L’uomo della strada fa giustizia (1975)

Pubblicato: 14 dicembre 2019 in Poliziesco

l'uomo della strada fa giustizia

1975. Il regista Umberto Lenzi, dopo il bellissimo “Milano odia: la polizia non può sparare”, continua a cimentarsi nel poliziesco (genere del quale diventerà di lì a poco una eccellenza assoluta). Utilizzando sempre la metropoli milanese come teatro della storia (era già successo anche con “Milano rovente”, che però è più una gangster story che un vero poliziesco), Lenzi torna a battere i sentieri del genere ed utilizza nuovamente il marmoreo Henry Silva come protagonista cucendogli addosso anche stavolta (udite, udite!) un ruolo positivo. Silva, famoso per la sua faccia monolitica e per la sua inespressività glaciale che ne ha fatto uno dei villain assoluti del cinema di genere italiano, da commissario giustiziere in “Milano odia” si trasforma in padre disperato cui uccidono la figlioletta durante una rapina: si tratta della piccola Susanna Melandri che, curiosamente, faceva una brutta fine anche nel precedente “Milano trema: la polizia vuole giustizia” di Sergio Martino. E’ facile intuire che, come da titolo, il protagonista oltraggiato, l’uomo comune della strada, farà giustizia dei criminali a dispetto di una polizia che sembra essere inerte. Già, sembra. Perchè invece il papà cocciuto e ostinato si arma di fucile da caccia e si lascia dietro un bel po’ di cadaveri di farabutti (convinto che siano gli assassini della sua bambina) ma invece è completamente fuori strada e sarà la polizia a trovare i veri colpevoli…
La sceneggiatura porta la firma di Lenzi e di Dardano Sacchetti che, evidentemente, ha gradito molto “Il giustiziere della notte” con Charles Bronson e ha metabolizzato perfettamente il capolavoro di Stefano Vanzina “La polizia ringrazia”, dal quale mutua in primis il nome del commissario protagonista (Bertone); anche la presenza di una organizzazione eversiva che fa piazza pulita dei criminali (lì era ”anonima anticrimine”, qui “movimento di autodifesa civile”) prende più di uno spunto dal film di Vanzina. Curiosamente qualcosa di pressochè identico lo ritroviamo anche nel coevo “Roma violenta” di Girolami, sempre con a capo di questi violentissimi “cittadini giustizieri” un avvocato (qui è Claudio Gora, lì era Richard Conte). A ciò aggiungiamo una spruzzatina de “Il cittadino si ribella”, un po’ di sana ironia (nell’ufficio del commissario c’è un cartello con la scritta “La polizia è al servizio del cittadino” e la cinepresa lo inquadra mentre il telefono della questura squilla inesorabilmente a vuoto) e la ricetta del film è servita. Sacchetti lo si vede anche brevemente nei panni di attore: interpreta un giornalista provocatore che, durante una conferenza stampa, incalza il povero commissario esplicitando le lamentele della gente “stufa di una polizia impotente”.
Il cast è ricco di attori importanti come il citato Gora e il commissario Raymond Pellegrin cui aggiungiamo il laido Claudio Nicastro nei panni di un singolare detective (che però viene ucciso troppo presto) e l’onnipresente cattivone Luciano catenacci + facce di genere assortite quali quelle di Nello Pazzafini, Rosario Borelli e Bruno Di Luia. Sul versante femminile abbiamo un’ottima Luciana Paluzzi e una non accreditata Rose Marie Lindt (che si spoglia nuda in un night club) + un paio di comparse (che non siamo riusciti a identificare) che esibiscono fugaci nudi integrali full frontal.
Finalino sulle musiche di Bruno Nicolai che si rivelano molto buone (e non ci sorprende) e lo confermano come uno dei migliori compositori di colonne sonore del nostro cinema. Certo, non siamo di fronte al miglior poliziesco di Lenzi ma la strada era ormai tracciata e una visione ci sta. E pensare che per moltissimi anni questo film è stata una rarità assoluta in quanto era assolutamente introvabile su qualsiasi supporto; da anni è fortunatamente disponibile un dvd, seppur di qualità appena sufficiente (letterbox e con formato scope tagliato), nella speranza che qualcuno si decida ad editarlo in futuro come si deve.

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Milano. La piccola Clara (Susanna Melandri) aiuta un cieco ad attraversare la strada e ad entrare in una gioielleria. In realtà il cieco ci vede benissimo e mette in atto una rapina con alcuni complici; dopo aver svaligiato l’oreficeria i malviventi sparano dei colpi in aria e ad altezza uomo per seminare il panico ed aprirsi una via di fuga e una pallottola vagante uccide la bambina. La piccola era la figlia dell’ingegner Davide Vannucchi (Henry Silva) e della sua ex sua moglie Vera, dalla quale si era separato. La morte della bambina riavvicina i genitori ma Vannucchi non riesce a darsi pace per la tragica scomparsa della sua unica figlia. Dopo un colloquio con il commissario Bertone (Raymond Pellegrin), il capo della squadra mobile che sta svolgendo le indagini, viene fuori un particolare legato ad una frase pronunciata da Clara poco prima di morire: “Ho visto lo scorpione”. E’ una traccia troppo labile e la polizia brancola nel buio, cosa che suscita le ire del nostro Vannucchi che accusa il commissario di inefficienza.
La vicenda è su tutti i giornali e ha scosso enormemente l’opinione pubblica al punto che Vannucchi riceve la visita a domicilio dell’avvocato Mieli (Claudio Gora); costui, insieme ad un ex tenente espulso dai Carabinieri (Luciano Catenacci), ha fondato un “movimento di autodifesa civile” consistente nel reclutamento di alcuni cittadini stanchi di subire torti e soprusi e pertanto pronti a farsi giustizia da soli. Le loro scorribande notturne sono volte al pestaggio brutale di ladri, stupratori e/o assassini (ai quali spaccano le mani con spranghe e martelli) per controbattere l’indolenza e la lentezza delle forze dell’ordine. Vannucchi viene invitato ad unirsi a loro ma declina l’offerta, desiderando restare ancora nei confini della legalità. Esasperato però dalla mancanza di progressi nelle indagini, decide di seguire il consiglio di un amico di famiglia, il giornalista di cronaca nera Giordani (Silvano Tranquilli), e si rivolge ad un investigatore privato (Claudio Nicastro) per scoprire qualcosa di più.
Questo detective sembra alquanto strampalato e poco affidabile ma forse ha trovato una pista interessante: telefona a Vannucchi per dargli notizie ma non lo trova in casa, lasciando un messaggio alla moglie. Quando l’ingegnere lo raggiunge in serata nel suo ufficio lo trova morto. Prima di andar via si mette a frugare e in un cassetto della scrivania, trova un biglietto da visita di un night club dal nome Zodiaco e lo associa al famoso indizio dello scorpione. Va dunque a fare una capatina nel locale, decidendo di indagare per conto suo. Mentre si svolge l’esibizione di una stripteseause (Rose Marie Lindt) scorge un uomo impegnato in una concitata conversazione con un travestito (Alberto Tarallo): al polso l’uomo indossa, attaccato all’orologio, un ciondolo raffigurante uno scorpione d’oro. Una strana coincidenza…
Tramite il travesta il nostro scopre che l’uomo fa parte di un’organizzazione malavitosa dedita allo spaccio di droga e fa sapere di essere un grande compratore per potervi entrare in contatto: non sa di essersi messo in un guaio più grande di lui…

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Cast principale:

Henry Silva

Luciana Paluzzi

Raymond Pellegrin

Silvano Tranquilli

Claudio Gora

Luciano Catenacci

Claudio Nicastro

Regia: Umberto Lenzi

Edizioni in dvd: 01

Formato video 1.85:1 letterbox

commenti
  1. Sep ha detto:

    Gran bel film (e rece, as usual) 🙂

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