Roma drogata: la polizia non può intervenire (1975)

Pubblicato: 20 aprile 2019 in Poliziesco

roma drogata

Questo primo ed unico film diretto da Lucio Marcaccini va certamente ad inserirsi nel filone poliziesco italiano (in piena ascesa alla metà degli anni ’70) ma lo fa, più che per intenzioni proprie, per merito della produzione che impone all’ultimo momento un titolo che riecheggia altri titoli precedenti del genere: da “Milano trema: la polizia vuole giustizia”, “Milano odia: la polizia non può sparare”  e “Roma violenta”  a “Roma drogata: la polizia non può intervenire”  è un attimo…
Tutto ciò può essere fuorviante perchè il titolo di lavorazione originale era “Il buio nel cervello”  e all’estero il film è uscito con l’ancora più calzante titolo “Hallucinating trip”, a dimostrazione che l’aspetto poliziesco è piuttosto marginale e che il regista preferisce concentrarsi sulla descrizione della distruzione fisica e psicologica prodotta dall’uso delle droghe, soprattutto tra i giovani. C’è quindi denuncia sociale e una certa sensibilità di fondo ma il buon Marcaccini non è né Lizzani, né Petri, né Zampa né Damiani e il risultato finale è un ibrido che oscilla tra il poliziesco e il drammatico con tante buone intenzioni, non tutte però tradotte nella maniera migliore. Eppure, nonostante tutto ciò, il film è una piccola sorpresa e non è assolutamente da buttare via o liquidare frettolosamente.
Con estrema visionarietà il regista piazza, a circa metà film, una scena di delirio allucinato di quasi 5 minuti e ci mostra il punto di vista di un drogato in pieno trip (ecco il richiamo al titolo internazionale) che trova, a nostro avviso, notevoli punti di contatto con “Una lucertola con la pelle di donna”  e “Il profumo della signora in nero” . E’ un autentico florilegio di immagini folli: il ragazzo oscilla nel buio su un’altalena, vede la madre (il complesso edipico è più che evidente) accoppiarsi con un giovane cadetto che indossa solo stivali neri, vede gli amici verdi come ramarri e/o serpenti squamati uscire da buste di plastica trasparenti e danzare, immagina suore in abiti più che discinti diventare un pasto cannibalico… Indubbiamente al regista il coraggio non è mancato!
Il cast di attori è davvero interessante: rimarchiamo la presenza del commissario protagonista Marcel Bozzuffi, figura paternalistica e lontana dallo stereotipo di sbirro violento e tutto d’un pezzo, ma comunque accesissimo paladino della guerra contro la droga e disposto ad usare mezzi poco ortodossi per catturare il narcotrafficante Maurizio Arena (doppiato da Ferruccio Amendola in pseudosiciliano). I giovani studenti di buona famiglia dediti all’uso di ogni tipo di stupefacente sono Bud Cort, Settimio Segnatelli, Annarita Grapputo (nuda e disinibita) e Patrizia Gori mentre le loro ricche madri sono la contessa Eva Czemerys (anche il suo nudo è notevole) e Anna Zinnemann. E poi c’è la clamorosa partecipazione di Leopoldo Trieste nei panni di un killer alquanto originale che se ne va in giro con una gabbietta per uccelli… Ennesimo film da riscoprire.

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Roma: la droga serpeggia tra i giovani studenti liceali della capitale. La maggior parte di loro, appartenenti a famiglie ricchissime ammantate da un’aura di ipocrita perbenismo, è dedita allo sballo, alla contestazione e a cortei antifascisti e il quadro generale è piuttosto desolante. Con queste premesse assistiamo alle prodi gesta del giovane Massimo (Bud Cort), fidanzato di Cinzia (Annarita Grapputo), che, durante una festa in casa di quest’ultima, ruba una antica tabacchiera del ‘700 appartenente al suocero per ricavarci soldi atti a finanziare un viaggio all’estero per una coppia di amici fricchettoni. Il commissario De Stefani (Marcel Bozzuffi), appartenente al nucleo antidroga, è incaricato delle indagini.
Massimo non riesce a piazzare la tabacchiera presso i ricettatori perchè è un pezzo troppo riconoscibile ma il bisogno di soldi è sempre più impellente perchè intanto i suoi amici si sono cacciati nei guai per aver accolto in casa una minorenne tossicomane figlia di papà, poi finita in manicomio, e ora sono ricercati con l’accusa di sottrazione di minore e circonvenzione di incapace. Il caso vuole che il ricchissimo Rudy (Settimio Segnatelli), figlio smidollato di una contessa (Eva Czemerys), abbia intenzione di fare un clamoroso droga party nella sua megavilla e si rivolge proprio a Massimo per farsi procurare l’occorrente: Massimo si intasca i soldi e con quelli consente la fuga all’estero dei suoi amici.
Il commissario, parallelamente all’inchiesta del furto della tabacchiera, segue soprattutto le mosse del “siciliano” (Maurizio Arena), un trafficante di droga internazionale che da tempo sta cercando di inchiodare. Massimo, pressato da Rudy, deve ora comunque procurarsi la droga per il festino che incombe ma, non sapendo come fare, si rivolge proprio al siciliano che, come contropartita, accetta la famosa tabacchiera rubata. Il cerchio si sta stringendo: il commissario segue tutte le mosse di Massimo ma lo lascia fare per avere in mano le prove definitive dell’attività illecita del siciliano. Purtroppo il droga party ha conseguenze tragiche: il giovane rampollo Rudy, imbottito di stupefacenti fino al midollo, si suicida al culmine di un delirio psicotico/lisergico.
Le circostanze che hanno portato alla morte del ragazzo potrebbero sollevare uno scandalo e, vista l’influente posizione sociale della vittima, l’indagine viene insabbiata e il commissario si ritrova con le mani legate. Tutte le prove e i testimoni scomodi devono sparire…

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La colonna sonora è firmata da Albert Verrecchia ed è un tripudio di psichedelia eseguito dal complesso dei Cyan con la collaborazione di Tony Esposito alle percussioni e la partecipazione vocale di Edda Dell’Orso e del coro delle Baba Yaga. Il brano che si ascolta sui titoli di testa e coda è “We’ve got a Lord”, scritto da Evelyne Verrecchia (sorella di Albert), cantante conosciuta in Italia come Evy; l’interprete è Sammy Barbot, futuro conduttore di Piccolo Slam su Rai Uno con Stefania Rotolo e piccolo habituè come interprete di brani inseriti in colonne sonore italiane di genere anni ’70 (“Mark il poliziotto spara per primo”, “Il tempo degli assassini” e “Il signor Robinson”)… Sui titoli di testa si vedono, tra gli altri, Tony Esposito, Verrecchia e proprio il buon Sammy mentre stanno registrando il brano in sala d’incisione. L’intero cd della soundtrack è straconsigliato.

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Cast principale:

Bud Cort

Marcel Bozzuffi

Annarita Grapputo

Patrizia Gori

Eva Czemerys

Maurizio Arena

Leopoldo Trieste

Regia: Lucio Marcaccini

Edizioni in dvd:

Hobby & Work: formato video 1,85:1 letterbox

Rarovideo: formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Sep ha detto:

    Non male come pellicola all’epoca. Anche se capolavori come “Milano odia: la polizia non può sparare” sono davvero lontani.

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