Archivio per la categoria ‘Western’

Lo chiamavano Trinità… (1970)

Pubblicato: 23 dicembre 2012 in Western

lo chiamavano trinità

Classico ormai intramontabile e senza tempo che diverte grandi e piccini da più di 40 anni, “Lo chiamavano Trinità…” è il film che lancia in orbita definitivamente la coppia comica Spencer/Hill che aveva esordito tre anni prima sotto l’egida di Giuseppe Colizzi in una trilogia di pellicole iniziata con “Dio perdona… Io no!” e che dopo funzionerà alla grandissima anche in contesti extra western. Sicuramente la matrice del successo è da ricercare nel tono umoristico che il regista Enzo Barboni imprime alla pellicola e, conseguentemente, a tutto il western all’italiana che seguirà, inaugurandone così un nuovo filone e decretandone, allo stesso tempo, la fine: se nei film che si erano visti fino a quel momento una certa componente ironica era riscontrabile in qualche sporadica gag in Trinità invece si ride moltissimo fin dall’inizio, al punto che molti etichettano il film addirittura come “comico”. Trinità è dunque un film nuovo, diverso dagli spaghetti/western visti fino a quel momento e, visto il gradimento del pubblico, si guadagna un meritato seguito l’anno seguente. Terence è furbo, scaltro e rapidissimo mentre Bud è orso, lento ma fortissimo ed entrambi usano ottimamente le pistole e le mani: un cliché che si ripeterà anche in seguito in svariate pelicole e con esiti fortunatissimi.

trinità1

trinità2

Trinità (Terence Hill) è un pistolero infallibile e velocissimo ma dall’aspetto trasandato e indolente, conosciuto anche come la mano destra del diavolo. Dopo aver sottratto un messicano (Michele Cimarosa) a due cacciatori di taglie giunge in paese dopo tanto vagabondare e si ricongiunge con suo fratello Bambino (Bud Spencer), un altro malandrino e ladro di cavalli, anch’egli abilissimo con la pistola (lui è la mano sinistra del diavolo, ovviamente). Bambino è da poco evaso dal carcere di Yuma e, dopo aver azzoppato e depredato il nuovo sceriffo, ne ha preso il posto e medita il colpo di razziare la mandria del maggiore Harriman (Farley Granger). In attesa dei suoi due complici, Faina (Ezio Marano) e il Timido (Luciano Rossi), Bambino amministra la giustizia a modo suo e l’incontro con il fratello non promette niente di buono. Il maggiore si sta rendendo protagonista di notevoli prepotenze nei confronti di una comunità di mormoni per convincerli a lasciargli la loro valle da trasformare in pascoli ma Trinità, dopo l’incontro con due splendide ragazze della comunità che si innamorano di lui, convince Bambino ad aiutarli e a respingere le angherie del maggiore e dei suoi scagnozzi. Il maggiore, contrariato dall’inaspettato contrattempo, ingaggia dei bounty killer per eliminare Trinità e Bambino ma costoro falliscono il bersaglio e ne escono piuttosto malconci; allora ci riprova stringendo alleanza con Mescal (Remo Capitani), capo di una banda di ladroni messicani, promettendogli 20 cavalli se riuscirà a cacciare via i mormoni ma la loro resistenza, dopo uno specifico addestramento alla lotta curato da Trinità, Bambino, Faina e il Timido, sortirà effetti insperati…

trinità3

trinità4

Naturalmente il culto di questa fortunata pellicola riguarda anche la colonna sonora, opera del grande Franco Micalizzi, che, proprio grazie a questo film, spicca anch’egli definitivamente il volo. Vi sono alcuni echi “morriconiani” (e non potrebbe essere altrimenti!) rivisitati in chiave parodistica ma si respira anche un’aria nuova: la canzone dei titoli di testa, introdotta dall’affascinante motivetto fischiettato da Alessandro Alessandroni su una base di chitarra classica, è un must per tutti gli appassionati del genere e non solo. La voce solista è di un tale Annibale, italo-americano praticamente sconosciuto del quale ho trovato pochissime e scarne tracce nel web, e il testo è di Giuseppe Cassia e Lally Stott Marchelle, cantante dei Motowns. W gli anni ’70. Sempre.

He’s the guy who’s the talk of the town
with the restless gun:
don’t shoot broad out to fool him around,
keeps the varmints on the run, boy,
keeps the varmints on the run!
You may think he’s the sleepy-type guy
always takes his time;
soon I know you’ll be changing your mind
when you’ve seen him use a gun, boy,
when you’ve seen him use a gun!
He’s the top of the West,
always cool, he’s the best!
He keeps alive with his colt 45,
you won’t bother to fool him around
when you’ve seen him use a gun, boy,
when you’ve seen him use a gun!
He’s the top of the West,
always cool, he’s the best!
He keeps alive with his colt 45..
Who’s the guy who’s arriving to town
in the prairies’ sun?
You won’t bother to fool him around
when you’ve seen him use a gun, boy,
when you’ve seen him use his gun!

trinitàtitoli

Cast principale:

Terence Hill

Bud Spencer

Farley Granger

Remo Capitani

Ezio Marano

Luciano Rossi

Gisela Hahn

Elena Pedemonte

Regia: E. B. Clucher (Enzo Barboni)

Edizioni in Super 8: pirata (4 bobine da 180 mt)

Edizioni in dvd: Medusa

Formato video 2,35:1 anamorfico

lo chiamavano tresette

Dopo aver diretto quattro capitoli della serie di Sartana (tre con Gianni Garko e uno con George Hilton) il regista Giuliano Carnimeo continua il suo excursus personale nello spaghetti-western dirigendo altre pellicole nelle quali alterna come protagonisti i due attori: Gianni Garko è prima Camposanto e poi Spirito Santo mentre George Hilton è prima Alleluja e poi Tresette. Le seneggiature sono tutte opera di Tito Carpi e gli ultimi due film con Hilton avranno anche un sequel a testa, sempre diretti da Carnimeo con lo storico pseudonimo Anthony Ascott. Naturalmente le pellicole risentono dell’influenza parodistica nel genere western generata da Trinità (già a partire dal titolo “Lo chiamavano etc.”) e Carnimeo spinge sempre di più il pedale sulla comicità pura. In questo primo capitolo dedicato alle prodi gesta di Tresette abbondano infatti le situazioni comiche, si ride abbastanza e i personaggi si esprimono in svariati e coloriti dialetti italiani (siciliano, ciociaro, napoletano, barese e romanesco): non male per essere nel vecchio West! Le analogie con altri western si sprecano: partiamo con la citazione colta del carillon che ascolta Tresette con aria malinconica che ricorda non poco Lee Van Cleff in “Per qualche dollaro in più” (anche se lì non era un carillon ma un orologio a catena) e arriviamo al carrozzone sgangherato e all’elisir di lunga vita che Hilton e Cris Huerta tentano di vendere così come facevano Stan Cooper e Gordon Mitchell in “Scansati… A trinità arriva Eldorado”

tresette1

tresette2

Tresette (George Hilton) è il classico pistolero abilissimo e con la faccia da simpatica canaglia. Giunto nella ridente cittadina di Mela Bacata dapprima se la deve vedere col gelosissimo Salvatore (un grande Sal Borgese doppiato in siciliano) che lo accusa di aver guardato con troppa insistenza la sua consorte Concettina (una Rosalba Neri in versione baffuta!) e poi offre i suoi servigi al banchiere McPearson (Umberto D’Orsi) che è alla ricerca di qualcuno che trasporti il suo oro nella sua banca di Dallas attraversando una valle infestata da terribili banditi. Ad aiutarlo nell’impresa c’è il nuovo sceriffo Bamby (Chris Huerta), che in realtà è un impostore che si è sostituito al vero sceriffo (costui giungerà in città verso la fine della storia). Dopo aver sventato un primo agguato da parte del suo nemico giurato Veleno (Tony Norton), Tresette nasconde l’oro in un carrozzone e con Bamby si finge un venditore ambulante. Lungo il percorso incontrano prima la banda dei ciociari (che viene ingannata dal travestimento e li lascia passare) e poi quella dei napoletani (che cadono anch’essi nel tranello e acquistano anche l’elisir di lunga vita che in realtà altri non è che un lassativo). Poi subiscono l’attacco dei baresi (il cui capo, Pietro Ciccarelli, è doppiato da Lino Banfi) riuscendo ad avere la meglio ed infine riescono a gabbare anche la banda dei finti fratacchioni romani capeggiata da Aureola Joe (Nello Pazzafini). Giunti a Dallas, Tresette e Bamby hanno però una sgradita sorpresa: l’oro che hanno trasportato è in realtà piombo cosparso di porporina e quindi vengono arrestati e condannati all’impiccagione. Tuttavia i due compari non si perdono d’animo, riescono prontamente ad evadere e fanno ritorno a Mela Bacata per vendicarsi della trappola tesa loro da McPearson. L’astuto banchiere, infatti, nascondeva il vero oro nei pacchi della pasticceria di Miss Marlene (Evelyn Stewart) per fargli passare la frontiera e farlo arrivare in Messico…

tresette3

tresette4

Per tutto il film Tresette viene letteralmente braccato dal suo acerrimo nemico Veleno (Tony Norton) che compie, di tanto in tanto, delle divertenti incursioni tentando di sfidarlo a duello (in questa pellicola ci prova “soltanto” 6 volte) e uscendone puntualmente umiliato nei modi più disparati. Forse il film eccede in qualche macchiettismo di troppo ma è chiaro che si tratta di un western scanzonato senza troppe velleità e quindi, alla fine, le presunte stonature non sono così clamorose. Anche le musiche di Bruno Nicolai sono sempre valide e mai deludenti. Insomma, da vedere senza impegno: chi s’accontenta (e non pretende troppo) gode…

tresettetitoli

Cast principale:

George Hilton

Umberto D’Orsi

Tony Norton

Chris Huerta

Evelyn Stewart

Rosalba Neri

Sal Borgese

Nello Pazzafini

Regia: Anthony Ascott (Giuliano Carnimeo)

Edizioni in dvd: Flamingo

Formato video 2,35:1 anamorfico

Cipolla Colt (1975)

Pubblicato: 16 settembre 2012 in Western

cipolla colt

Intorno alla metà degli anni ’70 il genere spaghetti-western era praticamente morto, fagocitato da se stesso. Il filone, ormai spremuto all’osso, vedeva rincorrersi titoli parodistici sempre più improbabili e una pletora di personaggi (i vari Alleluja, Sartana, Camposanto, Tresette etc. etc.) nati sulla scia del Trinità della coppia Hill/Spencer. E’ evidente che quando di un genere cominciano ad uscire più parodie che film “regolari” allora vuol dire che quel genere è davvero finito… Tuttavia, in questo panorama così variegato, si ritaglia uno spazio interessante questa divertentissima pellicola firmata dal grande Enzo G. Castellari che, insieme al suo attore-feticcio Franco Nero, dà vita al personaggio indubbiamente più bizzarro e atipico dell’intero filone western nostrano: Onion, una sorta di barbone con una smodata passione per le cipolle (che ama, coltiva e si porta ovunque), abilissimo con la lingua, velocissimo con le mani e in grado di farsi rispettare anche come “pistolero” (solo che, invece delle pistole, utilizza anche in questo caso le cipolle sfruttandole come corpi contundenti)…

cipollacolt1

cipollacolt2

Una compagnia petrolifera, la Oil Company, è disposta a qualsiasi cosa pur di accaparrarsi i terreni che le occorrono per l’estrazione del prezioso combustibile e chi rifiuta di vendere il proprio terreno spontaneamente rimane vittima di bizzarri incidenti mortali. Chi muove le fila della compagnia è il bieco PETRUS Lamb (un perfido Martin Balsam doppiato da Ferruccio Amendola!), che per onorare il noto amaro anni ’70 del quale porta il nome, calza con disinvoltura una pesantissima mano di ferro (che ricorda abbastanza quella dell’omonimo spot dell’epoca). Anche la ridente cittadina di Paradise City è nella morsa del terrore: l’ultimo contadino ritrovato morto in fondo ad un burrone è un certo Foster, che fino all’ultimo si era rifiutato di vendere la sua fattoria ai petrolieri. Ma un giorno fa la sua comparsa in città un simpatico carretto colmo di cipolle trainato da un cavallo; sotto le cipolle dorme beato Onion (Franco Nero), che aveva acquistato da Foster la sua fattoria per poterci piantare le cipolle. L’arrivo di Onion non passa certo inosservato, dal momento che emana un “profumo” di cipolle talmente intenso da far piangere chiunque si trovi nelle sue vicinanze. Le persone che incontra sul suo cammino cercano di avvertirlo che è in grave pericolo perchè chi ha fatto uccidere Foster sicuramente vorrà eliminare anche lui per impadronirsi del terreno; anche gli sgherri di Mr. Lamb cercano di ammonirlo con le cattive ma Onion non è un tipo con il quale si può scendere a patti e non è disposto a subire soprusi… In città ormai tutti sanno che i bizzarri incidenti avvenuti in passato sono da ascrivere ai tangheri di Mr. Lamb ma purtroppo finora non si è mai riuscito a provare la sua colpevolezza o il suo coinvolgimento. Anche la diffusione del giornale locale, che cerca di far luce sui delitti, viene ostacolata. Onion stringe amicizia proprio con il fondatore del giornale (Sterling Hayden), che risponde al nome di Pulitzer (!), e soprattutto con sua figlia (Emma Cohen): tutti insieme cercheranno di smascherare i fetentoni e fare giustizia…

cipollacolt3

cipollacolt4

Castellari si diverte ad infarcire tutta la pellicola con scenette che sembrano uscite direttamente dalle vecchie comiche di Ridolini (se non fosse per l’ambientazione western in alcuni momenti sembrerebbe davvero di assistere ad una puntata anni ’70 di “Oggi le comiche”) e con scazzottate degne della migliore tradizione della premiata ditta Spencer/Hill, condite quà e là da qualche occasionale sparatoria; il che, in un Western (o pseudo-Western) non fa mai male. Tutti i personaggi sono caricaturali: l’aiutante di Mr. Lamb che cura la manutenzione della sua mano di ferro (magrissimo con i baffetti alla Hitler e che parla in pseudo-tedesco), lo sceriffo corrotto (che, dopo una sparatoria, si vedrà saltare la cintola dei pantaloni sotto i quali indossa come biancheria intima un paio di eleganti mutandoni femminili), i suoi due aiutanti (entrambi effeminati e con i capelli ossigenati) e persino il cavallo di Onion (che parla in dialetto romanesco!). Ultima annotazione per la divertente colonna sonora dei F.lli Guido e Maurizio De Angelis, ovvero gli Oliver ONIONS: indipendentemente dalle loro indubbie capacità artistiche, in un film dove le cipolle la fanno da padrone era il minimo che le musiche le scrivessero proprio loro…

cipollacolttitoli

Cast principale:

Franco Nero

Martin Balsam

Sterling Hayden

Emma Cohen

Romano Puppo

Regia: Enzo G. Castellari

Edizioni in dvd: Millennium Storm

Formato video 1.85:1 letterbox

Il bianco, il giallo, il nero (1974)

Pubblicato: 15 aprile 2012 in Western

i bianco il giallo il nero

“Per un pugno di dollari, per un miserabile pugno di dollari che non sono neanche tuoi devi già ripartire! Almeno lo facessi per qualche dollaro in più… e invece vamos a matar, compañeros: sempre in giro con il buono, il brutto e il cattivo tempo! Giù la testa, caro: sei alla resa dei conti, ormai. Chi sono io per te? Nessuno, ecco. Il mio nome è Nessuno. Tu devi metterti faccia a faccia con le tue responsabilità. Per queste creature ti danno solo un dollaro a testa, sei il mercenario peggio pagato di tutto il Texas. Cangaceiro! E noi siamo il mucchio selvaggio! Ma tu non vali nemmeno un dollaro bucato e prima o poi finirai come quel bounty killer del Minnesota: Clay era il suo nome, ma poi lo chiamarono il Magnifico… però ricordatelo: c’era una volta il West che dicevi tu, oggi anche gli angeli mangiano i fagioli. Ma sì, corri, uomo, corri, altrimenti ci arrabbiamo sul serio! E se Dio perdona io no… perciò datti da fare, hai capito? E tu smettila di fare il bestione! Vergognati, vergognati di fare vivere i tuoi bambini come dei barboni: LEONE, questo devi diventare se vuoi fare la rivoluzione nel mondo del West!”
“Ma che c’entriamo noi con la rivoluzione?”
“L’avete sentito? Tanto di Ringo o di Django sono sempre io che me la piango!”

Questo è il memorabile dialogo tra lo sceriffo Jack il Nero (Black Jack) e sua moglie che apre questo spassoso spaghetti-western diretto da Sergio Corbucci: la moglie rompiscatole e arrabbiata cita in ordine sparso almeno una ventina di titoli del genere western (e non solo) con evidenti omaggi a Sergio Leone (omaggiato espressamente anche nel titolo che richiama fin troppo “Il buono, il brutto, il cattivo”), alla coppia Spencer/Hill e alla filmografia dello stesso Corbucci che con il western ci sapeva fare alla grande e si diverte un mondo ad autocitarsi a tutto spiano (per esempio stavolta è Milian a finire sepolto nella sabbia fino alle spalle come Franco Nero in “Vamos a matar companeros”). Sembra quasi che questo lungo elenco di titoli incastrati tra loro e sciorinati senza soluzione di continuità sia una sorta di summa e/o testamento ideale del genere, ormai incanalato inesorabilmente verso la parodia dopo il fragoroso successo dei due Trinità e destinato a morire di lì a pochissimi anni…

ilbiancoilgialloilnero1

ilbiancoilgialloilnero2

Il ladruncolo italo-svizzero Blanc de Blanc (Giuliano Gemma), dopo aver rapinato lo sceriffo Black Jack (Ely Wallach) delle paghe di tutti gli sceriffi della contea che egli aveva in custodia, si intrufola clandestinamente su un treno sul quale viaggia un sacro pony che l’imperatore del Giappone aveva inviato in dono a una colonia di emigrati nipponici del west. Il giovane servo Sakura (Tomas Milian), aspirante samurai, è incaricato della sua custodia ma nulla può allorquando dei falsi indiani, assoldati dal manigoldo banchiere Butler (Jacques Berthier), assaltano il treno e rapiscono il sacro cavallino. Lo scopo del banchiere è quello di provocare una ritorsione contro i pellirosse che si opponevano alla costruzione di una ferrovia sul loro territorio. Viene fissato perfino un riscatto di un milione di dollari, che, custoditi in una cassa, vengono affidati per la consegna da Butler stesso allo sceriffo Black Jack. Per sicurezza la cassa prevede 3 serrature (una bianca, una gialla e una nera) ma soltanto una delle tre è quella giusta: le altre due sono collegate a delle cariche di dinamite (e soltanto Black Jack è al corrente del segreto). Naturalmente Butler è più che mai deciso ad impedire il ritrovamento del pony e quindi sguinzaglia sulle tracce di Black Jack alcuni sgherri capeggiati dal balordo ex maggiore sudista Donovan (Manuel de Blas), già radiato dall’esercito per crimini violenti contro i pellirosse; essi però troveranno pane per i loro denti, giacchè l’anomalo trio composto da Black Jack, Sakura e Blanc de Blanc, pur spinto da motivazioni diverse (il primo per puro idealismo, il secondo per salvare il pony, il terzo per impossessarsi del malloppo) ha unito le forze…

ilbiancoilgialloilnero3

ilbiancoilgialloilnero4

Giuliano Gemma (il bianco Blanc de Blanc, appunto) è perfetto nel ruolo della simpatica canaglia abile con le mani, la parlantina e la pistola, Ely Wallach indossa con disinvoltura i panni dell’integerrimo sceriffo al servizio della legge (il nero Black Jack) ma forse gigioneggia un po’ troppo (supportato da un ottimo doppiaggio) mentre Tomas Milian (il giallo Sakura) si doppia da solo e dimostra ancora una volta le sue straordinarie capacità trasformistiche esibendo un meraviglioso look da pseudo-samurai con parrucca e codino (che riprenderà pressochè identico 7 anni dopo in “Delitto al ristorante cinese”). Simpatiche, come al solito, le musiche dei versatilissimi De Angelis Brothers, sempre rigorosamente buoni per tutte le stagioni e per tutti i generi del cinema italiano. Godibilissimo.

ilbiancoilgialloilnerotitoli

Cast principale:

Giuliano Gemma

Tomas Milian

Ely Wallach

Manuel de Blas

Regia: Sergio Corbucci

Edizioni in dvd: DVD Storm

Formato video 2,35:1 anamorfico

una nuvola di polvere un grido di morte

Quarto e ultimo capitolo “ufficiale” della saga dedicata al pistolero becchino Sartana, personaggio nato dalla fantasia di Gianfranco Parolini e interpretato da Gianni Garko; dico “ufficiale” perchè è d’uopo ricordare che la serie è composta solo da 4 pellicole, tutte con Garko nei panni di Sartana (la prima diretta appunto da Parolini e le successive 3 da Giuliano Carnimeo). Anche altri attori vestiranno in seguito i panni di Sartana (Jeff Cameron per  due volte, George Hilton, Jack Betts, William berger, Giorgio Ardisson e Alberto Dell’Acqua) ma ovviamente l’originale (e anche il più valido sotto ogni aspetto) resta quello impersonificato da Garko, che aveva accettato di prendere parte a dei sequel purchè il personaggio mantenesse inalterate le caratteristiche principali e i tratti distintivi del primo film, ovvero il cavallo bianco che contrasta col suo abbigliamento tutto in nero, il mantello e i gadgets infernali (roba che nemmeno James Bond!) utilizzati per beffare i suoi avversari di turno. Alla saga di Sartana (ufficiale e apocrifa) non appartiene invece il western spagnolo diretto da Rafael Romero Marchent (sempre con Garko protagonista) anche se molti cadono in errore in quanto il nome del personaggio non è Sartana ma bensì SANTANA (“Lo irritarono e Santana fece piazza pulita”).

arrivasartana1

arrivasartana2

Dopo aver saputo che un detenuto ed ex proprietario di una bisca, Grande Full (Piero Lulli), vuole proporgli un affare il pistolero solitario Sartana (Gianni Garko) uccide lungo il suo cammino 3 sceriffi corrotti e si costituisce per farsi rinchiudere nello stesso carcere. Quella stessa notte i due si rendono protagonisti di una spettacolare evasione e, una volta fuori, Grande Full formula la sua proposta: egli sostiene di essere stato raggirato nell’acquisto di 20.000.000 di dollari falsi che dovevano essere pagati con 500.000 dollari in monete d’oro; un misterioso killer avrebbe infatti trafugato l’oro dopo aver ucciso nella bisca il suo complice Johnson, un uomo del generale Monk e il fratello dello sceriffo Manassas Jim (Massimo Serato), tutti coinvolti nell’affare. Le colpe sarebbero ricadute ingiustamente su Grande Full ma egli si dichiara innocente e vuole recuperare a tutti i costi l’oro promettendone a Sartana la metà. A questo punto i due si dividono e, una volta giunto in paese, Sartana si fa raccontare la versione dei fatti da Manassas Jim e da Monk, non prima di aver sventato diversi attentati alla sua vita (dopo l’evasione c’è una taglia sulla sua testa) nei modi più rocamboleschi: tra gli infernali gadgets e trucchi utilizzati vanno senz’altro ricordati l’organo con mitragliette e cannoncini nascosti nelle canne e soprattutto il mini totem meccanico Alfie che, all’occorrenza, si trasforma da innocuo accendino in una bomba. Con il suo solito fare sornione (e, a tratti, quasi luciferino) Sartana scoprirà l’assassino e il nascondiglio dell’oro…

arrivasartana3

arrivasartana4

Probabilmente questo è il film più divertente di tutta la serie, anche se in alcuni punti la sceneggiatura è fin troppo intricata (la tripla versione degli omicidi avvenuti nella bisca può confondere lo spettatore). Inoltre Garko è perfetto nei panni del glaciale pistolero becchino ed è davvero una simpatica canaglia: il suo Sartana si ritaglia tranquillamente un posto di riguardo accanto ad altri personaggi di rinomata levatura del panorama dello spaghetti western italiano. Infine le musiche di Bruno Nicolai sono “morriconiane” come non mai ma non potrebbe essere altrimenti…

arrivasartanatitoli

Cast principale:

Gianni Garko

Piero Lulli

Massimo Serato

Bruno Corazzari

Giuseppe Castellano

Susan Scott

Regia: Anthony Ascott (Giuliano Carnimeo)

Edizioni in dvd: Hobby & Work

Formato video 2,35:1 anamorfico

Keoma (1976)

Pubblicato: 17 luglio 2011 in Western

keoma

Crepuscolare, decadente, epico, tragico… Keoma è questo è molto altro. In un periodo storico che aveva ormai visto esaurirsi il filone dello spaghetti-western (ridotto ormai a burletta e parodia) la premiata coppia Franco Nero / Enzo G. Castellari decise di scriverne l’ultima grande pagina. Partendo da un soggetto di Luigi Montefiori successivamente rielaborato da Castellari, Nero e altri sotto l’egida del produttore Manolo Bolognini, il film fu praticamente girato inventando le scene giorno per giorno affidandosi ad invenzioni stilistiche e trovate estemporanee partorite al momento. Castellari diede libero sfogo alla sua fantasia di grande appassionato di western infarcendo però la storia con rimandi tragici Shakesperiani, ammiccamenti a Bergman (l’idea della Morte che dialoga continuamente con il protagonista), riferimenti alla figura di Gesù (Nero ha le fattezze iconografiche del Cristo e in una scena viene crocifisso), scene d’azione e frequentissimi, lunghi e quasi estenuanti ralenty alla Peckinpah: in pratica un’autentica summa del suo modo personale di intendere il cinema a 360 gradi. Tra le tante scene memorabili va senz’altro ricordata quella dello scontro a fuoco tra fratelli con il rumore dei colpi di pistola sostituito dai lamenti e dalle urla di dolore della partoriente Olga Karlatos… Un film originalissimo e decisamente unico, ideale e definitivo testamento di un genere al quale in Italia abbiamo dato lustro per circa 10 anni.

keoma1

keoma2

Il mezzosangue indiano Keoma (Franco Nero), una sorta di giustiziere solitario, sta ritornando dopo molti anni alla sua città natale e, lungo il suo cammino, incontra la Morte (Gabriella Giacobbe) che si mostra attraverso le fattezze umane di una vecchia trasandata che trascina un carretto. Ella lo ammonisce che in città la peste sta mietendo molte vittime, si lancia in tristi presagi sul suo futuro suggerendogli di non ritornare e gli ricorda che, quando era un bambino, lo aveva già risparmiato in un massacro avvenuto in paese che aveva portato morte e devastazione. Ma Keoma non le presta ascolto e, dopo aver salvato una giovane donna incinta (Olga Karlatos) da un gruppo di pistoleri che volevano ucciderla ritenendola appestata, si ricongiunge al vecchio padre (William Berger). Coldwell (Donald O’ Brien), un ufficiale dell’esercito, è diventato il padrone della città dopo aver espropriato con la violenza le terre di tutti gli abitanti e gestisce ogni tipo di traffico, compreso quello delle medicine che potrebbero salvare molte vite. I tre fratellastri di Keoma (Antonio Marsina, John Loffredo e Orso Maria Guerrini), che l’hanno sempre odiato perché figlio di una indiana, sono anch’essi al servizio del perfido Coldwell e Keoma non potrà sottrarsi al triste destino fratricida che lo attende… Personaggio ambiguo, affascinante e controverso, Keoma (il cui significato dovrebbe essere, nel linguaggio Sijoux, Libertà) si batte contro tutti per difendere i suoi ideali di giustizia ma lascia anche perplessi allorquando condanna a morte certa il bambino appena partorito da Olga Karlatos (da egli stesso salvata dal linciaggio): la donna muore di parto e Keoma abbandona il neonato nelle braccia della Morte (anch’essa fortemente ambigua al punto tale da non assolvere il suo compito e sembrare invece una sorta di levatrice che implora Keoma di salvare l’infante) sostenendo che “un uomo libero non ha bisogno di niente”… Forse è proprio vero che allora “Il mondo è marcio!”

keoma3

keoma4

Gli impagabili F.lli De Angelis compongono, come al solito, una colonna sonora memorabile per certi versi ispirata (nelle intenzioni e nelle indicazioni del regista e fatte le dovute proporzioni) alle ballate di Bob Dylan che Castellari aveva utilizzato nel primo mixage del film (e delle quali, ovviamente, non aveva i diritti di sfruttamento). Lo struggente tema principale domina in lungo e in largo durante tutta la pellicola ed è interpretato dalla coppia Susy & Guy (al secolo Susan Duncan Smith e Cesare De Natale), che si ripete dopo il grande successo di “Goodbye my friend” di 2 anni prima ne “Il cittadino si ribella” (sempre con le musiche dei De Angelis e la regia di Castellari). Meraviglia.
Eccone il testo…

You are searching just for what you are
and you go from town to town
to find yourself:
no Keoma, oh no…
Don’t go on, my boy,
no Keoma, no…
No Keoma, no…
And when you find that love has gone away
the world is crumbling down around,
you walk around,
your tears have no right to cry,
the pain you see, the pain you feel
the wrong you do, the hurt you feel…
Now you cannot do it for yourself,
it’s not true…
Try and turn the world the other way,
you can’t think of being the one man
who has got the only right to live…
Now you have done what you should have,
you’ve done even more than you could do,
Stop your fighting and find,
find your place now…
When there is no way to end your mistakes
do you remember that I saved you once a time?
But I can’t help this time
if you don’t stop,
I don’t want, I don’t want now
to take your life away…
No… I won’t this time…

keomatitoli

Cast principale:

Franco Nero

Woody Strode

William Berger

Orso Maria Guerrini

Olga Karlatos

Donald O’ Brien

Regia: Enzo G. Castellari

Edizioni in dvd:

Fabbri: formato video 2,35:1 letterbox

Cecchi Gori: formato video 2,35:1 anamorfico

scansati a trinità arriva eldorado

E’ possibile realizzare un film western (ma anche di un qualsiasi altro genere) in 5 giorni utilizzando per lo più materiale di repertorio? E’ ciò che incredibilmente è riuscito a fare il grande Joe D’Amato (al secolo Aristide Massaccesi) nella sua pellicola d’esordio come regista. Fino a quel momento era stato uno stimato operatore di macchina e direttore della fotografia e non aveva alcuna velleità di diventare un regista, anche perchè temeva di provocare un certo risentimento all’interno della “casta” che poteva non vedere di buon occhio questo suo “sconfinamento”. Questa piccola sfida gli fu lanciata dall’amico Diego Spataro che, dopo aver collaborato ad alcuni western con Demofilo Fidani, venne in possesso di moltissimo materiale di repertorio consistente in sparatorie, cadute da cavallo da parte di stuntmen e affini. Era materiale intorno al quale si doveva costruire un film intero ed è proprio ciò che fece Massaccesi. Naturalmente la storia non può essere certo di quelle memorabili ma la perizia tecnica e la maestria nel cavar fuori sangue dalle rape è assolutamente stupefacente: merito di un ottimo montaggio che alterna egregiamente le scene di repertorio con i controcampi degli attori e dell’espediente della voce fuori campo (di Pino Colizzi) che viene utilizzata come raccordo mentre, ad esempio, sullo schermo scorrono scene di lunghissime e anonime cavalcate. Bizzarra e originale è anche l’idea di trasformare Eldorado in un personaggio e Trinità in un luogo sovvertendo così tutti gli schemi… Massaccesi non firmò il film e utilizzò lo pseudonimo Dick Spitfire in omaggio a Diego Spataro. Alla fine però nessuno ebbe il coraggio di credere fino in fondo in questo scalcinato ma affascinante progetto, tanto è vero che il film uscì nelle sale nel 1975, cioè 3 anni dopo essere stato girato…

scansati1

scansati2

Jonathan Duke (Stan Cooper), abilissimo baro e truffatore, sbarca il lunario tentando di vendere un fantomatico elisir di lunga vita insieme al suo ineffabile complice Carter (Gordon Mitchell). Resosi conto che l’attività non rende ripiega sulle carte ma anche qui le cose non vanno molto meglio in quanto finisce col ritrovarsi allo stesso tavolo con bari abili quasi quanto lui. Per svoltare definitivamente decide di recarsi a Trinità dove spadroneggia un bandito chiamato Eldorado (Craig Hill) che ha accumulato una fortuna e viene venerato come un Dio (interessante vederlo in giro per il paese in sella al suo cavallo accessoriato come una motocicletta con tanto di fari e manubrio al posto delle briglie); con l’aiuto di una nipote (Daniela Giordano), ben poco affezionata allo zio tiranno, Duke tenterà di depredare Eldorado di tutte le sue ricchezze.

scansati3

scansati4

Ovviamente, per questo film che è già di per sé un’opera di taglia e cuci dall’inizio alla fine, non poteva toccare un destino diverso alla colonna sonora, con la differenza che qui il riciclo non coinvolge musiche prese da altre pellicole ma vede il semplice utilizzo di brani musicali in versione strumentale che nelle intenzioni iniziali non erano certamente stati concepiti per musicare alcun film. Il merito di questa operazione è di Giancarlo Chiaramello che “prende in prestito” le basi musicali di alcune canzoni scritte ed eseguite da due importanti gruppi rock progressive italiani, ovvero i Delirium e gli Osanna. Dei Delirium saccheggia senza ritegno l’album “Dolce acqua”: come tema principale viene usata “Jesahel” ma sono riconoscibili anche “To Satchmo, Bird and other unforgettable friends (Dolore)” e “Dolce acqua (Speranza)” più altri due singoli usciti nel 1972, ovvero “Haum!” e “Treno”. Per quanto concerne gli Osanna tocca invece all’album “L’uomo”, dal quale vengono estrapolate le versioni strumentali di “L’uomo”, “Mirror train”, “Non sei vissuto mai” e “Lady Power”. Mai sentito niente del genere in un western. Mai visto un film realizzato praticamente con niente eppure, tutto sommato, così ben confezionato. Insomma, come si può non amarlo? Il “super poker maggiore” composto da 5 assi non si dimentica! Fatevi affascinare anche voi dalle diavolerie di Duke fatte con le carte da gioco a ritmo di “Jesahel”…

scansatititoli

Cast principale:

Stan Cooper

Gordon Mitchell

Craig Hill

Daniela Giordano

Regia: Dick Spitfire (Aristide Massaccesi)

Edizioni in dvd: La Gazzetta dello Sport

Formato video 1,85:1 letterbox

Vamos a matar compañeros (1970)

Pubblicato: 13 marzo 2011 in Western

vamos a matar companeros

Levantando en aire los sombreros
vamos a matar, vamos a matar, compañeros!
Pintaremos de rojo sol y cielos,
vamos a matar, vamos a matar, compañeros!
Hay que ganar moriendo, pistoleros,
vamos a matar, vamos a matar, compañeros!
Hay que morir venciendo, guerrilleros,
vamos a matar, vamos a matar, compañeros!
Luchando con el hambre, sin dineros,
vamos a matar, vamos a matar, compañeros!
Estudiantes, rebeldes, bandoleros,
Vamos a matar, vamos a matar, compañeros!
Hermanos somos, reyes y obreros,
Vamos a matar, vamos a matar, compañeros!

La trascinante e, a tratti, epica musica scritta da Morricone con testo di Bruno Corbucci ci introduce a questo splendido western diretto da Sergio Corbucci che risulta essere uno dei più belli e coinvolgenti dell’intero filone nel quale noi italiani siamo stati indiscussi maestri. Franco Nero e Tomas Milian formano un’ insolita, inedita e quantomai assortita coppia; d’altronde entrambi erano già stelle indiscusse del genere (Nero era stato Django e il mercenario mentre Milian aveva già al suo attivo personaggi come Cuchillo, Tepepa e ‘O Cangaceiro). Nella pellicola si respira in un certo qual modo una certa atmosfera “sessantottina” e il tema della rivoluzione a tutti i costi (anche contro non si sa bene chi e anche non sostenuta da nobili ideali come insegna il generale Mongo nel film) trova in Milian un formidabile paladino che parla in perfetto messican-romanesco (e qui Milian si doppia da solo), abbigliato con basco alla Che Guevara, doppia cartucciera sulle spalle e machete e che a tratti oscura nettamente il suo partner/rivale Nero. “Vamos a matar compañeros” è senz’altro un film da consigliare anche ai non frequentatori del genere e soprattutto a chi crede che il western italiano inizi e finisca con Sergio Leone. Molte scene sono decisamente esilaranti e la verve comica soprattutto di Milian viene fuori in maniera dirompente (il linguaggio scurrile usato da Milian e Nero portò il film al divieto ai minori di 14 anni).

companeros1

companeros2

Nel piccolo villaggio messicano di San Bernardino infuria la rivoluzione e il tonto e credulone Vasco (Tomas Milian) è a capo dei peones che si battono contro l’esercito. Viene manovrato dal generale Mongo che altri non è che un bandito che, con la scusa della rivoluzione, vuole solo arricchirsi. In paese sopraggiunge lo svedese (Franco Nero), un trafficante d’armi che viene convinto da Mongo a tentare l’impresa di liberare uno dei capi dei ribelli messicani, il professor Xantos (Fernando Rey), che è anche l’unico rimasto in vita a conoscere la combinazione della cassaforte della banca. Nel viaggio lo affiancherà proprio il Vasco e ne succederanno delle belle: risse, zuffe, scazzottate, sparatorie, assalti al forte, incendi, torture… Sul loro cammino incontreranno, tra gli altri, il folle John (un Jack Palance qui mancante di una mano) e il suo temibilissimo grifone…

companeros3

companeros4

E’ da rimarcare infine la breve presenza della bellissima Karin Schubert (doppiata da Laura Betti) nei panni di una prostituta “bionda anche sotto….” (e in questo garantisce lo svedese per noi tutti)….

companerostitoli

Cast principale:

Franco Nero

Tomas Milian

Jack Palance

Fernando Rey

Karin Schubert

Regia: Sergio Corbucci

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd:

Fabbri: formato video 2,35:1 letterbox

Cecchi Gori: formato video 2,35:1 anamorfico