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L’idea di trasportare il personaggio di Fantozzi dalle pagine scritte agli schermi cinematografici è stata quasi naturale se non necessaria, stante il clamoroso successo dei due libri scritti da Paolo Villaggio (“Fantozzi” nel 1971 e “Il secondo tragico libro di Fantozzi” nel 1974). Per la regia si era inizialmente pensato a Salvatore Samperi ma poi si optò per il grande Luciano Salce che, unitamente a Villaggio, Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, partecipò anche alla stesura finale della sceneggiatura. Il film consiste sostanzialmente in una serie di sketch presi dai due libri e la storia, infatti, ispirandosi al modello letterario che consta di una serie di brevi racconti, non segue una vera e propria trama: questa formula si rivela vincente e produrrà anche due altre ottime pellicole. Successivamente verranno scritte delle sceneggiature originali che niente hanno a che fare con i libri e che produrranno una inutile e anche fastidiosa inflazione del personaggio, portando la serie dei film a 10 per arrivare fino alla fine degli anni ’90 con situazioni bizzarre, insensate e improbabili: dopo una serie infinita di sfighe Fantozzi muore, va in paradiso, torna sulla terra ed infine viene anche clonato! Scusate ma la pazienza ha un limite…
Il film di Salce si dimostra invece assolutamente geniale fin dalle prime scene (dove un impiegato “fiuta” letteralmente la presenza di Fantozzi, murato per errore nell’edificio della ditta dove lavora), costruendo un nuovo tipo di comicità surreale e demenziale e, letteralmente, un vero e proprio nuovo linguaggio che si caratterizza per un utilizzo forzato del congiuntivo. L’importanza storica del film è certificata dal termine “fantozziano”, associato alla sfortuna e all’imbranataggine, ormai diventato di uso comune, così come l’utilizzo di alcuni superlativi o espressioni tipiche quali “Com’è umano lei!” o “E’ una cagata pazzesca!”; per non parlare della pioggia, che colpisce puntuale ogni qualvolta si pensa di andar fuori, magari per un week/end, e che riporta alla memoria la persecuzione della “nuvola dell’impiegato”.
Nella pellicola si narrano le tragicomiche disavventure di un umile ragioniere, impiegato in una non ben precisata azienda che si occupa di svariati settori (tessile, chimico, farmaceutico e petrolifero); egli incarna il prototipo dell’uomo medio, continuamente vessato dalle ingiustizie, umilmente asservito al potere. Villaggio, che interpreta il personaggio da egli stesso creato, è assolutamente perfetto così come perfetti sono tutti gli altri attori: Liù Bosisio è la sciatta e poco appetibile moglie di Fantozzi, Plinio Fernando interpreta la sua bruttissima figlia Mariangela (dalle sembianze più scimmiesche che umane), Giuseppe Anatrelli è il mellifluo geometra Calboni e Gigi Reder è il meraviglioso rag. Filini. Questi personaggi fondamentali ritorneranno anche nei film successivi e una nota di merito se la guadagna la bravissima Anna Mazzamauro che veste i panni della alquanto racchia signorina Silvani della quale Fantozzi è perdutamente innamorato e dalla quale viene perennemente respinto.
Film cult, senza alcun dubbio.
Curiosità: nella prima edizione in dvd è stata reintegrata una lunga sequenza scartata al montaggio della prima edizione del 1975. Fantozzi tenta di perdere peso per strappare un appuntamento alla signorina Silvani e si reca in una clinica per dimagrire che si rivela una sorta di carcere/lager (il direttore è doppiato da Luciano Salce). Per i primi 20 giorni Fantozzi viene segregato in cella senza cibo né acqua ma, durante la notte, va in scena un vero e proprio commercio alimentare con l’avallo della direzione, con i “prigionieri” che sborsano cifre notevoli per un piatto di fettuccine o di bucatini. Alla fine Fantozzi, dopo aver finito i contanti, firma addirittura delle cambiali per ordinare la pietanza più costosa: gli spaghetti “alla Montecristo”, così chiamati perché all’interno nascondono una lima per evadere… La scena verrà poi ripresa pressoché identica e ampliata (le famose polpette del dott. Birkermaier) nel successivo “Fantozzi contro tutti” nel 1980. Nel restauro della pellicola effettuato nel 2015 l’intera sequenza è stata nuovamente eliminata.

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Roma: il ragionier Ugo Fantozzi (Paolo Villaggio) è un umile e servile impiegato di mezza età della Megaditta ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica. Da sempre sfortunato e succube di disgrazie in serie, non è tenuto in alcuna considerazione nemmeno dai colleghi, visto che resta murato per 18 giorni nei vecchi gabinetti dell’azienda senza che nessuno se ne accorga. A dare l’allarme sarà la povera moglie Pina (Liù Bosisio), donna poco avvenente e sfiorita, telefonando rispettosamente, e scusandosi per aver disturbato, all’ “ufficio impiegati smarriti” della Megaditta…
Fantozzi tenta inutilmente di corteggiare da 7 anni una sua collega, la signorina Silvani (Anna Mazzamauro), eletta per il secondo anno consecutivo “Miss quarto piano”, ma i suoi tentativi vengono quasi sempre frustrati dal geom. Calboni (Giuseppe Anatrelli), il “piacione” dell’ufficio, che lo intralcia continuamente. Dopo aver partecipato ad un funerale dell’anziana madre di un dirigente (spentasi serenamente a 126 anni!), Fantozzi riesce finalmente a dare un passaggio alla Silvani a bordo della sua scalcinata Bianchina degli anni ’50 ma, in seguito ad una lite per motivi stradali con 3 brutti ceffi insultati dalla donna, viene picchiato dai 3 e il suo comportamento remissivo contribuisce a rafforzare la sua immagine di uomo poco interessante agli occhi della collega.
Fantozzi è anche continuamente vessato da un altro collega, il rag. Filini (Gigi reder), compulsivo organizzatore di manifestazioni ricreative, che lo coinvolge nelle attività più disparate: una drammatica partita di calcetto tra scapoli e ammogliati in un periferico campetto fangoso, un alquanto improbabile campeggio nei pressi del lago di Bracciano e una partita a tennis all’alba, con i due impiegati totalmente immersi nella nebbia.
Si avvicina il nuovo anno e gli alti dirigenti della Megaditta si scambiano regali monumentali (panettoni d’oro con zaffiri e ametiste al posto dei canditi), donando ai loro umili impiegati un panettone e una bottiglia di spumante a patto che i rispettivi figli recitino loro una poesia: quando viene il turno della figlia di Fantozzi, l’orrenda Mariangela (Plinio Fernando), la bambina viene derisa e insultata e le vengono lanciate delle banane prima che il padre intervenga e se la porti via…
Per Capodanno l’ineffabile Filini ha organizzato per i colleghi un terrificante veglione in un freddo e sordido scantinato: la serata è funestata dagli interventi di un cameriere maldestro (Angelo Di Porto), che rovescia addosso al povero Fantozzi pietanze di ogni tipo, e dalla disonestà del maestro Canello (Mirko Baiocchi) e della sua orchestrina. Per andare a suonare in un altro veglione il Canello sposta in avanti le lancette di un orologio a muro e fa credere che manchino 3 minuti alla mezzanotte (in realtà sono ancora le 22:30); così, dopo il conto alla rovescia di rito, si dilegua rapidamente. Quando un’ora e mezza dopo i partecipanti al veglione si rovesciano in strada vengono travolti dallo scoppio dei fuochi d’artificio della vera mezzanotte e da una finestra qualcuno getta di sotto una vecchia cucina a gas che si schianta sull’auto parcheggiata di Fantozzi, distruggendola.
Il nuovo anno vede la nomina di un nuovo dirigente: il Gran Maestro dell’Ufficio Raccomandazioni e Promozioni, Cavaliere Conte Diego Catellani (Umberto D’Orsi). Si sparge rapidamente la voce che il Catellani, fissato con il biliardo, inviti gli impiegati a giocare a casa sua e che li promuova in base alle partite che gli stessi perdono contro di lui: più perdono più salgono nella scala gerarchica. Fantozzi decide allora di prendere lezioni di biliardo per apprenderne quantomeno i fondamentali ma si imbatte in un maestro nottambulo (Alfredo Adami) che lo trasforma in un campione: per giustificare le sue assenze notturne finge di avere una relazione extraconiugale disseminando per casa indizi compromettenti e false lettere d’amore ma la moglie scopre la verità… Catellani ha fatto piazzare nell’ingresso della Megaditta una statua in bronzo della madre che ogni impiegato deve servilmente riverire, inchinandosi ad ogni passaggio. Fantozzi vi sbatte la testa puntualmente e viene colto sul fatto dal Catellani mentre la insulta: la conseguenza è un invito a casa sua per una sfida a biliardo alla quale però tutti gli impiegati devono assistere. Inizialmente Fantozzi si finge impacciato e gioca per perdere, venendo ripetutamente insultato dal Catellani che lo umilia continuamente chiamandolo “Fantocci” tra le risate di scherno dei presenti; dopo essere stato chiamato “coglionazzo” per la trentottesima volta e dopo aver incrociato lo sguardo in lacrime della moglie, Fantozzi ha un sussulto d’orgoglio e sfodera una serie di colpi da campione ribaltando il risultato e vincendo la partita. Per sfuggire all’ira funesta del suo capo, Fantozzi fugge via rapendogli l’anziana madre che, innamoratasi di lui, implorerà il figlio di perdonarlo…
Dopo tempo immemore Fantozzi riesce finalmente a strappare un appuntamento alla signorina Silvani e la porta a cena in un ristorante giapponese ma, in seguito ad un tragico equivoco con il cameriere, consegna per sbaglio l’amato cane pechinese della collega in mano ai cuochi e lo stesso viene poi servito a tavola… Per farsi perdonare il ragioniere accetta di trascorrere un fine settimana sulla neve di Courmayeur insieme a lei e al geom. Calboni e di recitare il ruolo del terzo incomodo: la donna, infatti, lo ha invitato soltanto per poter respingere con più facilità le solite avances del collega Don Giovanni. Anche qui gli eventi precipitano: dapprima Fantozzi incrocia nuovamente il cameriere pasticcione del famoso veglione organizzato da Filini e, grazie a lui, finisce nel pentolone della polenta. Poi, dopo aver millantato mirabolanti abilità sciistiche inesistenti, viene invitato dalla figlia della principale azionista della Megaditta, la contessina Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare (Iolanda Fortini), a prendere parte ad una discesa libera: tutti i partecipanti raggiungono il traguardo ma Fantozzi vi giunge solo a tarda notte e in condizioni pietose. Non solo: durante la notte ascolta la Silvani che amoreggia con Calboni nella stanza accanto…
Deluso dall’affronto, Fantozzi chiede di cambiare ufficio per non vedere più la collega e viene trasferito nella stanza di un estremista di sinistra, Folagra (Giuseppe Terranova). Il suo nuovo collega, pecora nera (o, meglio, rossa) di tutti gli uffici, lo influenza con le sue idee comuniste e lo spinge a ribellarsi ai padroni. E così Fantozzi si fa crescere i capelli e una mattina lancia una pietra in una finestra della Megaditta, venendo condotto dinanzi al megadirettore galattico in persona, il Duca Conte Balabam (Paolo Paoloni), che nessuno degli impiegati ha mai visto. Inizialmente Fantozzi si aspetta una punizione esemplare (la temutissima crocifissione in sala mensa) ma invece il Mega Direttore Galattico lo fa accomodare sulla sua poltrona in pelle umana e riesce ad affascinarlo con i suoi modi gentili a tal punto che i suoi discorsi improntati allo sfruttamento degli inferiori suoi dipendenti gli sembrano, alla fine, talmente giusti e necessari che egli stesso si offre di fare la triglia nell’acquario dove nuotano alcuni impiegati, sorteggiati a turno.

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Anche la colonna sonora, opera del Maestro Fabio Frizzi, è giustamente ammantata dall’aurea di cult assoluto, a partire dalla celeberrima “ballata di Fantozzi” (con testo di Villaggio, Benvenuti e De Bernardi). Eccezionale.

Fantozzi Ragionier Ugo
Matricola 1001/bis
dell’Ufficio Sinistri
“Lei venghi qua!”
Sì, signor megadirettore!
“No, vadi là!
… E si muovi!”
Ah! Hanno messo la parete a vetri!
Sveglia e caffè
Barba e bidet
Presto che perdo il tram
Se il cartellino
non timbrerò…
“Fantozzi!”
No! Crocefisso in sala mensa no!
Mi vergogno… Ma che umiliazione pubblica…
E poi mi si intrecciano i diti!
La mille e tre
Frigo e buffet
L’elettro dei frappè
Più la moquette
Poi la roulotte
Le rate:
16 kili e 700 di cambiali!
Sì, direttor
Conte ingegner
Sire, sua Santità!
“In ginocchio!”
Faccia di me
quello che vuol…
Ahia!
Sottoscrizione regalo al megapresidente galattico!
Ma che gli facciamo quest’anno?
Una bella poltrona in pelle umana!
Bella! Bell’idea!
Ma non sempre la mia…
Ma perché sempre la mia?
Di giorno qui
Sera TV
Sempre sarà così
Indennità
Anzianità
Che noia!
Oggi cos’è, lunedi o venerdi?
Giorno verrà
che lo farà:
Fantozzi volerà.
“Ragioniere!”
Monti e città
L’immensità
“Svegliarsi!”
Una craniata pazzesca!
Ma perché Fantozzi fa solo tragiche rime?
Bozzi, cozzi, singhiozzi…
No direttore, non mi strozzi…
Basta, se no io…
“Fantozzi fa anche rima con abbozzi!”
E’… E’ giusto…
Come strozza bene lei!

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Cast principale:

Paolo Villaggio

Liù Bosisio

Plinio Fernando

Gigi Reder

Anna Mazzamauro

Giuseppe Anatrelli

Umberto D’Orsi

Regia: Luciano Salce

Edizioni in dvd: Medusa

Formato video 1,85:1 anamorfico