Archivio per la categoria ‘Western’

di tresette ce n'è uno

Secondo e ultimo capitolo che vede protagonista il simpatico e canagliesco George Hilton nei panni del furbo e sveltissimo pistolero Tresette. Il suo personaggio nerovestito viene riproposto dopo il buon successo del precedente “Lo chiamavano Tresette… Giocava sempre col morto” e il cast tecnico è pressochè lo stesso, visto che soggetto e sceneggiatura sono firmati anche stavolta da Tito Carpi e alla regia c’è nuovamente Giuliano Carnimeo (celato dietro il solito pseudonimo Anthony Ascott). (altro…)

amico stammi lontano

Ecco un buon western, diretto da Michele Lupo, che va ad inserirsi nella scia della deriva parodistica del genere inaugurata dal capolavoro di Enzo Barboni “Lo chiamavano Trinità”. Il soggetto e la sceneggiatura (co-firmata anche da Sergio Donati) sono griffati da Luigi Montefiori alias George Eastman, che è anche co-protagonista insieme a Giuliano Gemma ed è più che evidente il tentativo di scimmiottare la premiata coppia Bud Spencer/Terence Hill, coniandone una nuova ma comunque piuttosto simile. Giuliano Gemma è in versione bionda alla Terence Hill (ed è doppiato dalla stessa voce, quella di Pino Locchi) mentre George Eastman ha la barba alla Bud Spencer ma è più snello, alto e agile (ed anch’egli è doppiato dalla prima voce storica di Bud Spencer presente nella trilogia Western di Giuseppe Colizzi, quella di Sergio Graziani). Anche le caratteristiche dei personaggi ricalcano gli stereotipi tipici della coppia: Gemma/Hill è scanzonato ed è il più brillante e intraprendente mentre Eastman/Spencer è più pacato e riflessivo ma al contempo risoluto.
Le battute sciorinate dai due protagonisti e le conseguenti scazzottate sono in perfetto Trinità-style, però nella seconda parte il film si fa molto più serio e riserva anche alcuni momenti drammatici che invece risultano totalmente assenti nel film di Barboni, dove tutto è trasposto in chiave comica. Lupo dirige con ritmo dimostrando ancora una volta di essere uno dei registi più capaci e sottovalutati del cinema italiano: i 110 minuti di durata del film scorrono in maniera davvero piacevolissima. (altro…)

Prega il morto e ammazza il vivo (1971)

Pubblicato: 19 ottobre 2019 in Western

prega il morto e ammazza il vivo

Joseph Warren (al secolo Giuseppe Vari) è l’ennesimo regista sottovalutato del nostro cinema: ha frequentato molti generi e soprattutto nel western ha ottenuto buoni risultati firmando 7 pellicole, l’ultima delle quali è proprio “Prega il morto e ammazza il vivo”. Il periodo western di Vari va dal 1966 al 1971 (intervallato solo dal film di guerra “Un posto all’inferno”) e, procedendo cronologicamente, si nota in questi suoi film la voglia di sperimentare e contaminare i generi. Non è un caso che i suoi ultimi due western (“Il tredicesimo è sempre Giuda” e “Prega il morto e ammazza il vivo”) contengano elementi tipici del noir e del giallo/thriller, genere nel quale Vari si tufferà successivamente con il suo “Terza ipotesi su un caso di perfetta strategia criminale”. Poi verranno la commedia, il decamerotico, il poliziesco… ma questa è un’altra storia. (altro…)

La resa dei conti (1967)

Pubblicato: 2 febbraio 2019 in Western

la resa dei conti

Magnifico esempio di western all’italiana targato Sergio Sollima, qui alla sua prima (e che prima!) esperienza nel genere. Partendo da un plot estremamente semplice (una caccia all’uomo senza quartiere) Sollima dirige una storia ricca di colpi di scena e ha il merito fondamentale di scegliere Tomas Milian per il ruolo del peone messicano Cuchillo Sanchez. Milian, per la prima volta impiegato in un western, si esibisce in una interpretazione eccezionale e caratterizza il suo personaggio in maniera incredibile, conquistando pubblico e critica e diventando, da quel momento in poi, uno dei volti più famosi e importanti del western tricolore. Furbo, scaltro e con una autentica faccia da schiaffi, Cuchillo (ovvero “coltello”) è un ladruncolo, un furfante di mezza tacca che non sa maneggiare la pistola (considerata un’arma da ricchi) ma è invece abilissimo e sveltissimo con il coltello (da qui il suo soprannome), l’arma dei poveri subproletari che, in un certo senso, rappresenta. Ciò fara di lui, quasi fatalmente, una vera e propria icona contestataria sessantottina… (altro…)

Django (1966)

Pubblicato: 15 dicembre 2018 in Western

django

Violento e anche piuttosto sanguinario, “Django” è senza ombra di dubbio uno dei capisaldi del western all’italiana ed è stato sempre giustamente celebrato in ogni angolo del mondo. Visto il grande e meritato successo è nata anche una serie incredibile di Django apocrifi che nulla hanno a che vedere con il personaggio originale e che sfruttavano il nome di Django nel titolo per attirare pubblico; in realtà l’unico vero sequel ufficiale è “Diango 2 – Il grande ritorno”, sempre con Franco Nero, diretto da Nello Rossati nel 1987 (quindi 21 anni dopo). (altro…)

… E poi lo chiamarono il Magnifico (1972)

Pubblicato: 21 gennaio 2017 in Western

e poi lo chiamarono il magnifico

Dopo il clamoroso successo del dittico dedicato a Trinità il regista Enzo Barboni continua sulla strada del western allegro e scanzonato ma scrive e dirige una storia che però si riallaccia ai due film precedenti soltanto per la presenza dell’attore principale (Terence Hill) e per il titolo che sembra esserne una ideale prosecuzione: non siamo, infatti, di fronte a una trilogia. Lo chiamavano Trinità, continuavano a chiamarlo Trinità e poi lo chiamarono il Magnifico? No, signori. Innanzitutto Terence Hill non è in coppia con Bud Spencer che sembra abbia rifiutato la parte del finto muto poichè non era un ruolo da co-protagonista ma bensì marginale (ruolo poi andato a Gregory Walcott, guarda caso doppiato da Glauco Onorato, doppiatore storico del buon Bud); poi va detto che il personaggio principale interpretato da Terence Hill è completamente diverso e lontanissimo dalla scaltrezza e dalla simpatica mascalzonaggine che caratterizzava il suo Trinità, per non parlare della incredibile velocità e abilità con la pistola che qui invece manca totalmente. O almeno manca fin quando non arriveranno a chiamarlo il Magnifico… (altro…)

Sella d’argento (1978)

Pubblicato: 21 febbraio 2016 in Western

sella d'argento

1978. Il declino dello spaghetti western in Italia è ormai segnato da tempo ma alcuni registi sembrano quasi fare a gara nel volerne scrivere l’ ultima, epica, pagina conclusiva. Nel 1976 Enzo G. Castellari sforna “Keoma”, capolavoro intriso di rimandi Shakesperiani e riferimenti iconografici alla figura di Gesù Cristo. L’ anno successivo si inserisce in tackle scivolato Michele Lupo con il suo bellissimo “California”, western plumbeo e crepuscolare come non mai. E nel 1978 tocca a Lucio Fulci, regista che non ha bisogno di presentazioni e che aveva già frequentato il western nel periodo d’ oro di Sergio Leone: citiamo un capolavoro come “Le colt cantarono la morte e fu… Tempo di massacro”, che viene giustamente considerato uno dei western più violenti del filone (e che se la gioca alla grande con “I quattro dell’apocalisse”, film spiazzante e psichedelico on the road girato, quasi a sorpresa, dallo stesso Fulci nel 1975)… (altro…)

California (1977)

Pubblicato: 28 dicembre 2014 in Western

california

“William Preston, soldato scelto!”
“Sì, ma non t’ho scelto io…”

Nella seconda metà degli anni ’70 il genere dello spaghetti-western si è ormai praticamente estinto. Tuttavia, di tanto in tanto, qualche regista piazza ancora qualche “graffio” d’ autore: è il caso di Michele Lupo (regista troppo sottovalutato che in tanti ricordano solo per i film “per ragazzi” con Bud Spencer, gli ultimi della sua carriera) che prosegue nel solco tracciato da Lucio Fulci (“I quattro dell’apocalisse”) e Enzo G. Castellari (“Keoma”) e che insieme a Sergio Martino (“Mannaja”) e ancora Fulci (“Sella d’argento”) incide in maniera definitiva la parola “fine” sulla lapide del nostro western. Questi ultimi western vengono definiti crepuscolari perchè ammantati di un’ aurea malinconica e decadente e il film diretto da Lupo, “California”, è probabilmente quello più crepuscolare di tutti. Dimentichiamoci le assolate e ridenti praterie del west: qui il cielo è sempre plumbeo (nei primi 10 minuti piove a dirotto), la fotografia predilige notevolmente il grigio e tutti i personaggi sono lerci, fradici e impastati nel fango. La disillusione di chi non ha più nulla per cui combattere (lo sfondo è la fine della guerra di secessione americana) e cerca solo stancamente di tornare a casa per dimenticare sintetizza a pieno la poetica del film ed è l’ epitaffio ideale di tutto il western all’ italiana. (altro…)

La pazienza ha un limite… Noi no! (1974)

Pubblicato: 12 ottobre 2014 in Western

la pazienza ha un limite noi no

Nel sottogenere tutto italiano dello spaghetti western anni ’70 in versione comica un piccolo e più che dignitoso spazio, secondo chi scrive, se lo ritaglia sicuramente questa divertente pellicola firmata da Franco Ciferri, noto per essere stato produttore esecutivo di un paio di opere importanti firmate da Antonio Margheriti (“Nude… si muore” e “Contronatura”). Il film, che è una co-produzione italo-spagnola, vede tra gli sceneggiatori addirittura Amando De Ossorio, un nome che gli appassionati di horror anni ’70 conoscono molto bene: è lui, infatti, il padre della celebre quadrilogia incentrata sui templari resuscitati ciechi (“Le tombe dei resuscitati ciechi”, “La cavalcata dei resuscitati ciechi”, “La nave maledetta” e “La notte dei resuscitati ciechi”). Visto l’ insuccesso al botteghino, questa resterà l’ unica regia di Ciferri… Peccato, perchè anche se è fin troppo evidente il rimando alla coppia Bud Spencer/Terence Hill di Trinità (con gli ormai soliti 2 fratelli che poco si tollerano a vicenda) il film è ricco di spunti interessanti e di situazioni esilaranti. (altro…)

Il mio nome è Nessuno (1973)

Pubblicato: 7 luglio 2014 in Western

il mio nome è nessuno

“Un uomo che è un uomo deve credere in qualcosa.”
“Nella vita ho incontrato di tutto: ladri… assassini… preti e preti spretati… ricattatori… ruffiani… perfino qualche uomo onesto… Ma uomini soltanto… mai.”

Prodotto da Sergio Leone, il “guru” del western all’italiana, “Il mio nome è Nessuno” viene da qualcuno (erroneamente) ascritto alla filmografia del compianto regista romano, seppur in maniera non ufficiale. In realtà Leone non ha mai diretto il film per la presenza, in primis, del protagonista Terence Hill, ritenuto “colpevole” da Leone di avere, in un certo senso, messo in burletta il genere western con i due clamorosi successi di “Lo chiamavano Trinità” e “Continuavano a chiamarlo Trinità”. Per lo stesso motivo non troviamo alla regia Enzo Barboni (E.B. Clucher, regista dei due Trinità) e nemmeno Michele Lupo (inizialmente designato a dirigerlo e poi escluso dal progetto per alcune incomprensioni con Leone), ma bensì un ottimo regista che aveva già frequentato il western con ottimi risultati (e qui bisogna citare almeno il magnifico “Una ragione per vivere e una per morire”), ovvero Tonino Valerii. Tuttavia, non dobbiamo affatto pensare che la scelta di Valerii sia stata un ripiego, anzi. Il regista abruzzese conosce il mestiere e dirige splendidamente un film che va a collocarsi esattamente a metà strada tra il cinema classico di Leone e la nuova frontiera dello spaghetti western…  (altro…)