente, Gaetano lo convince a fermarsi e lo accompagna presso un centro di igiene mentale dove incontra Marta (Fiorenza Marchegiani). La ragazza gli piace ma la timidezza prende il sopravvento e gli impone di rivolgerle a stento due parole prima di andar via. Dopo aver scoperto che sua zia ha una relazione clandestina con un uomo, Gaetano decide di trasferirsi a casa di un predicatore religioso, Frankie (Vincent Gentile), conosciuto proprio in casa della zia. Frankie lo convince a seguirlo nelle sue predicazioni porta a porta e un giorno Gaetano incontra nuovamente Marta; tra i due nasce una forte amicizia che si trasforma in relazione amorosa dopo che Marta lo invita a trascorrere una notte insieme a casa sua. Dopo qualche giorno, però, l’amico Lello piomba anch’egli a Firenze e pretende di essere ospitato da Gaetano…

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Cast principale:

Massimo Troisi

Lello Arena

Fiorenza Marchegiani

Lino Troisi

Marco Messeri

Renato Scarpa

Regia: Massimo Troisi

Edizioni in dvd: I.I.F.

Formato video 1,66:1 anamorfico

commenti
  1. giovanninagp ha detto:

    Che Meraviglia! Leggendo l’ articolo sono tornata indietro con il tempo.
    Questo fa parte di una scia di film che non puoi non aver visto, un po’ per orgoglio cittadino e un po’ per la bravura di Massimo e di tutti gli attori che lo affiancano , compreso Arena. Oltre le scene da te citate io non dimenticherò mai quella , quasi finale che vede Massimo impegnato nella scelta del nome del suo futuro erede.
    Un fantastico tuffo nel passato,questo articolo mi ha fatto venire voglia di rivederlo, ed hai ragione mancano mancano Massimo e Pino

  2. johntrent70 ha detto:

    19/02/1953: oggi Massimo Troisi avrebbe compiuto 66 anni……

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