Archivio per la categoria ‘Horror’

Macabro (1980)

Pubblicato: 11 maggio 2019 in Horror

macabro

Lamberto Bava, figlio d’arte con un cognome importante alle spalle (siamo ripetitivi ma va sempre ricordato che il padre Mario è stato tra i registi più importanti che abbiamo avuto in Italia), esordisce ufficialmente alla regia con “Macabro”, scritto (insieme allo stesso Bava e a Roberto Gandus) e prodotto dai fratelli Avati. Diciamo subito che esordio migliore non poteva esserci perchè questa sua opera prima è ricca di spunti interessanti: l’abile regista, utilizzando un ritmo volutamente lento e cadenzato che instilla nello spettatore la sensazione che non succeda mai nulla, conduce il pubblico in una storia morbosa e malsana che sfocia nella necrofilia e in un finale, per converso, decisamente movimentato e con una puntina di soprannaturale.
Una didascalia ad inizio film ci informa che i fatti narrati siano ispirati ad fatto di cronaca realmente accaduto (ma sarà vero?) e questo contribuisce ulteriormente a creare la giusta tensione e curiosità. (altro…)

Un fiocco nero per Deborah (1974)

Pubblicato: 9 febbraio 2019 in Horror

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Esplorando a fondo gli anni ’70 (epoca d’oro del nostro cinema che mai loderò abbastanza) si possono disseppellire piccoli e misconosciuti gioiellini come questa opera di Marcello Andrei, estremamente elegante e raffinata. In bilico tra l’horror, la ghost story e il melodrammone, “Un fiocco nero per Deborah” va ad incastonarsi in quel novero di pellicole nate sulla scia del planetario successo del “Rosemary’s baby” di Polanski che pronosticavano l’avvento di una progenie maligna sulla terra. La cifra stilistica del modello di riferimento è evidente anche nella scelta della protagonista femminile, la bellissima Marina Malfatti che qui rinuncia alla sua lunga chioma bionda in favore di un capello corto e rossiccio che non può non richiamare il look di Mia Farrow del capolavoro di Polanski del 1968. Il sottotitolo italiano di “Rosemary’s baby” era “Nastro rosso a New York” ma qui il nastro, o fiocco, viene sostituito dal colore nero e lascia quindi presagire che l’arrivo di un figlio non sarà propriamente un evento “gioioso”… Le analogie, però, si fermano qui: (altro…)

Tre passi nel delirio (1968)

Pubblicato: 3 novembre 2018 in Horror

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“Orrore e fatalità hanno imperato in ogni tempo. Perchè dunque segnare una data alle storie che devo raccontarvi?”

La visionarietà di Edgar Allan Poe è stata portata sugli schermi cinematografici da molti registi; su tutti va senz’altro citato Roger Corman e il suo ciclo di 7 pellicole (girate tra il 1960 e il 1964), con Vincent price protagonista, ispirate ai celeberrimi racconti del terrore dello scrittore americano. Non c’è dubbio alcuno che la sua produzione così ricca, visionaria (soprattutto quella dell’orrore e del fantastico) e scatenata sia stata fonte preziosissima alla quale abbeverarsi per cineasti di ogni dove (Italia compresa, naturalmente). Oggi noi vogliamo disquisire di una co-produzione italo-francese, una pellicola corale che vede 3 registi confrontarsi con 3 storie di Poe nella classica formula del film ad episodi. La durata media di ogni singolo mediometraggio si attesta intorno ai 40 minuti e a noi interessa particolarmente soffermarci sul terzo segmento, firmato dal nostro Federico Fellini (anche se non è il migliore del lotto), mentre i primi due episodi portano la firma dei due registi francesi Roger Vadim e Louis Malle.  (altro…)

L’orribile segreto del Dr. Hichcock (1962)

Pubblicato: 13 ottobre 2018 in Horror

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Meraviglioso horror gotico firmato da un maestro come Riccardo Freda che, come da consolidata tradizione, si firma con lo pseudonimo anglofono Robert Hampton. In realtà sono stati cambiati in stranieri anche tutti i nomi di tutti i partecipanti al film; ciò avveniva per attirare il pubblico più distratto e superficiale che all’epoca peccava un po’ di esterofilia e si recava più volentieri in sala a vedere un horror magari inglese o americano piuttosto che in salsa tricolore. Tuttavia, in barba al pubblico distratto, il film è italianissimo: soggetto e sceneggiatura sono del solito Ernesto Gastaldi e anche la produzione è tutta nostrana. La vera stella estera è rappresentata dalla meravigliosa protagonista femminile, ovvero Barbara Steele: “scream queen” per eccellenza, l’attrice britannica si conferma una star del genere dopo aver già girato qui da noi il sublime “La maschera del demonio” di Bava e si guadagna definitivamente il pass per partecipare a numerosi altri horror nel nostro paese e in futuro anche all’estero. (altro…)

Quella villa accanto al cimitero (1981)

Pubblicato: 28 luglio 2018 in Horror

quella villa accanto al cimitero

“Nessuno saprà mai se i bambini sono mostri, o se i mostri sono bambini.”

Con questa pellicola horror il regista Lucio Fulci conclude una ideale “trilogia della morte” che vede protagonista la bellissima attrice inglese Catherine MacColl (i due titoli precedenti sono “Paura nella città dei morti viventi” e “…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà”). Dopo l’enorme successo di “Zombi 2” del 1979 Fulci è ormai lanciato senza freni nell’horror più viscerale e infatti le sue produzioni sono sempre più deliranti e sconvolgenti per quanto riguarda gli effetti speciali truculenti e splatter da pugno nello stomaco. (altro…)

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“Ora affronterai il mare delle tenebre… e ciò che in esso vi è di esplorabile…”

Nel 1981 Lucio Fulci si è ormai dedicato anima e corpo al cinema horror e i suoi film stanno riscuotendo un buon successo, soprattutto all’estero (Germania, Francia e Stati Uniti). Bisogna dunque insistere e battere il ferro finchè è bello caldo e quindi, partendo da uno script del fidato Dardano Sacchetti, Fulci si lancia in un progetto ambizioso che anche stavolta ha a che fare, trasversalmente, con Dario Argento; se infatti l’idea di fare un film sugli zombi era nata nel 1979 in seguito al successo planetario della versione europea di “Zombi” di George Romero supervisionata da Argento (da cui il fulciano “Zombi 2”, con tutte le differenze del caso) stavolta lo spunto nasce proprio dal grande successo di un altro film di Argento stesso, uscito l’anno prima: “Inferno”.
Sgombriamo però immediatamente il campo dagli equivoci: in entrambi i casi Fulci non ha assolutamente copiato Argento, anzi. Si sono alimentate negli anni stucchevoli e accese polemiche tra i due registi (un po’ sopite solo dopo la morte di Fulci) ma anche tra i fan dell’uno o dell’altro schieramento; noi ci limitiamo ad osservare che sicuramente può esserci stata l’idea di accodarsi ad un filone (i morti viventi, prima, e la casa infernale, dopo) ma chiunque abbia visto entrambi i film sa perfettamente che le pellicole fulciane sono non solo originalissime ma anche di notevole spessore tecnico e artistico e non possono essere certamente e frettolosamente bollate come banalissimi sottoprodotti argentiani. Nel caso specifico, poi, ci troviamo probabilmente di fronte al capolavoro horror di Fulci, davvero ricchissimo di invenzioni registiche (a partire dal prologo iniziale, virato in seppia). (altro…)

Black cat – Gatto nero (1981)

Pubblicato: 14 luglio 2018 in Horror

black cat

Dopo aver girato due horror decisamente estremi e ricchi di sangue come “Zombi 2” e “Paura nella città dei morti viventi”, che avevano già fatto di Fulci un riconosciuto e apprezzato conoscitore del gore, il regista romano spiazza tutti e dirige un’altra pellicola orrorifica che però si discosta nettamente dalle due precedenti in quanto di sangue e di gore ce n’è davvero pochissimo e si punta tutto sull’atmosfera e sulla tecnica registica (qui davvero ad altissimi livelli). Il punto di partenza è il racconto “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe, completamente rivisitato dallo sceneggiatore Biagio Proietti che ne propone una rilettura totalmente diversa rispetto all’originale (l’unica cosa fedele al racconto possiamo dire che è solo il finale). La sceneggiatura piace molto a Fulci proprio per questa sua diversità e il progetto prende corpo dopo due mesi dal termine delle riprese di “Paura…”. (altro…)

paura nella città dei morti viventi

“L’anima che anela all’eternità deve sottrarsi al giogo della morte. Tu, o viandante alle soglie delle tenebre, vieni… Dunwich”

Il clamoroso successo internazionale di Zombi 2″ “costringe” Lucio Fulci a dirigere un altro horror: glielo chiede il pubblico, glielo chiedono i produttori. Da qui partirà, in un certo senso, la sua “maledizione” e la sua fortuna, quella che lo porterà, da questo momento in poi della carriera, ad essere quasi esclusivamente confinato nel genere (e con risultati eccelsi). Con “Paura nella città dei morti viventi”, che inizialmente si chiamava semplicemente “La paura” ma che poi fu cambiato forzosamente dai distributori per sfruttare il nome di Fulci associato agli zombi, inizia il definitivo viaggio senza ritorno del regista romano nella galassia orrorifica e si inaugura una fenomenale trilogia interpretata dall’attrice inglese Katherine MacColl (composta da “Paura…”“L’aldilà”“Quella villa accanto al cimitero”) che lo porterà ad essere considerato, con giusta ragione, il “godfather of gore”.
La nuova frontiera horror degli anni ’80 sta iniziando ad indirizzarsi verso lo splatter, con frequente esposizione di interiora umane e utilizzo abbondante di sangue che schizza a profusione per shockare lo spettatore; ebbene, Fulci non si fa certo pregare e ci va giù durissimo, in una sorta di crescendo rossiniano di pellicola in pellicola, con effetti speciali clamorosi che puntano ad osare oltre l’ inosabile e a mostrare al pubblico cose mai viste prima… (altro…)

Inferno (1980)

Pubblicato: 23 giugno 2018 in Horror

inferno

“Non so quanto mi costerà rompere ciò che noi alchimisti abbiamo sempre chiamato silentium; l’esperienza dei nostri confratelli ci ammonisce a non turbare le menti profane con la nostra sapienza. Io, Varelli, architetto in Londra, ho conosciuto le tre Madri e per loro ho creato e costruito tre dimore: una a Roma, una a New York e l’altra a Friburgo, in Germania. Solo troppo tardi scoprii che da questi tre punti esse dominano il mondo con il dolore, con le lacrime e con le tenebre. Mater Suspiriorum, Madre dei Sospiri, la più anziana delle tre, abita a Friburgo. Mater Lacrimarum, Madre delle Lacrime, la più bella, governa a Roma. Mater Tenebrarum, la più giovane e la più crudele, impera su New York. E io ho costruito le loro sedi oscene, scrigni dei loro segreti. Madri, matrigne che non partoriscono la vita, sorelle, signore degli orrori della nostra umanità…
Gli uomini, cadendo in errore, le chiamano con un unico, tremendo nome. Ma in principio tre erano le Madri, come tre erano le Sorelle, tre le Muse, tre le Grazie, tre le Parche, tre le Furie. La terra dove le case sono costruite diviene mortifera e pestilenziale così che gli edifici intorno, e a volte l’intero quartiere, ne maleodorano. Questa è la prima chiave per aprire il loro segreto, questa è la prima chiave. La seconda chiave per scoprire il benefico segreto delle tre sorelle è occultata nei sotterranei delle loro dimore; lì troverai l’ immagine dell’ abitante della casa. Lì è la seconda chiave. La terza è sotto la suola delle tue scarpe… Lì è la terza chiave…”

Dopo il tuffo definitivo nell’ horror puro di “Suspiria” Dario Argento si libera completamente di ogni logica narrativa e dà spazio alla sua visionarietà delirante e scatenata firmando il suo capolavoro horror e il miglior horror italiano degli anni ’80 (se non di tutti i tempi). Con stile magniloquente e barocco, Argento conduce per mano il pubblico in un autentico incubo fatto di immagini uniche e indimenticabili. Il prologo iniziale, con la voce fuori campo, introduce l’ idea di un mondo governato dal dolore, dalle lacrime e dalle tenebre impersonificate da tre Madri: lo spunto proviene da “Levana e le Nostre Signore del Dolore”, una sezione del “Suspiria de profundis” di Thomas de Quincey. In questa specifica sezione si asserisce che, oltre alle tre Parche e alle tre Grazie, esistono anche tre Dolori. Questi ultimi sono Mater Lacrimarum (Nostra Signora delle Lacrime), Mater Suspiriorum (Nostra Signora dei Sospiri), e Mater Tenebrarum (Nostra Signora delle Tenebre). (altro…)

I tre volti della paura (1963)

Pubblicato: 2 giugno 2018 in Horror

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Benvenuti nel regno della paura: il Maestro Mario Bava la sviscera da par suo attraverso varie forme e, sfruttando la struttura del film ad episodi, ce ne offre tre esempi differenti. Il filo conduttore che lega i tre segmenti è quello letterario (Maupassant, Tolstoj e Čechov) e il maestro delle cerimonie è una delle icone horror per eccellenza: l’attore Boris Karloff.
Sceneggiato da Alberto Bevilacqua e Marcello Fondato e corredato dalle interessanti musiche del fidato Roberto Nicolosi, “I tre volti della paura” è sicuramente uno dei film più riusciti del compianto regista sanremese; sottilmente permeato da atmosfere inquietanti e da colori incredibili che sicuramente hanno ispirato in futuro altri registi (come non pensare a “Suspiria”?), ha avuto un successo internazionale clamoroso al punto che, sul finire degli anni ’60, Ozzy Osbourne ne utilizzerà il titolo americano addirittura come nome per il suo gruppo musicale: Black Sabbath!  (altro…)