Io ho paura (1977)

Pubblicato: 2 maggio 2020 in Poliziesco

io ho paura

“Proteggere i giudici è come ammettere che la società civile è finita.”

Altra grande regia per Damiano Damiani che stavolta sposa il cinema di impegno civile con il poliziesco e il thriller politico: la storia, scritta da egli stesso con la compartecipazione di Nicola Badalucco, è pienamente calata negli anni di piombo e paventa l’ingerenza dei servizi segreti deviati all’interno dello Stato. Non è certamente il primo esempio di cinema italiano che si muove nell’ambito di queste tematiche eversive ma lo stile personale di Damiani si rivela ancora una volta vincente e il regista friulano abbandona temporaneamente la materia mafiosa firmando un altro piccolo grande capolavoro che arricchisce ulteriormente la sua preziosa filmografia.
Protagonista della storia, stavolta, è proprio una figura di antieroe per eccellenza: un brigadiere di polizia (non più un commissario o un magistrato) di mezza età, con idee di sinistra (laddove per anni i commissari dei film polizieschi italiani sono stati ritenuti dei destrorsi reazionari), meridionale, pieno di debolezze, che ha solo voglia di starsene tranquillo; il massimo cui vorrebbe arrivare è fare l’autista o manganellare qualche studente universitario in qualche manifestazione politica, nulla di più. Per ironia della sorte, proprio durante dei tumulti studenteschi, conosce una ragazza che poi finisce a letto con lui e diventa la sua fidanzata. Suo malgrado il malcapitato brigadiere (che ripeterà più di una volta di “avere paura”, come recita la frase/manifesto del titolo) si ritroverà invece in una spirale di complotti che vedranno coinvolti i vertici dei servizi segreti, un gruppo di terroristi senza scrupoli e la magistratura, riuscendo a tirare fuori una insospettabile tenacia e un inusitato coraggio derivante proprio dal dover vincere la sua paura nel tentativo estremo di salvare la pellaccia.
L’atterrito protagonista è interpretato dal grandissimo Gian Maria Volontè, che giganteggia da par suo fin dalla prima inquadratura, regalando al pubblico un’ennesima grande prova di attore. Al suo fianco troviamo l’anziano Erland Josephson (ottimamente doppiato da Riccardo Cucciolla), un untuoso Mario Adorf (bravissimo anche lui nel tratteggiare un personaggio laido e viscido), l’ambiguo Raffaele Di Mario e un ingenuo Bruno Corazzari. Da segnalare anche la partecipazione di Giorgio Cerioni nei panni di un fiero e severo maggiore di polizia (il nostro era avvezzo alla divisa e al personaggio “duro”, visto che era fresco reduce da 4 famigerati titoli afferenti al sottogenere italiano “nazi/erotico”) e di un Paolo Malco in versione bombarolo schizzato. Sul versante femminile piccole parti per Laura De Marchi e Laura Trotter, con l’aggiunta di Angelica Ippolito che interpreta la fidanzata di Volontè e che, sempre per ironia della sorte, dopo questo film diventerà anche sua compagna nella vita.
La regia ondeggia alternando momenti di calma apparente (conditi da dialoghi fantastici) a fulminee scene d’azione, realizzate magistralmente (si pensi al duplice omicidio iniziale, all’inseguimento per le scale del killer nascosto in ascensore e alla tesissima scena all’interno del cinema). La tensione regna sovrana per tutti i 113 minuti di durata e il finale risulta perfettamente in linea con il clima di pessimismo che si respira in tutto il film. Damiani, d’altronde, non è nuovo a concludere le sue storie con finali disillusi.
Curiosità: quando Adorf e Volontè sono seduti nel cinema si vedono proiettate sullo schermo alcune scene del film erotico “Mandinga” di Mario Pinzauti, uscito nelle sale l’anno prima.
La colonna sonora, firmata da quell’altro genio che risponde al nome di Riz Ortolani, è un valore aggiunto non da poco: il tema principale, teso e ritmato, resta impresso nel cervello e si rivela efficacissimo.
Per concludere possiamo serenamente affermare che perdersi questo film è realmente delittuoso. Siamo di fronte al film più raro e oscuro di Damiani e dobbiamo ancora una volta sottolineare come un altro piccolo gioiello del nostro cinema targato anni ’70 risulti ancora inedito su qualunque supporto home video. L’ultimo (o forse unico e comunque, ormai, vetusto) passaggio televisivo su Rai Uno risale ai primi anni 2000: dopo, il vuoto. Vergognoso.

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Roma. Un giudice viene ucciso all’uscita di casa da 3 criminali a bordo di un furgoncino; viene trucidato anche il giovane agente di scorta che lo attendeva in macchina. Il brigadiere di polizia Ludovico Graziano (Gian Maria Volontè) intercetta casualmente il furgoncino e riesce a bloccarlo ma, nel conflitto a fuoco susseguente, pensa più a nascondersi che a bloccare gli assassini e questi riescono a fuggire. Graziano è divorziato e ha una bimba piccola che vive al suo paese, Massalubrense (Na); visti il suo particolare carattere, una certa inclinazione all’insubordinazione e la paura mostrata nel recente episodio, il capitano La Rosa (Bruno Corazzari) decide di affidargli un compito più tranquillo incaricandolo di fare da autista e scorta all’anziano giudice Cancedda (Erland Josephson) che si occupa di delitti “classici” e non ha processi politici.
Il giudice inizialmente rifiuta la scorta ma Graziano è testardo e non lo molla. Mentre si indaga sull’omicidio di un magazziniere al molo commerciale di Civitavecchia è proprio un’intuizione di Graziano a mettere il giudice sulla strada giusta, portando all’arresto di un tale Lunardi (Claudio Zucchet) che alla fine confessa il delitto; ciò contribuisce a far sì che Graziano si guadagni la stima e la simpatia del giudice, con il quale inizia a crearsi un bel rapporto umano.
Una domenica mattina, dopo aver fatto due passi insieme a Graziano, il giudice viene avvicinato in un bar dalla fidanzata del Lunardi, Elsa Meroni (Laura De Marchi): la donna chiede di parlargli in disparte e mentre Graziano li osserva da lontano passa al giudice un biglietto. Dopo che si è allontanata il giudice chiede a Graziano di essere portato a un certo indirizzo (Piazza Capraia 21) fornitogli dalla Meroni; Ivi giunti, gli chiede di fotografare chi entra e chi esce dal palazzo. Incredibilmente Graziano riconosce tra i passanti un certo Caligari (Paolo Malco), noto criminale e terrorista di sinistra evaso dal carcere da un anno e colpevole di aver compiuto una strage piazzando una bomba su un treno, che entra proprio in quel palazzo. Quando ne fuoriesce inforca la moto e i due lo seguono fino ad una spiaggia di Ostia, dove si incontra con un uomo misterioso. Graziano li fotografa insieme. Quando le foto vengono sviluppate il giudice riconosce nell’uomo che stava parlando amabilmente con il terrorista il colonnello Ruiz dei servizi segreti (Raffaele Di Mario).
Ora la situazione si va delineando: nel bar la fidanzata del Lunardi aveva confidato a Cancedda che il suo uomo aveva confessato il delitto del magazziniere solo per paura delle ritorsioni di alcuni terroristi a cui aveva consegnato dell’esplosivo. Il magazzino del porto fungeva da base per il traffico di armi e ordigni esplosivi e il Lunardi falsificava le bollette sui contenuti delle casse. Piazza Capraia 21 era il covo dei terroristi, come confermato dalla presenza del latitante Caligari. Il fatto che un pericoloso criminale sia in contatto con un colonnello dei servizi segreti fa capire a Cancedda e a Graziano di trovarsi in un’affare più grande di loro ma l’integerrimo giudice vuole andare fino in fondo ed intende informare il generale dei servizi segreti della presenza di una “mela marcia” (Ruiz) all’interno della sua struttura. Graziano implora però il giudice di non menzionarlo nel suo rapporto perché vuole restarne fuori ed egli stesso non dice nulla ai suoi superiori di quanto scoperto sui collegamenti tra terroristi e servizi segreti.
Intanto la fidanzata del Lunardi viene fatta precipitare giù dal nono piano (simulazione di suicidio) e lo stesso Lunardi viene trovato morto in carcere con la gola tagliata e un rasoio in mano. Anche questo un suicidio? L’incontro del giudice con il generale, al quale partecipa anche Ruiz, non dà gli esiti sperati: Graziano è sempre più terrorizzato e, temendo per la sua vita, indossa un giubbino antiproiettile chiedendo al giudice di fare altrettanto. Cancedda rifiuta e ciò gli costa la vita: viene ucciso in casa da un killer poco dopo aver salutato Graziano che lo aveva accompagnato sull’uscio della porta. Il nostro brigadiere ode un rumore di vetri infranti in mezzo alle scale e riesce a ferire l’assassino in fuga in ascensore ma viene sorpreso alle spalle da un complice che gli spara alla schiena prima di finire il suo “collega”. Graziano, protetto dal giubbino antiproiettile, si finge morto e se la cava solo con qualche graffio.
A sostituire Cancedda giunge il giudice Moser (Mario Adorf), che indaga sull’omicidio del defunto collega e ne ha anche ereditato l’inchiesta del porto. Dopo che Graziano si è ripreso è Moser stesso a chiedere di averlo come scorta e cerca di sapere da Graziano cosa potesse mai aver scoperto di così tanto grave Cancedda per essere ucciso; Graziano finge di non sapere nulla dicendo a Moser (mentendo) che con lui il suo predecessore non aveva mai violato il segreto istruttorio.
Un giorno, mentre i due sono in un bar, arriva una ragazza bionda (Laura Trotter) che chiede al giudice di parlargli in disparte. La ragazza si presenta come fidanzata del Lunardi. Ma come, un’altra? E’ ciò che si chiede Graziano, incuriosito e frastornato. La donna consegna al giudice un biglietto. Ma chi è costei? Graziano resta in disparte, lontano, e dunque non può ascoltare il dialogo tra la donna e il giudice. Successivamente Moser chiede a Graziano di recarsi a Piazza Capraia 21. Di nuovo? L’appostamento si ripete, identico, e il giudice chiede a Graziano di comprare dei rullini fotografici per scattare delle foto ai passanti. Quando Graziano trova una tabaccheria che vende i rullini si accorge che il giudice è sceso dalla macchina e lo ha seguito. Stavolta Caligari non si presenta e quindi non c’è nessun pedinamento ma Graziano si trova in un evidente stato confusionale…
Il giorno dopo Graziano, grazie alla collaborazione di un amico in questura, si procura una cimice che riesce a piazzare in casa Moser. Grazie a questo trucco scopre che il giudice si incontra con il colonnello Ruiz in casa sua e che entrambi fanno parte dell’organizzazione eversiva. Ora è chiaro che la sceneggiata del bar era stata messa in atto e studiata proprio per vedere le reazioni del brigadiere di fronte al déjà-vu. Moser ha comunque capito che Graziano sa più di quanto dice e quindi è necessario ucciderlo; di ciò è stato incaricato un killer venuto appositamente da Amburgo.
Ma Graziano vuol vendere cara la pelle…

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Cast principale:

Gian Maria Volontè

Erland Josephson

Mario Adorf

Angelica Ippolito

Giorgio Cerioni

Bruno Corazzari

Regia: Damiano Damiani

commenti
  1. Alessandro Molinari ha detto:

    Damiani non solo propone e denuncia storture e negatività, ma scende nel profondo del suo personaggio che, scevro da qualsiasi sicurezza da eroe, mette in luce tutta la sua intima normalità. Il tutto grazie ad un attore sublime come Volontè. Gran bel film davvero, rispecchiante al meglio il clima di quegli anni.

  2. Steve ha detto:

    Film avvincente e intelligente al tempo stesso. Fortunamente su Youtube si trova abbastanza facilmente, visto che in Italia nessuno si e mai degnato di farlo uscire.Volontè impeccabile come sempre…sia che interpreti un commissario “al di sopra di ogni sospetto” o un brigadiere “che ha paura”.

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