Archivio per la categoria ‘Drammatico’

Regalo di Natale (1986)

Pubblicato: 21 dicembre 2019 in Drammatico

regalo di natale

“E’ una strana notte per giocare…”

Amarissima pellicola di Pupi Avati che nel 1986 lancia Diego Abatantuono per la prima volta in un ruolo drammatico e praticamente dà il via alla sua seconda carriera dopo che il personaggio del “terruncello” aveva ormai perso mordente e originalità. Abatantuono è davvero convincente (vincerà un nastro d’argento come miglior attore non protagonista) e il resto lo fanno una sceneggiatura di ferro e l’immensa bravura di un clamoroso Carlo Delle Piane, fedelissimo di Avati giustamente premiato con la Coppa Volpi come miglior attore. Altro fedelissimo è Gianni Cavina, cui si aggiungono il tormentato George Eastman e un intenso Alessandro Haber. (altro…)

Un dramma borghese (1979)

Pubblicato: 28 settembre 2019 in Drammatico

un dramma borghese

Questa pellicola diretta da Florestano Vancini è indubbiamente coraggiosa e dimostra ancora una volta come negli anni ’70 si riuscissero ad affrontare tematiche difficili e scabrose senza troppe remore e con occhio lucido e attento: qui il regista pone il suo sguardo sull’ambiguo e morboso rapporto tra una ragazzina quindicenne e il padre vedovo, in una storia torbida e audace liberamente tratta dall’omonimo romanzo postumo dello scrittore Guido Morselli. Protagonisti sonoil papà Franco Nero e la giovane figlia Lara Wendel (all’epoca quattordicenne). Diciamo pure chiaramente che oggi realizzare un film simile sarebbe alquanto improbabile: è vero che non esiste più la censura ufficiale con i magistrati che sequestravano, tagliavano a più non posso oppure mandavano al rogo le pellicole ma in realtà una certa censura nascosta resiste ancora, ed è forse ancora più sottile e ipocrita… (altro…)

Cannibal holocaust (1980)

Pubblicato: 16 marzo 2019 in Drammatico

cannibal holocaust

“Cannibal holocaust” di Ruggero Deodato è un autentico capolavoro di violenza e crudeltà e si è guadagnato sul campo, nel corso degli anni, la meritatissima qualifica di “film maledetto”: bannato, censurato e tagliato in 23 paesi all around the world, è una pellicola che non si guarda impunemente e che lascia il segno senza alcun dubbio. Gli effettacci puntano a shockare il pubblico e vengono quindi mostrati allegramente squartamenti di vario tipo con sangue che scorre copioso e frattaglie e budella, coniugando in modo egregio lo splatter viscerale e l’action movie. Gli spettatori sensibili avranno svariati argomenti per detestarlo perchè alcune scene sono insostenibili sul serio e sono il frutto di una precisa scelta stilistica: il regista lucano ha voluto girare un film dal taglio documentaristico che fosse il più realistico possibile e quindi vi ha inserito anche alcune scene (reali) che mostrano l’uccisione di alcuni animali (nello specifico un topo muschiato, una tartaruga gigante, una scimmietta e un maialino). (altro…)

In nome del popolo italiano (1971)

Pubblicato: 9 dicembre 2018 in Drammatico

in nome del popolo italiano

Triste riflessione sulla giustizia italiana e sul nostro paese in generale, questo gioiello firmato da Dino Risi è un’amara denuncia sociale che, dietro una apparente patina di commedia (visto che ci sono due mostri sacri come Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman), mostra tutta la sua drammaticità e anticipa temi ancora oggi spaventosamente attualissimi; è incredibile che un film del genere abbia sul groppone 47 anni…
E’ fin troppo chiaro che la premiata coppia di sceneggiatori Age e Scarpelli mostri molta poca fiducia nella giustizia italiana che non solo non è uguale per tutti ma è alquanto scalcinata e traballante: non a caso il palazzo di giustizia viene sgomberato in quanto pericolante e gli uffici devono trovare ospitalità presso le caserme… In un clima di degenerazione dominato da corruzione e intrallazzi di ogni tipo si muovono i due mondi contrapposti rappresentati da Tognazzi e Gassman: il primo, giudice severo e inflessibile, e il secondo, industriale potente e arrogante che agisce sempre in totale spregio alla legge. (altro…)

Ligabue (1977)

Pubblicato: 20 ottobre 2018 in Drammatico, Televisione

ligabue

Questo sceneggiato televisivo del 1977 suddiviso in 3 puntate della durata di circa un’ora ciascuna, ispirato alla vita e alle opere del pittore italiano Antonio Ligabue, porta la firma in sceneggiatura di Arnaldo Bagnasco e, soprattutto, di Cesare Zavattini, pittore ma anche scrittore e poeta; non a caso è proprio da un suo poemetto (“Toni Ligabue” del 1967), dedicato all’artista, che nasce l’idea di portare sullo schermo la storia di Ligabue.
Premessa: per chi scrive, da sempre, l’unico e solo Ligabue degno di nota è il pittore e non il cantante Luciano da Correggio, assurto al successo dagli anni ’90…
Ora torniamo alle cose serie: leggendo le cronache e la biografia di Ligabue va detto che l’impresa di farne una riduzione televisiva non deve essere stata facile, vuoi per il periodo storico piuttosto lungo che abbraccia (dal 1920 al 1965), vuoi per la difficoltà di trasporre sullo schermo un personaggio così complesso. E qui entra in ballo la capacità recitativa dello strepitoso attore protagonista Flavio Bucci che si dimostra un autentico e clamoroso mostro di bravura: Bucci, infatti, si trasfigura completamente e fornisce un’interpretazione incredibile che lascia semplicemente stupefatti. Al di là della trasformazione e di una certa somiglianza anche fisica con l’originale (certamente il trucco ha la sua importanza), ciò che colpisce è la sua immedesimazione nell’universo folle del bizzarro pittore. Ma quanti premi avrebbe meritato?! (altro…)

Ingrid sulla strada (1973)

Pubblicato: 25 ottobre 2017 in Drammatico

ingrid sulla strada

Interessante film scritto e diretto da Brunello Rondi (che forse ai più non è noto ma che è stato sceneggiatore di molti di Fellini, tra le altre cose) che si trova costantemente in bilico tra il melodramma autoriale e l’exploitation più sfacciata; il risultato finale è un po’ controverso ma non si può negare che il film sia formalmente confezionato in maniera inappuntabile. Intanto si parte dalla fotografia di Stelvio Massi (futuro regista di punta del nostro amato poliziesco all’italiana) per terminare con le musiche meravigliose di Carlo Savina c’è una continua alternanza di momenti di grande cinema e altri un po’ più “discutibili”: (altro…)

corruzione al palazzo di giustizia

Ottima trasposizione cinematografica che si ispira ad un lavoro teatrale di Ugo Betti del 1944 che si era anche visto in versione sceneggiato Rai nel 1966 (con un cast di attori di grido tipo Tino Buazzelli, Glauco Mauri e Nando Gazzolo) e viene attualizzata e trasportata 30 anni avanti (l’originale era ambientato in pieno regime fascista). Il regista Marcello Aliprandi decide anch’egli di affidarsi ad un cast di prim’ordine: Franco Nero (inizialmente un po’ dimesso ma che finisce in crescendo), Fernando Rey (crepuscolare), Umberto Orsini (caricaturale, con retina in testa, pizzetto improbabile e chewing gum d’ordinanza), Umberto D’Orsi (potente corruttore) e Martin Balsam (turpe e impunito). Su tutti svetta un bravissimo Gabriele Ferzetti, gigione e sopra le righe, assolutamente fenomenale. (altro…)

san babila ore 20

Ispirato ad un fatto vero di cronaca nera (l’ omicidio a Milano  di Alberto Brasili, giovane studente aggredito una sera nei pressi di Piazza San Babila mentre era insieme alla fidanzata ed ucciso a coltellate da 4 giovani neofascisti), “San Babila ore 20” vuole essere, nelle intenzioni del regista Carlo Lizzani, una sorta di documento-verità. Egli, con la collaborazione degli sceneggiatori Ugo Pirro e Mino Giardia, punta a descrivere l’ evento in maniera cruda e asettica e, per dargli ancor più veridicità e fargli assumere un taglio documentaristico, sceglie di puntare su un cast di giovani attori sconosciuti in modo tale che il pubblico non veda sullo schermo “l’ attore” ma solo un personaggio ( tra l’altro questo esperimento neorealista era già stato attuato da Lizzani un anno prima nel bellissimo “Storie di vita e malavita”): non a caso i nomi degli attori non compaiono sui titoli di testa. (altro…)

Roma bene (1971)

Pubblicato: 25 luglio 2016 in Drammatico

roma bene

Spietato e grottesco ritratto dell’ aristocrazia romana che si dimena tra ricchezze, corruzioni e frivolezze di ogni tipo. In un contesto del genere si può davvero dire che il più pulito ha la rogna e quindi il regista Carlo Lizzani ci va giù duro strizzando un occhio a Pietro Germi (e a quel capolavoro che risponde al nome di “Signore & signori”) e un altro a Fellini (“Il bidone”), imbastendo tante piccole sotto-trame e condendo il tutto con un humour nero estremamente raffinato. I personaggi sono davvero tantissimi ed il cast è stellare e variegato: si va da uno strepitoso Nino Manfredi a Philippe Leroy, da Umberto Orsini a Gigi Ballista, da Vittorio Caprioli a Gastone Moschin senza dimenticare il robusto comparto femminile composto da Senta Berger (autentica icona del film è la sua immagine nuda a pancia sotto, sdraiata sul letto), Virna Lisi, Irene Papas, Michele Mercier, Annabella Incontrera, Ely Galleani. Piccoli ruoli anche per Minnie Minoprio, Maria Pia Giancaro e perfino Antonia Santilli che si vede, quasi di sfuggita, nel finale sulla barca… Da leccarsi i baffi! (altro…)

L’ultima neve di primavera (1973)

Pubblicato: 27 marzo 2016 in Drammatico

l'ultima neve di primavera (2)

“Noi possiamo dimenticare e quindi riaddormentarci… Risvegliarci, soffire, invecchiare… Addormentarci ancora… Sognare la morte, svegliarci, sorridere e ridere… E ringiovanire… Il nostro amore è là: testardo come un asino, vivo come il desiderio, crudele come la memoria, sciocco come i rimpianti, tenero come il ricordo, freddo come il marmo, bello come il giorno, fragile come un bambino… Ci guarda sorridendo e ci parla senza dir nulla… Ed io, tremante, l’ ascolto e grido… Grido per te…” (Jacques Prévert) 

Come vado spesso ripetendo (ed è uno dei motivi per cui amo questo decennio) gli anni ’70 sono stati per il cinema italiano un coacervo, una fucina di idee, intuizioni e sperimentazioni incredibile. Quando si parla di “Lacrima Movies” (definizione geniale coniata da non so chi e con il quale mi scuso per non poterlo citare) andiamo ad analizzare quel piccolo sotto-genere drammatico tutto italiano al quale darà nuova linfa (dopo il clamoroso “Incompreso” di Comencini della metà degli anni ’60) il regista Raimondo Del Balzo con un titolo particolare che tutti conoscono: “L’ultima neve di primavera”. Gli ingredienti del successo sono semplici: un bambino che viene colto da un male incurabile e quindi destinato a morire alla fine del film, una famiglia spaccata con genitori assenti (o meglio ancora con uno dei due passato a miglior vita), sofferenza sparsa qua e là, sconcerto e sgomento quando si apprende della malattia del piccolo della quale nessuno si era accorto ed infine strazio e conclusione ineluttabile alla quale il pubblico va incontro già consapevole di ciò che lo attende. E, naturalmente, giù lacrimoni a profusione… Sembra tutto così banale ma il film riscuote un clamoroso successo di pubblico (anche internazionale), lancia un nuovo filone e praticamente condanna il piccolo Renato Cestiè (il bimbo protagonista) ad essere etichettato come “il bambino biondo che muore nei film”, replicando la storiella con qualche piccola variazione sul tema. (altro…)