Il demonio (1963)

Pubblicato: 27 luglio 2019 in Horror

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Incredibile e misconosciuto gioiellino del nostro cinema che merita assolutamente di essere riscoperto, “Il demonio” del regista Brunello Rondi è un prodotto difficilmente collocabile nell’ambito di un solo genere; indubbiamente al suo interno c’è una forte componente drammatica e un taglio estremamente realistico, ai limiti del documentaristico, che getta uno sguardo crudo e spietato su antiche tradizioni del Sud Italia ma la tematica trattata (e anche il titolo ce lo suggerisce) ci spinge a fare pendere l’ago della bilancia verso l’horror. Ora la domanda è: si può riuscire a fare un ottimo e inquietante film del terrore senza ricorrere nemmeno ad un effetto speciale che sia uno? In questo caso la risposta è certamente SI’. Merito fondamentale va ascritto alla bravissima protagonista Daliah Lavi, attrice israeliana che gli appassionati ricorderanno per il coevo e più conosciuto “La frusta e il corpo” di Mario Bava, che qui si produce in una prova attoriale assolutamente incredibile: il suo personaggio, posseduto dal diavolo, mostra i segni della possessione diabolica senza un filo di trucco speciale e risulta decisamente credibile e inquietante. Non dimentichiamo che il supremo capolavoro sulla materia in questione (“L’esorcista” di Friedkin) verrà ben 10 anni dopo ma nel film di Rondi se ne vedono già le tracce: citiamo al volo il parlare una lingua sconosciuta e il camminare sulle mani con la testa all’indietro (siamo certi che la famosa “spider walk” di Linda Blair affondi qui le sue vere radici).
Un film precursore, dunque, che trova la sua ambientazione non in una grande capitale ma bensì in un anonimo paesino della Lucania percorso da antichi riti e superstizioni dove, dietro un’aurea di ostentato cattolicismo, allignano profonda ignoranza, grettezza e ipocrisia. La messa in scena e le location sono sapientemente e scientemente squallide, il paesaggio è arido e l’ottima scelta di una livida fotografia in bianco e nero mette quasi a disagio lo spettatore e lo cala senza scampo in un quadro d’insieme desolante ben sottolineato dalle musiche incisive ed angoscianti di Piero Piccioni. Argomenti molto simili li ritroveremo anche 9 anni dopo nel capolavoro di Lucio Fulci “Non si sevizia un paperino”, partendo dall’ambientazione rurale per poi andare sui personaggi della “maciara” Florinda Bolkan (che ha diversi punti di contatto con il personaggio della Lavi) e del mago “zio Francesco” Georges Wilson (nel film di Rondi c’è una figura pressochè analoga chiamata “zì Giuseppe”).
Un cartello iniziale recita:
“Il film si ispira a un fatto di cronaca, tragicamente recente. Tutto il complesso dei riti, delle formule, magiche e anche delle crisi demoniache è scientificamente esatto e corrisponde alla realtà italiana, equivalente a quella di altre parti del mondo”.
Non sappiamo se si tratti effettivamente di una storia vera ma dall’impianto generale del film si ricava evidente la sensazione che il regista si sia ampiamente documentato sull’argomento: la sua regia è decisamente ottima e da sola sopperisce alla mancanza di un cast importante (l’unico attore famoso è Frank Wolff), scelta probabilmente legata al basso budget produttivo ma anche alla volontà di non avere tutti attori professionisti per conferire alla pellicola un ulteriore tocco di cinema-verità (echi di neorealismo); questa è ulteriore dimostrazione che quando ci sono idee valide e abilità i soldi non contano molto…
Purtroppo la pellicola non ha avuto alcun successo all’epoca dell’uscita in sala e in seguito è stata ingiustamente dimenticata anche da chi si nutre di film horror/esorcistici o stila eventuali classifiche dei migliori film del genere: questo titolo non viene quasi mai citato… Certamente per superficialità o, molto più probabilmente, per ignoranza. Da recuperare senza indugi.

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Basilicata. La giovane Purificazione (Daliah Lavi), ragazza molto bella e attraente, non riesce a dimenticare il suo ex fidanzato Antonio (Frank Wolff), ormai promesso sposo ad un’altra donna. Purif (tutti la chiamano così) è ancora follemente innamorata e non vuole rassegnarsi e, con un inganno, fa bere ad Antonio del vino nel quale ha versato le ceneri dei suoi capelli misti al suo sangue, in modo tale da legarlo a sé per sempre.
Il giorno in cui si celebra il matrimonio del suo amato dapprima osserva la scena dall’alto di una rupe e poi, eludendo la sorveglianza di un pastorello, costringe il suo gregge di capre a precipitarsi giù dalla montagna insieme a lei, riversandosi sul sagrato della chiesa e in piazza. Purif batte i pugni sul portone chiuso della chiesa urlando il nome di Antonio, i fuochi delle candele si attenuano senza motivo (e questo è visto come segno di disgrazia) e per far svolgere regolarmente la cerimonia la ragazza viene portata via con la forza. La sera, prima che si possa consumare la prima notte di nozze, i parenti degli sposi si producono in un antico rituale: benedicono il talamo nuziale spargendo uva essiccata sulle lenzuola e sale sotto i cuscini e depongono una falce sotto il letto per scacciare il malocchio.
Nel paesello sono tutti convinti che Purif sia una sorta di strega esperta in magia nera e tutti la guardano con sospetto cercando di evitarla, per disprezzo ma anche per paura; la situazione peggiora ulteriormente quando la ragazza viene a sapere che è morto un bambino, gravemente malato da tempo, ma lei lo aveva incontrato pochi minuti prima nei pressi di un torrente e gli aveva parlato. Giunta a casa del bambino per constatarne l’effettivo decesso, viene aggredita dai suoi parenti che quasi la ritengono responsabile della morte del piccolo e solo il miracoloso intervento del parroco del paese (Dario Dolci) le evita il linciaggio.
I genitori di Purif si rivolgono a zì Giuseppe, una sorta di mago e fattucchiere molto rispettato, per capire se la loro figlia ha problemi mentali oppure è davvero una strega e la sua sentenza è che la ragazza è posseduta dal demonio. Scossa durante la notte da violenti fremiti sessuali e colpita da una forza invisibile che le lascia delle ferite sul corpo, Purif viene condotta in Chiesa dove il parroco la sottopone ad un rito di esorcismo. La ragazza urla, strepita, si agita strappandosi i capelli, cammina con le mani come un ragno… e poi tutto sembra finire. L’ira della gente però non si ferma: un nutrito gruppo di paesani, armati di bastoni e forconi, circonda la sua casa e tenta di dargli fuoco ma il fumo diventa improvvisamente nero e questo viene interpretato come un ulteriore sintomo della presenza del demonio. I genitori, asserragliati dentro casa, la nascondono sotto il pollaio e fingono che la ragazza abbia raggiunto alcuni parenti a Potenza ma il trucco non regge. E’ proprio il suo ex Antonio a stanarla, urlando il suo nome: appena ode la sua voce Purif salta subito fuori dal suo nascondiglio…
Scacciata dal paese, la ragazza viene accolta in un convento ma anche in quell’ambiente non viene comunque vista di buon occhio dalle suore, riuscendo tuttavia ad entrare nelle grazie della Madre Superiora (Franca Mazzoni). Intanto i sintomi della “fattura” di Purif cominciano a manifestarsi su Antonio: gli compaiono sul corpo delle inspiegabili piccole lesioni che, lentamente, diventano sempre più numerose…

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Cast principale:

Daliah Lavi

Frank Wolff

Rossana Rovere

Dario Dolci

Regia: Brunello Rondi

Edizioni in dvd: Medusa

Formato video 1,85:1 anamorfico

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