Un apprezzato professionista di sicuro avvenire (1972)

Pubblicato: 25 gennaio 2020 in Thriller

un apprezzato professionista

Ultima regia (o penultima, se vogliamo anche considerare un documentario sui luoghi della lotta partigiana co-diretto con Bruno Bigoni nel 1995) per Giuseppe De Santis (sì, quello di “Riso amaro”, nonché tra i fondatori del neorealismo cinematografico italiano), un regista ormai fuori dal giro da 8 anni che, per finanziare questa sua opera, è costretto ad autoprodursi con l’aiuto dell’amico e co-sceneggiatore del film Giorgio Salvioni. Siamo nel 1972 e la pellicola affronta alcuni temi abbastanza scottanti, al punto da essere bocciata in prima istanza dalla commissione di censura il 20/3/1972 (per alcune scene considerate audaci e offensive del buon costume) per poi essere ammessa alla programmazione in pubblico, con procedura d’urgenza, dalla commissione d’appello il 5/4/1972 (come recita un cartello iniziale che precede i titoli di testa). In effetti alcune situazioni visive sono, per l’epoca, alquanto ardimentose: una scena di sesso orale (che viene coperta dalla scritta del lungo titolo del film poco prima dei titoli di coda) e l’amplesso di un prete con una donna oggi non farebbero di certo scalpore ma a quei tempi la scure della censura colpiva implacabile…
Naturalmente il film non si caratterizza solo per questi aspetti pruriginosi: De Santis mescola più generi (dal thriller alla commedia, dal drammatico all’erotico) e si affida ad un complicato meccanismo di flashback a incastro per raccontare l’ascesa senza limiti di un rampante e ambizioso avvocato (un Lino Capolicchio bravo e convincente) che, in spregio agli ideali socialisti dell’umile papà ferroviere, fa carriera nelle file della Democrazia Cristiana passando su tutto e tutti, spingendosi fino all’omicidio… La bellissima Femi Benussi espone sempre disinvoltamente le nudità del suo corpo ed è sempre un bel vedere; se ne accorgerà anche il prete Robert Hoffmann, indotto in una tentazione alla quale non resisterà (e come dargli torto?)… Nel cast va sottolineata anche l’ottima prova del sempre bravo Riccardo Cucciolla, che qui recita nel dialetto della sua terra (il barese) e caratterizza alla perfezione un personaggio sempliciotto e disperato che alla fine si rivelerà meno sprovveduto di quanto sembra. Brevi ruoli anche per Nino Vingelli (fantastica la scena della spaghettata), Ivo Garrani e la ormai decaduta diva Yvonne Sanson.
In bilico tra il giallo giudiziario, il drammone e il cinema di denuncia sociale, il film di De Santis si segue tutto d’un fiato per tutta la sua lunga durata (poco più di due ore) e si rivela una piccola perla da riscoprire, da tempo finita in un limbo misterioso e ancora inedita in home video.
Ulteriore curiosità è data anche dalla colonna sonora di Maurizio Vandelli (sì, proprio quello dell’Equipe 84), “liberamente ispirata” ai Carmina Burana di Orff che, con i suoi imponenti cori, ben sottolinea le scene “difficili” che coinvolgono il culto cattolico. Da vedere.

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La storia parte dalla scoperta della morte del giovane Don Marco (Robert Hoffmann), pugnalato al petto e trovato morto nella sua chiesa; l’assassino ha anche scassinato e portato via la cassetta delle elemosine e l’arma del delitto non è stata ritrovata. Le indagini vengono condotte da un maresciallo dei carabinieri (Nino Vingelli) e tra i primi ad accorrere sul posto c’è l’avvocato Vincenzo Arduini (Lino Capolicchio), amico d’infanzia di Don Marco da oltre 20 anni. L’avvocato ipotizza che l’aver portato via la cassetta delle elemosine sia molto probabilmente un tentativo di depistaggio per simulare una rapina e sviare le indagini dal vero movente del delitto; sembra quindi che voglia aiutare gli inquirenti nell’inchiesta ma in realtà non impieghiamo molto a capire che il vero assassino è proprio lui…
Vincenzo è un brillante avvocato, già assessore ai lavori pubblici e futuro candidato a sindaco: per l’omicidio del prete ha intenzione di consegnare un facile colpevole nelle mani della polizia e sceglie l’ingenuo Nicola (Riccardo Cucciolla), un povero disoccupato di origini pugliesi che vive in condizioni di estrema povertà con moglie e due bambini in una baracca situata tra cumuli di immondizia. Qualche anno prima Nicola, con la minaccia di una pistola rivelatasi giocattolo, aveva dirottato un autobus (!) sul quale viaggiava l’avvocato per costringerlo a rendersi conto delle sue condizioni e Vincenzo lo aveva aiutato offrendogli qualche lavoretto in tribunale (false testimonianze e servizi vari); Nicola conosceva molto bene anche Don Marco, anche perché una volta era arrivato ad occupargli la chiesa con la famiglia, nella speranza che questo clamoroso gesto estremo di protesta smuovesse le acque e gli facesse trovare un lavoro. Per far ricadere i sospetti su di lui Vincenzo gli nasconde nelle tasche della giacca i soldi sottratti dalla cassetta delle elemosine. Quando Nicola li scopre si sente smarrito e spiazzato e si confida proprio con il suo amico avvocato: Vincenzo gli consiglia di denunciare l’accaduto e di portare i soldi ai carabinieri, convinto che così gli stessi lo riterranno il primo indiziato del delitto (omicidio a scopo di rapina)…
Un ulteriore flashback ci riporta ancora più indietro nel tempo, a quando Vincenzo sposa la giovane e bella Lucietta (Femi Benussi). Lui, figlio di un onesto capostazione (Andrea Checchi), in barba alle sue umili origini, si è laureato in legge ed è riuscito ad impalmare l’ambita figlia di un ricchissimo costruttore edile (Ivo Garrani). Il dramma però è dietro l’angolo: durante la prima notte di nozze Vincenzo si scopre impotente… Da allora svilupperà con la moglie un rapporto intimo che non prevede il rapporto sessuale completo ma si basa su altre pratiche erotiche (sesso orale e riviste porno da leggere insieme fantasticando). Dopo due anni di matrimonio il suocero però protesta vibratamente perché pretende di avere un nipote e Vincenzo non sa come giustificarsi, fingendo insieme alla sua consorte di non aver voluto bambini per scelta. Sempre più pressato dalle insistenti richieste del suocero, Vincenzo ne parla in confessione con il suo amico di infanzia Don Marco: deve assolutamente avere un figlio, altrimenti la sua vita privata e la sua carriera subiranno un colpo mortale. Il prete ricorda sempre con affetto l’aiuto datogli da Vincenzo a scappare in seminario per seguire la sua vocazione (a dispetto del padre agricoltore che l’avrebbe voluto contadino) e consiglia all’amico di dire la verità, di adottare un orfanello o magari ricorrere segretamente all’inseminazione artificiale, in modo tale che nessuno sappia. Ma Vincenzo rifiuta tutte queste ipotesi che minerebbero comunque la sua figura di maschio virile e, per non essere coperto dalla vergogna che lo sommergerebbe se venisse a galla la verità sulla sua impotenza, propone a Don Marco un’idea folle: mettergli incinta la moglie, così avrà un figlio che tutti crederanno suo. Don Marco inizialmente rifiuta l’oscena proposta ma poi si convince, in nome della loro vecchia amicizia, ovviamente giurando che manterrà il segreto. La parte più difficile, ovvero convincere anche la moglie di Vincenzo a giacere con un altro uomo, viene superata in nome dell’amore che la donna prova per il marito: Lucietta, al momento del “sacrificio”, si fa intontire dai sonniferi in modo tale da non sapere chi sarà a possederla… E così, nove mesi dopo, partorirà una bambina…
Ma perché Vincenzo ha ucciso il suo amico fraterno Don Marco? Il movente del delitto è da ascrivere alla crisi che colpisce il giovane parroco circa un anno dopo che lo stesso ha provato il piacere proibito della carne, in particolare poco dopo aver battezzato quella che è la sua bambina. Dopo un’accesa discussione Don Marco rivela a Vincenzo che ha intenzione di lasciare il sacerdozio e Vincenzo teme che egli possa infrangere il loro giuramento e magari un giorno scoprirsi anche col desiderio della paternità, visto che ha già così facilmente rinnegato la sua vocazione. Ne nasce una colluttazione con il nostro avvocato che, dopo aver pugnalato il vecchio amico, getta l’arma del delitto e la cassetta delle elemosine nel torrente che si trova nei pressi della baracca del povero Nicola…
Ma l’ingenuo Nicola è davvero così sprovveduto come sembra?

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Cast principale:

Lino Capolicchio

Femi Benussi

Robert Hoffmann

Riccardo Cucciolla

Nino Vingelli

Yvonne Sanson

Regia: Giuseppe De Santis

commenti
  1. Sep ha detto:

    Gran film, confermo. E grande recensione, e’ sempre un piacere leggerti!!! Grazie!!!

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