No grazie, il caffè mi rende nervoso (1982)

Pubblicato: 16 maggio 2020 in Commedia

no grazie il caffè mi rende nervoso

“O ciuccio è ferito… ma nun è muorto! Io vi avevo già avvertito: Napoli nun adda cagnà! E perciò chi fa ‘o Festivàl more acciso…”

Lodovico Gasparini esordisce alla regia con un film per molti versi indefinibile ma assolutamente esilarante: “No grazie, il caffè mi rende nervoso” è un autentico festival di battute e situazioni deliranti sullo sfondo di una bellissima Napoli che un misterioso maniaco vorrebbe conservare sempre cristallizzata nella sua immagine oleografica e stereotipata, minacciando di morte ogni tentativo di eventuale cambiamento e modernità. Spazio dunque a Pulcinellla, alla sceneggiata, al sole, al mare, alla pizza, alle sfogliatelle, al mandolino e allo sterminato repertorio delle canzoni classiche napoletane dal quale il folle prende il nome (che è tutto un programma): Funiculì Funiculà. Morte invece al nuovo che avanza: alla new wave della musica partenopea, incarnata dal magico sassofono jazz/fusion di James Senese, e alla moderna comicità di un lanciatissimo Massimo Troisi che con il suo modo di parlare e la sua gestualità aveva inventato (era il 1982) un nuovo modo di far ridere.
Un festival di battute, dicevamo: ed è proprio da un fantomatico festival che vorrebbe proporre una nuova immagine della città di Napoli che la storia prende il via, con l’assassino che inizia a colpirne i partecipanti. Ma perchè cambiare proprio Napoli? Perchè non Mantova o Rovigo, come implora un terrorizzato Massimo Troisi? La risposta del maniaco (nu poco nervoso) sarà a base di strofe della canzone “Palomma” di Sergio Bruni…
La sceneggiatura (nata da un’idea di Massimo Troisi e da lui scritta con Lello Arena, Michel Pergolani e Stefano Vespignani)) mescola tantissimi ingredienti risultando alla fine una commedia noir che vuole parodiare il genere giallo, con tanto di omicidi compiuti da un assassino che veste di nero ma calza guanti azzurri da portiere del Napoli (d’altronde non poteva mancare tra le cose fondamentali e rappresentative della città la squadra di calcio omonima); il killer si mostra spietato e inafferrabile ma anche pasticcione quando, bruciando la foto di una delle sue vittime, finisce con l’incendiare anche il centrino poggiato sul tavolo…
Mattatore assoluto della pellicola è un favoloso Lello Arena, qui al suo primo film da protagonista dopo aver fatto da spalla all’ex collega de “La smorfia” Troisi nel suo brillante esordio con “Ricomincio da tre”; Troisi è presente anche qui ma stavolta resta sullo sfondo ritagliandosi una breve (ma strepitosa) partecipazione nei panni di se stesso, così come James Senese che vediamo esibirsi con il suo gruppo Napoli Centrale (la formazione dell’epoca era composta dal compianto Franco Del Prete, Rino Calabritto e Renato Costarella). Entrambi gli artisti verranno presi di mira dall’assassino, come vedremo…
Dicevamo: Lello Arena è il giornalista che segue il “caso Funiculì Funiculà” mentre altri interpreti sono Maddalena Crippa (collega inamorata di Arena), Armando Marra (un cieco che si fa chiamare “Dieci decimi”), Carlo Monni (commissario toscano dai metodi alquanto discutibili), Elio Polimeno (uno scagnozzo contrabbandiere) e Antonio Sigillo (il papà di Lello Arena). Ah, e non dimentichiamo i fondamentali agenti di polizia Fusco e Amaniero (Alfredo Cozzolino e Lucio Ciotola)!
In un florilegio di gag incredibili che si susseguono a ripetizione (citiamo tra le tante l’agguato del venditore ambulante al semaforo che deve per forza spillare mille lire agli automobilisti vendendo gli oggetti più disparati, il dialogo tra Troisi e il maniaco “nascosto” dietro una tenda, il pedinamento nella metro del vecchio compagno di scuola e il muto imbavagliato nello sgabuzzino) c’è spazio anche per un intermezzo camorristico: abbiamo sparatoria, cattura, fuga e rapimento, il tutto condito dall’indimenticabile “parlesia” utilizzata da un boss (Aldo Barone) che pretende di scoprire se Arena sia “scartiloffista” o “scatuozzo”. O di sapere cosa volesse significare “manniti di riale” (staccato o attaccato)…
Si segnalano anche 3 brevi intermezzi con Sergio Solli nei panni di un uomo rancoroso e vendicativo che vuole minacciare di morte un certo Nicola; ogni volta che costui si produce nella classica telefonata anonima da una cabina telefonica sbaglia numero e gli risponde l’ignara signora Signoriello…
E’ superfluo dire che sia quantomeno preferibile avere una certa dimestichezza con la lingua napoletana per comprendere a fondo tutte le battute del film: tantissime situazioni, infatti, risultano efficaci proprio per l’uso del napoletano e quasi tutti i protagonisti ne fanno un uso massiccio. Non fa eccezione un inedito e alterato James Senese che, oltre a firmare l’ottima colonna sonora (ancora oggi inedita, eccezion fatta per il brano “Habbanera”), si produce in una performance attoriale clamorosa e assolutamente magistrale: il suo scambio di battute con Lello Arena che tenta di intervistarlo sul palco del teatro Tenda è una delle cose più divertenti mai viste, soprattutto per l’inaspettata vis comica del grande sassofonista. Incredibile cult che va dritto filato nel nostro pantheon personale: bellissimo.

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A Napoli si sta per tenere una kermesse musicale denominata “Primo Festival Nuova Napoli” che vede la partecipazione di artisti napoletani rappresentativi di una Napoli moderna, protesa verso il futuro. Qualcuno però non è d’accordo: un misterioso criminale fa saltare in aria con una bomba le impalcature del teatro Tenda e rivendica l’attentato inviando una cartolina minatoria alla redazione de “Il Mattino”, quotidiano cittadino, minacciando di morte chiunque parteciperà al Festival.
Un giornalista timido e impacciato, Michele Giuffrida (Lello Arena), da poco relegato a redigere gli annunci mortuari, riceve l’incarico di scrivere un pezzo sull’accaduto grazie all’intercessione della intraprendente reporter Lisa Sole (Maddalena Crippa), di lui segretamente innamorata. Giunti al teatro Tenda, Lisa e Michele assistono alla sessione di prove di James Senese col suo gruppo Napoli Centrale; la ragazza, durante una pausa, convince Senese a rilasciarle un’intervista e cede a Michele un foglio con una serie di domande preparate da lei ma egli si rivela ancora una volta goffo e incapace e viene cacciato dal palco dopo aver fatto infuriare l’artista, già nervoso di suo per il poco tempo a disposizione per provare i pezzi da suonare. Contemporaneamente una voce alterata si diffonde dagli altoparlanti del teatro: è un messaggio registrato dell’attentatore che, con tono beffardo, minaccia Senese di morte. Il folle si firma “Funiculì Funiculà”, è fortemente attaccato alle tradizioni napoletane (musica, sole, pizza, spaghetti, mandolino etc.) e intende uccidere tutti coloro che vogliono cambiare l’immagine classica e stereotipata di Napoli.
Lisa recupera la musicassetta su cui è inciso il messaggio e scopre che proviene dalla Pasam Records; si reca dunque ai magazzini della Pasam insieme a Michele ma il posto è frequentato da persone di malaffare e solo per un soffio i due sfuggono ai camorristi.
Da Roma giunge intanto Massimo Troisi che dovrebbe intervenire al Festival con uno sketch comico; l’attore ha saputo delle minacce del fantomatico Funiculì Funiculà ed è spaventatissimo ma il commissario Barra (Carlo Monni) lo convince a vincere le sue paure proteggendolo con due agenti speciali che piantonano la sua camera d’albergo.
Il maniaco inizia a fare sul serio: James Senese viene ucciso nella sua auto, con la testa fracassata nel vetro della portiera, e Troisi viene minacciato addirittura in camera, in barba a tutte le misure di sicurezza. A questo punto l’attore non si sente più sicuro e vorrebbe tornare a Roma ma si fa convincere da Lisa e dal commissario a diramare un finto comunicato stampa nel quale si dichiara ufficialmente che lui non parteciperà al Festival, salvo poi apparire a sorpresa. Il maniaco non ci casca e uccide Troisi il cui corpo verrà ritrovato in un vicolo, nascosto in un pianino a cilindro, con un trancio di pizza in bocca.
Lisa, intanto, finisce nelle mani dei camorristi e viene rapita: l’eroico Michele si incarica di salvarla mentre il mistero di Funiculì Funiculà sta per essere risolto con un clamoroso colpo di scena…

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Cast principale:

Lello Arena

Maddalena Crippa

Massimo Troisi

James Senese

Sergio Solli

Armando Marra

Carlo Monni

Regia: Lodovico Gasparini

Edizioni in vhs: RCA/Columbia e Cecchi Gori

Edizioni in dvd: Cecchi Gori

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. giovanninagp ha detto:

    Leggere i tuoi articoli è sempre un piacere grazie per la passione che metti nello scrivere e grazie perché riesci sempre ad alimentare un forte interesse per questi anni cinematografici condividendo con noi delle “perle” del nostro cinema

  2. Neapolitan ha detto:

    “Palomma te chiammava mamma toja……”

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