Archivio per la categoria ‘Poliziesco’

Il giorno del cobra (1980)

Pubblicato: 13 giugno 2020 in Poliziesco

il giorno del cobra

L’affacciarsi degli anni ’80 segna il declino e la fine del polizi(ott)esco all’italiana, genere che ormai stava sparando le ultime cartucce. Che cartucce, però! Ci pensa il grande Enzo G. Castellari, uno dei massimi esponenti del genere nonché uno dei suoi precursori, a scriverne quasi un ideale epitaffio con “Il giorno del cobra”: l’utilizzo di Franco Nero come protagonista e il ritorno alle locations genovesi del suo fondamentale capolavoro “La polizia incrimina, la legge assolve” di 7 anni prima, non sono certamente casuali. Castellari, però, va oltre e non si limita alla mera componente “nostalgica”: la sua figura del commissario di ferro si evolve e si trasmuta in quella di un poliziotto reietto, uno spiantato detective privato con un vecchio conto da regolare e che lotta contro tutti. (altro…)

Io ho paura (1977)

Pubblicato: 2 maggio 2020 in Poliziesco

io ho paura

“Proteggere i giudici è come ammettere che la società civile è finita.”

Altra grande regia per Damiano Damiani che stavolta sposa il cinema di impegno civile con il poliziesco e il thriller politico: la storia, scritta da egli stesso con la compartecipazione di Nicola Badalucco, è pienamente calata negli anni di piombo e paventa l’ingerenza dei servizi segreti deviati all’interno dello Stato. Non è certamente il primo esempio di cinema italiano che si muove nell’ambito di queste tematiche eversive ma lo stile personale di Damiani si rivela ancora una volta vincente e il regista friulano abbandona temporaneamente la materia mafiosa firmando un altro piccolo grande capolavoro che arricchisce ulteriormente la sua preziosa filmografia.
Protagonista della storia, stavolta, è proprio una figura di antieroe per eccellenza: un brigadiere di polizia (non più un commissario o un magistrato) di mezza età, con idee di sinistra (laddove per anni i commissari dei film polizieschi italiani sono stati ritenuti dei destrorsi reazionari), meridionale, pieno di debolezze, che ha solo voglia di starsene tranquillo; (altro…)

L’uomo della strada fa giustizia (1975)

Pubblicato: 14 dicembre 2019 in Poliziesco

l'uomo della strada fa giustizia

1975. Il regista Umberto Lenzi, dopo il bellissimo “Milano odia: la polizia non può sparare”, continua a cimentarsi nel poliziesco (genere del quale diventerà di lì a poco una eccellenza assoluta). Utilizzando sempre la metropoli milanese come teatro della storia (era già successo anche con “Milano rovente”, che però è più una gangster story che un vero poliziesco), Lenzi torna a battere i sentieri del genere ed utilizza nuovamente il marmoreo Henry Silva come protagonista cucendogli addosso anche stavolta (udite, udite!) un ruolo positivo. Silva, famoso per la sua faccia monolitica e per la sua inespressività glaciale che ne ha fatto uno dei villain assoluti del cinema di genere italiano, da commissario giustiziere in “Milano odia” si trasforma in padre disperato cui uccidono la figlioletta durante una rapina: si tratta della piccola Susanna Melandri che, curiosamente, faceva una brutta fine anche nel precedente “Milano trema: la polizia vuole giustizia” di Sergio Martino. E’ facile intuire che, come da titolo, il protagonista oltraggiato, l’uomo comune della strada, farà giustizia dei criminali a dispetto di una polizia che sembra essere inerte. Già, sembra. Perchè invece il papà cocciuto e ostinato si arma di fucile da caccia e si lascia dietro un bel po’ di cadaveri di farabutti (convinto che siano gli assassini della sua bambina) ma invece è completamente fuori strada e sarà la polizia a trovare i veri colpevoli… (altro…)

Napoli si ribella (1977)

Pubblicato: 7 dicembre 2019 in Poliziesco

napoli si ribella

Nel mare magnum del poliziesco all’italiana anche Michele Massimo Tarantini, regista che ha certamente dato il meglio di sé nella commedia sexy, ha dato comunque un buon contributo con un paio di titoli (questo e il precedente “Poliziotti violenti”). Anche stavolta il nome di una grande città nel titolo (Napoli) è l’abusato elemento di richiamo principale: dopo i vari “violenta”, “drogata”, “a mano armata”, “odia”, “trema”, “spara” etc. la città “si ribella” come faceva “Il cittadino” di Enzo Castellari. Tarantini, trasferendo sullo schermo un soggetto di Dardano Sacchetti, decide di provare qualcosa di nuovo e non tradisce la sua indole incline alla commedia affiancando al commissario di ferro tutto d’un pezzo che giunge in città per combattere il crimine (un veterano del genere, ovvero il solido Luc Merenda) una notevole spalla comica locale (che risponde al nome di Enzo Cannavale) che gli faccia da contraltare. L’attore napoletano, nei dialoghi con il severo Merenda, sciorina infatti una serie di battute fulminanti e ciò contribuisce a creare un clima ironico anche durante i momenti di tensione o negli inseguimenti. (altro…)

Il tempo degli assassini (1975)

Pubblicato: 9 novembre 2019 in Poliziesco

il tempo degli assassini

Una descrizione rozza, cruda e violenta (ai limiti del sostenibile) del disagio e del degrado dei giovani sbandati delle borgate romane nella metà degli anni ‘70: si potrebbe sintetizzare così, in poche parole, questo film di Marcello Andrei che va ad inserirsi a pieno titolo nel filone noir/drammatico/poliziesco che ormai stava spopolando nelle sale italiane dell’epoca (siamo nel 1975). Il regista si concentra soprattutto sulla descrizione di efferati atti di criminalità messi in atto con ferocia e crudeltà da Joe Dallesandro (qui nell’ennesimo ruolo negativo della sua carriera) e dalla sua cricca di amici delinquenti di cui è il capo, con la polizia che resta quasi sempre sullo sfondo. Il commissario Martin Balsam, infatti, non incarna propriamente lo stereotipo del tipico commissario di ferro che si lancia in inseguimenti e sparatorie, anzi: è quasi sempre in ufficio e si mostra tutt’altro che moralmente inattaccabile, arrivando a proporre posti di lavoro ai balordi in cambio di soffiate (offerte puntualmente rispedite al mittente) oppure scendendo a patti con i ricettatori. La sua è una morale fredda e distaccata: poco importa se i delinquenti si ammazzano tra loro, in fondo è un pensiero in meno… (altro…)

Pronto ad uccidere (1976)

Pubblicato: 18 maggio 2019 in Poliziesco

pronto ad uccidere

Un buon film, questo “Pronto ad uccidere” diretto da Franco Prosperi, che parte come un noir, prosegue come un film carcerario e poi sfocia nel poliziesco e nella spy-story. La carne al fuoco è tanta e il regista dirige con mestiere, costruendo tutta l’impalcatura della storia sulla figura del baldo e aitante Ray Lovelock, agente infiltrato in un giro di narcotrafficanti che affronta ogni situazione come e meglio di Terminator: il nostro, infatti, passa con disinvoltura da pestaggi in carcere a mani nude a sparatorie, attentati ed inseguimenti mortali (clamorosa la scena in cui, aggrappato alla pancia di un camion in corsa a pochi centimetri dall’asfalto, riesce ad arrampicarsi sul tetto dello stesso) e ne esce sempre lindo e pinto, senza neanche un graffio. E poi, visto il suo physique du role, non si fa chiaramente scappare un bel flirt con la starlette di turno (in questo caso la “baviana” Elke Sommer)… (altro…)

roma drogata

Questo primo ed unico film diretto da Lucio Marcaccini va certamente ad inserirsi nel filone poliziesco italiano (in piena ascesa alla metà degli anni ’70) ma lo fa, più che per intenzioni proprie, per merito della produzione che impone all’ultimo momento un titolo che riecheggia altri titoli precedenti del genere: da “Milano trema: la polizia vuole giustizia”, “Milano odia: la polizia non può sparare”  e “Roma violenta”  a “Roma drogata: la polizia non può intervenire”  è un attimo…
Tutto ciò può essere fuorviante perchè il titolo di lavorazione originale era “Il buio nel cervello”  e all’estero il film è uscito con l’ancora più calzante titolo “Hallucinating trip”, a dimostrazione che l’aspetto poliziesco è piuttosto marginale e che il regista preferisce concentrarsi sulla descrizione della distruzione fisica e psicologica prodotta dall’uso delle droghe, soprattutto tra i giovani. C’è quindi denuncia sociale e una certa sensibilità di fondo ma il buon Marcaccini non è né Lizzani, né Petri, né Zampa né Damiani e il risultato finale è un ibrido che oscilla tra il poliziesco e il drammatico con tante buone intenzioni, non tutte però tradotte nella maniera migliore. Eppure, nonostante tutto ciò, il film è una piccola sorpresa e non è assolutamente da buttare via o liquidare frettolosamente. (altro…)

Il grande racket (1976)

Pubblicato: 10 novembre 2018 in Poliziesco

il grande racket

Teso, crudo e violento come non mai, questo film è un’autentica gemma all’interno del filone poliziesco italiano ed è sicuramente uno dei migliori lavori firmati da Enzo G. Castellari. Specialista nelle scene d’azione (qui davvero tantissime), il regista romano catapulta lo spettatore su un ottovolante che sembra non fermarsi mai fin dai titoli di testa, con la distruzione di un negozio ad opera di una banda di estorsori che taglieggia i commercianti. Il tema è fin troppo attuale e si avvale di un notevole e atletico Fabio Testi, il maresciallo di polizia protagonista che, dopo averle tentate tutte per assicurare i criminali alla giustizia, preferisce la vendetta privata al di fuori della legge. (altro…)

La mano spietata della legge (1973)

Pubblicato: 16 giugno 2018 in Poliziesco

la mano spietata della legge

W l’Italia e W gli anni ’70. Negli USA hanno “Il braccio violento della legge”? E allora noi rispondiamo con “La mano spietata della legge”! In verità il titolo italiano del pluripremiato film di William Friedkin è una forzatura dei distributori nostrani (il titolo originale era ed  è “The French connection”) ma non stiamo a guardare il capello… Ovviamente con questo film siamo ben lontani dai mirabolanti fasti del quasi omologo americano ma non si può certamente negare che il buon Mario Gariazzo, qui nelle vesti di deus ex machina (regista e autore di soggetto e sceneggiatura), abbia tentato il richiamo del titolo affine per far presa sul pubblico. Il risultato è un poliziesco all’italiana ancora seminale (nel 1973 il filone non era ancora esploso definitivamente) che, all’interno del genere, si mostra indubbiamente coraggioso per la quantità di violenza che snocciola senza andare tanto per il sottile.
La mano spietata del titolo è quella del commissario di ferro Philippe Leroy (in questo senz’altro precursore dei vari Maurizio Merli, Tomas Milian, Luc Merenda, Franco Gasparri, Leonard Mann etc.) che, per condurre in porto le sue indagini, adora ricorrere alle maniere forti e, durante i suoi interrogatori, elargisce senza remore selvaggi e sonori cazzottoni ai delinquenti di turno (probabilmente una simile violenza nei pestaggi resta un unicum all’interno dell’intero filone poliziesco italiano). (altro…)

La via della droga (1977)

Pubblicato: 30 luglio 2017 in Poliziesco

la via della droga

Enzo G. Castellari è un autentico specialista del genere poliziesco e degli action movies e questo film è una sorta di summa della sua creatività artistica. Visto che la sceneggiatura è piuttosto esile il regista romano decide di puntare tutto sulla spettacolarità e sull’azione, sfruttando un ottimo Fabio Testi che qui è atletico, spaccone e poliedrico come non mai: gli ultimi 30 minuti sono adrenalina pura, un autentico crescendo che vede un lunghissimo inseguimento a piedi trasformarsi prima in inseguimento in moto e poi in macchina per poi concludersi… in aereo (vedere per credere)!
Come co-protagonista abbiamo il british man David Hemmings che però stavolta (a differenza del di poco precedente “Squadra antitruffa” accanto a Tomas Milian, prodotto anche questo da Galliano Juso) è serissimo e non caricaturale ed è decisamente in parte. (altro…)