Lo spettro (1963)

Pubblicato: 26 ottobre 2019 in Horror

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Un anno dopo aver diretto il bellissimo “L’orribile segreto del Dr. Hichcock” il regista Riccardo Freda prosegue la sua attività filmica confermandosi specialista nel filone dell’horror gotico, dove firma un altro piccolo gioiellino. Anche stavolta si perpetua il giochetto di modificare i nomi di cast tecnico e artistico per spacciare il film come un prodotto estero e magari gabbare il pubblico ormai avvezzo ai vari Peter Cushing e Christopher Lee, quindi tutti i nomi vengono cambiati in improbabili pseudonimi anglofoni. Freda mantiene il suo storico nickname Robert Hampton mentre il cast italiano cambia in maniera mirabolante: Elio Jotta diventa Leonard Elliot e Umberto Raho diventa Raoul Newman mentre, tra gli altri, il co—sceneggiatore (insieme a Freda) Oreste Biancoli diventa Robert Davidson e l’ottimo Francesco De Masi, autore delle efficacissime ed inquietanti musiche, viene accreditato come Frank Wallace. Molti hanno voluto vedere in questo film una sorta di sequel del fortunato film poc’anzi citato ma in realtà i punti di contatto si limitano solo ai nomi di alcuni personaggi (il buon Elio Jotta, dottore protagonista, si chiama anch’egli Hichcock) e ai ruoli degli attori che sono sostanzialmente identici: Barbara Steele (una delle nostre “scream queen” predilette) è la moglie del Dr. Hichcock e Harriet Medin è la governante… ma ci si ferma qui. Completa il quadro il giovane Dott. Charles (Peter Baldwin), che di cognome fa Livingstone e forse non è un caso, visto che la vicenda è ambientata in Scozia e il suo personaggio è anch’egli dottore… Scritto in un giorno (così narra la leggenda) e girato in tutta fretta (due settimane) per cavalcare l’onda lunga del successo del film precedente, “Lo spettro” si rivela un prodotto assolutamente sorprendente sia per lo sviluppo della storia che per il crescendo finale: gli ultimi 10 minuti sono un tripudio di cattiverie e colpi di scena talmente clamorosi e beffardi da lasciare letteralmente estasiati. Visione obbligatoria, dunque, anche se difficile: il film è inedito in home video con audio italiano e quindi bisogna ripiegare su qualche vecchia registrazione televisiva “d’epoca” (visto che non passa in tv da qualche lustro).

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Scozia, 1910. Il Dottor John Hichcock (Elio Jotta) è afflitto da una misteriosa malattia degenerativa che lo ha semiparalizzato e ridotto su una sedia a rotelle. Nel suo grande castello il tempo trascorre tra noiose partite a scacchi con il suo amico notaio e alcune simpatiche sedute spiritiche nelle quali vengono fuori con gran vigore le capacità di medium della cameriera Catherine (Harriet Medin); durante questi momenti medianici il buon John si eccita molto e alla fine ne esce fiaccato pesantemente dal punto di vista fisico, ma da ciò sembra paradossalmente trarre nuova linfa per continuare a lottare contro il suo male. Hichcock, che è un autentico barone della medicina, sta testando su se stesso una cura sperimentale: impossibilitato nei movimenti, si fa iniettare quotidianamente due veleni (tra cui il curaro) in dosi precisissime e non letali, cui poi segue un antidoto. In questo modo combatte la lenta paralisi che lo sta attanagliando e ad occuparsene è il giovane Dott. Charles Livingstone (Peter Baldwin), l’unico medico ad aver accettato questo delicato compito, che lo segue ormai da qualche tempo. Se sbagliasse anche una sola volta di pochissimo il dosaggio dei veleni l’errore sarebbe fatale e condurrebbe il Dott. Hichcock alla morte…
Margaret (Barbara Steele), la giovane e bella moglie, si mostra sempre amorevole con il coniuge sofferente ma in realtà ha una tresca proprio con il Dott. Charles ed è più che determinata a sbarazzarsi del marito per poi impossessarsi delle sue ricchezze e vivere felice con il suo amante. Dopo svariate insistenze della premurosa mogliettina, Charles vince la sua riluttanza e si convince ad uccidere Hichcock iniettandogli una dose letale di curaro.
All’atto della lettura del testamento ci sono grandi sorprese: alla moglie Margaret resta la casa, con l’impegno che la fedele Catherine rimanga a vita come governante, più un terzo di tutto ciò che si trova nella cassaforte (gioielli, denaro, titoli assegni e quant’altro). I restanti due terzi vanno invece ad un istituto per orfanelli retto dal reverendo Howens (Umberto Raho). Bisogna dunque procedere all’apertura della cassaforte per l’inventario dei beni ma la chiave, che era sempre stata in un cassetto di una scrivania, sembra sparita. Il notaio, col benestare del reverendo Howens, concede alla vedova il tempo necessario affinchè la ritrovi e decide di non apporre alcun sigillo alla cassaforte. La ricerca è febbrile ma Margaret e Charles, dopo aver rivoltato la casa come un calzino, non trovano nulla…
La governante Catherine, figura sempre più sinistra, confida alla signora di aver notato il Dott. John che metteva la chiave nella tasca di una giacca ed è proprio con quella giacca addosso che poi è stato sepolto… Il passo successivo è quello di profanare la tomba: i due amanti penetrano nella nicchia di famiglia, aprono la bara e trovano la famigerata chiave… Tornati a casa, i due stanno per aprire la cassaforte ma l’arrivo della onnipresente Catherine costringe Margaret a creare un diversivo: finge una caduta dalle scale e poi si reca al piano di sopra per affidarsi alle cure del buon Charles, chiedendo di non essere disturbata. Tornata nella stanza, Margaret viene messa al corrente da Charles che il contenuto della cassaforte è composto solo da carte e documenti: niente della preziosa fortuna che stanno cercando è lì dentro.
Margaret è sconvolta: potrebbe essere accusata di furto nel momento in cui la magistratura interverrà per forzare la cassaforte e, al tempo stesso, non riesce a capacitarsi di dove il defunto marito abbia nascosto le sue ricchezze. Charles, intanto, fa sparire la chiave per sempre gettandola in un lago e si trasferisce stabilmente da Margaret per starle più vicino. In questo clima di crescente angoscia (un vecchio carillon suona sinistramente di tanto in tanto) il fantasma di John appare a Margaret sbucando da una tenda: la donna gli spara dei colpi con una rivoltella prima di svenire dal terrore… Charles può solo constatare la presenza dei fori da proiettile conficcati nel muro ma non trova traccia di alcun corpo. Durante la notte si odono rumori, scricchiolii, sangue che gocciola dal soffitto e la risata di John che riecheggia…
Durante uno dei suoi momenti di trance la medium Catherine parla con la voce del defunto John e rivela a Margaret che lo scrigno con i gioielli è nascosto nella nicchia di famiglia, all’interno del tavolo di marmo su cui è poggiata la bara. La donna non si perde d’animo e vi si precipita: sposta il feretro e trova lo scrigno ma al suo interno c’è solo un teschio… Furiosa e convinta di essere stata preceduta da qualcuno, torna a casa e trova Charles che sta facendo le valigie in quanto ha deciso di lasciarla. Al culmine di un alterco i due si spintonano, la valigia cade dal letto e dal suo interno saltano fuori dei gioielli… Margaret ha ora le prove che Charles è un ladro e che stava per fuggire. La tensione si taglia con il coltello, anzi con il rasoio…

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Cast principale:

Barbara Steele

Elio Jotta

Peter Baldwin

Harriet Medin

Regia: Riccardo Freda (Robert Hampton)

commenti
  1. giovanninagp ha detto:

    Film accattivante, concordo con te, la parte finale davvero merita , l’ ho trovata fantastica, adoro i colpi di scena! Quasi quasi lo rivedo!

  2. Stefano Mazza ha detto:

    Mi piace ricordare che il soggetto di questo film è molto simile a quello di un romanzo di Max Dave (pseudonimo dell’italiano Pino BELLI), “La vecchia poltrona”, pubblicato nel giugno 1961 nella collana I Racconti di Dracula (editore ERP, Roma).
    Non è mai stato dichiarato come fonte ufficiale, ma è certo che le somiglianze fra libro e film siano tante.

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