Lo squartatore di New York (1982)

Pubblicato: 13 luglio 2019 in Giallo

lo squartatore di new york

Quel diavolaccio geniale che risponde al nome di Lucio Fulci, dopo aver insanguinato per 3 anni gli schermi italiani con 5 mirabolanti esempi di film horror estremi e selvaggi (nell’ordine “Zombi 2”, “Paura nella città dei morti viventi”, “Black cat” (l’unico un po’ più soft), “L’aldilà” e “Quella villa accanto al cimitero”), decide di ritornare al giallo/thriller. Il suo cinema continua ad essere un pugno nello stomaco dello spettatore e il merito è soprattutto dello scaltro produttore Fabrizio De Angelis che, essendo ormai certo delle capacità di Fulci che lo ripagavano con incassi di tutto rispetto, gli lascia carta bianca e briglia sciolta. Avendo ormai incanalato il suo cinema in una direzione che andava a shockare il pubblico con immagini forti e splatter, il regista romano mantiene anche nel giallo un registro orrorifico, soprattutto per quanto concerne la spettacolarità e la coreografia degli omicidi, qui estremamente cruenti. La sceneggiatura, firmata da Gianfranco Clerici e Vincenzo Mannino, vede l’intervento successivo del fidato Dardano Sacchetti e dello stesso Fulci; il risultato è un thriller morboso e malsano, violentissimo e, a tratti, realmente disturbante che sotto certi aspetti anticipa alcune tematiche che si vedranno anche in “Tenebre” di Dario Argento a distanza di pochi mesi (anche lì c’è un ritorno al giallo, ambientazione newyorkese, omicidi in pieno giorno in luoghi affollati ed estrema violenza ai danni delle vittime femminili).
Il fulcro della prima stesura della sceneggiatura firmata da Clerici e Mannino prevedeva che l’assassino fosse affetto da progerìa, una malattia che provoca l’invecchiamento precoce, e che dovesse essere questo il movente (l’odio per la bellezza) che spingeva il killer ad accanirsi su giovani e belle donne; Fulci non era però molto convinto e infatti questo progetto fu abbandonato con l’ingresso di Dardano Sacchetti che, in fase di scrittura, cambiò un po’ la storia. Clerici e Mannino non abbandoneranno comunque del tutto l’idea di un killer affetto da progerìa e la riproporrano 6 anni dopo, firmando la sceneggiatura del film diretto da Ruggero Deodato “Un delitto poco comune”.
Fulci descrive una New York sfacciatamente sordida che, dietro una patina di apparente opulenza e tranquillità (le rassicuranti panoramiche aeree sul traffico e sui grattacieli con gli uffici pieni di gente che lavora), nasconde ambienti sudici e corrotti dediti ad ogni tipo di depravazione: le incursioni notturne in teatri a luci rosse (dove si fa sesso dal vivo davanti al pubblico), in turpi alberghetti di terz’ordine (dove si consumano rapporti sadomaso) e in bar frequentati da delinquenti portoricani sono emblematiche in tal senso. Anche i protagonisti della storia non sono esattamente lo specchio della rettitudine o della pubblica morale: Jack Hedley, lo sbirro incaricato delle indagini sul mostro, frequenta abitualmente una prostituta (Daniela Doria); Paolo Malco, psichiatra brillante, ha il “vizietto” di trastullarsi con riviste porno gay; Alexandra Delli Colli, ninfomane aristocratica, cornifica il consenziente marito Cosimo Cinieri e registra i suoi amplessi occasionali per poi farglieli ascoltare; Howard Ross è un gigolò tossicodipendente; Zora Kerowa è una live performer che fa sesso dal vivo su un palco con Urs Althaus; Cinzia De Ponti, studentessa sexy e provocante, imbratta autovetture per ripicca; Andrea Occhipinti (accreditato con lo pseudonimo inglese Andrew Painter!) ha una figlia malata in ospedale che non va mai a trovare; forse si salva solo Almanta Keller. Forse…
Fulci ci va giù pesante anche sul versante erotico: per la prima volta il regista romano osa come non mai e gira sequenze spintissime che, chiaramente, sono valse al film il divieto ai minori di 18 anni. Inoltre, per il film che segna il suo ritorno al giallo, si ricorda del suo ultimo film del genere da lui girato nel 1972 (“Non si sevizia un paperino”) e lo omaggia esplicitamente in quanto il misterioso assassino parla camuffando la sua voce come quella di un paperino…
Le musiche di Francesco De Masi, dal tono poliziottesco, risultano azzeccate e vincenti e contribuiscono a rendere questo film una chicca assolutamente imprescindibile per tutti gli amanti del giallo/thriller. Va detto però che in Italia il film è recuperabile nella sua versione integrale solo in una versione in cassetta risalente alla fine degli anni ’80 (Star Video); la versione uscita successivamente in dvd ed editata dalla Avo Film contiene la versione televisiva, tagliatissima ed espunta di tutti i dettagli gore e sexy, oltretutto in formato letterbox. Per completare lo scempio tutte le scene tagliate (prese dal master Star Video di cui parlavamo prima) sono sì presenti nel dvd ma, invece di essere reintegrate, sono inserite come “extra”: un’operazione che definire vergognosa e cialtronesca è un complimento. Se si vuole recuperare oggi il film in versione integrale bisogna rivolgersi all’estero (che novità!) e recuperare un vecchio dvd francese con audio italiano oppure un fondamentale blu-ray (sì, abbiamo detto blu-ray) editato negli USA con una superba qualità video e anch’esso con italico idioma.

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Il tenente Williams (Jack Hadley) della squadra omicidi di New York sta indagando sulla morte di una fotomodella, ritrovata squartata nella pensioncina dove alloggiava. La padrona di casa impicciona (Babette News) riesce a fornire come indizio solo il fatto di aver “intercettato” una telefonata della vittima con una persona che parlava con la voce di un paperino, stile cartoon. Pochi giorni dopo una bella ragazza in bicicletta (Cinzia De Ponti), dopo una discussione su un ferryboat con un automobilista cui aveva inavvertitamente graffiato la carrozzeria con la sua bici, approfitta dell’assenza di quest’ultimo durante la traghettata per imbrattargli il parabrezza con parolacce scritte col rossetto; la sventurata viene però notata dall’assassino che, dopo averla accoltellata un paio di volte, le pianta in coltello nella vagina, tira su con tutta la forza e la squarta orribilmente. Il patologo che svolge l’autopsia (Giordano Falzoni) confida al tenente Williams che, secondo lui, l’omicida è lo stesso della fotomodella ed è un mancino.
Intanto, nei quartieri malfamati a luci rosse, si aggira con nochalance una bella donna di mezza età, Jane Lodge (Alexandra Delli Colli), che assiste ad uno spettacolo in teatro di sesso dal vivo e ne registra l’audio con un piccolo registratore portatile per poi consegnare la cassetta al marito (Cosimo Cinieri): è il loro gioco perverso. Jane registra non solo i live sex ma anche i suoi incontri extraconiugali con sconosciuti e il marito ne è contento ed eccitato. Nel buio della sala i movimenti di Jane vengono notati da un uomo dal volto poco rassicurante (Howard Ross) cui mancano 2 dita alla mano destra; i due, seduti a poche poltrone di distanza, si scambiano occhiate di complicità durante lo show e la donna lascia scivolare una mano nelle sue mutandine… La performer (Zora Kerowa) che si era esibita nel live sex viene uccisa poco dopo nel suo camerino e sventrata con un coccio di bottiglia dall’assassino che urla come un paperino… Quella notte stessa il tenente Williams viene raggiunto da una telefonata mentre è a letto a casa di Kitty (Daniela Doria), una giovane prostituta di cui è cliente abituale: all’altro capo del telefono c’è l’assassino dalla voce di paperino che lo sfida a prenderlo e gli confida di avere colpito ancora. Come faceva a sapere che il tenente era lì?
Williams, per avere un quadro psicologico più completo del maniaco omicida, chiede aiuto al Dottor Davis (Paolo Malco), un giovane e brillante professore universitario ritenuto un luminare della psichiatria il quale però si limita a consigliargli di aspettare la prossima vittima.
La bella Fay (Almanta Keller), mentre sta viaggiando di notte in metropolitana, nota la presenza dell’uomo inquietante con le 2 dita mancanti alla mano destra e, spaventata, scende alla prima fermata ma viene aggredita alle spalle dal maniaco paperino che però sbaglia il colpo e colpisce lo spigolo di un muro, spezzando così la punta della lama del coltello. Fay sviene dal terrore e, al suo risveglio, rivela alla polizia che il suo aggressore era monco di 2 dita alla mano destra.
La notizia del maniaco assassino che se ne va in giro per New York a squartare belle donne comincia a circolare e una notte, durante uno dei suoi incontri in uno squallido alberghetto, la sfrontata Jane si trova a letto proprio con l’uomo dalle 2 dita mancanti. Al culmine di un gioco sadomaso nel quale la donna si era fatta legare i polsi alla spalliera del letto l’uomo si addormenta sfinito, mentre dalla radio accesa sul comodino Jane ascolta uno speaker di una radio locale che parla dello squartatore e rivela il suo particolare dettaglio “anatomico”. In preda al terrore, Jane riesce a slegarsi e tenta di fuggire ma viene raggiunta dal paperino assassino che la squarta senza pietà nel corridoio.
Gli inquirenti riescono a risalire all’identità del monco: si tratta di Mikis Scalenda, un immigrato greco con precedenti per spaccio di droga. Mentre la polizia lo cerca il greco va a far visita a Fay nella sua villa ma viene messo in fuga dall’arrivo del suo fidanzato Peter (Andrea Occhipinti). Sembra non ci siano più dubbi sul fatto che l’assassino sia lui e che sia tornato da Fay per vendicarsi di averlo identificato. Il Dottor Davis, tuttavia, è perplesso perché Scalenda è un uomo rozzo, un gigolò tossicodipendente da 2 soldi; il killer dalla voce alla paperino, invece, ha una mente, seppur perversa, brillante e raffinata. Non a caso Scalenda viene ritrovato morto, soffocato con la testa in un sacchetto di plastica, mentre il paperino continua ad uccidere…

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Cast principale:

Jack Hedley

Almanta Keller

Andrea Occhipinti

Alexandra Delli Colli

Howard Ross

Paolo Malco

Regia: Lucio Fulci

Edizioni in dvd:

Neo Publishing (Francia)

Formato video 2,35:1 anamorfico

Edizioni in blu-ray:

Blue Underground (USA)

Formato video 2,35:1 anamorfico

commenti
  1. Ernesto Gastaldi ha detto:

    Visto che il titolo del blog è preso dal titolo di un film che ho scitto io, abuso di questo spazio per parlarvi di un mio romanzo.”A come Assassino il giallo pubblicato da IL FOGLIO LETTERARIO
    Si tratta di un classico: il plot deriva dalla commedia omonima premiata dall’ISTITUTO DEL DRAMMA ITALIANO nel 1957 e messa in scena dalla Compagnia Spaccesi. Ne fu tratto perfino un film.

    Pubblicato in inglese negli States col titolo “A…for Assassin” dalla Raven’s Head Press, si presenta in questa versione aggiornata e ambientata nell’Inghilterra della Brexit rispettando il geniale intrigo che alla fine fa del colpevole un innocente. Abbastanza unico nel suo genere.

    Se vende parte una collana di romanzi tratti dai miei thriller (forse anche quelklo che ha dato il titolo al vostro blog!)

    il secondo volume sarebbe lo strepitoso “C2O-terzo anello” che aveva affascinato Massimo Ferrero prima che dal cinema passasse al calcio.
    “C2O – il terzo annello” vede il debutto del Commissario Camilleri, in onore del grande scrittore siciliano.

    Tutto parte se comprate in rete “A come Assassino”:

    https://www.ibs.it/a-come-assassino-libro-ernesto-gastaldi/e/9788876067778

    GRAZIE e spero che mi ringrazierete voi dopo la lettura. Felice estate!

  2. Gianluca Podda ha detto:

    Una storia tristissima (direi lacrimogena), una curiosità la figura del paperino verrà ripresa 5 anni dopo da Franco Ferrini per il suo “Caramelle da uno sconosciuto”….il film è buono ma secondo me resta dietro sia a “Non si sevizia un paperino” che a “Sette note in nero” dello stesso regista

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