Archivio per la categoria ‘Avvisi ai naviganti’

Muchas gracias, Maestro…

Pubblicato: 16 novembre 2017 in Avvisi ai naviganti

Bacalov

Ok, questo è ufficialmente un anno horribilis: il 15/11/2017 se ne è andato per sempre anche il Maestro Luis Enriquez Bacalov, un autentico genio del pentagramma che con le sue note ha costellato e impreziosito molti dei migliori film di genere italiani.
Argentino (ma ormai in Italia da 60 anni), dopo aver arrangiato brani per (tra gli altri) Fidenco, Endrigo e Rita Pavone si è specializzato in colonne sonore per la gioia di tutti noi appassionati (su tutti spiccano quelle dei più significativi film di Fernando Di Leo) ed ha goduto di una grande rivalutazione a livello internazionale grazie al solito Quentin tarantino che ha riutilizzato alcuni suoi temi nelle sue opere.
Ovviamente il Maestro viene ricordato dai più per l’Oscar conquistato per le musiche dell’ultimo film del compianto Massimo Troisi, ovvero “Il postino” : una discreta colonna sonora, certo, ma francamente piuttosto debole se confrontata con altri suoi capolavori. Quanti Oscar avrebbe dovuto allora portarsi a casa in passato per “Django”, “La vittima designata” e “Milano calibro 9” (giusto per dire giusto tre titoli a caso)? (altro…)

Bye bye, Ray…

Pubblicato: 11 novembre 2017 in Avvisi ai naviganti

lovelock

Questo 2017 continua ad essere un anno funesto: un altro importante pezzo del nostro cinema italiano anni ’70 se ne va.
Mi rendo conto che questo spazio nel web sta diventando sempre più una triste collezione di necrologi ma come non si può celebrare il grande Ray Lovelock, morto il 10/11/2017…
Negli anni ’70 è stato icona soprattutto del cinema poliziesco (“Squadra volante”, “Roma violenta”, “Uomini si nasce poliziotti si muore”), noir (“Pronto ad uccidere”, “L’avvocato della mala”) e thriller (“Il delitto del diavolo”, “Un posto ideale per uccidere”, “Macchie solari”, “La settima donna”, “Play motel”) e dagli anni ’90 era diventato uno dei più richiesti frequentatori delle fiction televisive made in Italy rivivendo così una sorta di nuova giovinezza artistica.
E’ triste pensare che abbia raggiunto dopo poco meno di un mese il maestro Umberto Lenzi che lo aveva diretto in uno dei più importanti noir polizieschi di sempre (insieme a Tomas Milian, chissà che trio compongono ora lassù in cielo), ovvero “Milano odia: la polizia non può sparare”(altro…)

umberto lenzi

E così se ne va un’altra bandiera importante del cinema di genere italiano che noi tanto amiamo: il 19/10/2017 si è spento Umberto Lenzi. Toscanaccio ruvido, sanguigno, dal carattere certamente non facile, Lenzi è stato un regista amatissimo da Quentin Tarantino (ovviamente citare solo Tarantino è sempre riduttivo, per quanto mi concerne, ma serve a rendere meglio l’idea di chi parliamo). Decisamente attivo anche su Facebook, Lenzi interagiva molto con i fan e concedeva l’amicizia a tutti (altri registi molto meno importanti di lui fanno invece i preziosi senza avere un’ unghia del suo talento e del suo curriculum); di tanto in tanto gli capitava di avere modi poco gentili o di incendiarsi facilmente ma ognuno di noi ha il suo carattere…
Nella sua lunga carriera Lenzi ha attraversato i generi più disparati (cappa e spada, spionaggio, avventura, western, guerra, giallo, poliziesco, horror, drammatico, commedia) nell’arco di un trentennio che va dal 1961 al 1991, per poi dedicarsi ad una intensa attività di scrittore di romanzi fino ai suoi ultimi giorni. (altro…)

TrecIento (300)!

Pubblicato: 19 settembre 2017 in Avvisi ai naviganti

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Ebbene sì: “Il mio vizio è una stanza chiusa” ha toccato quota 300 titoli schedati e recensiti!
In 6 anni possiamo dire che, considerando la vastità della materia rappresentata dal cinema italiano anni ’70 e l’impegno profuso per gestire questo spazio in assoluta autonomia e libertà (nel tempo libero e solo e soltanto per passione e non “per lavoro”), non ci possiamo lamentare.
Siamo partiti a gennaio 2011 con “Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave” e abbiamo toccato quota 300 con “Ultimo tango a Zagarol”: un percorso che si è districato tra gialli, horror, commedie, erotici, western, polizieschi, noir, drammatici, avventurosi e quant’altro. E l’idea di aver toccato quota 300 mi/ci stimola a proporre, da questo momento in poi, altre chicche per lo più misconosciute… Preparatevi psicologicamente perche registi come Polselli, Berruti, Di Silvestro, Rizzo, Garrone, Carpi, Rondi, Pirri, Pannacciò, Nasca, Savona, Imperoli, Cavallone etc. stanno arrivando… 😉

gastone moschin

Se n’è andato un Signore e il nostro amato cinema che fu continua a perdere pezzi: purtroppo è ineluttabile. Gastone Moschin è morto il 04/09/2017 ed è stato uno dei volti più noti e amati soprattutto della commedia all’italiana, genere che ha frequentato moltissimo e con risultati davvero ottimi: tutti, infatti, ricordiamo l’architetto Melandri della trilogia di “Amici miei” e da molti quello è considerato il suo ruolo della vita. Personalmente dissento perchè l’Ugo Piazza cui ha dato vita in “Milano calibro 9” (tutt’altro che commedia) è davvero un personaggio che travalica i confini del mito e della leggenda…
In ogni caso, senza lanciarci in discussioni da bar e stupidi confronti tra ultras di un titolo o dell’altro, Moschin ci lascia un patrimonio di pellicole e di ricordi assolutamente corposo e di qualità (ha lavorato con registi del calibro di Germi, Vancini, Comencini etc. per non parlare di Coppola per “Il padrino – parte seconda”). Poliedrico, brillante, mai sopra le righe: uno degli ultimi veri Signori del nostro cinema.
“Gastone, sei del cinema il padrone…..”, cantava Petrolini. Buon viaggio.

Vadi, Villaggio, vadi!

Pubblicato: 9 luglio 2017 in Avvisi ai naviganti

paolo-villaggio

03/07/2017: se ne va un altro grande pezzo di storia del nostro cinema. Un artista che ha saputo incarnare in maniera provocatoria e dissacrante l’archetipo dell’italiano medio anni ’70 (il borghese piccolo piccolo e mediocre, impiegatuccio servile, perseguitato dalla malasorte e dalle angherie dei suoi superiori) con stile e classe inimitabile.
Tutti sanno chi è Fantozzi, personaggio nato in un libro che nel 1971 vendette oltre un milione di copie e che dal 1975 al 1999 ha attraversato 10 pellicole (le prime tre assolutamente ottime, le altre alquanto discutibili e superflue, prodotte solo per fare cassetta svilendo il personaggio). Un personaggio il cui cognome è diventato sinonimo di goffaggine e/o situazioni paradossali e che è entrato finanche nel vocabolario italiano (chissà quanti autori possono fregiarsi di un titolo simile): grazie a lui è stato per l’appunto coniato l’aggettivo “fantozziano”.
Ma sbaglierebbe chi  pensasse a Villaggio solo come Fantozzi (personaggio che, detto in tutta franchezza, non amo moltissimo pur riconoscendogli una importanza enorme); ci si dimenticherebbe di Fracchia (una sorta di Fantozzi ante litteram) e del prof. Kranz tedesco di Germania nel programma tv “Quelli della domenica”, giusto per citarne un paio, senza contare il fatto che ha lavorato per registi del calibro di Salce, Monicelli, Avati, Comencini, Ferreri, Loy, Fellini…
Artista poliedrico, graffiante, capace di calarsi anche in ruoli impegnati e/o drammatici. Villaggio era questo e molto altro. E ci mancherà…

Tomas Milian

Non voglio ancora crederci: il 22/3/2017 Tomas Milian è morto.
Attore straordinario, maschera dai mille volti (che non era solo quella di Nico il pirata o Er Monnezza, personaggi ovviamente fondamentali che lui per primo amava), talento puro e fascino maledetto. Unico e inimitabile, capace di reinventarsi mille volte.
Non voglio cadere nella trappola della retorica e della celebrazione post mortem, attività nella quale in Italia siamo eccellenti. Non voglio semplicemente perchè Tomas io l’ho sempre celebrato, fin da bambino. Sono letteralmente cresciuto dapprima con i suoi film più popolari, quelli di genere nei quali si esibiva col suo linguaggio colorito; successivamente ho scoperto l’altra faccia di Tomas, quella più impegnata. E ho amato tutte le sfaccettature di questo cubano che in Italia ha trovato la dimensione perfetta per far esplodere tutto il suo enorme potenziale. (altro…)