femina ridens

Opera prima (e che prima!) realizzata per il grande schermo dal regista Piero Schivazappa, molto più spesso attivo nei lavori televisivi, “Femina ridens” è uno di quei bizzarri prodotti difficilmente inquadrabili all’interno di un solo genere: c’è l’elemento erotico (certamente preponderante), il drammatico, il thriller, finanche la commedia e il grottesco… Schivazappa (autore anche della sceneggiatura) firma un’opera estremamente personale e originale sfruttando al massimo la coppia composta da un Philippe Leroy insolitamente biondo e dalla bellissima Dagmar Lassander, qui al suo primo film italiano e in versione pre-mastoplastica additiva. Il resto del cast è ridotto all’osso: c’è Lorenza Guerrieri nei panni di una prostituta, Maria Cumani Quasimodo nei panni di una segretaria su sedia a rotelle mentre John Karlsen è il proprietario di un atelier.
Notevolissime sono le incredibili scenografie pop-art futuristiche che trovano la loro massima espressione nella fedele riproduzione della celeberrima scultura Hon (She), costruita da Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely: si tratta di una Nana, ovvero di una scultura che al suo interno nasconde uno spazio espositivo per altre opere. Tra le enormi gambe aperte di una donna distesa sulla schiena c’è al centro la porta di ingresso, composta da una enorme vagina dentata: è la perfetta descrizione delle ossessioni sessuali del protagonista maschile che si pone timoroso nei confronti della donna e reagisce ostentando falsa sicurezza e praticando la violenza.
Molte sequenze sono piuttosto audaci (siamo nel 1969) e ciò procurò al film qualche noia con la censura: su tutte citiamo la scena del passaggio a livello con un treno che trasporta una banda femminile e con insistiti primi piani sulla bocca di una suonatrice di sassofono e quindi ammiccamenti non troppo velati a ciò che sta avvenendo nell’auto ferma in attesa che passi il treno…
Le musiche di Stelvio Cipriani sono autentica gioia per le orecchie e la colonna sonora è un autentico tripudio di atmosfere lounge. Curiosità: il bellissimo brano di chiusura del film è cantato in inglese da una fantomatica Olympia, ovvero una giovanissima Olimpia Di Nardo che in futuro diverrà famosa come moglie trucidona di Tomas Milian nella serie di film del maresciallo Giraldi. In quegli anni Olimpia di Nardo incise (sempre come Olympia) altri due 45 giri (e sempre con musiche di Cipriani): “Ieri sera” nel 1970 e “Tu sei nato libero” nel 1971.
Costruire un film che si regge per il 90 % solo sulla presenza in scena di due attori non è certamente facile, anzi, ma la coppia Leroy/Lassander funziona magnificamente; tra i due si instaura un abilissimo gioco psicologico che coinvolge il pubblico senza mai far calare la soglia di attenzione, grazie anche a lunghi e ricercati dialoghi che condurranno ad un finale sorprendente. Film fantastico, cult totale.

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Il dottor Sayer (Philippe Leroy) è il ricchissimo direttore di un istituto filantropico. Colto e sprezzante, si mostra estremamente sicuro di sé e non nasconde la sua misoginia sostenendo fermamente la supremazia dell’uomo sulla donna in ogni situazione. Mary (Dagmar Lassander), una giornalista che lavora da un mese per il suo ufficio stampa, gli chiede alcune pubblicazioni per completare un lavoro durante il week/end; è il tardo pomeriggio del venerdì e Sayer, dopo averla narcotizzata con un whisky adulterato, la rapisce e la porta nella sua enorme villa. Da questo momento per la donna inizia un drammatico incubo in quanto è diventata prigioniera di un sadico perverso. Egli dapprima la ammonisce, ordinandole di obbedire ad ogni suo ordine e riducendola ad una schiava; poi, dopo averle mostrato tutto il suo disprezzo in quanto femmina (e dunque essere inferiore nonostante i suoi tentativi di scalzare il maschio), le fa visitare una sorta di sala delle torture comprensiva di ogni aggeggio sadomaso (manette, fruste, catene etc). Mentre dagli altoparlanti si diffondono urla di dolore su uno schermo scorrono le diapositive di molte donne, fotografate in quella stessa stanza, torturate e uccise: sono tutte le sue vittime precedenti. Mary subisce umiliazioni e violenze psicologiche di ogni tipo, si mostra remissiva e accondiscendente ma non basta: la furia omicida di Sayer è pronta ad esplodere…
Stavolta, mentre sta per sferrare il colpo mortale con un pugnale su una Mary ormai esausta e svenuta, Sayer ha un ripensamento. Si allontana, passeggia nel parco della villa, fuma una sigaretta… Al suo ritorno scopre che Mary ha tentato il suicidio ingerendo un tubetto di sonniferi. Con grande sforzo riesce a rianimarla e a farla vomitare, salvandola… Ed è così che si scopre la verità: Sayer non ha mai ucciso nessuno. Le foto delle vittime, le urla registrate e tutto il resto erano solo una patetica messinscena: l’uomo trascorre i suoi week/end pagando prostitute che vanno a casa sua e vengono umiliate come Mary, giocando come il gatto col topo. Il tutto culmina inscenando la loro finta morte. Sayer mette in atto queste sue fantasie in quanto è sessualmente frustrato e incapace di avere rapporti normali con le donne fin da quando, all’età di 12 anni, vide l’accoppiamento di due scorpioni con la femmina che alla fine divorava il maschio: la paura di una vagina divoratrice e assassina lo perseguita fin da allora e quindi egli sente il bisogno di sopraffare le donne, che immagina come mantidi religiose, e vuole affermare il suo potere di uomo in veste di aguzzino violento e dominante… Anche l’idea della partenogenesi lo atterrisce, visto che rende del tutto superflua la fecondazione maschile e dunque l’esistenza stessa della figura maschile. Ecco perché non ha mai avuto una vera relazione stabile e non si è mai sposato.
Ora Sayer, abituato ad inscenare un copione con professioniste che sapevano il loro mestiere e che stavano al gioco, è spiazzato: non aveva mai rapito sul serio una donna ma all’ultimo momento la professionista (Lorenza Guerrieri) che avrebbe dovuto intrattenersi con lui nel fine settimana gli aveva dato buca e quindi aveva avuto l’idea di provare il brivido con una vittima vera. Mary rimane molto colpita dalle confessioni di Sayer e, vedendo che l’uomo si mostra davvero interessato a lei, si offre di guarirlo ed avviarlo verso un rapporto sano nei confronti dell’altrui sesso. Ma se la cura fosse peggio del male?

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Cast principale:

Philippe Leroy

Dagmar Lassander

Lorenza Guerrieri

Mirella Pamphili

Regia: Piero Schivazappa

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: Cecchi Gori

Formato video 1,85:1 anamorfico

Edizioni in blu-ray: Mondo Macabro (USA)

Formato video 1,85:1 anamorfico