Archivio per la categoria ‘Drammatico’

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Ottima trasposizione cinematografica che si ispira ad un lavoro teatrale di Ugo Betti del 1944 che si era anche visto in versione sceneggiato Rai nel 1966 (con un cast di attori di grido tipo Tino Buazzelli, Glauco Mauri e Nando Gazzolo) e viene attualizzata e trasportata 30 anni avanti (l’originale era ambientato in pieno regime fascista). Il regista Marcello Aliprandi decide anch’egli di affidarsi ad un cast di prim’ordine: Franco Nero (inizialmente un po’ dimesso ma che finisce in crescendo), Fernando Rey (crepuscolare), Umberto Orsini (caricaturale, con retina in testa, pizzetto improbabile e chewing gum d’ordinanza), Umberto D’Orsi (potente corruttore) e Martin Balsam (turpe e impunito). Su tutti svetta un bravissimo Gabriele Ferzetti, gigione e sopra le righe, assolutamente fenomenale. (altro…)

san babila ore 20

Ispirato ad un fatto vero di cronaca nera (l’ omicidio a Milano  di Alberto Brasili, giovane studente aggredito una sera nei pressi di Piazza San Babila mentre era insieme alla fidanzata ed ucciso a coltellate da 4 giovani neofascisti), “San Babila ore 20” vuole essere, nelle intenzioni del regista Carlo Lizzani, una sorta di documento-verità. Egli, con la collaborazione degli sceneggiatori Ugo Pirro e Mino Giardia, punta a descrivere l’ evento in maniera cruda e asettica e, per dargli ancor più veridicità e fargli assumere un taglio documentaristico, sceglie di puntare su un cast di giovani attori sconosciuti in modo tale che il pubblico non veda sullo schermo “l’ attore” ma solo un personaggio ( tra l’altro questo esperimento neorealista era già stato attuato da Lizzani un anno prima nel bellissimo “Storie di vita e malavita”): non a caso i nomi degli attori non compaiono sui titoli di testa. (altro…)

Roma bene (1971)

Pubblicato: 25 luglio 2016 in Drammatico

roma bene

Spietato e grottesco ritratto dell’ aristocrazia romana che si dimena tra ricchezze, corruzioni e frivolezze di ogni tipo. In un contesto del genere si può davvero dire che il più pulito ha la rogna e quindi il regista Carlo Lizzani ci va giù duro strizzando un occhio a Pietro Germi (e a quel capolavoro che risponde al nome di “Signore & signori”) e un altro a Fellini (“Il bidone”), imbastendo tante piccole sotto-trame e condendo il tutto con un humour nero estremamente raffinato. I personaggi sono davvero tantissimi ed il cast è stellare e variegato: si va da uno strepitoso Nino Manfredi a Philippe Leroy, da Umberto Orsini a Gigi Ballista, da Vittorio Caprioli a Gastone Moschin senza dimenticare il robusto comparto femminile composto da Senta Berger (autentica icona del film è la sua immagine nuda a pancia sotto, sdraiata sul letto), Virna Lisi, Irene Papas, Michele Mercier, Annabella Incontrera, Ely Galleani. Piccoli ruoli anche per Minnie Minoprio, Maria Pia Giancaro e perfino Antonia Santilli che si vede, quasi di sfuggita, nel finale sulla barca… Da leccarsi i baffi! (altro…)

L’ultima neve di primavera (1973)

Pubblicato: 27 marzo 2016 in Drammatico

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“Noi possiamo dimenticare e quindi riaddormentarci… Risvegliarci, soffire, invecchiare… Addormentarci ancora… Sognare la morte, svegliarci, sorridere e ridere… E ringiovanire… Il nostro amore è là: testardo come un asino, vivo come il desiderio, crudele come la memoria, sciocco come i rimpianti, tenero come il ricordo, freddo come il marmo, bello come il giorno, fragile come un bambino… Ci guarda sorridendo e ci parla senza dir nulla… Ed io, tremante, l’ ascolto e grido… Grido per te…” (Jacques Prévert) 

Come vado spesso ripetendo (ed è uno dei motivi per cui amo questo decennio) gli anni ’70 sono stati per il cinema italiano un coacervo, una fucina di idee, intuizioni e sperimentazioni incredibile. Quando si parla di “Lacrima Movies” (definizione geniale coniata da non so chi e con il quale mi scuso per non poterlo citare) andiamo ad analizzare quel piccolo sotto-genere drammatico tutto italiano al quale darà nuova linfa (dopo il clamoroso “Incompreso” di Comencini della metà degli anni ’60) il regista Raimondo Del Balzo con un titolo particolare che tutti conoscono: “L’ultima neve di primavera”. Gli ingredienti del successo sono semplici: un bambino che viene colto da un male incurabile e quindi destinato a morire alla fine del film, una famiglia spaccata con genitori assenti (o meglio ancora con uno dei due passato a miglior vita), sofferenza sparsa qua e là, sconcerto e sgomento quando si apprende della malattia del piccolo della quale nessuno si era accorto ed infine strazio e conclusione ineluttabile alla quale il pubblico va incontro già consapevole di ciò che lo attende. E, naturalmente, giù lacrimoni a profusione… Sembra tutto così banale ma il film riscuote un clamoroso successo di pubblico (anche internazionale), lancia un nuovo filone e praticamente condanna il piccolo Renato Cestiè (il bimbo protagonista) ad essere etichettato come “il bambino biondo che muore nei film”, replicando la storiella con qualche piccola variazione sul tema. (altro…)

La montagna del dio cannibale (1978)

Pubblicato: 13 marzo 2016 in Drammatico

la montagna del dio cannibale

Il filone cannibalico è un sottogenere tutto italiano che deve la sua fortuna a Ruggero Deodato e al suo “Ultimo mondo cannibale” del 1977. Dopo di lui altri registi cavalcheranno l’ onda di questo successo (Joe D’Amato/Massaccesi con “Emanuelle e gli ultimi cannibali”  sarà il primo emulatore) e dopo il fragoroso successo di quel granitico capolavoro dell’ estremo che risponde al nome di “Cannibal holocaust” negli anni ’80 si scatenerà addirittura una sorta di scontro con Umberto Lenzi (che sfornerà 2 titoli mica da ridere come “Cannibal ferox” e “Mangiati vivi!”). Rimanendo però nel nostro decennio preferito non possiamo non citare questa pellicola firmata da Sergio Martino, regista versatile in grado di cimentarsi con i generi più disparati e sempre con ottimi risultati. Siamo nel 1978, quindi in anticipo di ben 2 anni sulla “bomba” definitiva di Deodato, e con questo film Martino inaugura una sua personale trilogia esotico/avventurosa nella quale il cannibalismo si palesa soltanto nel finale (cosa che comunque lo fa ascrivere pienamente al filone): il secondo capitolo è “L’isola degli uomini pesce” (dove abbiamo mutazioni “genetico/ittiche”) e il terzo è “Il fiume del grande caimano” (dove c’ è la straordinaria partecipazione di un mostro marino). (altro…)

Ritratto di borghesia in nero (1978)

Pubblicato: 24 gennaio 2016 in Drammatico

ritratto di borghesia in nero

Torbida vicenda ambientata nella città decadente per eccellenza (Venezia) che, fin dal titolo, vuole rappresentare un ritratto di una classe borghese per l’ appunto decadente e corrotta (e “in nero” perchè sullo sfondo c’è il fascismo degli anni ’30). Lo spunto di partenza è un racconto di Roger Peyrefitte (“La maestra di piano”), la regia di Tonino Cervi è di gran classe e il cast è sontuoso: Senta Berger (bellissima, tormentata e provocante), Ornella Muti (giovane e spavalda), Stefano Patrizi (bello e dannato, col capello impomatato e pettinato all’ indietro), Capucine (austera e rigorosa), Paolo Bonacelli (conformista e maneggione), Eros Pagni (acuto e meschino e con un ruolo importante nel finale), Giuliana Calandra e il giovane Christian Borromeo. La Berger, oltre ad essere bravissima, è di una bellezza sfavillante e lascia davvero senza fiato: le generazioni odierne la etichetterebbero come “milf”, visto anche il suo ruolo nella vicenda. (altro…)

Il mio corpo con rabbia (1972)

Pubblicato: 25 ottobre 2015 in Drammatico

il mio corpo con rabbia

Roberto Natale, sceneggiatore di culto (citiamo giusto al volo le sceneggiature di “Operazione paura” e “Lisa e il diavolo” di Bava e “Il gatto dagli occhi di giada” di Antonio Bido), ha al suo attivo una sola regia ma decisamente incisiva. Una regia in cui film d’ autore, drammone erotico e cinema di serie b si mescolano in un affascinante cocktail che vale sicuramente la pena di gustare. Protagonista è la giovane Antonia Santilli che dimostra di meritare il ruolo da protagonista e gli onori della ribalta vestendo i consueti panni della viziata ragazzina figlia di papà, trasgressiva e ribelle. A farle da contraltare ci sono soprattutto il padre (un ottimo Massimo Girotti), con il quale il conflitto è feroce e violento, e il prezzemolino Silvano Tranquilli, psichiatra dagli argomenti poco convincenti. La madre Zora Gheorghieva e il giovane Peter Lee Lawrence completano il quadro, in un bailamme di citazioni colte (Hervé Bazin e Rainer Maria Rilke) che hanno come perno la ribellione adolescenziale. (altro…)