Cannibal holocaust (1980)

Pubblicato: 16 marzo 2019 in Drammatico

cannibal holocaust

“Cannibal holocaust” di Ruggero Deodato è un autentico capolavoro di violenza e crudeltà e si è guadagnato sul campo, nel corso degli anni, la meritatissima qualifica di “film maledetto”: bannato, censurato e tagliato in 23 paesi all around the world, è una pellicola che non si guarda impunemente e che lascia il segno senza alcun dubbio. Gli effettacci puntano a shockare il pubblico e vengono quindi mostrati allegramente squartamenti di vario tipo con sangue che scorre copioso e frattaglie e budella, coniugando in modo egregio lo splatter viscerale e l’action movie. Gli spettatori sensibili avranno svariati argomenti per detestarlo perchè alcune scene sono insostenibili sul serio e sono il frutto di una precisa scelta stilistica: il regista lucano ha voluto girare un film dal taglio documentaristico che fosse il più realistico possibile e quindi vi ha inserito anche alcune scene (reali) che mostrano l’uccisione di alcuni animali (nello specifico un topo muschiato, una tartaruga gigante, una scimmietta e un maialino). Nonostante questi macabri particolari il film conserva ancora oggi, a distanza di anni, un irresistibile fascino morboso e perverso, è considerato quasi ovunque un cult-movie e dimostra come il cinema italiano dell’epoca sapesse osare come mai nessuno aveva fatto in precedenza, riuscendo a stupire le platee di tutto il mondo (in barba alla censura e ai sequestri). Anche le oggettive e difficili condizioni climatiche delle location (la città di Leticia in Colombia, non certamente il lago Fogliano di Roma) hanno contribuito a rendere il film più “vero”; realismo, quindi, ma anche una parte romanzata interpretata da attori in quanto Deodato non voleva accodarsi al filone dei mondo-movies di Jacopetti e Prosperi o Climati e Morra con la voce fuori campo che commentava scene reali e shockanti. Qui le scene reali sono ugualmente forti però sono a corredo della storia inventata che il regista va a raccontare.
Dopo aver già firmato 3 anni prima “Ultimo mondo cannibale” (che aveva generato a sua volta un paio di imitazioni concretizzatesi in “Emanuelle e gli ultimi cannibali” di Joe D’Amato e “La montagna del dio cannibale” di Sergio Martino), Deodato dà in pasto (eh beh…) al pubblico una pellicola estrema che funge definitivamente da apripista per un piccolo sotto-genere cannibal/horror/drammatico tutto italiano, prontamente proseguito da Umberto Lenzi con due memorabili titoli (“Mangiati vivi!” “Cannibal ferox”) e terminato a metà degli anni ’80. Per puro dovere filologico va riconosciuto che lo stesso Lenzi aveva in realtà già diretto un film seminale nel 1972 (“Il paese del sesso selvaggio”) ma lì la componente cannibalica era piuttosto marginale; è con Deodato che il genere prende vero e proprio slancio.
Ciò premesso, “Cannibal holocaust” non va considerato banalmente come un sadico filmaccio ricco di scene atroci: è anche un brutale atto d’accusa contro la civiltà moderna e contro quei mass media che tentano di manipolare immagini e notizie. L’idea più originale e geniale è quella di mescolare sapientemente finzione e realtà con un espediente che in futuro qualcun’altro copierà pedissequamente riscuotendo grande successo (alludo al famosissimo e bruttissimo “The Blair witch project”), ovvero il ritrovamento di una cinepresa che ha filmato terribili avvenimenti e può raccontare senza alcun tipo di mistificazione come sono davvero andati i fatti (i finti filmati “ritrovati” furono sapientemente girati in 16mm e con camera a mano e poi “graffiati” in sede di stampa per dargli un ulteriore impronta di vissuto). Come già successo in “Ultimo mondo cannibale” il film si apre con una scritta che lascia intendere che si tratti di una storia vera:
“Per l’autenticità del film alcune scene sono state mantenute nella versione originale”.
E per rendere ancora più credibile il fatto che gli agghiaccianti fatti mostrati fossero realmente accaduti Deodato sceglie 4 attori sconosciuti (Gabriel Yorke, Perry Pirkanen, Luca Barbareschi e Francesca Ciardi) con l’impegno contrattuale da parte di tutti e quattro di sparire dalla circolazione per almeno un anno dopo l’uscita del film in quanto dovevano essere creduti morti… Se questo non è genio allora ditemi voi cos’è.

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4 reporter americani di un importante network (la BDC, un evidente rimando alla BBC) sono partiti da New York alla volta della foresta amazzonica per effettuare un reportage su alcune civiltà selvagge dedite ancora al cannibalismo; i 4 sono Alan Yates (Gabriel Yorke), cineoperatore e regista, Shanda Tomaso (Francesca Ciardi), l’unica donna della spedizione, e i due operatori di macchina Jack Anders (Perry Pirkanen) e Mark Williams (Luca Barbareschi). Dopo due mesi i reporter non hanno ancora fatto ritorno e di loro non si hanno più notizie. Viene pertanto inviato sul posto per una spedizione di soccorso un famoso antropologo, il prof. Monroe (Robert Kerman). Coadiuvato dall’esperta guida Chaco (Salvatore Basile), Monroe tenta di seguire la stessa strada percorsa dai ragazzi e si inoltra nella giungla. Lungo il percorso viene a contatto con varie tribù (i temibili Yakumo, gli Shamatari – detti anche popolo delle paludi – e gli Yanamunos – detti anche popolo degli alberi). Grazie al fondamentale aiuto di Chaco, Monroe riesce a farsi benvolere dal capo degli Yakumo che, con gesti e lamenti, fa capire che i 4 uomini bianchi che li hanno preceduti hanno causato alla loro tribù una grave sciagura. Monroe ne ritrova i poveri resti, unitamente alle cineprese e alle bobine con il materiale girato: per ottenerle propone al capo tribù un baratto con un registratore e quindi ritorna a New York con il materiale…
Le bobine, una volta portate in sviluppo e stampa, riveleranno la terribile verità: Alan Yates e i suoi 2 operatori erano dei sadici senza scrupoli che si divertivano a sbeffeggiare i selvaggi e ridacchiavano anche di fronte a donne orrendamente impalate. Ma non basta: avevano anche stuprato una ragazza della tribù degli Yakumo e avevano filmato tutto… Anche Shanda, però, non è certo da meno: invece di intervenire e fermare il brutale stupro di gruppo messo in atto dai suoi compagni si lamentava e si preoccupava soltanto di non sprecare pellicola per queste “sciocchezze”! Ma il bello ancora deve venire perchè nei rulli ritrovati c’è anche di peggio. Per realizzare un servizio sensazionale i 4 reporter avevano deciso di distruggere e sterminare l’intero villaggio degli Yakumo fingendo un fantomatico attacco da parte di una tribù nemica; spingono quindi i selvaggi nelle capanne, minacciandoli con delle torce, e poi appiccano il fuoco, uccidendo tutti. Sono scene strazianti e ignobili ma il grande capo dell’emittente televisiva vorrebbe ugualmente mandarle in onda perchè troppo sensazionali. Monroe si oppone e lo convincerà mostrandogli l’ultimo rullo sviluppato: non tutti gli Yakumo erano presenti al villaggio durante la strage e quindi quelli sopravvissuti sbucano all’improvviso, aggrediscono Yates & co. e li fanno letteralmente a pezzi per poi mangiarli. Le ultime terribili scene mostrano Yates che, imperterrito, continua a filmare l’uccisione e lo smembramento dei suoi compagni fino a quando anch’egli non viene sopraffatto, con la cinepresa che cade in terra. I dirigenti della BDC, sconvolti da tanto orrore, ordinano che le bobine vadano al macero ma un’ultima scritta in sovraimpressione aggiunge un ulteriore tocco di “cinema verità”: le bobine sono state rubate e vendute ad un mercato clandestino…
“Il proiezionista fu condannato a due mesi di reclusione con la condizionale e ad una multa di 10.000 dollari per sottrazione di materiale. Noi sappiamo che, per quel materiale, ne aveva avuti 250.000.”

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La strepitosa colonna sonora firmata da Riz Ortolani aggiunge un ulteriore tocco di crudezza alle immagini violente e feroci che scorrono sullo schermo. L’alternanza tra musica elettronica riprodotta da massicci sintetizzatori minacciosi e l’intervento dell’accompagnamento di un’imponente orchestra impreziosice ulteriormente la pellicola, scatenando una geniale contrapposizione tra ciò che si ascolta e ciò che si vede. Il tema principale, romantico e dolcissimo, parte sui titoli di testa che sono estremamente rassicuranti (con bellissime immagini girate in aereo che mostrano favolose panoramiche sul Rio delle Amazzoni) ma lo si ascolta anche in alcune scene drammatiche (l’eccidio dei selvaggi bruciati nelle loro capanne), generando un efficacissimo contrasto. Meraviglia.

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Cast principale:

Robert Kerman

Francesca Ciardi

Perry Pirkanen

Luca Barbareschi

Gabriel Yorke

Salvatore Basile

Regia: Ruggero Deodato

Edizioni in dvd: Alan Young

Edizioni in blu-ray: Cecchi Gori

Formato video 1,85:1 anamorfico

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