I tre volti della paura (1963)

Pubblicato: 2 giugno 2018 in Horror

i tre volti della paura

Benvenuti nel regno della paura: il Maestro Mario Bava la sviscera da par suo attraverso varie forme e, sfruttando la struttura del film ad episodi, ce ne offre tre esempi differenti. Il filo conduttore che lega i tre segmenti è quello letterario (Maupassant, Tolstoj e Čechov) e il maestro delle cerimonie è una delle icone horror per eccellenza: l’attore Boris Karloff.
Sceneggiato da Alberto Bevilacqua e Marcello Fondato e corredato dalle interessanti musiche del fidato Roberto Nicolosi, “I tre volti della paura” è sicuramente uno dei film più riusciti del compianto regista sanremese; sottilmente permeato da atmosfere inquietanti e da colori incredibili che sicuramente hanno ispirato in futuro altri registi (come non pensare a “Suspiria”?), ha avuto un successo internazionale clamoroso al punto che, sul finire degli anni ’60, Ozzy Osbourne ne utilizzerà il titolo americano addirittura come nome per il suo gruppo musicale: Black Sabbath! Anche lo spunto letterario utilizzato da Bava farà proseliti: la novella di Aleksej Tolstoj (secondo segmento del film), cugino del più famoso Lev, verrà ripresa 9 anni dopo da Giorgio Ferroni che ne ricaverà un secondo adattamento per il suo film “La notte dei diavoli”.
Lo spettatore viene immediatamente immerso in un’atmosfera magica fin dalle primissime sequenze: nel tripudio del Technicolor (Bava era un inarrivabile genio della fotografia) Boris Karloff, con un’espressione del viso che diventa sempre più minacciosa, si dimostra un eccellente anfitrione infernale e introduce le tre storie rivolgendosi con sottile ironia direttamente al pubblico in sala, canzonandolo e ammonendolo sui fantasmi e sui vampiri che non solo esistono davvero ma potrebbero anche essere tranquilamente seduti in platea in mezzo alla gente…

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Episodio 1: IL TELEFONO

In una serata come tante Rosy (Michèle Mercier) torna a casa e comincia a ricevere misteriose telefonate: all’altro capo del telefono c’è Frank, un criminale che Rosy aveva denunciato e che per questo motivo era finito in prigione. Frank le dice di essere pronto a vendicarsi e che la ucciderà quella stessa notte. Le telefonate si susseguono sempre più insistenti e qualcuno infila anche sotto la porta un ritaglio di giornale in cui viene data la notizia dell’evasione di Frank dal carcere. Sconvolta e terrorizzata, Rosy telefona alla sua cara amica Mary (Lydia Alfonsi) confidandole tutto e Mary si offre di trascorrere la notte con lei per tranquillizzarla. In realtà le telefonate erano state fatte dalla stessa Mary per gelosia, camuffando la propria voce.
Una volta giunta a casa di Rosy, Mary stacca il telefono e, dopo aver infilato un coltello sotto il cuscino, la invita a dormire. Assalita da un senso di colpa, Rosy scrive una lettera in cui confessa di aver fatto ella stessa le telefonate minacciose ma nel frattempo Frank è evaso per davvero e, dopo essere entrato in casa, la aggredisce alle spalle strangolandola con una calza di nylon dopo averla scambiata per Mary…

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Episodio 2: I WURDALAK

Un viandante (Mark Damon) sta attraversando un villaggio russo e trova lungo il suo cammino un cadavere decapitato con un coltello conficcato nella schiena. Trovata ospitalità presso una casa e affascinato dalla bella Sdenka (Susy Andersen), scopre che il coltello apparteneva al pater familias Gorka (Boris Karloff) e che il corpo era quello di Alibek, un terribile brigante turco che terrorizzava la regione. Le leggende sul suo conto narravano che fosse un wurdalak, ovvero una sorta di vampiro che beve il sangue delle persone a lui più care; per ucciderlo bisogna trafiggergli il cuore e decapitarlo e la stessa sorte deve toccare a chi è stato vampirizzato. Mentre sono tutti intorno al focolare monta l’angoscia in quanto il vecchio Gorka era andato “in missione” ad uccidere Alibek ed aveva ammonito i familiari che se non fosse tornato entro 5 giorni non avrebbero dovuto lasciarlo entrare più in casa in quanto ciò avrebbe significato che Alibek aveva avuto la meglio su di lui e che l’aveva trasformato in un wurdalak.
Mentre scoccano i rintocchi dell’orologio che scandiscono la mezzanotte Gorka ricompare: ma è stato vampirizzato oppure no? L’orologio ha scandito tutti e 12 i colpi? Nel dubbio tutti lo accolgono in casa, seppur con diffidenza, e mal gliene incoglie: nella notte Gorka rapisce il piccolo nipotino di 8 anni e fugge a cavallo…

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Episodio 3: LA GOCCIA D’ACQUA

Un’infermiera (Jacqueline Pierreux) viene chiamata nel cuore della notte dalla cameriera di una medium: la poveretta è morta nel mezzo di una seduta spiritica mentre era in trance. Mentre la sta vestendo, l’infermiera posa gli occhi su un grosso anello al dito della defunta e decide di sottrarglielo; nella concitazione rovescia un bicchiere d’acqua posto sul comodino e attira su di sé una terribile maledizione. Il rumore delle gocce d’acqua che dal bicchiere cadono sul pavimento la inquieta e, una volta tornata a casa, comincia a udirlo di nuovo: una goccia che cade dal rubinetto del lavandino, poi da quello della vasca da bagno, poi da un ombrello… In un crescendo di angoscia le apparirà la medium, desiderosa di rientrare in possesso di quanto indebitamente sottrattole…

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Terminato il terzo episodio vediamo Karloff nei panni di Gorka che galoppa veloce sul suo cavallo attraverso un bosco. Ad un certo punto si ferma e intrattiene nuovamente il pubblico con il solito piglio ironico per congedarsi in quanto il film è finito. Poi si rimette in marcia e, a quel punto, l’inquadratura si allarga e ci mostra Karloff che in realtà è fermo sul posto e ondeggia su un cavallo meccanico mentre 5 addetti della troupe girano intorno alla cinepresa con rami e foglie per simulare il movimento della vegetazione, accompagnati da una allegra musichetta. E’ l’ultimo sberleffo di Bava nei confronti dello spettatore che dimostra come sia possibile creare angoscia, tensione e paura con un po’ di sana inventiva e tanto mestiere.
Uno dei finali più geniali e irriverenti mai visti. Capolavoro.

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Cast principale:

Boris Karloff

Michèle Mercier

Lydia Alfonsi

Mark Damon

Susy Andersen

Glauco Onorato

Jacqueline Pierreux

Regia: Mario Bava

Edizioni in dvd:

Image (USA): formato video 1,78:1 anamorfico

Sinister Film: formato video 1,85:1 anamorfico

Edizioni in blu-ray: Arrow (UK)

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Francesco ha detto:

    C a p o l a vo r o ! Un gioiello della settima arte. Il primo episodio è un thriller tutta suspance. Il secondo un horror gotico inquietante. Il terzo thriller e horror insieme che ti inpnotizza con suoni e colori, ti risucchia nello schermo: Bava non racconta una storia per l’appunto ti inpnotizza, ti fa un incantesimo: i suoi film ti ritornano sempre in mente, non li scordi più. Grazie Maestro.

  2. johntrent70 ha detto:

    Concordo su tutto. E ritorno ancora sull’ironico e beffardo finale: vidi per la prima volta il film da bambino su Rai Uno (all’epoca si chiamava ancora il primo canale) quando avevo all’incirca 8 anni. Quella scena finale mi si è stampata nel cervello e ogni volta che lo rivedo sorrido e torno bambino…

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