Archivio per la categoria ‘Speciale fotobuste’

Nel cinema horror la paura accostata al mondo dell’infanzia è un’arma vincente e la figura dei bambini, guardando in casa nostra, è stata sempre tenuta in altissima considerazione già a partire dalla Melissa Graps di “Operazione paura” di Mario Bava nel 1966. Curiosamente il buon Federico Fellini riproporrà una bambina diabolica praticamente identica nel suo segmento “Toby Dammit” all’interno del film collettivo “Tre passi nel delirio” ispirato ai racconti di Poe (e rieditato nel 1977 con il titolo “Non scommettere la testa con il diavolo”, abbinato al film “I clowns”). Nella nostra gallery odierna abbiamo voluto quindi costruire una bella cinquina made in Italy anni ’70 con 5 figure di bambini diabolici. (altro…)

Con “Le Milieu” si identifica il contesto malavitoso e il nome delle bande criminali francesi. Il geniale regista Fernando Di Leo, nei primi anni ’70, sforna un clamoroso trittico incentrato sulla malavita italiana (in particolare quella milanese e quella siciliana): si tratta di 3 titoli clamorosi dall’enorme impatto, oggi assurti più che meritatamente allo status di cult: “Milano calibro 9”, “La mala ordina” e “Il boss”.
Trasversalmente associati da alcuni critici al filone poliziesco italiano allora nascente, sono più correttamente dei noir assimilabili al polar francese alla Melville (come lo stesso compianto regista amava spesso ripetere). Tre gioielli che vanno giustamente celebrati. (altro…)

Correva l’anno 1970 e gli schermi italiani cominciarono ad insanguinarsi con il primo, incredibile film di Dario Argento. L’idea dell’animale nel titolo, nata per caso, diverrà un segno distintivo del suo cinema e contraddistinguerà i suoi primi 3 film gialli (con inevitabile pletora di imitazioni coeve, più o meno riuscite). A “L’uccello dalle piume di cristallo” seguiranno “Il gatto a nove code” e “4 mosche di velluto grigio”. 3 gioielli che bisogna assolutamente celebrare nella nostra gallery. (altro…)

Tomas Milian nei panni del maresciallo (e poi ispettore) di polizia Nico Giraldi inizia la sua serie di 11 pellicole partendo da “Squadra antiscippo” nel 1976. Proseguirà, anno dopo anno, con altre 4 “squadre” (“Squadra antifurto”, “Squadra antitruffa”, “Squadra antimafia” e “Squadra antigangsters”) fino al 1979 prima di passare agli “assassinii” e ai “delitti” (“Assassinio sul Tevere”, “Delitto a porta romana”, “Delitto al ristorante cinese”, “Delitto sull’autostrada”, “Delitto in Formula Uno” e “Delitto al Blue Gay”). La presenza di queste pellicole, limitandoci alle “squadre” degli anni ’70, è d’obbligo nella nostra gallery. (altro…)

Nostalgia canaglia. Nato nel 1970, ero un bambino mentre il cinema italiano (e non solo) viveva il suo periodo di massimo fulgore in quel magico e irripetibile decennio che va dal 1970 al 1979. Andare al cinema era attraente e stimolante: la tv era ancora in bianco e nero (almeno fino al 1977) e al cinema c’era invece la magia della pellicola a colori sul grande schermo (e non la fredda schifezza attuale in digitale che rende il cinema sempre più assimilabile ad un televisore gigantesco e poco più). Non esistevano le obbrobriose multisala attuali e ricordo perfettamente quei lunghi corridoi che portavano alla platea o le scale che conducevano in galleria, quei bellissimi e grandi androni tappezzati di locandine, sia del film in programmazione sia dei prossimamente… E poi c’erano loro: le fotobuste del film che veniva proiettato. Formato base 50 cm x 70 cm, affisse all’interno dell’androne, sulle scale o nei lunghi corridoi: riproducevano solitamente fotogrammi presi dal film o (molto più spesso) foto di scena. E tu, bambino che magari non poteva entrare perchè il film era vietato ai minori di 14 anni, ammiravi quelle immagini e ti ritrovavi a fantasticare immaginando il film nella tua testa. Oppure, all’uscita dopo la visione, le guardavi di nuovo e ti ricordavi di quella o quell’altra scena, di come una determinata inquadratura fosse diversa nel film rispetto alla foto riprodotta… Anche questa era magia. La magia di un cinema che non esiste più perchè ormai non esiste più il vero cinema. E con il cinema finito sono sparite anche le fotobuste, con le locandine che si sono ridotte a banali collage dei faccioni degli attori protagonisti. (altro…)