Archivio per la categoria ‘Giallo’

Sei donne per l’assassino (1964)

Pubblicato: 7 settembre 2019 in Giallo

sei donne per l'assassino

Della bravura tecnica di un regista come Mario Bava non ci stancheremo mai di tessere le lodi; dopo aver aperto la strada all’horror all’italiana (“I vampiri”, con Freda) e dopo l’assaggio del seminale “La ragazza che sapeva troppo” il geniale regista sanremese pone le fondamenta del genere giallo/thriller italiano che esploderà definitivamente ad inizio anni ’70. Gli stilemi introdotti da Bava faranno scuola: la figura iconografica dell’assassino vestito con impermeabile, cappello e guanti neri, la violenza, la crudeltà e l’efferatezza degli omicidi, le soggettive e le donne prese di mira come vittime preferite sono tutti elementi cardine di un genere che andrà successivamente codificandosi e che ancora oggi coinvolge e cattura gli appassionati di tutto il mondo. (altro…)

Concerto per pistola solista (1970)

Pubblicato: 31 agosto 2019 in Giallo

concerto per pistola solista

“Concerto per pistola solista” è un curioso e atipico giallo firmato dall’ottimo Michele Lupo (regista sottovalutato che non ha ancora goduto di una meritata riscoperta) ed esce nelle sale in un periodo (il 1970) dove il genere del giallo all’italiana si stava incanalando in una direzione chiara che era quella ormai tracciata da Bava, Lenzi, Martino e Argento. Lupo dirige invece un film completamente diverso e insolito, utilizzando ambientazione anglosassone alla Agatha Christie e il tema classico dell’eredità contesa con delitti a corredo; la sceneggiatura (nata da un soggetto di Sergio Donati e poi firmata dallo stesso in collaborazione con due giallisti doc come Massimo Felisatti e Fabio Pittorru) gioca molto sull’ironia e condisce la pellicola di un sottile humor, rendendola così un prodotto inconsueto e interessante in quanto a tratti sembra quasi una commedia. (altro…)

Lo squartatore di New York (1982)

Pubblicato: 13 luglio 2019 in Giallo

lo squartatore di new york

Quel diavolaccio geniale che risponde al nome di Lucio Fulci, dopo aver insanguinato per 3 anni gli schermi italiani con 5 mirabolanti esempi di film horror estremi e selvaggi (nell’ordine “Zombi 2”, “Paura nella città dei morti viventi”, “Black cat” (l’unico un po’ più soft), “L’aldilà” e “Quella villa accanto al cimitero”), decide di ritornare al giallo/thriller. Il suo cinema continua ad essere un pugno nello stomaco dello spettatore e il merito è soprattutto dello scaltro produttore Fabrizio De Angelis che, essendo ormai certo delle capacità di Fulci che lo ripagavano con incassi di tutto rispetto, gli lascia carta bianca e briglia sciolta. Avendo ormai incanalato il suo cinema in una direzione che andava a shockare il pubblico con immagini forti e splatter, il regista romano mantiene anche nel giallo un registro orrorifico, soprattutto per quanto concerne la spettacolarità e la coreografia degli omicidi, qui estremamente cruenti. La sceneggiatura, firmata da Gianfranco Clerici e Vincenzo Mannino, vede l’intervento successivo del fidato Dardano Sacchetti e dello stesso Fulci; il risultato è un thriller morboso e malsano, violentissimo e, a tratti, realmente disturbante che sotto certi aspetti anticipa alcune tematiche che si vedranno anche in “Tenebre” di Dario Argento a distanza di pochi mesi (anche lì c’è un ritorno al giallo, ambientazione newyorkese, omicidi in pieno giorno in luoghi affollati ed estrema violenza ai danni delle vittime femminili).
Il fulcro della prima stesura della sceneggiatura firmata da Clerici e Mannino prevedeva che l’assassino fosse affetto da progerìa, una malattia che provoca l’invecchiamento precoce, e che dovesse essere questo il movente (l’odio per la bellezza) che spingeva il killer ad accanirsi su giovani e belle donne; Fulci non era però molto convinto e infatti questo progetto fu abbandonato con l’ingresso di Dardano Sacchetti che, in fase di scrittura, cambiò un po’ la storia. Clerici e Mannino non abbandoneranno comunque del tutto l’idea di un killer affetto da progerìa e la riproporrano 6 anni dopo, firmando la sceneggiatura del film diretto da Ruggero Deodato “Un delitto poco comune”.
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Nove ospiti per un delitto (1977)

Pubblicato: 6 aprile 2019 in Giallo

nove ospiti per un delitto

Ferdinando Baldi, regista attivo soprattutto nel western, si cimenta anche nel giallo (e fa bene) con questo thriller derivativo che saccheggia l’ormai inflazionatissimo “Dieci piccoli indiani” di Agata Christie e le “5 bambole per la luna d’agosto” di Mario Bava dal quale prende spunto soprattutto per l’ambientazione insulare e per l’idea del gruppo di persone circondate dal mare senza via di fuga. Pur non possedendo l’ironia del Maestro Bava e il fascino psichedelico del modello di riferimento il film del buon Baldi risulta comunque godibile perchè il nostro dirige con mestiere e si avvale del soggetto e della sceneggiatura perfetta di un giallista come Fabio Pittorru. Il regista campano mostra un certo gusto per l’efferatezza dei delitti e anticipa di poco la golden age dello slasher che verrà (con “Halloween”, dal 1978 in poi) alla quale Bava (sempre lui!) aveva già dato comunque un notevole imprinting con il suo “Reazione a catena” di 6 anni prima: qui abbiamo vittime prese a fucilate, strangolate, decapitate, bruciate vive, fiocinate, sepolte vive… Un tripudio. (altro…)

Casa d’appuntamento (1972)

Pubblicato: 9 marzo 2019 in Giallo

casa d'appuntamento

Questa delirante e bizzarra produzione italo/franco/tedesca, nata sotto l’egida del produttore e sceneggiatore Dick Randall, va ad inserirsi pienamente nel filone del giallo all’italiana dei primi anni ’70 nato sulla scia dei grandi successi di cassetta riscossi dai film di Dario Argento. La regia è affidata al poco attivo Ferdinando Merighi (che si firma con lo pseudonimo anglofono Fred Lyon Morris) e lo sforzo produttivo è notevole in quanto il cast è davvero di alto livello: il comparto femminile vanta nomi del calibro di Barbara Bouchet, Rosalba Neri e Anita Ekberg cui si aggiungono l’esordiente Evelyn Kraft, Ada Pometti e altre starlettes. Quello maschile sfodera invece l’hammeriano Howard Vernon, Renato Romano e, soprattutto, l’americano Robert Sacchi, noto per la sua somiglianza con Humphrey Bogart (e qui la produzione italiana si gioca il jolly affidandone il doppiaggio tricolore proprio alla voce storica di Bogart, ovvero Paolo Ferrari).
Una spruzzatina di sano erotismo è inevitabile, visto che il titolo è alquanto eloquente in tal senso, ma senza eccessi e nudi gratuiti clamorosi; si può dire, anzi, che di sesso ce n’è pochino, in barba a ciò che il titolo potrebbe lasciar intendere, e si punta molto sul versante giallo/thriller della storia con una puntina di horror paranormale (una testa decapitata e “vendicativa” oggetto di studio). (altro…)

Nude… si muore (1968)

Pubblicato: 5 gennaio 2019 in Giallo

nude si muore

Nato da un soggetto originale di Mario Bava, “Nude… si muore” è un altro film giallo che ha contribuito a codificare in maniera definitiva alcuni stilemi poi ripresi e portati al massimo fulgore negli anni ’70 da Dario Argento & friends e per questo motivo va inserito di diritto tra i film fondamentali del filone; sicuramente gli estimatori e i filologi del genere non possono non guardare questa pellicola con curiosità e ammirazione in quanto vi ritroveranno alcune situazioni in stile “La donna che sapeva troppo” o “Sei donne per l’assassino” (ovvero i primi due gialli baviani). Poichè Bava era impegnatissimo sul set di “Diabolik” la regia passò a quell’Anthony Dawson (al secolo Antonio Margheriti) che si era fin lì dimostrato un ottimo frequentatore dell’horror gotico italiano; (altro…)

La donna della domenica (1975)

Pubblicato: 24 novembre 2018 in Giallo

la donna della domenica

“La cattiva lavandera non trova mai la buona pera…”

Tratto dall’omonimo romanzo di successo di Fruttero e Lucentini pubblicato 3 anni prima, questo film diretto da Luigi Comencini si avvale della sceneggiatura di un’altra coppia di successo, Age e Scarpelli, che confeziona un prodotto estremamente godibile e in grado di mantenersi perfettamente in bilico tra il giallo e la classica indagine poliziesca. Lo spunto iniziale è semplice: l’omicidio di un uomo viscido (e anche ricattatore, movente alla base del delitto) nonchè inviso a molti, soprattutto nella sua cerchia di “amici”. I sospettati sono molteplici e nessuno di loro ha alibi convincenti mentre il commissario incaricato delle indagini è costretto a muoversi con cautela perchè i papabili colpevoli appartengono tutti alla classe aristocratica della città (parliamo della Torino della metà degli anni ’70).
Comencini dosa meravigliosamente giallo, poliziesco e commedia avvalendosi di un cast semplicemente monumentale: la donna della domenica del titolo è l’aristocratica (per l’appunto) Jacqueline Bisset ma non possiamo svelarne il motivo per non rovinarvi la visione (tra l’altro l’attrice inglese regala al pubblico anche l’unico nudo del film, seppur fugace e di spalle). Il commissario che si occupa dell’omicidio è Marcello Mastroianni, romano trapiantato al nord e affiancato dal collega siciliano Pino Caruso che soffre il caldo afoso torinese e fa abuso di ventilatori per poi soffrire di mal di schiena. (altro…)

Tenebre (1982)

Pubblicato: 27 ottobre 2018 in Giallo

tenebre

“L’impulso era diventato irresistibile. C’era una sola risposta alla furia che lo torturava. E così commise il suo primo assassinio. Aveva infranto il più profondo tabù e non si sentiva colpevole né provava ansia o paura, ma libertà. Ogni ostacolo umano, ogni umiliazione che gli sbarrava la strada poteva essere spazzato via da questo semplice atto di annientamento: l’OMICIDIO.”

Dopo essersi tuffato a capofitto nell’horror puro e scatenato di due capolavori come “Suspiria” e “Inferno” (un perfetto dittico orrorifico stregonesco-alchemico che in seguito si è voluto trasformare in trilogia aggiungendovi un deprecabile e inutile terzo capitolo uscito nelle sale nel 2007), Dario Argento ritorna al thriller, genere cui egli stesso aveva donato nuova linfa all’inizio degli anni ’70. Non si tratta però di un banale ritorno all’antico: “Tenebre” è una pellicola incredibilmente moderna che fonde gli stilemi gialli “classici” argentiani (l’assassino con guanti neri di pelle, le immagini in soggettiva, i respiri affannosi, le telefonate minatorie con voci camuffate, il trauma sepolto nel passato che scatena la follia) con la tendenza horror che il regista romano aveva sviluppato nei suoi 2 ultimi lavori, ovvero quella dello splatter. (altro…)

Tutti defunti… tranne i morti (1977)

Pubblicato: 6 ottobre 2018 in Giallo

tutti defunti tranne i morti

“Saranno in dieci legati al nostro nome:
uno ne rimarrà, non si sa come.
E da quei nove morti, composti al cimitero,
avrà luce il tesoro e scoprirai il mistero.
Tutto avverrà la notte maledetta
in cui la quercia antica cadrà sotto saetta.”

Dopo l’inaspettato e clamoroso successo de “La casa dalle finestre che ridono”, thriller/horror padano che aveva mostrato il talento registico di Pupi Avati nel genere, il regista emiliano viene praticamente quasi costretto da produttori e pubblico ad insistere su questo filone vincente. Di conseguenza, dopo aver girato in estate “La casa…”, gira subito in inverno un altro film. Tuttavia Avati, che ha sempre rifiutato qualsiasi tipo di etichetta, non ha alcuna intenzione né di rifare se stesso né di essere identificato come “regista horror” e quindi spiazza tutti: con la genialità che solo i grandi possiedono decide di prendere in giro un po’ se stesso e anche l’intero genere, firmando una pellicola giallo/horror ma dall’impianto comico. Tutte le situazioni potenzialmente orrorifiche vengono messe in ridicolo e il film è un beffardo sberleffo che tocca inusitati picchi di comicità demenziale. Il cast è, grosso modo, lo stesso del film precedente: vengono confermati Francesca Marciano, Gianni Cavina, Giulio Pizzirani, Bob Tonelli e Pietro Bona mentre il protagonista è Carlo Delle Piane (che da questo momento in poi diverrà esponente di spicco della “factory” avatiana). (altro…)

Alla ricerca del piacere (1972)

Pubblicato: 15 settembre 2018 in Giallo

alla ricerca del piacere

Sullo sfondo di una Venezia solare e rassicurante il regista Silvio Amadio firma soggetto e sceneggiatura e dirige con una certa classe un interessante giallo complottistico dalle venature morbose. Nella tranquilla città lagunare, che si pone dunque in contrasto con l’atmosfera ambigua, dissoluta e perversa nella quale si dipana la storia, assistiamo alle (dis)avventure della ottima Barbara Bouchet che si trova al centro di un triangolo erotico/mortale con Rosalba Neri e Farley Granger. Amadio sfrutta a dovere il cast femminile e, prediligendo l’aspetto sexy e morboso (caratteristica peculiare del suo cinema), regala al pubblico un paio di sopraffine scene lesbo al ralenty che vedono in azione le coppie Gloria Guida/Stefania Viotti (le due si scambiano notevoli effusioni nude sotto una cascata) e Gloria Guida/Rosalba Neri: indubbiamente gli amanti di questa particolare “attività” andranno in brodo di giuggiole! Amadio dimostra di aver ben assimilato la lezione di Lenzi e Martino e cerca di accontentare anche lo spettatore più interessato alla componente giallo/thriller dosando ottimamente la suspense durante tutto l’arco del film (favolosa la scena delle sabbie mobili) e, soprattutto, negli ultimi, formidabili, 15 minuti. (altro…)