Concerto per pistola solista (1970)

Pubblicato: 31 agosto 2019 in Giallo

concerto per pistola solista

“Concerto per pistola solista” è un curioso e atipico giallo firmato dall’ottimo Michele Lupo (regista sottovalutato che non ha ancora goduto di una meritata riscoperta) ed esce nelle sale in un periodo (il 1970) dove il genere del giallo all’italiana si stava incanalando in una direzione chiara che era quella ormai tracciata da Bava, Lenzi, Martino e Argento. Lupo dirige invece un film completamente diverso e insolito, utilizzando ambientazione anglosassone alla Agatha Christie e il tema classico dell’eredità contesa con delitti a corredo; la sceneggiatura (nata da un soggetto di Sergio Donati e poi firmata dallo stesso in collaborazione con due giallisti doc come Massimo Felisatti e Fabio Pittorru) gioca molto sull’ironia e condisce la pellicola di un sottile humor, rendendola così un prodotto inconsueto e interessante in quanto a tratti sembra quasi una commedia. Merito fondamentale della riuscita del film va ascritto anche al grande Gastone Moschin che veste i panni di un ingenuo poliziotto di campagna e che, in barba ad un tronfio ed inetto ispettore di Scotland Yard che non cava un ragno dal buco, riuscirà a risolvere brillantemente il caso e a smascherare l’assassino. Curiosamente Moschin è doppiato (una rarità) e, mentre si guarda il film, lo spettatore ha la chiara sensazione che si sia voluto dare al personaggio una ulteriore connotazione comica, utilizzando una voce “alla Jerry Lewis”; state tranquilli, avete fatto bene a credere alle vostre orecchie perchè colui che gli presta la voce è proprio Carlo Romano (ovvero la voce storica italiana del comico americano)…
In una enorme villa dove si riunisce un bel gruppetto di parenti serpenti composto da Anna Moffo (soprano prestata incidentalmente al cinema), Evelyn Stewart (sempre bellissima), Peter Baldwin, Giacomo Rossi Stuart, Beryl Cunningham, Guido Parmeggiani, Marisa Fabbri e Christopher Chittell iniziano a fioccare gli omicidi e la soluzione del mistero risulta alquanto articolata, così come i fantasiosi modus operandi dell’assassino; una serie di false piste vengono disseminate qua e là e l’attenzione dello spettatore è sempre desta, sfrondata qua e là da deliziosi siparietti comici che vedono coinvolti Moschin e l’ispettore di Scotland Yard Lance Percival. Altri momenti divertenti sono quelli che vedono protagonista il giovane Chittell, giovinetto con il vizietto di fare scherzi macabri e simulare delitti: una volta finge di essersi tagliato la gola in bagno con tanto di sangue e rasoio insanguinato, un’altra conficca un finto pugnale nel petto dello zio addormentato facendolo credere morto…
Nel cast vanno segnalati anche lo stalliere Robert Hundar con testa tinta di biondo (che viene ripetutamente inquadrato con aria sospetta per sviare il pubblico, ma nessuno ci casca) e la sempre meravigliosa Orchidea De Santis nei panni (tanto per cambiare) di una cameriera. Curiosità: operatore di macchina è un certo Aristide Massaccesi, quando ancora non era diventato Joe D’Amato… Le versioni disponibili in home video si fermano ad una videocassetta fullscreen degli anni ’80, cosa alquanto mortificante in quanto il film è stato girato in scope 2,35:1. Non c’è traccia di dvd in giro (ed è una mancanza molto grave), quindi per recuperarlo tocca attendere qualche passaggio televisivo che, fortunatamente, propone sempre un master nel corretto formato (almeno quello).
La colonna sonora, firmata da Francesco De Masi, gioca principalmente sulla rivisitazione e riarrangiamento dell’incipit del Concerto n° 1 in Si bemolle minore op. 23 per piano e orchestra di Peter Tchaikovsky (primo movimento allegro non troppo e molto maestoso), con l’aggiunta di alcuni colpi di pistola. Curiosamente un’operazione analoga verrà condotta l’anno dopo da Gianni Ferrio per la colonna sonora di “Una farfalla con le ali insanguinate”. Da vedere e riscoprire.

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In un piccolo paese delle campagne inglesi sorge la tenuta dell’anziano e ricchissimo duca Henry Carter. La sua morte viene accolta con soddisfazione da tutti i suoi parenti che lo odiavano a morte e che ora iniziano a raggiungere l’enorme villa per l’apertura del testamento; ognuno di loro spera di mettere le mani sull’ingente eredità per risolvere una serie di problemi personali (debiti di gioco, vizi vari, problemi con usurai etc.). La prima a giungere è l’acidissima sorella del defunto, Gladys, (Marisa Fabbri), insieme al suo devoto figlio Georgie (Christopher Chittell) che ha una vera e propria sudditanza morbosa nei confronti della madre che sfocia anche in un complesso edipico. Arriva poi la figlia del duca, Isabel (Evelyn Stewart), insieme all’inetto marito Anthony (Peter Baldwin); Isabel aveva a suo tempo ripudiato il padre, che non vedeva di buon occhio il suo matrimonio, ed era scappata di casa rinunciando a tutte le sue ricchezze. Giungono infine Lawrence (Quinto Parmeggiani), altro fratello del defunto duca, e il nipote Ted (Giacomo Rossi Stuart), un uomo ambizioso e dissoluto, considerato pecora nera della famiglia, che si presenta insieme alla sua fresca sposa Pauline (Beryl Cunningham); sarebbe tutto “regolare” se la donna non fosse di colore, cosa che suscita scandalo e clamore nella famiglia. A fare gli onori di casa è Barbara (Anna Moffo), l’unica nipote che si era presa cura del defunto zio fino alla fine dei suoi giorni e che non lo aveva mai abbandonato.
La lettura del testamento è foriera di non poche sorprese: proprio Barbara viene nominata erede universale di tutte le ricchezze, i titoli e le proprietà mentre a tutti gli altri restano briciole insignificanti (tipo un archivio storico) e una serie di commenti negativi sulla loro condotta di vita. Nel testamento viene anche menzionato il sergente della polizia locale Thorpe (Gastone Moschin), che giocava a scacchi con il duca da 25 anni e al quale viene lasciata in eredità una enorme serra contenente fiori e piante di vario tipo. Ed è proprio nella serra che viene ritrovato il corpo del maggiordomo, pugnalato alla schiena.
Per risolvere il caso viene inviato da Scotland Yard l’ispettore Grey (Lance Percival) della squadra omicidi che, non appena giunto, per poco non viene ucciso da un colpo di pistola che sfiora lui e Barbara mentre si trovano in giardino. Il colpo è stato sparato dall’alto con un silenziatore e, stranamente, nell’armeria della villa manca una pistola. L’ispettore, uomo estremamente pieno di sé e convinto di essere una mente brillante nel risolvere i casi, decide di trattenersi in casa per indagare a fondo sugli ospiti e viene coadiuvato nelle indagini dal sergente Thorpe, che egli però non considera neanche minimamente.
Il giorno dopo si ode un colpo di pistola nella stanza del rampante Ted; Thorpe e Gray sfondano la porta che è chiusa dall’interno e lo trovano morto, disteso per terra, con un colpo alla tempia e con in pugno la pistola rubata in armeria. L’ispettore Grey archivia frettolosamente la pratica come suicidio ritenendo il caso risolto: Ted era minacciato di morte dai creditori e, non avendo la disponibilità economica per saldare il suo debito a breve, aveva dapprima tentato di uccidere l’erede universale Barbara in giardino per mettere le mani almeno su una parte dell’eredità (da dividere con gli altri parenti) ma, avendo fallito l’obiettivo, si era poi ucciso con la stessa pistola. Il sergente Thorpe, che sembra un ingenuo e tontolone campagnolo, è invece estremamente arguto e scopre che si tratta di omicidio: le tracce sulla canna indicano che la pistola montava il silenziatore. La porta era chiusa dall’interno ma l’assassino, dopo aver sparato a Ted ed avergli messo la pistola in mano per simularne il suicidio, si era calato giù con il montacarichi ed aveva successivamente attivato un registratore a filo sul quale era inciso lo sparo che loro avevano udito (l’altoparlante era nascosto in un vaso di fiori), dandogli così la possibilità di mischiarsi agli altri ospiti e facendo così credere che Ted si fosse sparato alla tempia. Anche sua moglie Pauline, inizialmente scomparsa, viene successivamente ritrovata morta, strangolata e sotterrata nel campo da golf vicino alla tenuta.
I sospetti convergono allora su Tom (Franco Borelli), un automobilista che aveva dato un passaggio a Isabel (rimasta con l’auto in panne) e che era stato poi invitato dalla stessa a pranzo nella villa per sdebitarsi. Tra i due era nata un’attrazione fatale e si erano dati appuntamento per la notte; nel buio il sergente Thorpe era stato aggredito da qualcuno ma era riuscito a sferrare un pugno all’aggressore e a strappargli un lembo del cappotto con attaccato un bottone. L’uomo, bloccato dagli agenti, ha un occhio nero e ammette di avere aggredito Thorpe per non essere colto in flagrante mentre si allontanava dalla villa; nega però di essere l’autore degli omicidi e confessa di avere avuto un flirt con Isabel. La donna, però, si vergogna e non ammette di avere avuto rapporti con lui, facendolo arrestare.
Anche stavolta il caso sembra risolto ma Isabel viene anch’essa uccisa, con un colpo di fucile sparato dalla torre/osservatorio della villa dove il defunto duca amava isolarsi in mezzo ai suoi adorati telescopi…

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Cast principale:

Gastone Moschin

Anna Moffo

Evelyn Stewart

Giacomo Rossi Stuart

Beryl Cunningham

Lance Percival

Orchidea De Santis

Regia: Michele Lupo

commenti
  1. Vincenzo ha detto:

    In realtà un dvd di questo film esiste, è stato commercializzato negli stati uniti qualche anno fa, ovviamente con il titolo in inglese “Weekend Murders”, senza doppiaggio italiano ma con un interessante “commentary” al film.

  2. johntrent70 ha detto:

    Ti ringrazio ma a me interessa sempre e solo l’audio italiano sui NOSTRI film… Questo dvd che mi segnali, per quanto possa avere un comparto extra interessante, se non ha l’audio italiano sta bene dove sta 😉

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